Puglia, scoppia la guerra del grano "La nostra pasta a stelle e strisce"
 











Poco dopo le dieci del mattino ha attraccato al porto di Bari con un carico da 58mila tonnellate di grano. È ormeggiata al molo 16 la nave Santa Barbara proveniente dall’Oregon, stato della costa pacifica a nord della California, e ci rimarrà ancora per qualche giorno prima di ripartire per Ravenna. Il tempo di svuotare parte della stiva con le gru.
Alla Puglia sono destinate 37mila tonnellate del grano americano trasportato, il restante quantitativo, invece, è diretto al nord. Il mercantile statunitense è solamente uno dei tanti carichi di grano che arrivano ogni settimana nel porto del capoluogo pugliese. A pochi metri di distanza, infatti, c’è un cargo battente bandiera messicana che sta scaricando ormai da cinque giorni 43mila tonnellate e lunedì è previsto l’arrivo di un’altra nave dal Canada. In media gru e tramogge riescono a svuotare e caricare sui camion circa 89mila tonnellate al giorno.
Una volta riempiti, i tir si dirigono verso ipastifici pugliesi. Così dai cargo americani il grano finisce sulle tavole italiane. È con frumento estero, infatti, che si produce il piatto italiano per eccellenza, la pasta. Un curioso paradosso che ha scatenato una vera e propria guerra del grano. Da un lato ci sono i coltivatori, dall’altro gli industriali. "Chiediamo ufficialmente che sulle buste di pasta pugliese e italiana vengano rappresentate le 50 stelle della bandiera americana, al posto dei simboli dell’italianità  -  provoca il presidente della Coldiretti Puglia Gianni Cantele  Ha più senso ed è più rispettoso nei confronti dei consumatori, considerata la passione degli industriali del nostro Belpaese per il grano americano".
In Puglia si concentra oltre il 36% dell’attività molitoria nazionale, con la lavorazione di circa 80mila quintali al giorno di solo grano duro e altri 15mila di grano tenero. "Ma soltanto il 30 per cento della pasta prodotta in Puglia utilizza grano locale  -  fa i contiil direttore Coldiretti Antonio De Concilio  -  La certificazione italiana, se il territorio ha un valore, deve essere del prodotto e non del processo. Servono poi controlli perché il trasporto fa innalzare il rischio di contaminazioni".
Gli industriali, però, non ci stanno. "Senza grano estero la pasta italiana non si potrebbe produrre  -  replica Confindustria Bari e Bat  la soluzione potrebbe essere quella di aumentare la produzione agricola di grano pugliese e di innalzarne la qualità. Non c’è altra via per soddisfare la domanda dell’industria e ridurre le importazioni di grano estero. La produzione nazionale di frumento duro risulta deficitaria rispetto ai fabbisogni dell’industria". Negli ultimi sei anni sono state prodotte circa 3,4 milioni di tonnellate di
grano all’anno a fronte di un fabbisogno industriale di 5,3 milioni di tonnellate. "Al problema della quantità occorre aggiungere anche la questione della qualità del grano locale  - vanno avanti gli imprenditori  Confindustria invita i consumatori e non farsi ingannare da alcuni miti collettivi, come quello secondo cui tutto ciò che è coltivato in Italia sia necessariamente migliore di ciò che è coltivato altrove nel mondo". Francesca Russi-repubblica

 

 









   
 



 
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