Caro estinto & mazzette: ecco i 29 indagati. Sotto accusa politici e manager Asl
 











L’hanno chiamata Caronte. È l’inchiesta sul business del caro estinto che vede 29 persone indagate tra impresari di pompe funebri, politici e dirigenti generali e sanitari di Asl e ospedali per ipotesi di reato che vanno dalla corruzione al 416 al 416 bis fino al 416 ter. Vale a dire: associazione per delinquere, associazione di tipo mafioso, e scambio elettorale politicomafioso.
I POLITICI
I politici indagati sono l’ex senatore Domenico Gramazio, suo figlio Luca Gramazio, consigliere alla regione Lazio di Fi, Giordano Tredicine, ex vicecapogruppo del Pdl in Consiglio Comunale, Marco Visconti, ex consigliere del comune di Roma, Maurizio Brugiatelli, coordinatore de La Destra di Anzio, il sindaco di Anzio Luciano Bruschini, Patrizio Placidi, ex vice sindaco di Anzio con deleghe all’assessorato all’ambiente e sanità e attuale consigliere.
I DIRIGENTI SANITARI
I dirigenti sanitari hanno in testa VittorioBonavita, commercialista settantenne nominato nel 2010 da Renata Polverini, ex dirigente della Asl RmB, già direttore amministrativo (cioè tesoriere) della Udc del Lazio (e per questo incarico, per 25 finanziamenti di altrettante imprese erogati all’Udc laziale e non documentati, è finito nel mirino della Corte dei Conti). Tutto l’ex gotha del San Camillo: Giovanni Bertoldi, ex dirigente Ufficio Approvvigionamenti; Antonino Gilberto, ex direttore amministrativo; Luigi Macchitella, ex direttore generale, nominato da Zingaretti direttore della Asl di Viterbo; Roberto Noto, ex direttore amministrativo; Diamante Pacchiarini, ex Direttore sanitario. E poi Elisabetta Paccapelo, ex direttore generale della RmC.
I VOTI PORTATI DAI CLAN
I protagonisti di questa vicenda, oltre a politici e dirigenti sanitari, sono gli impresari di pompe funebri che nel Lazio hanno finito per creare "un sodalizio criminale di tipo mafioso" con "ruoli, compiti e mansioni ben precisi inrelazione a una molteplicità di soggetti alcuni dei quali già coinvolti in pregresse attività investigative". Questo "sodalizio criminale" si è sostanzialmente spartito il mercato, fiorente, della morte della città di Roma, ma anche del resto del Lazio come hanno dimostrato diverse inchieste, come quella che vede attualmente sotto processo a Tivoli il sindaco di Sacrofano Tommaso Luzzi. Ci sono però anche interessanti risvolti sul fronte dello scambio elettorale politicomafioso, con cene elettorali con capi clan.
IL BUSINESS
I decessi ormai, per almeno l’80 per cento, avvengono all’interno delle strutture ospedaliere. Se un’impresa funebre, dunque, ha la gestione della camera mortuaria di un ospedale  - quel luogo in cui il cadavere viene conservato per l’osservazione di legge, e poi preparato per la sepoltura  -  questa avrà, naturalmente, un vantaggio notevole rispetto alle altre imprese. Soprattutto se può dire ai "clienti" di avere "unaconvenzione con l’ospedale". Ancora di più se pratica tariffe bassissime, grazie a forniture che arrivano dalla Romania, dall’Africa, dalla Cina a prezzi stracciati. Il giro d’affari è di tutto rispetto. Al Sandro Pertini, per esempio, nel 2011 ci sono stati 993 decessi, per un totale di quasi due milioni di euro di business.  Secondo le linee guida emanate nel 2010 "nel caso in cui si registri la mancanza di una struttura" interna
all’azienda ospedaliera, è possibile indire una gara per la gestione delle camere mortuarie. "Le aziende sanitarie tuttavia dovranno avvalersi del divieto di partecipazione alla gara per le imprese di onoranze funebri e/o società "compartecipate" dalle stesse". Rory Cappelli,repubblica









   
 



 
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