Mobilità sanitaria -2-
 


INCHIESTA: NO STOP









Oggetto:INCHIESTA "OSPEDALI..."

Con la presente,
siamo a comunicare che  la rivista Zapping pubblicherà servizi dedicati agli:
                “Ospedali - ASL"
Per poterci agevolare nel nostro lavoro, chiediamo di fornirci dati utili
sull’argomento, in particolare riferenti agli anni pregressi nei
metodi e criteri della gestione della struttura e quant’altro
possa risultare utile ai fini della nostra mirata ed attenta inchiesta.
Distinti saluti   La redazione                                                                                             Corte dei conti. In sanità moltiplicazione centri di spesa e irrazionale distribuzione risorse
Il comparto della spesa sanitaria presenta, come è noto, molte criticità. L’eccessività dell’impegno finanziario, a fronte delle utilità che assicura, può dipendere da vari fattori. Anzitutto da una irrazionale distribuzione delle risorse, dalla disattenzione dei pubblici amministratori, dalla moltiplicazione dei centridi spesa, dalla proliferazione delle strutture, talvolta inutili e dalla mancanza di controllo sulla gestione e sul funzionamento degli uni e delle altre”. Si apre così la relazione del procuratore generale della Corte dei conti, Salvatore Nottola, nella quale viene fotografata l’attuale situazione del settore sanitario.
Per Nottola rientrano nella sfera d’interesse degli uffici requirenti e del giudice contabile le fattispecie di “cattiva gestione dei presidi sanitari (violazione dell’obbligo di esclusività; irregolarità nella realizzazione di opere o nell’acquisizione di beni e servizi; affidamento illecito di incarichi; illegittima assunzione di personale), di sprechi (irregolarità nella prescrizione di farmaci), di illeciti di carattere penale (dolosa emissione di ordini di pagamento per corrispettivi non dovuti; emissione di fatture per fittizie prestazioni sanitarie o farmaceutiche; inosservanza di disposizioni in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro), di abusinella conduzione di attività di prevenzione (un caso si è verificato nella campagna di screening per la diagnosi dei tumori femminili), di conseguenze di errori medici”.
Nella relazione il procuratore generale ha richiamato un lungo elenco di fattispecie che hanno interessato le diverse Regioni.
“Illeciti sono stati rilevati nell’’attività relativa alla gestione del contenzioso amministrativo da parte degli enti locali, dove spesso si assiste ad ordinanze di archiviazione prive di motivazione, nonostante l’oggettività dell’illecito accertata dagli organi di polizia - ha spiegato Nottola - in questi casi oltre al pregiudizio finanziario pari all’importo contravvenzionale non acquisito, si viene a depotenziare il sistema sanzionatorio spesso nel delicato settore dell’igiene degli alimenti e della loro lavorazione, a scapito della sicurezza alimentare”.
Nel documento si spiega poi come sussistano diverse fattispecie di pregiudizi erariali in campo sanitario, “sia per vicendelegate ai c.d. sinistri sanitari con spese per risarcimenti, ma anche alla cattiva organizzazione del servizio con sprechi importanti”.
L’anno giudiziario si è concluso con 44 sentenze definitive delle Sezioni giurisdizionali di appello (in quanto emesse in secondo ed ultimo grado) per un importo complessivo di circa 5 milioni di euro, comprensivo sia dei risarcimenti stabiliti a seguito di esame nel merito della vicenda, sia conseguente da quelli ridotti con la definizione agevolata dei giudizi La maggior parte dell’importo fa riferimento a danni patrimoniali di vario genere. A tale dato va inoltre aggiunto l’importo, anch’esso definitivo, di oltre 200 mila euro quale risarcimento spontaneamente corrisposto dagli indagati prima dello svolgimento del processo, evitando così il relativo giudizio.
Sono state inoltre emesse altre 139 sentenze di primo grado da parte delle Sezioni giurisdizionali regionali, con risarcimenti al momento addebitati per un importo complessivo di oltre 41milioni di euro. Quest’ultimo dato è, tuttavia, da considerarsi provvisorio perché, pur essendo la sentenza di primo grado immediatamente esecutiva, la sua efficacia è sospesa normativamente in caso di impugnativa in appello, sede nella quale gli importi di condanna devono essere confermati e dove potrebbero essere soggetti a variazione (in senso diminutivo) considerata la possibilità dei soggetti condannati in prima istanza di potersi avvalere della possibilità di definire il giudizio in via agevolata, limitando il pagamento del risarcimento a non più del 30% dell’importo stabilito in primogrado.                                                                                        
Relazione della CORTE DEI CONTI:criticità emerse del SSN
Procura regionale per l’Abruzzo
Apre la rassegna l’Abruzzo, dove sono in corso di istruttoria alcune vertenze riguardanti l’avvenuto terremoto del 2009 (contributi pubblici elargiti a seguito del sisma; problematiche scaturite dalla realizzazione dei M.A.B. Moduli Abitativi Provvisori-; irregolarità 72 nei puntellamenti di numerosi edifici ritenuti pericolanti; sentenze penaliriguardanti fatti dai quali potrebbero derivare danni erariali o danni all’immagine della P.A.).
Tra i casi di particolare interesse affrontati dalla Procura regionale Abruzzo, si segnala la gestione dei servizi pubblici per la raccolta rifiuti, dove si assiste a fenomeni di gravi inefficienze con sperpero di risorse anche con riferimento alla gestione delle discariche.
Sono state rilevate, in sede istruttoria, cattive gestioni nello svolgimento di contratti pubblici e nella realizzazione di lavori pubblici in modo precario e incompleto, con esposizione nell’amministrazione a contenziosi con le imprese affidatarie, spesso scelte senza il ricorso a pubbliche selezioni, necessarie per ottenere prezzi più convenienti, per evitare violazioni delle regole della concorrenza e un’alterazione del mercato, che in definitiva favoriscono le imprese che possono contare su un sistema di amicizie interne all’amministrazione e riescono a ottenere favorevoli contratti.
Illeciti sono statirilevati nell’’attività relativa alla gestione del contenzioso amministrativo da parte degli enti locali, dove spesso si assiste ad ordinanze di archiviazione prive di motivazione, nonostante l’oggettività dell’illecito accertata dagli organi di polizia 73 (in particolare in materia sanitaria). In questi casi oltre al pregiudizio finanziario pari all’importo contravvenzionale non acquisito, si viene a depotenziare il sistema sanzionatorio spesso nel delicato settore dell’igiene degli alimenti e della loro lavorazione, a scapito della sicurezza alimentare.
Esistono anche vicende legate alla mancata riscossione di contravvenzioni al codice della strada da parte di diversi Comuni, dove il servizio non è organizzato in maniera efficiente, oltre la circostanza che possono emergere anche ipotesi di reato, quando sono cancellate contravvenzioni legittimamente elevate solo sulla base di amicizie personali di amministratori e/o dipendenti degli uffici di polizia municipale.
Si segnalanorilevanti pregiudizi per l’acquisizione illegittima e irregolare di contributi pubblici, dove oltre all’attività truffaldina di molti beneficiari, fondata su documentazione falsificata (es. fatture emesse in assenza di prestazione), emergono spesso carenti attività di controllo perché le azioni illecite non vengono quasi mai impedite.
Su queste vicende si segnalano anche le vane asseverazioni documentali redatte da tecnici privati incaricati, il cui controllo si limita ad aspetti formali del tutto inadeguati a impedire l’illecito.
