Quelle targhe di casa Antonio Angelucci "Attenti al padrone e a tutta la famiglia"
 











Si sa che Antonio Angelucci, 70 anni a settembre, è uomo di così buon carattere che persino la sua pagina Wikipedia risulta oscurata “a seguito di minaccia di azioni legali”. Si sa che il re delle cliniche convenzionate (quasi trenta, tra Lazio e sud Italia), fondatore della Tosinvest ed editore di Libero, tra Ferrari gialle, lampeggianti e vigilanze armate, in mezzo secolo di arricchimento non s’è mai imparentato con l’understatement. Eppure, a guardarle comparire così, sul cancello di una villa immersa nel verde primaverile del parco regionale dell’Appia Antica, quelle due targhe sembrano quasi uno scherzo, una raffinata ironia.
La prima, a caratteri cubitali per essere solo il cognome di un videocitofono, recita grave in ottone: “Onorevole Antonio Angelucci”. Chiunque passi per quel tratto di mura Aureliane (così come per l’altro ingresso lungo l’Appia), sappia che proprio là abita il deputato di Forza Italia, appena incoronato più ricco delParlamento - attualmente primo con 4,5 milioni dichiarati l’anno scorso, secondo se si considera il già senatore Berlusconi. Chi abbia in mente una guida sulla Roma dei potenti, comunque, prenda nota.
La seconda è ancora meglio. Per una villa di trecento metri quadri circondati da quattro ettari e mezzo di terreno (più casa del custode, magazzino, recinto per cavalli eccetera), non bastava una misera scritta “Attenti al cane”. C’è invece un bel disegno stilizzato: la testa di un cane, un fucile, una pistola e un coltello. Corredati dalla scritta: “Attenti al cane, al padrone, e a tutta la famiglia”. Una fotografia che, si suppone, il padrone di casa ritiene esatta. Nemmeno che a metterla sia stata la sua ex compagna, già fisioterapista nelle cliniche Tosinvest e madre del suo quarto figlio, che - come ha raccontato l’Espresso - denunciò Angelucci sostenendo di essere stata licenziata, cacciata di casa e minacciata dopo la fine della relazione.
La villa, giusto per la cronaca, èperaltro oggetto di un procedimento della magistratura : l’ipotesi è abuso edilizio, per via di una cisterna in cemento armato e altri due piccoli edifici (gli investigatori suppongono essere un garage e un pollaio per struzzi), costruiti in una zona dove i vincoli ambientali sono rigorosissimi. Guaio secondario, in fondo, a confronto delle inchieste aperte contro gli Angelucci negli ultimi anni (da quelle per truffa ai fondi pubblici per l’editoria a quelle per alcuni rimborsi delle Regioni alle cliniche), e relativi milionari sequestri contro i proprietari di un impero che, al di là dei singoli esiti giudiziari, pare in affanno o forse in decadenza, ma comunque risoluto a resistere. Anche a botte di targhe in ottone, e fucili stilizzati.  Susanna Turco.l’espresso

 









   
 



 
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