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False dichiarazioni sociali e abuso di ufficio: sono le accuse contestate, a vario titolo, dalla procura di Bari a Gianfranco Viesti e Leonardo Volpicella, rispettivamente ex presidente ed ex direttore generale della Fiera del Levante. Nelle scorse settimane il procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno ha fatto notificare loro un avviso di proroga delle indagini, chiedendo cioè altro tempo per condurre accertamenti. Accanto ai nomi di Viesti e Volpicella, c’è quello di un dipendente della Fiera del Levante. La svolta nell’inchiesta sul buco dell’ente fieristico è arrivata dopo l’esame della documentazione, acquisita dagli uomini della guardia di finanza e dopo alcune audizioni, in particolare quella dell’attuale presidente, Ugo Patroni Griffi. Il materiale d’indagine è ampio e complesso. Per il momento la procura, con la proroga dell’inchiesta, ha specificato soltanto i reati per i quali si procede. L’accusa di false dichiarazioni sociali èquella che si riferisce ai conti della Fiera. Viesti e Volpicella, in altri termini, quando ricoprivano gli incarichi di presidente e direttore generale avrebbero prodotto documentazione contabile e finanziaria che avrebbe indotto in errore il consiglio di amministrazione perché, nella bozza del bilancio 2012, prospettava una situazione dei conti diversa da quella reale. Un particolare non di poco conto perché questo avrebbe contribuito a far lievitare il buco del bilancio. La Fiera, al momento, ha debiti per 16 milioni di euro. Agli atti dell’inchiesta ci sono appunto le dichiarazioni di Patroni Griffi al quale, dopo le dimissioni di Viesti nell’aprile del 2013, è stato affidato l’incarico di presidente. Ma anche le relazioni dei revisori dei conti e la due diligence elaborata dal commercialista Massimiliano Cassano in vista del progetto di privatizzazione dell’ente. Nella richiesta di proroga dell’indagine c’è poi l’accusa di abuso di ufficio perché con gli accertamenti condottisino a questo momento la procura ha concentrato l’attenzione su alcuni provvedimenti, adottati durante la passata gestione. Nel 2012, 124mila euro sono stati impiegati per spese di rappresentanza (pranzi o cene) o ancora i 152mila euro, stanziati per le consulenze istituzionali. Ha fatto discutere, ad esempio, la missione istituzionale in Albania in occasione del centenario della fondazione della Repubblica albanese. In questo caso, la Fiera del Levante ha speso ben 80mila euro; 26mila euro sono servite per pagare un tecnico che da Melfi ha raggiunto l’Albania per occuparsi del sistema di irrigazione per un ulivo secolare, donato dall’ente. E costosa è stata anche una missione a Francoforte: per tre giorni sono stati spesi 80mila euro. Al seguito della delegazione c’era anche un cuoco eppure il viaggio non avrebbe prodotto alcun beneficio per la Fiera dal momento che è stato firmato nessun contratto. Alcune di questi casi erano riportati nella relazione di 12 pagine con la quale ilpresidente Ugo Patroni Griffi, nella riunione sull’esercizio 2012, ha spiegato al consiglio di amministrazione perché la Fiera del Levante sia vicina al fallimento. "In una così grave situazione economica - aveva accusato Patroni - tale da mettere addirittura in discussione la conservazione del requisito di continuità aziendale è apparsa irragionevole e inopportuna la decisione del management di non abbandonare l’idea di proseguire la possibilità di essere organizzatori di eventi fieristici all’estero (...) Alcuna delle manifestazioni estero hanno realizzato redditività di mercato". L’indagine del procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno non è conclusa, così come parallelamente procede quella aperta dalla Corte dei Conti. Viesti e Volpicella hanno però sempre respinto le polemiche, difendendo il proprio operato e sostenendo come la situazione contabile della Fiera non sia il frutto di scelte operate durante la propria gestione.Gabriella De Matteis - GiulianoFoschini,repubblica
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