Altre vicende seguite dalla Procura riguardano fenomeni illeciti legati alla commissione di reati contro l’amministrazione, con 74 riferimento a fenomeni corruttivi, ma anche a vicende legate a comportamenti dei dipendenti che sono assenti ingiustificati dal servizio. Per queste ultime fattispecie la Procura, oltre danno patrimoniale per mancata resa del servizio, contesta ai responsabili la lesione all’immagine pubblica, perché la recentelegislazione in questa materia non richiede una sentenza di condanna penale definitiva.
Si assiste anche all’intervento di Commissari ad acta per la redazione dei rendiconti — da parte dei Comuni, cui conseguono le spese e il relativo danno erariale.
Sussistono diverse fattispecie di pregiudizi erariali in campo sanitario, sia per vicende legate ai c.d. sinistri sanitari con spese per risarcimenti, ma anche alla cattiva organizzazione del servizio con sprechi importanti.
Non mancano istruttorie aperte sul mondo delle società partecipate, dove si assiste a plateali fenomeni d’illegittimità cui conseguono sempre danni erariali, con costi che, alla fine, ricadono sempre sul bilancio pubblico. Inoltre, i controlli dell’amministrazione vigilante si rilevano del tutto inadeguati per prevenire qualunque forma d’illecito.
Procura regionale per la Basilicata
Tra i giudizi di particolare interesse sociale si segnala quello 75 relativo alla responsabilità dadanno indiretto di un ginecologo dell’ospedale di Potenza per aver cagionato, con grave colpa professionale, la morte di una neonata ritardando il parto cesareo nel cambio di turno; quello per danno all’immagine della P.A. per detenzione abusiva di armi, munizioni e sostanze stupefacenti da parte di un cancelliere di Tribunale; la liquidazione di missioni a Roma, ritenute onerose ed ingiustificate a favore di un dipendente del Corpo Forestale dello Stato. Istruttorie in corso riguardano vertenze connesse a procedimenti penali di particolare attualità, tra le quali si segnalano episodi di assenteismo da parte di dipendenti della regione Basilicata; di truffa da parte di un dipendente della Soprintendenza per i beni archeologici della Basilicata; di ripetuti episodi di corruzione da parte di una dipendente dell’Agenzia delle Entrate.
Procura regionale per la Calabria
Tra le citazioni emesse si rileva quella riguardante la sottrazione di € 266.944,00 da parte diun Consigliere Regionale destinate all’attività istituzionale del Gruppo di cui il predetto era Presidente e quella relativa ad un caso di concussione che ha visto due sottoufficiali della Guardia di Finanza richiedere soldi ad imprenditore al fine di regolarizzare la sua posizione tributaria — fiscale. Danno all’immagine € 50.000,00.
76 Tra le vertenze in trattazione si ricordano:
- Indebita erogazione e percezione di assegni Sociali erogati dall’INPS. Danno € 351.045,00.
- Indebito rimborso di prestazioni specialistiche a strutture convenzionate con il servizio sanitario nazionale;
- Erronea utilizzazione di tariffario da parte delle ASL calabresi per prestazioni specialistiche e di laboratorio;
- Falsa attestazione di servizi resi da parte di Comandante Stazione Carabinieri.
- Illeciti pagamenti di Trattamento di Fine Rapporto da parte di un dipendente INPS. Danno € 368.547,00.
- Danno derivante da mancato utilizzo di discarica. Depuratori CosteTirreniche. Indagini Guardia di Finanza.
- Mancati versamenti e pagamenti da parte di Direttore Ufficio UNEP per € 148.650,00.
- Ammanco di € 1.200.000,00 causato alla Provincia di Vibo Valentia da dipendente provinciale.
Vertenze non ancora aperte riguardano un deficit di 150 milioni di euro nel bilancio AFOR, mancato versamento dei proventi del lotto, mancato versamento di tasse automobilistiche, indebita percezione di indennità non dovute da parte di dirigenti medici, indebite erogazioni e percezioni di fondi comunitari. 77
Procura regionale per la Campania
È da segnalare una importante citazione che riguarda un danno di circa 12 milioni di euro posto in essere nel quadro di onerosi finanziamenti versati dalla provincia di Caserta alla società, partecipata della stessa provincia e da numerosi comuni, che gestisce il trasporto pubblico locale.
Un danno per oltre 6 milioni di euro, oggetto di 4 citazioni, riguarda l’irregolare gestione dinumerosi contratti di fitto passivo stipulati dal comune di Napoli.
Analoga azione ha riguardato fitti passivi dalla provincia di Napoli, con un danno di oltre 1 milione di euro.
Una società partecipata totalmente dalla provincia di Napoli è stata responsabile di consulenze inutili per un danno pari ad euro 1.500.000,00 euro.
Altra azione ha riguardato la Giunta regionale che ha fatto andare in prescrizione numerosi verbali di contravvenzioni in materia ambientale (mancato funzionamento di depuratori), non riscuotendo introiti per 12 milioni di euro.
Un’istruttoria rilevante ha riguardato illecite percezioni di indennità di esclusiva per attività intramuraria da parte di medici in servizio presso due ospedali casertani, con danno di euro 824.014,00 ed euro 1.331.462,00.
78 La Procura regionale ha convenuto in giudizio un funzionario dell’ACI di Salerno, per l’avvenuta distrazione di proventi della riscossione di tasse automobilistiche (danno euro 242.933,00).
Una dipendente dell’Agenzia dell’Entrate è stata chiamata a rispondere della mancata riscossione di carichi tributari per un danno di quasi 5 milioni di euro. La stessa era stata condannata per vari reati in materia fiscale e contro la fede pubblica nell’ambito di transazione intracomunitarie tra una società di Nizza e due aziende operanti a Torre del Greco.
Nella regione Campania irregolari inquadramenti di 15 dipendenti hanno causato un danno di euro 68.027,00.
Un’altra citazione per un danno di circa 43 milioni di euro ha riguardato la gestione del contratto per l’attività di bonifica di siti inquinati e di stoccaggio dei relativi rifiuti nel litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano.
Un’ulteriore vicenda di rilievo ha riguardato una truffa perpetrata per la realizzazione di un impianto alberghiero denominato “Villa Rota” per un danno di euro 4.843.395,00.
Procura regionale per l’Emilia-Romagna
Tra le fattispecie meritevoli di segnalazione perla tipologia della condotta e la rilevanza finanziaria dell’illecito si ricordano quelle in materia della riscossione dei tributi e delle entrate comunali 79 con il sistema della concessione di servizio, nella quale sono emerse molteplici fattispecie di omissione di riversamento delle riscossioni nel bilancio del Comune concedente.
Tra gli enti locali danneggiati dall’omesso riversamento delle entrate proprie, figurano anche i Comuni di Crevalcore e di Guastalla, compresi tra quelli colpiti dai recenti eventi sismici.
Va ancora segnalata la fattispecie relativa alla parziale inutilizzazione di un immobile acquistato dall’INAIL a prezzo ipervalutato, con un contratto di compravendita di cosa futura per la sede dell’ufficio distaccato di Casalecchio di Reno. Il danno da sovraprezzo ed il danno da sovra-dimensionamento dell’immobile sono stati quantificati in complessivi euro 3.300.000,00.
Sussistono, inoltre, altre fattispecie di rilevanza finanziaria riconducibili adilleciti di natura eterogenea, tra i quali è presente la tipologia dell’ammanco contabile, dell’assenteismo, e del danno all’immagine da reato.
Molteplici sono le istruttorie d’interesse, in attesa di definizione, con l’emissione dell’invito a dedurre o con il deposito dell’atto di citazione. Tra di queste si segnalano:
- le patologie di gestione contrattuale in appalti sopra soglia comunitaria per la realizzazione di reti di trasporto urbano (Civis e People Mover);
80 - gli accertamenti sulle spese dei gruppi politici presso il Consiglio regionale, con particolare riferimento al rimborso dei costi delle interviste rilasciate ad organi di stampa od agenzie televisive (cd. comparsate) ;
- alcune fattispecie di illegittima liquidazione di indennità di coordinamento, e di indennità per anticipata risoluzione del rapporto di lavoro, in favore di dirigenti regionali;
- molteplici fattispecie di cumulo di incarichi in violazione delle disposizioni di legge sul rapporto dilavoro a tempo pieno, accertate presso le Università degli studi di Bologna e di Parma.
