Rimborsi Emilia-Romagna, i compagni che sbagliano
 











I nuovi scandali dei rimborsi regionali, dalla Liguria all’Emilia-Romagna, fanno ancor più riflettere sulla necessità di tenere aperto questo filone d’oro. Di sperperi e di abusi senza limiti e al di là di ogni ragionevole spesa se ne contano a iosa: non c’è regione che ne esca pulita.
E allora perché non abolirle? D’altronde se siamo con un debito pubblico di queste proporzioni lo dobbiamo, in gran parte, proprio all’istituzione delle Regioni. Che errore e che orrore è stato compiuto negli anni ’70! Altro che abolizione delle Province. Il refrain della loro cancellazione che va avanti da anni, dovrebbe invece riguardare più che altro il corpaccione regionale. Dalla Val d’Aosta alla Sicilia spese senza alcuna rendicontazione. E così ognuno ha potuto scaricare sulla collettività ogni voglia e ogni desiderio, senza limiti di spesa. Il caso Fiorito, del Pdl e il caso Maruccio dell’Idv, sono la punta di un iceberg degli abusi alla faccia degliitaliani che tirano la cinghia e che sempre più spesso finiscono disoccupati e sfruttati. Oltretutto diventa difficile salvare qualcuno. Al magna magna delle regioni non si salva nessuno. Persino quelli della cosiddetta superiorità morale, Pd, Sel e Idv, si sono macchiati di abusi. Anzi l’ultima marachella, in riferimento al rimborso di 70 centesimi per una sosta impellente in un bagno pubblico, lascia senza parole. Ma possibile mai che si debba arrivare a tanto? Va bene che quando scappa scappa ma mettere pure questa necessità a carico di tutti noi è davvero troppo. Non tanto per i 70 centesimi ma per la sfrontatezza degli abusi. Soprattutto quando si prende la bellezza di uno stipendio di circa 10 mila euro. Il caso in questione lascia davvero senza parole. E stiamo parlando della Regione Emilia, retta dal rosso Vasco Errani. Possibile mai che non si sia reso conto di certi sperperi? E se sì perché non li ha segnalati alla magistratura? Ma torniamo alla vicenda dei presunti abusi.Anche se il consigliere del Pd Thomas Casadei nega tutto con poca convinzione, il dato di fatto è che i ticket dei rimborsi wc risultano a suo nome. “Mi sembra impossibile -spiega il presunto reo- Non mi pare proprio di avere utilizzato questa formula. Resto di stucco. L’unica spiegazione è che quelle ricevute possano essere finite nel mucchio. Una svista, insomma”. Chiamiamole pure sviste ma intanto nei bagni pubblici di Parma qualcuno ci è andato. A spese nostre. E se questo avviene quando si prendono almeno 10 mila euro diventa un insulto a tutti noi farsi rimborsare i 70 centesimi. Possibile che anche la pipì debba essere a carico nostro? Sotto indagine anche le spese del capogruppo regionale del Pd Marco Monari che in 19 mesi avrebbe presentato un conto per cene di ben 30 mila euro. Insomma si mangia a quattro ganasce. Tra le cene contestate ci sarebbero diversi coperti con due persone da oltre 300 euro. Francamente un po’ troppo. E finché succedeva nelle regioni rette dalcentrodestra la cosa poteva fare a molti anche piacere, ma ora che anche i compagni sbagliano il mito della cosiddetta superiorità morale va a farsi fottere definitivamente.
Chiudere questi pozzi di sprechi e di abusi è un dovere di tutto il popolo italiano, a prescindere dalla casacca politica che si indossi.carlo tata









   
 



 
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