"Strage di Ustica, accertato il depistaggio nelle indagini"
 











Il "depistaggio" delle indagini sul disastro aereo di Ustica deve considerarsi «definitivamente accertato» e per questo serve un nuovo processo civile per valutare la responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti nel fallimento della compagnia aerea Itavia. Lo ha deciso la Cassazione dando ragione al ricorso degli eredi della proprietà dell’Itavia. Con una nuova sentenza della Terza sezione civile depositata oggi, la Cassazione torna quindi ad occuparsi di Ustica e lo fa accogliendo il ricorso di Luisa Davanzali, erede di Aldo, patron della compagnia aerea Itavia fallita sei mesi dopo il disastro. Ai Davanzali la Corte di appello di Roma aveva sbarrato la strada alla richiesta di risarcimento danni allo Stato, nonostante i depistaggi. Per la Cassazione, invece, il verdetto d’appello «erra» ad escludere «l’eventuale efficacia di quella attività di depistaggio» e l’effetto sul dissesto economico della compagnia.
Inoltre, secondo laCassazione la tesi «del missile sparato da aereo ignoto», quale causa dell’abbattimento del DC9 Itavia caduto al largo di Ustica il 27 giugno 1980 (furono 81 i morti), risulta «oramai consacrata» anche «nella giurisprudenza» della Cassazione stessa. Ad avviso dei supremi giudici, comunque, dal momento che è accertato il depistaggio delle indagini da parte di ufficiali dell’Aeronautica diventa anche «irrilevante ricercare la causa effettiva del disastro», e questo «nonostante la tesi del missile sparato da aereo ignoto, la cui presenza sulla rotta del velivolo Itavia non era stata impedita dai ministeri della Difesa e dei Trasporti, risulti ormai consacrata pure nella giurisprudenza di questa Corte». Ora i due Ministeri torneranno sotto processo.
Insomma, scrive la Cassazione, nella sentenza 23933, che è necessario valutare se nel crac di Itavia si sia omesso di dare la giusta responsabilità agli effetti negativi provocati proprio dai depistaggi che gettarono «discredito commerciale»sulla compagnia colpita anche da «provvedimenti cautelari» sollecitati «dalla diffusione della falsa notizia del cedimento strutturale» del DC9. In proposito la Cassazione rileva che la circostanza che Itavia, prima di Ustica, avesse dei debiti non è da considerare di gravità «patologica» in una compagnia aerea comportante investimenti e costi di gestione notoriamente ingenti. Così è stata annullata con rinvio la sentenza con la quale la Corte d’appello di Roma, il 4 ottobre 2010, aveva escluso la responsabilità della Difesa e dei Trasporti nel fallimento di Itavia.
Soddisfatto il legale di Luisa Davanzali, Mario Scaloni, secondo il quale «siamo solo all’inizio. Ora la verità dovrà venire fuori, si scoprirà chi ha compiuto la strage e chi l’ha coperta. Noi non abbiamo mai avuto dubbi: il Dc9 di Ustica è stato abbattuto da un missile». Per il giudice Ferdinando Imposimato, che della strage di Ustica si è occupato quando era senatore, membro del Comitato parlamentare di controllo suiServizi segreti, «la decisione della Cassazione mi trova pienamente d’accordo: sulla strage di Ustica vi è stato un depistaggio conclamato. Ora bisogna chiedersi: da parte di chi? Bisogna trovarli. Qui ritornano in ballo vecchi spettri. E prima o poi bisogna affrontarli per avere una verità...».
Anche Paolo Ferrero commenta positivamente la sentenza della Cassazione «che ha confermato la tesi che abbiamo sempre sostenuto, e cioè che si sia trattato di un missile a colpire il DC9 il 27 giugno 1980, provocando la morte di 81 persone, e che ci siano stati depistaggi nelle indagini. I famigliari delle vittime aspettano da più di trent’anni verità e giustizia. Adesso - conclude il segretario del Prc - bisogna cercare seriamente le responsabilità di quella strage, eliminando il segreto di stato. Quella pagina nera della nostra storia dovrebbe almeno servire ad avviare una politica di pace nel Mediterraneo: via l’Italia dalla Nato, via le basi Nato, no al Muos».

 









   
 



 
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