- numerose e complesse fattispecie accertate nella gestione di bilancio del Comune di Parma, di recente compendiate nella relazione del Commissario Straordinario.
Procura regionale Friuli Venezia Giulia
Sono state emesse tre citazioni per altrettante consulenze, una di circa 185.000,00 euro, una di circa 149.000,00 e l’ultima di circa 183.000,00, disposte dall’Agenzia regionale per lo sviluppo del turismo “Turismo Friuli Venezia Giulia “.
Una citazione ha riguardato un privato, titolare di un’associazione fittizia, che dolosamente aveva richiesto ed ottenuto complessivamente circa 350.000,00 euro di contributi pubblici cui non aveva diritto.
81 Con un’altra citazione sono stati chiamati in giudizio i componenti di un locale ordine degli avvocati per aver assentito ad una parcella che riconosceva l’aumento del triplo per una questione priva dei caratteri dieccezionalità o particolare complessità nella quale già i corrispettivi tariffari erano stati calcolati nella misura massima.
In campo sanitario va evidenziato che l’azione di responsabilità intrapresa per un danno di circa 6.500.000,00 euro perché un’Azienda sanitaria non aveva provveduto alla distribuzione diretta dei farmaci (sulla base delle indagini autonomamente intraprese dalla Guardia di Finanza in ambito nazionale con il progetto denominato APOTHEKE) si è conclusa con una sentenza assolutoria.
Tuttavia va evidenziato che a seguito delle iniziative di questa Procura tutte le aziende sanitarie del Friuli V.G. si sono adeguate ed hanno provveduto ad applicare per intero la distribuzione diretta con conseguenti grandi risparmi per la sanità. Ora la Regione Friuli V. G. è la prima in campo nazionale nella distribuzione diretta dei farmaci.
Sono stati formulati inviti a dedurre per contributi per 600.000,00 euro concessi ad una nota Fondazione di fotografie antiche dallaRegione Friuli Venezia Giulia per l’allestimento di un 82 museo multimediale in Trieste, che non è stato realizzato.
A seguito di un’istruttoria di questa Procura per un’appropriazione dei soldi presso un comune da parte di un funzionario comunale, sono stati recuperati 120.000,00 euro e si è in attesa di recuperare altri 100.000,00 euro, la cui restituzione da parte del responsabile potrebbe far cessare la materia del contendere.
Da evidenziare una sentenza di condanna che ha riguardato un ex Presidente della Provincia di Udine per il danno d’immagine di circa 150.000,00 euro derivato da un accordo elettorale, oggetto di procedimento penale, stipulato con un ex Vice Sindaco del Comune di Udine, per conseguire voti in occasione del rinnovo delle cariche politiche della Provincia nel 2006 con corrispondente promessa di uincarico dirigenziale.
Procura regionale per il Lazio
Tra le numerose iniziative in carico alla Procura regionale per il Lazio sisegnalano:
l) Lavori di costruzione della rete metropolitana di Roma-Capitale, linea “C “;
2) Liquidazione in via straordinaria delle posizioni debitorie di Roma-Capitale (lex specialis);
3) Agenzie di rating (Standard and Poor’s, Moody and Fitch) per condotte illecite in danno delle finanza pubblica nazionale e per 83 violazione del regolamento comunitario e delle condizioni contrattuali stipulate con le Autorità di Governo;
4) Bonifiche territoriali per inquinamento ambientale. Ipotesi di transazione globale;
5) Università Tor Vergata; alienazione sede direzionale de “La Romanina“;
6) Irregolare gestione AGCOM;
7) Contenzioso ANAS—General Contractor Impregno S.p.A.;
8) P 4: Deputato Alfonso Papa;
9) Finanziamento illecito dei partiti e dei movimenti politici + peculato On.le Lusi, ex Margherita;
10) Interrogazione Brunetta sui trattamenti economici dei manager pubblici;
11) Illiceità conseguenti ad arbitrati Autorità LL.PP.;
12)Delibera Sezione Controllo Enti su FINTECNA S.p.A.;
13) 3 inchieste su AGEA su denuncia del Commissario Straordinario;
14) Ispezioni uffici UNEP presso la Corte di Appello di Roma.
Si ricordano inoltre i procedimenti concernenti la falsificazione di certificati di laurea relativi alla gestione del Policlinico Umberto, citazione in giudizio per gli amministratori di AMA in relazione ai danni derivati dall’appalto per la raccolta di rifiuti in un paese 84 africano, l’azione per il risarcimento del danno conseguente all’indebita percezione di plurimi trattamenti economici relativi a illegittimo cumulo di impieghi, l’istruttoria relativa ai danni derivati dalle irregolari procedure di appalto per lavori nel Comune di Albano Laziale, quella per i danni relativi alla concessione a soggetto privato della manutenzione di quota parte del patrimonio immobiliare dell’INPDAP, l’indebita percezione di finanziamenti pubblici destinati allo svolgimento delle attività politiche, la mancataretrocessione del patrimonio mobiliare e immobiliare attribuito all’Associazione nazionale Giuseppe Kirner ONLUS.
A seguito della sentenza definitiva della S.C. in merito ai fatti avvenuti durante la manifestazione del G8 di Genova del 2001, nella “scuola Diaz“ di quella città, la Procura della Corte dei conti per il Lazio procede ora per l’accertamento delle responsabilità in ordine alla ipotesi di possibile danno erariale e all’immagine subita dall’Amministrazione per gli interni.
Sono oggetto di istruttoria, inoltre, presunti abusi nell’utilizzo di carte di credito di amministratori dell’ANAS, l’erogazione di contributi all’attività editoriale, l’indebita gestione di prestazioni previdenziali INPS, irregolarità nella gestione commissariale dell’AEROCLUB Italia, illecite erogazioni da parte di ANSASS di somme corrisposte a società di prodotti informatico-multimediali per 85 prestazioni di scarso valore industriale e modestissimo valore educativo e formativo; denunzie dipossibile mancato utilizzo di risorse comunitarie da parte del MIUR; acquisto massiccio di prestazioni aggiuntive ( istituto affine alle prestazioni rese in sede di libera professione intramuraria) presso I’ASL di Frosinone.
Un’interessante citazione in giudizio per un presunto danno erariale di euro 662.711,00 deriva dall’espletamento del servizio di sosta a pagamento nel territorio del Comune di Nettuno, nel periodo in cui (2004 - 2009) esso era gestito in concessione dalla società PROMUR SRL.
È anche da ricordare l’invito a fornire deduzioni sul danno conseguente al riconoscimento da parte di ANAS S.p.A., tramite la procedura dell’accordo bonario, di riserve per circa 41 milioni di euro al “Contraente Generale” COMERI S.p.A., in relazione alla realizzazione del tratto Squillace (km 178+350) - Simeri Crichi (km 191+500) della SS 106 Ionica, per circa 17 km, ed al prolungamento della SS 280 “dei Due Mari“, dallo svincolo di San Sinato allo svincolo di Germaneto sulla nuova SS106, per ulteriori 5 km circa. Il predetto danno, pari a € 47.456.654,00, consiste nell’omessa riscossione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) e dell’imposta sui redditi evasa sulla plusvalenza realizzata dalla cessione, da parte di società di diritto estero, dell’imponente complesso alberghiero 86 denominato Imperiale Palace Hotel di Taormina, per un totale di evasione d’imposte pari ad euro 3.250.631,46; G8: concessione area ex arsenale dell’isola de “La Maddalena“; illeciti rimborsi di prestazioni sanitarie di riabilitazione.
