Mafia Capitale, il Riesame: "Corruzione in tutti gli appalti Ama"
 











"Nell’Ama (l’azienda municipale ambiente di Roma che si occupa dei rifiuti, ndr) il fenomeno corruttivo ha raggiunto la massima espressione inquinando tutte le gare di appalto". Lo scrivono i giudici del Riesame nelle motivazioni con cui hanno ribadito il carcere con l’aggravante mafiosa per Salvatore Buzzi e disposto i domiciliari per l’ex dg dell’Ama, Giovanni Fiscon, nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale.
L’Ama "piuttosto che improntare la propria attività a criteri di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, ha intrattenuto con le cooperative di Buzzi rapporti basati sulla corruzione" si legge ancora. Parlando dei rapporti tra Buzzi e Fiscon il tribunale del Riesame afferma che "i frenetici scambi di sms tra i due e gli incontri, denotano l’esistenza di interrelazioni e contatti del tutto anomali nel corso di una procedura di aggiudicazione di un appalto".
Ma se Buzzi rappresenta "una concreta minaccia per leistituzioni" ed "è pericoloso per la società a tutti i livelli", non è invece "stata individuata specifica utilità conseguita da Fiscon per la sua opera in favore dell’associazione criminale se si esclude la promessa di pulizia nel proprio appartamento" e "sussistono dubbi in ordine al riconoscimento dell’aggravante mafiosa con riferimento del quale non emergono indizi univoci in ordine alla coscienza di agevolare l’associazione".
Per i magistrati è infatti Buzzi, l’uomo delle cooperative romane, a muovere i fili di numerosi illeciti finiti sotto la lente degli inquirenti. "E’ persona pericolosa - scrivono i giudici del Riesame - la sua capacità di infiltrazione nel settore politico-imprenditoriale-economico attraverso la complicità di Carminati, del quale sfrutta la pregressa fama criminale e utilizzando la corruzione dei pubblici funzionari, è palese e costituisce una concreta minaccia per le istituzioni". Un uomo "determinato a fare affari in ogni campo arrivando anche asfruttare a vantaggio proprio e dell’associazione le drammatiche vicenda dei migranti e dei richiedenti asilo".
I giudici sottolineano come con questo sistema Buzzi abbia fatto affari d’oro con la giunta Alemanno, "anche grazie al ruolo svolto da Carminati che con quei personaggi aveva dimestichezza perché provenienti dalla sua stessa area politica". "Per sua stessa ammissione, il fatturato delle cooperative è più che raddoppiato in poco più di due anni, passando da circa 25 milioni a circa 60 milioni di euro". In tal senso non "è possibile equivocare sul senso dell’affermazione di Buzzi che in una intercettazione afferma che ’se vince il centro sinistra siamo rovinati’".
Il suo percorso "dimostra il fallimento della funzione rieducativa della pena". "Pur essendo stato condannato nei primi anni ’80 per omicidio volontario e pur avendo beneficiato di misure alternative e della grazia -osservano i giudici nelle motivazione- è tornato a delinquere manifestando la propriainsensibilità al precedente intervento dell’autorità giudiziaria".
Il collegio presieduto da Bruno Azzolini si è espresso anche a proposito della scarcerazione dell’ex ad dell’Ente Eur Riccardo Mancini: è "un funzionario corrotto, ma non sembra possa essere affermato che egli faccia parte dell’associazione criminale". Mancini resta indagato dalla procura per la stessa accusa contestata a Massimo Carminati, allo stesso Buzzi e ad altri indagati.
L’ex Ad, scrivono i magistrati nelle 140 pagine del provvedimento, è "un personaggio di elevato spessore e può senz’altro essere affermato che il suo modo di interpretare la funzione pubblica non abbia nulla a che vedere con i principi di fedeltà, di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione". "Peraltro - motiva ancora il Riesame - deve essere evidenziato che dagli atti emergono elementi contraddittori che non permettono di affermare, con il dovuto grado di probabilità, che egli sia un associato ex articolo 416 bis".Secondo la ricostruzione fatta dai giudici, Mancini avrebbe in più occasioni dimostrato di volersi opporre all’associazione, "tanto da venir minacciato ed addirittura picchiato". repubblica
 









   
 



 
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