E se il 9 settembre non succedesse nulla?
 











E se il 9 settembre non accadesse sostanzialmente nulla? La Corte d’appello ha già trasmesso alla giunta per le elezioni di palazzo Madama la sentenza sul Cavaliere: è lui l’ideatore e il beneficiario dell’evasione fiscale Mediaset. La legge Severino deve essere applicata. Il Pdl parte lancia in resta, minaccia la crisi di governo, il Pd resta fermo sulle posizioni di Epifani e non su quelle di Violante. Così è, e non era scontato. Eppure la decisione finale sulla decadenza del condannato Berlusconi da senatore potrebbe anche allontanarsi. In attesa che la magistratura ricalcoli, forse già entro metà ottobre, l’entità dell’interdizione dai pubblici uffici (da uno a tre anni) già prospettata dalla Cassazione. Il ricalcolo delle pene accessorie non sembra aver molto a che fare con la legge Severino, ma quando si tratta del Cavaliere, si sa, non c’è niente di normale. «Non vedo vie di uscita per lui, dovrebbe dimettersi – riflette la democrat RosiBindi – E poi il capo dello Stato potrà analizzare meglio una richiesta di clemenza». «Fino adesso non è stata fatta nessuna scelta, né in un senso né nell’altro. Non è stata presentata alcuna domanda di grazia al capo dello Stato, ma resta una delle ipotesi in campo – spiega da parte sua l’avvocato di Berlusconi Franco Coppi - con il presidente non ne abbiamo parlato in questi giorni, ma non è escluso che decida in tal senso». E il 9 settembre potrebbe essere semplicemente il giorno in cui il relatore del Pdl Andrea Augello interviene e avvia la discussione generale. Insomma, “doveva essere la fine del mondo e siamo ancora qua”, come nell’ultima bella e fortunata canzone di Vasco Rossi.
Daniela Santanchè non molla la presa. La pitonessa bacchetta il premier Letta per avere definito “formiche” i critici nei confronti di Giorgio Napolitano per le nomine di quattro senatori a vita. «Grazie a Dio non siamo ancora in un regime. Il regime può esserci dal 9 settembre in poi, qualora laGiunta decidesse di far decadere Berlusconi da senatore. Sarebbe un vero e proprio colpo di Stato. Allora Letta potrebbe esprimersi così». Ci mancava solo il regime nell’immaginario del Pdl, partito massicciamente rappresentato nel governo. Ma tant’è. Sabato scorso il Cavaliere si è presentato in largo di Torre Argentina per firmare i referendum radicali. Non solo quelli per “una giustizia giusta” (fra cui separazione delle carriere e responsabilità civile dei magistrati), ma tutti e dodici, compresi i quesiti sui cosiddetti “diritti umani”. Ed ecco che il Cavaliere, documento alla mano, sottoscrive la cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti, la libertà di scelta nella destinazione dell’otto per mille, il divorzio breve. L’ex premier dice sì anche alla depenalizzazione della marijuana e alla cancellazione del reato di clandestinità. Firma per abrogare due leggi che portano il marchio di fabbrica di uno dei suoi governi: la Fini-Giovanardi sulle tossicodipendenze e laBossi-Fini sull’immigrazione. Insomma, il Cavaliere condannato in via definitiva torna ad essere il libertario delle origini, quando l’unica cosa che contava era fare affari senza troppe preoccupazioni per la morale corrente. Il problema è che alcuni dei suoi non l’hanno presa per niente bene. L’erba è un pericolo mortale per Giovanardi, Gasparri & c. Anche per il nuovo governo delle larghe intese, vedi l’ultima delirante relazione al parlamento del dipartimento politiche antidroga. Frida Nacinovich









   
 



 
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