Procura regionale per la Liguria
Un’importante vertenza ha riguardato un parco urbano di proprietà del Comune di Genova - “il Giardino dell’ Acquasola“, nella spianata omonima, sistemata parzialmente durante il secolo XVI, e trasformata in pubblico giardino su disegno originale del Barabino — che con provvedimento del Ministero dell’ educazione nazionale, adottato ai sensi dell’ art. 5 della legge 20 giugno 1909, n. 364 e notificatoal Podestà di Genova in data 8 febbraio 1934 , era stato dichiarato “di importante interesse “ e quindi sottoposto a vincolo storico-paesaggistico. Il parco, a conclusione di un pluridecennale iter amministrativo (1986 — 2008), era stato destinato - per circa un terzo della sua superficie - ad ospitare un parcheggio interrato su più piani, da utilizzarsi in parte come parcheggio pubblico “a rotazione“ e in parte come box per residenti. L’inizio dei lavori (nell’anno 2011) ha causato l’abbattimento di numerose alberature (alcune secolari).
Il sequestro del cantiere da parte della Procura della Repubblica ha impedito il verificarsi di ulteriori danni. In questa 87 fase, essendosi già verificato un danno alla finanza pubblica, per incompatibilità del realizzando parcheggio interrato con la conservazione del parco storico vincolato e rilevata la sussistenza di molteplici tipologie di danno al patrimonio pubblico già certe e attuali, è stato notificato un “invito a dedurre“ alla societàconcessionaria, ad amministratori del Comune di Genova, a dirigenti e funzionari della Provincia di Genova, della Direzione Regionale per
i Beni Culturali e Paesaggistici e della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Liguria. Le tipologie di danno contestato sono rappresentate da:
- danno strettamente patrimoniale al Comune di Genova, conseguente alla parziale distruzione del Parco pubblico dell’Acquasola a seguito dell’inizio del lavori illegittimamente disposti (abbattuti alberi di proprietà del Comune, danneggiati per “capitozzatura“ altri alberi di proprietà del Comune, demoliti o, comunque, rimossi manufatti e arredi del Parco, tutti di proprietà del Comune);
- danno al bene culturale. In quanto oggetto della dichiarazione di interesse del 1934, il Parco dell’Acquasola è indubitabilmente un “bene culturale “, le cui particolari caratteristiche non consentono all’opera di ripristino di raggiungere apprezzabili risultati, poiché non ètecnicamente possibile (e/o, comunque, sarebbe 88 eccessivamente oneroso ex art. 2058 cod. civ.) reimpiantare alberi di specie e dimensioni corrispondenti a quelli abbattuti.
- danno ambientale ex artt. 300 e 311 del Codice dell’ ambiente: la parziale distruzione del Parco dell’Acquasola e l’abbattimento di imponenti alberature dell’ unico giardino pubblico di rilevanti dimensioni del “Centro“ di Genova, hanno arrecato danno alla qualità del terreno del Parco, alle specie animali che utilizzavano il parco quale habitat, luogo di sosta o di riproduzione, all’ aria, al clima, alla qualità della vita della cittadinanza residente ovvero operante nel centro di Genova;
- danno da disservizio. Si tratta del danno patito dal Comune di Genova sia come Ente pubblico, che cura il servizio del verde pubblico urbano, che come Ente esponenziale della collettività amministrata, alla quale è stata negata la fruizione della porzione del Parco pubblico, distrutta a cagione dell’ inizio dellavori.
Altra vertenza, per la quale è stato notificato l’atto di citazione, riguarda il mancato raggiungimento delle percentuali minime di raccolta differenziata del rifiuti fissate dalla legge da parte di un Comune negli anni 2006 — 2010.
Oltre al danno per il Comune, si è contestato il danno ambientale (che spetta allo Stato), determinato dagli effetti del mancato raggiungimento degli obiettivi stabiliti per la raccolta 89 differenziata.
Un’istruttoria di particolare rilievo riguarda la società di pubblico trasporto del Comune di Genova, Azienda Mobilità e Trasporti S.p.A. — A.M.T.. In data 21 luglio 2005 era stato sottoscritto tra Comune di Genova, rappresentato dal Sindaco Prof. Giuseppe Pericu, da una parte, e Société Européenne pour le Développement des Transport Publics - TRANSDEV S.A. e AUTO GUIDOVIE ITALIANE S.p.A., dall’ altra parte, il c.d. “contratto d’investimento“, con il quale le predette società (componenti la “Cordata“ vincitrice di gara pubblica), avevanoacquistato una partecipazione pari al 41% del capitale sociale di A.M.T. Successivamente, senza autorizzazione della Giunta comunale, il Sindaco del Comune di Genova sottoscrisse in rappresentanza del Comune di Genova con TRANSDEV Italia S.r.l., TRANSDEV S.A., e AUTO GUIDOVIE ITALIANE S.p.A., un ulteriore accordo, con il quale, in qualità di socio, riconosceva l’ esigenza di A.M.T. di avvalersi su base continuativa della consulenza del Gruppo Transdev per l’ intera durata del contratto di servizio (sei anni) al corrispettivo annuo medio di 1,7 milioni di euro (oltre IVA). Tali accordi vennero nel tempo ulteriormente modificati. La Procura regionale ritiene che la “Consulenza Continuativa“ avesse un oggetto assolutamente indeterminato e pienamente identificabile con i tipici compiti della 90 direzione aziendale. Dunque, poiché la “Consulenza continuativa “ da parte del Gruppo TRANSDEV era, in sé, priva di reale contenuto il corrispettivo pagato da AMT rappresentava un’ indebitaremunerazione a TAG S.r.l. (successivamente TRANSDEV Genova S.r.l.) per un apporto (know how, ecc.) già altrimenti retribuito. Il danno alla società partecipata al 59% dal Comune è pari, conseguentemente, all’ intero importo pagato per la “Consulenza continuativa“.
Altra vertenza riguarda l’omissione di gara pubblica per l’acquisto di strisce reattive per la determinazione della glicemia capillare sui soggetti affetti da diabete mellito, allo scopo di favorire le ditte già titolari della fornitura, che avevano fatto “cartello “ ed avevano imposto alle ASL liguri il prezzo da loro desiderato. Il danno erariale risultava di euro 4.540.784,00 per il solo periodo 2007—2010.
Una serie di vertenze riguarda l’assenteismo in ambito universitario da parte di alcuni professori universitari, responsabili soprattutto dell’esercizio di attività incompatibili con l’ufficio pubblico. La figura più nota è quella di un neurochirurgo già coinvolto in un processo penale con ampio risaltomediatico, il quale, pur “astrattamente“ insegnando alla facoltà di Medicina di Genova con incarico a tempo pieno, in realtà operava privatamente in varie 91 cliniche italiane, ed in particolare alla clinica lombarda “Santa Rita“ (c.d. “clinica degli orrori“, nel gergo giornalistico, in quanto pare vi si effettuassero interventi chirurgici inutili al fine principale di ottenere i rimborsi più elevati possibili). Pur regolarmente stipendiato, per anni non aveva svolto alcun incarico di docenza presso l’Università di Genova.
Altri docenti sono risultati effettuare attività incompatibili e ad essi è stato contestato il danno erariale consistente nella retribuzione percepita dall’Università.
