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Spese pazze in Regione Emilia, 41 avvisi di fine indagine
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Nuova bufera giudiziaria sul parlamentino di viale Aldo Moro. Sono in corso di notifica 41 avvisi di fine indagine dell’inchiesta della Procura di Bologna sulle spese dei consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna. E’ l’atto che prelude, solitamente, alle richieste di rinvio a giudizio. Sarebbero coinvolti tutti i gruppi dell’assemblea legislativa. Per tutti i soggetti coinvolti si ipotizza il reato di peculato, c’è anche un caso di truffa. Per i capigruppo, i primi a essere iscritti nel registro degli indagati, le contestazioni ipotizzate dalla Procura sono due: la prima per le spese in proprio non pertinenti e la seconda per omesso controllo su quanto speso dai colleghi di partito. Gli avvisi sono partiti a pochi giorni dalle elezioni regionali del 23 novembre, quando i cittadini emiliano-romagnoli saranno chiamati a decidere chi sarà il successore di Vasco Errani. Il governatore si è dimesso a luglio dopo la condanna in appello (era statoassolto in primo grado) per falso ideologico nell’inchiesta Terremerse su un finanziamento ottenuto dalla cantina guidata dal fratello Giovanni. Da diversi mesi si sa che tutti i capigruppo sono indagati. Poi sono usciti altri nomi. Fra di essi - e fu bufera politica, perché si conobbero pochi giorni prima delle primarie del Pd - il candidato del centrosinistra alla poltrona di governatore Stefano Bonaccini (per il quale, però, la Procura ha chiesto l’archiviazione) e colui che doveva essere il suo sfidante interno, Matteo Richetti, ritiratosi dalla corsa alle primarie. "Ho chiarito tutto", disse, dopo essersi presentato dai magistrati. A dispetto di quanto si era ipotizzato nelle scorse settimane, gli avvisi sono arrivati prima delle urne. Dunque i candidati a un posto in Regione potranno conoscere in anticipo il proprio status di indagato.r
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