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Così i Casalesi li indicavano come obiettivi da colpire""I boss dei casalesi avevano bisogno, alla vigilia della temutissima sentenza d’appello del processo Spartacus, dopo già i 21 ergastoli del primo grado, di lanciare un messaggio. E nel linguaggio mafioso, esibire in udienza una lettera in cui si dice che i magistrati di Napoli Federico Cafiero de Raho e Raffaele Cantone, occupandosi di quella materia e parlando con i pentiti, hanno sostanzialmente "imbrogliato le carte", che hanno "truccato", significa metterli in un mirino rispetto al quale si deve solo sparare. Allo stesso modo: dire che un autore come Roberto Saviano o cronisti come Rosaria Capacchione sono "prezzolati", o sono "pseudo giornalisti" , significa additarli, metterli a nudo e quindi indicarli come pubblici nemici. Sei tu Saviano , sei tu Capacchione il mio problema. Siete i megafoni dei magistrati che truccano le carte. Siete voi i responsabili di tutto questo: condanne, ergastoli e 41bis!". Così il pubblico ministero antimafia Antonello Ardituro, nella sua lunga requisitoria riassume l’impianto accusatorio per i due boss Antonio Iovine e Francesco Bidognetti, imputati con gli avvocati Michele Santonastaso e Carmine D’Aniello, che all’epoca li difendevano, per aver lanciato implicite intimidazioni contenute nell’istante di remissione, carica di parole dispregiative, letta in udienza - nella primabera del 2008 - contro l’autore di Gomorra, Saviano, e contro la giornalista Capacchione, attualmente senatrice Pd (per le accuse ai magistrati, contenute nello stesso testo, invece, si procede separatamente al Tribunale di Roma). Al termine della requisitoria, il pm ha chiesto il massimo della pena, un anno e sei mesi di carcere, per il padrino Bidognetti, e per i due avvocati Santonastaso e D’Aniello. Richiesta di "assoluzione, secondo comma" (ovvero: per insufficienza di elementi probatori), in favore del boss Iovine, detto ’O Ninno. Il pm si è espresso sul boss inquesti termini: "Io so che egli ha partecipato a questa strategia, che c’era la sua volontà, ma gli atti processuali non mi consentono di chiedere una condanna anche per lui". Aula 116, Tribunale di Napoli. In un teso silenzio scorre la lunga ricostruzione del pubblico ministero. L’imputazione si riferisce a quella singolare iniziativa avvenuta il 13 marzo 2008 in Corte d’Assise d’appello a Napoli , in cui gli avvocati lessero quelle tre pagine di rivendicazione, chiedendo il trasfetimento del processo a nome dei due boss, e indicarono addirittura come causa di un presunto clima ostile nei confronti del gotha del clan dei casalesi, il lavoro di quei magistrati e di quei giornalisti. Riannoda il pm Ardituro: "Perché quel documento doveva essere letto dall’avvocato Santonastaso? Quando mai è successo? Perché, se è un’istanza tecnica di difesa, fu scelta questa modalità della lettura pubblica? Perché, in quel giorno, in una delle udienze del processo di secondo grado, il bossFrancesco Schiavone detto Sandokan, e gli altri boss collegati in videoconferenza, devono sapere in diretta di quelal decisione, e devono potersi associare per far capire a tutti che stanno dalla stessa parte e che condividono la tesi per cui ci sono i magistrati e i giornalisti che creano problemi? E poi: che senso ha per Santonastaso il fatto che dopo aver letto l’istanza, abbandona la difesa, se non quello di contribuire al messaggio mafioso? Allora non faccio l’avvocato, faccio il camorrista. Altrimenti quale senso tecnico e giuridico ha quel l’azione compiuta in quel modo?". Il pm ricorda poi come quel testo si collochi al centro di "un prima e un dopo che purtroppo segneranno di fatti gravissimi la vita nella provincia di Caserta e l’evoluzione dell’offensiva del clan. Arriverà la primavera di sangue il cui primo esecutore è Giuseppe Setola (lo stragista poi arrestato ed oggi condannato a 5 ergastoli, ndr) , saranno messi a segni l’agguato ai familiari della pentita AnnaCarrino, la compagna del boss Bidognetti, la cui decisione di collaborare ha sconvolto i vertici del cartello mafioso; e poi arriveranno la strage dei ghanesi del settembre 2008, sei cittadini extracomunitari uccisi a Castel Volturno. "Colpiti a morte e tutti senza motivo - sottolinea ancora il pm Ardituro nella requisitoria - solo perché volevano sparare nel mucchio , non era mai accaduto prima". Affonda ancora la pubblica accusa: "In quel raid contro il pentimento della Carrino, viene ferita e si salva per miracolo la 17enne Francesca Carrino, e a sparare nella spedizione è il cugino di primo grado . Poi viene ammazzato l’imprenditore de rifiuti Michele Orsi, dopo che aveva reso alcune dichiarazioni ai pm. Accadono insomma fatti gravissimi, straordinari". La tesi del pm Ardituro, peraltro già in aula sostenuta dagli stessi Cafiero de Raho e da Cantone sentiti come testi, è che dal giorno in cui fu letta in aula quell’istanza di remissione si scatenó una vera epropria strategia del terrore. Una stagione di sangue e vendette. L’udienza riprenderà a giugno con la discussione delle parti civili. Poi sono previste le arringhe degli avvocati. La sentenza è attesa, salvo rinvii, per il 14 luglio. Conchita Sannino,repubblica
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