Due vertenze concernono indebiti “costi della politica“. Nella prima, è stato citato in giudizio un consigliere provinciale e presidente di gruppo consiliare, il quale aveva proposto ed ottenuto di essere assunto — in realtà fittiziamente — come dirigente presso un’azienda privata, al soloscopo di ottenere fraudolentemente, da parte dell’Ente locale, il rimborso di quanto corrisposto dal datore di lavoro a titolo di retribuzioni ed assicurazioni per le ore o giornate di assenza dal lavoro per assolvere le funzioni connesse al mandato elettivo. Il danno è stato determinato in 44.600,00 euro (oltre rivalutazione monetaria e interessi legali).
La seconda vertenza riguarda rimborsi spese di viaggio fraudolentemente ottenuti.
Si segnalano, per la novità della questione, due citazioni nei 92 confronti di medici specializzandi in medicina generale, che, pur avendo fruito di borsa di studio, hanno prestato attività medicoprofessionali incompatibili, nel medesimo periodo di frequenza alla specializzazione medica, percependo compensi economici ulteriori, spesso rilevanti.
La Procura contabile ha azionato la pretesa erariale nei confronti di un funzionario doganale, per danno indiretto e danno da disservizio, in una vicenda nella quale si prospetta con chiara evidenzaun sodalizio criminale tra gli intermediari del proprietario di un’imbarcazione di ingente valore (€ 830.000,00), lo spedizioniere doganale, il perito e, appunto, un funzionario doganale, avente ad oggetto l’evasione dei tributi doganali mediante la sottovalutazione del valore dell’imbarcazione dichiarato al momento dell’importazione.
In materia di illeciti nella spesa sanitaria la Procura contabile ha emesso l’invito a dedurre nei confronti di un medico, contestandogli il danno patrimoniale, il danno da disservizio ed il danno all’immagine, per fatti di rilevanza anche penale (di cui agli artt. 81 e 640 cpv., 81 e 479 476 c.p., definiti con sentenza irrevocabile), perché, con atti esecutivi di un medesimo disegno criminoso, in qualità di medico convenzionato di Medicina Generale,incaricato della c.d. assistenza domiciliare programmata nei 93 confronti di anziani e disabili, con artifici e raggiri aveva falsamente dichiarato di aver effettuato visite domiciliari, inducendo ininganno il S.S.N. che gli corrispondeva il compenso pattuito, dal 2004 al 31.03.2006.
In altra vertenza, la Procura contabile ha contestato a tutta l’equipe medica il danno indiretto determinato dal risarcimento versato dall’ASL 4 Chiavarese a causa di un grave errore medico costituito dall’avere dimenticato nell’addome di un paziente sottoposto ad intervento chirurgico di laparotomia esplorativa una pinza metallica emostatica (pinza Kelly), poi tenacemente ritenuta nello scavo pelvico e rimossa solo due anni più tardi con un ulteriore intervento laparotomico, in quanto individuata con specifico esame radiografico disposto per via di dolori e fastidi ricorrenti accusati dal paziente. La Procura ha, altresì, contestato il danno diretto, rappresentato dal costo della seconda operazione effettuata sul paziente nella struttura pubblica per la rimozione della pinza Kelly precedentemente dimenticata.
Procura regionale per la Lombardia
Numerose vertenze sono stateaperte relativamente all’ipotesi dannosa consistente nella reiterata violazione, da parte di numerosi gestori di impianti di erogazione di siti nei territori lombardi confinanti con la confederazione elvetica, della normativa di cui alla 94 legge regionale lombarda n. 28/1999 (“Disposizioni in materia di riduzione del prezzo alla pompa delle benzine“), che prevede uno ’sconto’ sul prezzo dei carburanti alla pompa da praticarsi in favore dei cittadini residenti nei territori di confine onde disincentivarli a recarsi in Svizzera a rifornirsi di carburante (sconto da finanziarsi con la rinuncia all’incasso di parte delle relative accise). Il danno sinora accertato per le casse regionali si aggira sui 245.000,00 euro. La maggior parte dei presunti responsabili destinatari degli inviti a dedurre ha accettato di rifondere il danno senza addivenire alla citazione in giudizio, con un evidente risparmio in termini di costi processuali.
Ad oggi, solo tre di dieci vertenze hanno raggiunto lafase del giudizio. La prima di esse ha visto la soccombenza del convenuto con l’accoglimento da parte della Sezione lombarda, ancorché parziale, della domanda attorea. E’ importante rilevare come la Sezione abbia riconosciuto la giurisdizione della Corte dei conti nei confronti di soggetti privati che, in virtù della loro adesione scritta al sistema regionale degli ’sconti’, entravano a farne parte, ponendo in essere attività pubblica, seppur solo ’funzionalmente’.
In materia di lesioni da attività sanitaria va segnalata la vicenda attinente ad un’ipotesi di danno indiretto ascritto a due medici ospedalieri per quanto versato dalla propria Azienda 95 ospedaliera ad una paziente a seguito di intervento chirurgico che i medici non avrebbero dovuto eseguire perché superfluo non avendo atteso negligentemente l’esito dell’esame istologico. Il danno in questione contestato è di euro 90.000,00 oltre accessori.
Un’altra vicenda attiene, invece, a un’ipotesi di danno indiretto ascrittoa due medici ospedalieri per quanto versato dalla propria Azienda ospedaliera ad una paziente a seguito di intervento chirurgico non eseguito correttamente pur trattandosi di intervento routinario.
Tra le fattispecie di danni conseguenti a reato (corruzione, concussione, peculato, falso in atto pubblico) prese in esame, va segnalata l’ipotesi del rappresentante locale della C.R.I. (Provincia di Pavia) processato in sede penale per abuso d’ufficio, avendo distratto una serie di somme di spettanza della CRI a favore di un ente privato di cui era il rappresentante. I danni ammontano complessivamente a € 146.678,00.
Varie vicende già oggetto di processo penale hanno riguardato vari carabinieri coinvolti, anche separatamente, in plurimi fatti delittuosi e, in particolare: spaccio di stupefacenti, peculato, corruzione, concussione, falso in atti pubblici. Sono stati richiesti vari danni sia di carattere patrimoniale diretto che per lesione dell’immagine della PA.. I danni ammontatoad euro 29.500.00, 9645.000,00, 55.000,00 e 9.000,00.
Si segnala una serie di vicende di rilevanza penale (truffe e falsi in atto pubblico) in cui alcuni dipendenti dell’ASL di Pavia hanno organizzato un sistema volto a frodare l’INPS procedendo all’inserimento abusivo in via informatica di una serie di nominativi aventi asseritamente titolo a ricevere assegni di invalidità; il sistema ha determinato l’indebita erogazione di varie centinaia di migliaia di euro da parte dell’INPS per lo più a eredi dei “falsi“ invalidi nel frattempo deceduti. Sono stati emessi inviti con contestuali istanze di sequestro, con cui è stato cautelato un credito erariale complessivo superiore ad euro 500.000,00.
Una serie di vicende di rilevanza penale (corruzione per rilascio permessi di soggiorno) ha riguardato alcuni agenti di polizia in servizio presso la Questura di Milano. Il danno contestato dalla Procura a titolo di danno per interruzione del nesso sinallagmatico ammonta ad euro 9.127,00 edil danno all’immagine è stato quantificato equitativamente nello stesso importo.
