- Fini non può tornare dagli Usa a mani vuote-
 







di Sara Menafra




-Chiederemo al governo di riferire-. Ma tramonta l'idea di una commissione d'inchiesta
Interpellanze parlamentari, interventi a favore di una commissione di inchiesta internazionale, convocazione urgente del governo in commissione Difesa o davanti al Copaco. Pur attentissima al rapporto con l'alleato americano, l'opposizione ieri ha criticato duramente la disponibilità con cui ieri il vicepremier Fini ha accolto la posizione americana in totale difesa dei soldati che spararono sull'auto che portava Calipari e la nostra inviata Giuliana verso casa. «Ci aspettiamo entro oggi dal vicepremier Fini, al termine del colloquio che avrà Condoleeza Rice, un segnale chiaro dagli Usa sulla indagine sulla morte di Calipari» aveva annunciato alle due e mezza di ieri pomeriggio Giuseppe Fioroni della Margherita: «non è possibile che Fini rientri a mani vuote dal viaggio in Usa, senza avere rassicurazioni non formali e chiarezza sull'indagine seguitaall'uccisione dell'alto funzionario del Sismi Nicola Calipari». In serata Fini ha fatto molto di più. Ha spiegato che l'Italia è «felice» di collaborare con gli americani alla soluzione dell'inchiesta americana e che la notizia sul sostanziale stallo raggiunto dall'indagine è frutto di «polemica politica».
«Berlusconi all'indomani dell'uccisione di Calipari aveva fatto fiera dichiarazione in cui, più che chiedere "esigeva" collaborazione e verità da parte degli Stati uniti. Della collaborazione non c'è traccia e pare proprio che la verità non verrà detta», sintetizza Fabio Mussi dei Ds. Nelle scorse settimane all'interno dell'opposizione si era parlato più volte di chiedere l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sulla sparatoria di Baghdad. Di quella idea, però, con le prossime elezioni già nell'aria e solo ottanta giorni di lavori parlamentari in calendario l'ipotesi sembra tramontata. Questo però non vuol dire che l'attenzione sia diminuita, assicurano in molti.Domani mattina Massimo Brutti, responsabile giustizia dei Ds porrà la questione nell'aula del Senato chiedendo al governo di riferire almeno alla commissione Difesa o al Copaco: «Occorre chiarire non solo come andarono i fatti, ma anche fino a che punto i militari americani che hanno materialmente sparato contro l'auto italiana fossero consapevoli ovvero del tutto all'oscuro di ciò che stava accadendo. E se vi era una possibilità di informarli, capire perché non sono stati informati». «E' una vergogna per la giustizia internazionale che si ripete - aggiunge Giuliano Pisapia di Rifondazione comunista - ogni qual volta i soldati Usa sono implicati in crimini di guerra o in azioni delittuose nei confronti di cittadini stranieri». Il parlamentare del Prc è l'unico ad ammettere con sincerità che su questo tema l'Unione potrebbe essere più energica: «Nei desideri di una parte della sinistra c'è prima di tutto la volontà di mantenere una alleanza che non può mai essere alla pari, con unapotenza che ritiene di essere l'unica legittimata a decidere le sorti del mondo».
Dal canto suo il guardasigilli Castelli assicura che tutto il possibile per dar seguito alle due rogatorie internazionali inviate dalla procura di Roma e rimaste senza risposta è stato fatto. «Ho fatto tutto il possibile - ripete - ho firmato tutte le richieste drogatoria che mi hanno presentato. Escludo che siano arrivate ulteriori richieste sul mio tavolo perché i miei uffici mi informano non ad horas, ma ad `minutos'», ha detto prima di entrare nell'aula di Montecitorio. In effetti nei giorni immediatamente successivi all'omicidio via Arenula ha licenziato in tempi rapidissimi tutti gli atti formali utili alle indagini, compresa la richiesta «formale» del ministero necessaria perché l'Italia possa giudicare su un delitto commesso in territorio straniero ai danni di un cittadino italiano. Quello che Castelli, però, non dice è che a questo punto il problema è diventato il rapporto tra il governoitaliano e quello statunitense. Perché l'indagine italiana potesse avere qualche speranza di sopravvivenza il governo dovrebbe considerare lo stallo in atto per quello che è: un conflitto di giurisdizione pesante che potrebbe portare a conseguenze diplomatiche altrettanto consistenti.

 









   
 



 
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