San Giorgio Martire: un Eroe della Cultura Cristiana
 







di Antonio Aroldo




Giorgio, secondo la ricostruzione storica più attendibile, nacque nel 280 “D.C.” in Cappadocia nell’“Odierna Turchia”. I suoi genitori lo educarono secondo la “Religione Cristiana”. Una volta diventato adulto si arruolò  nell’“Esercito Imperiale” di Diocleziano stanziato in Palestina distinguendosi per atti valorosi e facendo, di conseguenza, una “Rapida Carriera Militare”. Egli, infatti, riuscì a farsi assumere, addirittura, nelle “Guardie del Corpo” dello stesso Diocleziano. Il “Suo Martirio”, secondo alcuni sarebbe avvenuto sotto lo stesso Diocleziano, secondo altri, invece, sotto Daciano, che all’epoca, era l’“Imperatore dei Persiani”. Uno di questi due “Personaggi Storici”, almeno secondo la leggenda, avrebbe torturato in maniera molto aspra il “Nostro Eroe”. Il coraggioso giovane, durante la sua prigionia inoltre, avrebbe avuto una “Visione” del “Dio Cristiano” in cui gli si annunciava che avrebbe patito terribili tormenti per non aver“Abiurato” il proprio “Credo Religioso”. La leggenda più famosa su “San Giorgio Martire”, pero, rimane sempre quella in cui il santo uccide il “Drago”. Essa, infatti, si può considerare il perfetto archetipo della “Cultura Medioevale Popolare”. La sconfitta del drago rappresenta, in buona sostanza, la “Vittoria del Bene sul Male”, la “Vittoria dell’Amor Cortese” sulla “Violenza”, incarnata dall’immagine della “Bella Principessa” che porta a spasso il drago come se fosse un cagnolino.             Un altro evidente elemento, a mio parere, molto emblematico della “Forma Mentis”di quell’epoca, è posto in luce da ciò che viene affermato, dallo stesso “Santo”, quando cattura il drago: “Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal Drago: se Abbraccerete la fede in Cristo, Riceverete il Battesimo e io Ucciderò il Mostro”. Queste particolari parole si possono considerare, infatti, una perfetta espressione della “Subdola Vittoria” delcosiddetto “Cristianesimo Medioevale”, (poiché estorta col ricatto), sul cosiddetto “Paganesimo Antico”. La festa di san Giorgio martire è osservata in tutto il “Mondo Cristiano” anche nelle chiese col “Rito Bizantino” ed è celebrata sempre nel medesimo giorno: il 23 aprile. Le “Autorità Ecclesiastiche”, però, nel 1969, declassarono, questa particolare festività religiosa, a una “Semplice Commemorazione Facoltativa”. Nel 1996, questo particolare santo, è diventato protettore delle “Guardie Giurate”. Questo particolare personaggio, infatti, ormai entrato nel mito, è considerato, da sempre, il “Protettore” di tutte associazioni e organizzazioni, che con il loro lavoro, si rifanno, in qualche maniera, ai “Sacri Valori della Cavalleria”. San Giorgio Martire, infatti, è, tra le altre cose, anche “Patrono degli Scout”. Le “Associazioni Scoutistiche”, intorno al 23 aprile, organizzano sempre molte attività in memoria del proprioprotettore.            Ci sono molte città, tra l’Italia e l’Europa, ad avere come protettore San Giorgio Martire tra cui ricordiamo: Airola, Fontanafredda e Quartucci. Nei tempi antichi, la “Repubblica di Genova”, il cui “Storico Stendardo” era composto di una croce rossa sopra a un campo bianco, decise, per un certo periodo, d’istituzionalizzare l’icona del santo facendo in modo che, la popolazione dell’epoca, associasse liberamente la “Bandiera Rosso-Crociata” e l’immagine del santo all’idea stessa del “Governo Repubblicano”. Nella città di “S. Giorgio a Cremano” in provincia di  Napoli la festa del patrono, contrariamente a quanto si potrebbe pensare si festeggia il 17 Maggio e non il 23 Aprile. Quest’anno in tale occasione, la sezione artigiani della Pro Loco diretta da Karin Vonscheidt, presenta: “Artigiani in Piazza”.
Questo particolare evento si svolgerà, in “Piazza Troisi” dalle ore 9 alle ore 21. Speriamo chel’energia positiva, attribuita al “Nostro Patrono Cittadino”, aiuti, questi “Grandi Maestri”, a riportare in auge il loro splendido lavoro. Queste persone, infatti, si possono considerare, a mio parere, come le “Reali Custodi” della Storia della nostra “Grande Cultura”.

 









   
 



 
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