Un’altra vicenda riguarda un’ipotesi di reato di peculato da parte di dipendente ACI in servizio presso il PRA di Milano. La stessa addetta allo sportello multifunzione faceva risultare dai registri di cassa delle correzioni sugli importi riscossi sottraendo la differenza alla cassa. Va segnalata, ancora, la vicenda che trae origine 97 con l’acquisizione di questo Organo requirente dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano della documentazione concernente il procedimento penale ivi attivato nei confronti di una pluralità di infermieri, in servizio presso diversi Ospedali pubblici di Milano, indagati, a vario titolo, per i delitti di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio (artt. 319 e 320 c.p.), rivelazione di segreti d’ufficio (art. 326 c.p.) ed associazione per delinquere (art. 416 (c.p.) in ragione di un esteso ed organizzato fenomeno di corruttela presso le cameremortuarie dei nosocomi di Milano ad opera degli infermieri addetti e degli operatori delle imprese di servizi funebri, consistente nella spartizione del mercato delle salme attraverso la compiacente e retribuita collaborazione dei dipendenti dell’Ospedale (pagati per ogni segnalazione effettuata ovvero incaricati della vestizione delle salme). La vertenza riguarda specificamente un operatore sanitario presso la camera mortuaria del Pio Albergo Trivulzio di Milano. In sede penale la vicenda è stata definita ex art.444 c.p.p..
E’ già intervenuta sentenza di condanna della Sezione Giurisdizionale.
In tema di consulenze professionali affidate da enti locali si menziona una l’affidamento da parte di un comune di consulenze a professionisti esterni c.d. globali. Avendo la Sezione Lombardia 98 escluso la sussistenza di danno erariale (sentenza 383/2012) è stato proposto atto di appello.
Altra questione è relativa all’attribuzione di reiterati incarichi professionali a unprofessore universitario emerito per consulenza economico - finanziaria circa la valutazione della sostenibilità economica del P.I.I. proposto da privato per le aree ex Falck del comune di Sesto San Giovanni (MI). Le reiterate consulenze sono state conferite dal direttore generale del comune. Incarico sostanzialmente identico era stato conferito a primarie società nazionali di advisory, con una sostanziale superfetazione della consulenza. I danni contestati nell’invito a dedurre e nella citazione ammontato ad € 180.000,00.
Altre vicende attengono a fattispecie di danni contestate ai sindaci dei comuni di Premolo (BG), Ponte Nossa (BG), Piario (BG) e Ranzanico (BG), in concorso con il segretario comunale, per conferimento al segretario della funzione di direttore generale ex art.108 comma 4 del T.U.E.L. (i comuni erano in convenzione di segreteria per un determinato periodo di tempo). Il danno consiste nell’indennità di direzione generale indebitamente percepita, conquadruplicazione, per 4 comuni diversi pur non potendo essere che per brevi periodi presente in ogni comune e non avendo redatto per nessuno il PEG ovvero il compito principale cui è adibito il direttore 99 generale dell’ente locale. L’importo contestato risulta pari a € 70.648,00 per Ponte Nossa, € 51,051,00 per Premolo, € 13.000,00 per Piario e € 1.257,00 per Ranzanico oltre interessi e rivalutazione.
Altra istruttoria riguarda il danno erariale conseguente alla maggior spesa per la distribuzione farmaci inclusi nel Prontuario Ospedale-Territorio (denominato PH-T) - ASL Lecco -. La distribuzione dei farmaci PH-T ha comportato un maggiore esborso, rispetto alla soluzione economicamente più conveniente, pari nel minimo ad euro 4.057.425,00 e nel massimo ad euro 8.300.563,00.
Si segnalano ancora alcune vicende concernenti il c.d. assenteismo fraudolento ex art. 55-quinquies, D.Lgs n. 165/2001 con contestazione ai dipendenti del danno erariale all’immagine nonché del dannopatrimoniale per le indebite spettanze stipendiali percepite durante le assenze dal servizio ingiustificate.
Un’altra vertenza, degna di nota, riguarda ipotesi di danno per il Comune di Milano a seguito di falsa attestazione di presenza in ufficio da parte di alcuni dipendenti. Sulla base delle risultanze penali è stato contestato sia il danno diretto inteso come importo illecitamente percepito a titolo di stipendio e di straordinario che il danno all’immagine. Il danno è stato quantificato dalla Procura complessivamente in euro 78.506,00.
Numerosi sono i casi di affidamento di appalti senza pubblica 100 gara: un ente locale che ha affidato lavori di manutenzione di un centro sportivo senza pubblica gara; ipotesi di danno indiretto a seguito di numerose sentenze di condanna al risarcimento del danno pronunciate dal TAR Lombardia nei confronti di un Comune per l’affidamento reiterato senza gara del servizio di gestione della piscina comunale e dei servizi di natura commercialecollegati, l’importo del danno è stato quantificato in € 9.340,00; € 14.672,00; € 16.000,00; € 29.753,00; € 9.000,00 oltre interessi e rivalutazione.
Va segnalata la vicenda che vede protagonisti dei medici specializzandi che durante la frequenza del corso di formazione cui erano stati ammessi dalla Regione Lombardia con erogazione in loro favore di una borsa di studio, hanno prestato attività lavorativa non consentita presso terzi, stante la prescritta incompatibilità.
Un’altra vicenda, che è stata oggetto di grande attenzione mediatica e anche dell’intervento del Presidente della Repubblica, ha riguardato l’ipotesi di danno indiretto ad un Comune a seguito della condanna in sede civile per comportamento discriminatorio imputabile alla condotta del Sindaco e della Giunta comunale per la sovraesposizione del simbolo leghista del Sole delle Alpi nella scuola pubblica.
Procura regionale per le Marche
Numerose attività requirenti hanno riguardatol’illecita 101 percezione di contribuzioni nazionali ed europee: indebite erogazioni, a fronte di richieste inesistenti, di contributi comunitari da parte dell’Agea nel settore Set Aside, ed ha comportato un sequestro conservativo ante-causam (danno -contestato euro 2.729.790,00); attività illecita posta in essere da un’azienda di mob attraverso la presentazione di documentazione relativa ad operazio inesistenti (danno contestato € 473.673,00); irregolarità nella rendicontazione delle spese sostenute da società cooperativa operado mutuo soccorso finanziata con fondi nazionali e comunitari (danno in corso di accertamento per euro 15.451,00).
Nel triste comparto delle opere pubbliche non utilizzate si colloca la mancata agibilità del complesso geriatrico “Nuovo Pensionato Tambroni“ di proprietà dell’Istituto Nazionale ricerca e Cura anziani, a causa di gravi difetti di costruzione, accertati mediante consulenze tecniche (danno contestato € 3.390.620,00).
Altra contestazioneriguarda il crollo del ponte-tubo di Tallacano per omessa manutenzione e conseguente interruzione della fornitura idrica da parte di un Consorzio a totale capitale pubblico, per un anno e 10 giorni a circa 58.000 utenze (danno contestato € 804.785,00).
Una progettazione erronea ha riguardato il ripascimento del litorale in Comune di Montemarciano (danno in corso di 102 accertamento per € 4.000.000,00).
Ricca di episodi di cattiva gestione è la materia del pubblico impiego, dove si distinguono quattro vicende relative ad alcuni infermieri professionali del servizio sanitario nazionale che senza alcuna autorizzazione hanno svolto, con rapporto di lavoro full-tim attività libero-professionali presso strutture sanitarie private e quel relativa a un docente di sostegno a tempo indeterminato che, in assenza per malattia (intervento chirurgico) conseguente a trauma distorsivo alla caviglia sinistra, si recava all’estero, ritardando la guarigione e il rientro in servizio, oltre arendersi irreperibile alla visita fiscale.
Tra i fatti a rilevanza penale produttivi di danno pubblico si può citare:
- il mancato riversamento – per appropriazione indebita - nelle casse della Regione Marche di somme riscosse a titolo di tasse automobilistiche da parte di incaricato del servizio (danno in corso di accertamento per € 262.465,00).
