Scandalo Degennaro, 34 indagati altri 40 verso l’archiviazione
 











La Procura di Bari ha chiuso le indagini su presunti appalti truccati al Comune di Bari per la realizzazione dei due parcheggi interrati di Piazza Cesare Battisti e Piazza Giulio Cesare e per il progetto del centro direzionale del quartiere San Paolo. Sono 34 in totale gli indagati, di cui 28 persone fisiche e 6 società. Inizialmente nell’indagine erano coinvolte circa 80 persone, tra cui la dirigente del settore Lavori Pubblici del Comune di Bari Anna Maria Curcuruto, il cui nome non figura nell’elenco degli indagati. Curcuruto, la cui posizione é stata stralciata con quella di oltre 40 persone (probabilmente in vista dell’ archiviazione) nell’ambito di questa inchiesta, fu anche arrestata nel marzo 2012 insieme con altri 6 indagati.
Nel fascicolo la magistratura barese contesta, a vario titolo, a imprenditori, professionisti e funzionari del Comune di Bari e della Regione Puglia i reati di associazione per delinquere, corruzione, falsomateriale e ideologico, truffa e frode in pubbliche forniture. Tra i 28 indagati ci sono i costruttori baresi Daniele Giulio, Gerardo e Vito Michele Giacomo Degennaro, all’epoca amministratori della Dec Spa e Giovanni Degennaro, presidente del Consorzio Sviluppo e Costruzioni.
L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato anche all’allora dirigente del settore Urbanistica del Comune di Bari, Vito Nitti, al responsabile della procedura Via dell’assessorato all’ecologia della Regione Puglia, Gennaro Russo e ai direttori dei cantieri, dipendenti della Dec, Raffaele Contessa e Michele Corona. Nel fascicolo rientrano i lavori di rifacimento della facciata di Palazzo di Città e la realizzazione del mercato di via Caldarola.
Secondo gli accertamenti della magistratura barese i vertici della società Dec avrebbero "comprato" i componenti delle commissioni di collaudo del Comune e i dirigenti incaricati di rilasciare le autorizzazioni, attraverso promesse diincarichi, appartamenti, soggiorni in hotel di lusso e persino forniture alimentari.
Nei mesi scorsi il tribunale del Riesame ha riconosciuto a carico di alcuni indagati la sussistenza del reato associativo pur rigettando una nuova
richiesta di arresto per il troppo tempo trascorso dai fatti (2004-2007). Secondo la Procura di Bari esisteva un vero e proprio "sistema Degennaro" che pilotava gli appalti, promosso e organizzato da Vito Michele Degennaro e i suoi fratelli Daniele Giulio e Gerardo definiti, dal Riesame, il "grande capo", lo "stratega" e "l’artefice delle decisioni operative". Ad altri 6 indagati la Procura contesta l’associazione per delinquere con ruolo di partecipi.









   
 



 
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