Tangenti, nuove accuse a Formigoni
 











Oltre un milione di euro di presunte tangenti sarebbero arrivate alla Compagnia delle opere di Bergamo su input dell’ex governatore lombardo (e attuale senatore del Nuovo Centrodestra) Roberto Formigoni. E altri 100mila euro sarebbero andati all’allora vicepresidente del consiglio regionale, Franco Nicoli Cristiani, sempre "per conto" del Celeste. A pagare le mazzette sarebbe stato un imprenditore interessato alla realizzazione di una discarica di amianto a Cappella Cantone, in provincia di Cremona. Discarica che stava per sorgere, grazie a una delibera "proposta" proprio dall’allora presidente del Pirellone, anche in contrasto con le "prescrizioni" ambientali, se non fossero scattate le indagini.
E’ questo il quadro di un’altra inchiesta della Procura di Milano, appena chiusa, che chiama in causa ancora una volta Formigoni, accusato di corruzione. E’ il terzo procedimento da cui si dovrà difendere nel capoluogo lombardo per reati che avrebbecommesso quando guidava la Regione, dopo il caso Maugeri (è accusato di associazione per delinquere e corruzione) e dopo l’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex consigliere regionale Massimo Gianluca Guarischi (appena scarcerato), dove il senatore deve rispondere di corruzione e turbativa d’asta.
Mentre gli ultimi due casi riguardano presunti giri di stecche nella sanità, l’ultima indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Paolo Filippini e Antonio D’Alessio, ha al centro una discarica di amianto che avrebbe dovuto sorgere a Cappella Cantone. Per Formigoni si tratta di "accuse infondate e ridicole" perché, dice, "sono accusato di corruzione ma la Procura stessa ammette che non ho preso un centesimo, sono accusato di avere ottenuto la promessa di un vantaggio elettorale".
Stando all’atto di chiusura indagini a carico di 13 persone e cinque società, e che prelude alla richiesta di processo, l’imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli, interessatoalla realizzazione della discarica, avrebbe versato 100mila euro a Nicoli Cristiani "al fine - scrivono i pm - di ottenere l’Autorizzazione integrata ambientale, necessaria" per l’ok alla discarica. Locatelli avrebbe pagato "con il consenso e la consapevolezza di Rossano Breno e Luigi Brambilla", gli ex vertici della Cdo di Bergamo, che "agivano in nome e per conto dei pubblici ufficiali Marcello Raimondi", ex assessore regionale all’Ambiente, e "Formigoni".
Diecimila euro poi sarebbero andati all’ex funzionario dell’Arpa Lombardia, Giuseppe Rotondaro. In più, l’imprenditore avrebbe versato, tra "denaro e altre utilità", oltre un milione di euro "in favore della Compagnia delle opere di Bergamo": un modo per remunerare, secondo i pm, Formigoni e Raimondi. In cambio, sempre stando all’atto di chiusura indagini, Locatelli avrebbe ottenuto "l’approvazione della delibera di giunta regionale del 20 aprile 2011 numero 1594, su proposta del presidente, che consentiva la disapplicazionedelle prescrizioni contenute nel Piano cave adottato dal consiglio regionale". Sempre con quelle mazzette l’imprenditore "si garantiva l’opera di condizionamento, esercitata dai predetti pubblici ufficiali", tra cui Formigoni, "sulle determinazioni dei competenti dirigenti amministrativi".
In particolare, Locatelli avrebbe fatto avere 200mila euro a Brambilla, all’epoca numero due della Cdo bergamasca, e 25mila euro a Breno, che era presidente. Locatelli avrebbe inoltre effettuato, "al fine di ottenere i favori dei predetti pubblici ufficiali di area Comunione e Liberazione (...), plurime donazioni" per ristrutturare la "scuola privata Imiberg di Bergamo" per un totale di circa 781mila euro. Nell’atto di chiusura, infine, c’è un altro capitolo nato da dichiarazioni di Locatelli e che non coinvolge Formigoni, ma è relativo a un appalto di "rimozione delle interferenze"