- l’attività illecita posta in essere da un tabaccaio per aver venduto, in diverse occasioni, a soggetti privati, marche da bollo, in numero e per importo notevolmente superiore rispetto a quanto risultante dal sistema informatico dell’Agenzia delle entrate, non riversando integralmente all’Agenzia stessa quanto riscosso per 103 conto di essa;
- una docente di scuola materna che si appropriava illecitamente di generi alimentari destinati al pasto dei bambini della scuola, sottraendoli dal carrello della distribuzione;
- il rilascio di patenti nautiche false da parte di un sottotenente di vascello della Capitaneria di Portodi Ancona dietro indebito compenso (danno in corso di accertamento per € 52.700,00);
- irregolarità nell’acquisto di un farmaco, da parte dell’Asur Marche, a prezzo intero anziché con l’applicazione dello sconto previsto dall’AIFA (danno in corso di accertamento per € 20.000,00);
- episodi di concussione e corruzione da parte di un dipendente dell’Agenzia delle entrate, in concorso con alcuni membri della commissione tributaria di Pesaro, al fine di avvantaggiare i contribuenti con sentenze a loro favorevoli (danno in corso di accertamento per € 51.000.000,00).
Quattro vertenze hanno riguardato il risarcimento per errori sanitari commessi ai danni di pazienti neonati ed adulti e conseguente condanna al risarcimento dei danni liquidati dall’Asur Marche (danno in corso di accertamento per € 5.046.446,00).
In materia di gestione di servizi, infine, si menzionano irregolarità nella costruzione e gestione di n. 4 centrali a Biogas in 104 Provincia di Pesaro.
Procura regionale per il Molise
Su segnalazione della locale Sezione di controllo che, con deliberazione n. 66/2012, ha accertato il mancato rispetto del Patto di stabilità interno da parte del Comune di Isernia per l’esercizio 2010, la Procura ha intrapreso accertamenti istruttori finalizzati al riscontro della sussistenza di ipotesi di responsabilità in capo agli amministratori e ai funzionari del Comune di Isernia ai sensi dell’art. 1, comma 111-ter della L. 13 dicembre 2010, n. 220, introdotto dall’art. 20, comma 12, del d.l. n. 98/2011 .
Altro procedimento trae origine da una denuncia proposta ai sensi dell’art. 2 del d.lgs. 149/2011, che concerne le Regioni assoggettate al piano di rientro dal disavanzo sanitario strutturale (art. 2, comma 77, 1. 23 dicembre 2009, n. 191) .
Altro procedimento riguarda un’anomala e del tutto informale procedura selettiva per la concessione a privati di aree pubbliche per la realizzazione di parchi eolici. La sceltaera caduta su un’impresa che, oltre a presentare le minori garanzie in tema di solidità patrimoniale e di know how, aveva offerto le condizioni meno convenienti, con un danno per le casse comunali che, se riferito all’intero periodo del rapporto contrattuale, può stimarsi in svariati milioni di euro.
105 Una vicenda che ha avuto notevole risonanza nella comunità molisana è quella relativa alla costituzione da parte della Regione Molise di una società mista pubblico-privato per l’esercizio del collegamento marittimo tra il porto di Termoli e la Croazia. Poiché il socio privato è stato scelto senza procedura di gara, gli atti del procedimento sono stati annullati dal giudice amministrativo. Ciò ha comportato l’uscita del socio privato dalla compagine. La gara per la successiva individuazione di un nuovo partner è andata deserta e la società mista non ha, di fatto, mai esercitato l’attività in vista della quale era stata costituita. Il danno è valutabile in un importo pari alcomplessivo costo sopportato dalla Regione per l’operazione, ossia a oltre sei milioni di Euro. La responsabilità del danno è stata ravvisata in capo ai membri della Giunta regionale, che hanno proceduto all’individuazione diretta del socio privato, e al funzionario che ha istruito il relativo procedimento. Tutti costoro sono stati invitati a rendere le proprie deduzioni in previsione dell’azione risarcitoria.
Su denuncia da parte dell’Ufficio di Campobasso dell’Agenzia delle Entrate, relativa all’arresto di un funzionario per concussione anche la Procura contabile ha agito in via risarcitoria nei confronti del funzionario in questione, che aveva preteso, e in un caso ottenuto, il pagamento di tangenti per condizionare l’esito di due verifiche fiscali. Il procedimento penale si è poi concluso con 106 sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, il cui passaggio in giudicato ha consentito di esercitare l’azione risarcitoria per il danno arrecato all’immaginedell’Amministrazione finanziaria.
Procura regionale per il Piemonte
Sinteticamente si segnalano:
1) Comune di Alessandria — falsificazione del rendiconto 2010; amministrazione della quale è stato dichiarato il dissesto ex art. 2 decreto legislativo 149 del 2011; azione di danno esercitata in
confronto degli amministratori per l’importo complessivo dì € 10.891.729,00;
2) Azioni revocatorie intraprese in confronto di soggetti legati da rapporto di servizio con riferimento a prestazioni professionali rese nella qualità di consulenti tecnici del Pubblico Ministero penale (vicenda Marabotto ed altri);
3) Indagine nei confronti del presidente dell’associazione Premio Grinzane Cavour, e di altri complici — ivi comprese private associazioni — responsabili dell’illecita sottrazione di fondi pubblici regionali destinati al settore cultura e spettacolo, nonché nei confronti di amministratori pubblici per omissioni inerenti all’attività di controllo; dannoaccertato: € 7.340.805,00; invito a dedurre;
4) Indagine concernente trentasei case di cura private che hanno 107 programmato la dimissione di pazienti in modo fraudolento e tale da consentire un rimborso maggiore di quello consentito dalla tariffa in ipotesi di regolare andamento dei ricoveri; invito a dedurre per danni pari a complessivi € 7.899.403,00;
5) Indagine in atto concernente la falsificazione di permessi di soggiorno, ricettazione e favoreggiamento della permanenza di cittadini extracomunitari nel territorio dello Stato, nell’ambito di più ampia e strutturata associazione per delinquere;
6) Indagine relativa all’appalto per il servizio di progettazione del palazzo destinato ad uffici istituzionali ed amministrativi della regione Piemonte, affidato ad un R.T.P. con a capo una società posseduta dall’arch. Massimiliano Fuksas; costi sostenuti pari ad oltre 22 milioni di euro; istruttoria in corso, caratterizzata anche dall’affidamento di una consulenza collegialerelativa ad aspetti urbanistici della procedura e contabilistici.
Procura regionale per la Puglia
Per quanto attiene a episodi corrottivi e/o concussivi, solo per talune vicende, che riguardano amministratori e dipendenti comunali, sono stati notificati agli interessati un invito a dedurre e quattro citazioni in giudizio; mentre per altre venti sono tuttora in corso le istruttorie, ancorché in esse risulterebbero coinvolti prevalentemente amministratori e funzionari del sistema sanitario 108 regionale nonché degli enti territoriali e, solo in tre, diversi dipendenti statali del Dicastero del Lavoro e dei Beni Culturali.
Quanto al fenomeno dell’evasione fiscale, in particolare, e di mancate entrate, in generale, è da segnalare che l’Ufficio, d’accordo con il locale Comando Regionale della Guardia di Finanza e con l’Assessorato Regionale all’Urbanistica, ha iniziato un’attività d’indagine ad ampio spettro tendente ad accertare se tutte le Amministrazionicomunali abbiano o meno aggiornato, nel tempo, sulla scorta della rispettiva legge regionale risalente al 2007, gli oneri di urbanizzazione per le costruzioni private.
Sono, inoltre, all’attenzione diverse irregolarità commesse presso le Agenzie fiscali (precisamente quattro, per una delle quali è stato già notificato il relativo invito a dedurre) soprattutto in tema di rimborsi indebiti e crediti fittizi di IVA; nonché presso le Aziende Sanitarie e le medesime Amministrazioni territoriali, con rispettivo riferimento al mancato incasso delle quote di compensi per prestazioni sanitarie rese dai medici in regime di intramoenia, ovvero ad illegittimo condono concesso in materia di tributi comunali dal 2003 al 2007, oppure di tasse ecologiche provinciali, per lo smaltimento di rifiuti speciali ospedalieri e non già solidi urbani.
