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Estorsioni mafiose per il rinnovo del Cda, sequestri in una Bcc di Lecce
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La Banca di credito cooperativo terra d’Otranto nel mirino dei carabinieri. Perquisizioni sono in corso da stamattina nella sede leccese dell’istituto di credito in viale Leopardi, dalla quale i carabinieri del Ros e della Compagnia di Campi Salentina (guidati dal colonnello Paolo Vincenzoni e dal maggiore Nicola Fasciano) stanno prelevando documentazione cartacea e informatica su disposizione del sostituto procuratore Carmen Ruggiero. L’inchiesta riguarda presunte irregolarità nel rinnovo del Consiglio di amministrazione della banca, che sarebbe stato preceduto e seguito da scambi di favori e, nella peggiore delle ipotesi, addirittura da vere e proprie estorsioni. Non è un caso che l’ipotesi di reato scritta in calce ai decreti di sequestro partiti dalla Direzione distrettuale antimafia sia proprio estorsione, aggravata dal metodo e dalle modalità mafiose. L’assemblea dei soci si è tenuta il 4 maggio scorso presso l’hotel Hilton Garden Inn e havisto prevalere la cordata del presidente uscente Dino Mazzotta, fratello del sindaco di Carmiano Giancarlo, rispetto a quella dello sfidante Giulio Ferreri Caputi. In totale si sono presentati alle urne 1700 elettori rispetto ai 1950 soci e le votazioni hanno decretato la vittoria di Mazzotta per 1147 voti rispetto ai 525 del suo sfidante. "I numeri testimoniano il lavoro che abbiamo svolto nei tre anni appena trascorsi - aveva commentato Mazzotta all’esito della sua elezione -. In vista delle consultazioni per gli esercizi 2014-2016 non abbiamo sentito l’esigenza di una propaganda clamorosa, a colpi di manifesti e lettere, ma abbiamo continuato a lavorare in silenzio". In silenzio ma in maniera del tutto illegale, secondo la Procura di Lecce, che adesso vuole vedercio chiaro sulle modalità utilizzate dalla dirigenza per costruire il consenso negli anni scorsi e per consolidarlo in vista delle elezioni. L’inchiesta, che ha concretizzato il suo primo atto noto con i sequestrieffettuati nella Bcc, muove le mosse dall’ascolto di diversi testimoni avvenuto nelle scorse settimane. Il nome dei fratellid i Mazzotta, Giancarlo e Pierluigi (il primo sindaco, il secondo imprenditore turistico) compare invece in un’altra inchiesta del pm Carmen Ruggiero, relativa agli attentati che nella primavera del 2012 furono effettuati ai danni del sindaco di Porto Cesareo Franco Albano e dell’ingegnere Dino Basile. I fratelli Mazzotta appena poche settimane fa sono stati ascoltati come persone informate sui fatti, in quanto furono le ultime persone a parlare con Basile, nel suo studio professionale, poco prima dell’attentato ai suoi danni. Gli investigatori stanno inoltre verificando l’ipotesi che proprio i Mazzotta potessero avere delle mire imprenditoriali su un terreno di proprietà pubblica a ridosso delle dune di Porto Cesareo, confiscato un decennio fa al clan Tornese di Monteroni, e sul quale qualcuno potrebbe avere ipotizzato la realizzazione di struttureturistiche.Chiara Spagnolo-repubblica
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