per l’Expo 2015: Dario Comini, incaricato alla Sicurezza "dalla stazione appaltante pubblica Expo 2015", èaccusato di corruzione perché avrebbe ricevuto dal direttore tecnico del cantiere un’auto, una "scheda carburante" e un "Telepass". Lo stesso "pubblico ufficiale" è poi accusato anche di millantato credito sempre in relazione a quell’appalto, una tranche per cui è indagata anche Metropolitana milanese spa.
Le tangenti Expo sulla bonifica:indagati in due per gli appalti
Dalle presunte infiltrazioni mafiose negli appalti, alle mazzette vere e proprie. L’obiettivo della Procura di Milano si sposta, ma nel mirino rimane sempre Expo 2015 e la regolarità dei suoi cantieri. Adesso sospetti si concentrano ufficialmente sui presunti maneggi poco chiari che coinvolgono la gara «per l’affidamento degli interventi di rimozione delle interferenze sul sito Expo 2015». Niente meno che la bonifica dell’area di Rho-Pero. Un funzionario della Mm, «componente della commissione incaricata della valutazione delle offerte», è indagato per millantato credito e per corruzione. Si tratta di DarioComini, direttore tecnico del cantiere.
Del suo coinvolgimento in un’inchiesta Repubblica aveva parlato nel luglio scorso, pochi giorni dopo che gli era stato notificato un atto con il quale i magistrati lo informavano di averlo intercettato per sei mesi con una cimice posizionata nella sua automobile. Le presunte conversazioni compromettenti captate dal Nucleo di polizia tributaria, al momento, non sono note. Di certo, adesso, contro il dipendente Mm, ci sono due capi d’imputazione. Per la prima, Comini è accusato dall’imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli di avergli chiesto una mazzetta da mezzo milione di euro per garantirgli «l’aggiudicazione dell’appalto».
Locatelli è finito in carcere nel novembre 2011 in un’altra inchiesta, quella che ha portato all’arresto dell’ex assessore regionale, Franco Nicoli Cristiani (Pdl). In carcere, Locatelli ha parlato, allargando l’orizzonte delle indagini dalla cava di Cappella Cantone all’Expo. Secondo l’imprenditore, per fargliottenere una fetta della torta con la sua azienda, Comini gli avrebbe detto che quel denaro sarebbe servito «per remunerare gli appartenenti alla Commissione di vigilanza». In questa maniera il dipendente Mm avrebbe escluso la ditta che si era aggiudicata i lavori, favorendo poi quella di Locatelli. Una richiesta formalizzata nel settembre 2011 — è bene ricordarlo — che non avrebbe però sortito alcun effetto: da qui il «millantato credito». L’appalto per la bonifica del sito Expo nell’area di Rho-Pero in realtà è stato vinto dalla Cmc di Ravenna, società delle cooperative. Non al prezzo per cui era stata indetta originariamente la gara — 96 milioni di euro — ma per 65.
Ma Comini, seguendo il solco dell’indagine, non si sarebbe perso d’animo. E sfumata l’occasione con Locatelli, avrebbe chiesto altri favori — un po’ meno esosi questa volta — alla società di Ravenna. Sempre per non ostacolare il lavoro di Cmc , secondo i magistrati Comini avrebbe quindi ricevuto «indebitamente daLorenzo Fiorentino (direttore del cantiere Expo per conto della società Cmc, anch’esso
indagato), «un’auto Alfa Romeo Giulietta 2.0 Jtd, una scheda carburante utilizzata per 4mila 209 euro e un telepass utilizzato per 358 euro». Utilità ottenute tra il febbraio 2012 e il marzo 2013. Per questo episodio sia Cmc sia Mm sono indagate per la «responsabilità degli illeciti amministrativi». Metropolitana Milanese, attraverso i suoi legali, Rosario e Gabriele Minniti, fa sapere di essere nel procedimento semmai «parte lesa». Emilio Randacio,repubblica









   
 



 
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