Anche il danno ambientale — sub specie di inquinamento del mare e delle falde acquifere, di inefficace realizzazione di interventi 109 di bonifica, didiscariche abusive e incontrollate, nonché di costruzione di impianti di produzione elettrica alimentata a CDR e edifici abusivi, in assenza cioè delle prescritte autorizzazioni o valutazioni d’impatto ambientale — ha dato luogo all’apertura di dieci fascicoli di vertenze, tutti ancora in fase istruttoria.
Procura regionale per la Sardegna
Fattispecie attinenti a fenomeni corruttivi hanno riguardato:
a) l’affidamento diretto di lavori da parte del responsabile di un ufficio tecnico comunale a impresa compiacente, dalla quale ha ottenuto in cambio la realizzazione di opere nella propria abitazione e altre utilità (la questione presenta aspetti di interesse anche per quanto riguarda il danno alla concorrenza, essendo emerso che il medesimo contratto d’appalto è stato concluso a prezzo maggiorato rispetto a quello di mercato);
b) l’affidamento a società, interamente partecipata dalla Regione, di attività imprenditoriale per l’espletamento di un servizio ditrasporto, in aggiunta a preesistente servizio, già oggetto di assegnazione da parte dello Stato per assicurare la continuità territoriale, con l’esborso di diverse somme a titolo di sponsorizzazione (circa tre milioni di euro), con profili rilevanti anche per quanto concerne l’osservanza delle norme europee in materia di aiuti di Stato; 110                                             c) illecito utilizzo di fondi erogati ai gruppi consiliari del Consiglio regionale, da parte di alcuni consiglieri che li hanno destinati a finalità personali o, comunque, a scopi completamente estranei a quelli consentiti;
d) procedimenti nei confronti di dipendenti operanti nell’area contabile delle amministrazioni di appartenenza che, approfittando di tale ruolo e mediante lafalsificazione di atti, si sono impossessati di denaro pubblico;
e) procedimento relativo all’appalto per la ristrutturazione e l’ampliamento di un Centro Congressi affidato dalla competente Camera di Commercio ad un consorzio fra cooperative di produzione e lavoro (l’ingegnere capo e il responsabile del procedimento, di concerto con l’amministratore di fatto della ditta aggiudicataria dell’appalto e col direttore generale della ditta subappaltatrice dei lavori, hanno destinato illecitamente la complessiva somma di euro 500.000,00 a favore della ditta appaltatrice e di quella subappaltatrice, giustificando la dazione in parte con il riconoscimento di riserve totalmente prive dei presupposti di fatto e di diritto per la loro ammissibilità, ed in parte non applicando le dovute penali spettanti invece all’Ente appaltante. Per il vantaggio conseguito dalle ditte, i due professionisti sono stati remunerati mediante la cessione di un 111 attico di proprietà delle ditte medesime, colpagamento di un corrispettivo pari a un diciassettesimo del valore commerciale dell’immobile);
f) acquisto da parte di ente regionale, competente in materia ambientale, di imbarcazioni, di cui una di grosso cabotaggio, rimaste inutilizzate per diversi anni, non essendo stato preventivamente programmato il possibile impiego dei natanti ed essendo carente il personale specializzato per la conduzione dei mezzi.
Illeciti nel campo della sanità:
a) Procedimento nei confronti di un dirigente medico, in servizio presso l’unità operativa di Chirurgia Generale del Presidio Ospedaliero di una ASL della provincia di Cagliari, il quale, nonostante avesse ufficialmente optato per l’esclusività del rapporto di lavoro, ha invece sistematicamente svolto attività libero-professionale a titolo oneroso presso vari studi privati a totale insaputa dell’Amministrazione di appartenenza, riuscendo così a conseguire i maggiori emolumenti stipendiali correlati al regime lavorativo prescelto, econtemporaneamente l’intero importo delle somme riscosse per l’attività libero professionale svolta, inclusa quindi anche la quota spettante all’Azienda. Il dirigente medico orientava sistematicamente i pazienti che si 112 presentavano presso la struttura pubblica verso i centri medici privati nei quali operava, in molti casi formulando false diagnosi di patologie gravi e gravissime, o il rischio di esse, poi rivelatesi insussistenti, e rappresentando l’urgenza ai fini di un compiuto trattamento, di rivolgersi agli studi privati presso i quali svolgeva l’attività libero professionale. Nell’ambito delle indagini si è anche accertato che il dirigente prelevava, ovviamente all’insaputa dell’amministrazione, svariati medicinali, che venivano utilizzati presso gli studi nei quali svolgeva l’attività libero professionale.
b) Procedimento per danno erariale derivante dal riconoscimento della progressione economica orizzontale a beneficio di tutto il personale, deliberato dagli organi digestione di un’Azienda sanitaria, in violazione di legge e in assenza di copertura finanziaria, attuato attraverso l’illecito utilizzo e il prosciugamento di fondi aventi diversa finalità.
L’entità del danno, in corso di definitiva quantificazione, appare assai rilevante, tenuto anche conto che parte della retribuzione derivante dalle progressioni orizzontali risulta pensionabile e, dunque, negli anni ha comportato un incremento non giustificato del trattamento pensionistico di quei dipendenti che hanno goduto di progressioni orizzontali non consentite e che, nel 113 frattempo, sono stati collocati a riposo.
Mancato riversamento di entrate:
a) Procedimenti riguardanti il danno cagionato a diversi comuni da parte della società GEMA S.p.A., concessionaria del servizio di accertamento e riscossione delle entrate locali, per un complessivo importo di circa tre milioni di euro.
b) procedimenti nei confronti di concessionari del gioco del lotto per omesso riversamento deiproventi (circa trecentomila euro).
Evasione fiscale:
a) fattispecie concernenti il mancato incasso PREU in conseguenza di irregolarità nella gestione degli apparecchi da gioco.
b) indebito rimborso IVA sulle fatture, riferite a operazioni inesistenti, utilizzate dai percettori di finanziamenti pubblici ottenuti in maniera fraudolenta (art. 640 bis c.p.).
Tra le frodi finanziarie, si segnalano i seguenti fatti commessi da funzionari pubblici e da amministratori o rappresentanti legali di privati destinatari di contributi pubblici:
a) truffa in materia di contributi nazionali e comunitari nel settore SET-ASIDE: procedimento coinvolgente funzionari di Agenzia regionale (AGEA) e privati per un danno di circa 2 milioni e mezzo di euro derivante da indebita erogazione e percezione di contributi. 114
b) danno erariale, a carico della Regione, pari a € 605.000,00, equivalente all’importo dei finanziamenti pubblici ottenuti da una società cooperativa per la realizzazionedi una struttura destinata allo svolgimento di attività imprenditoriale diretta a offrire servizi a persone anziane non autosufficienti e a malati terminali, e distratti invece dal fine pubblico per essere stati destinati a spese definite “di rappresentanza“, ma in realtà riferibili a esclusivo beneficio personale degli amministratori;
c) numerose istruttorie relative a contributi pubblici concessi ex lege 488/1992 e leggi regionali in materia, conseguiti illecitamente, per importi di diversi milioni di euro;
Tra le fattispecie rilevanti si annovera, in materia ambientale, il nocumento derivato all’ambiente dalla cattiva manutenzione da parte dell’ente locale dell’impianto di depurazione comunale che, scaricando acque inquinanti negli stagni in cui viene esercitata la pesca ha prodotto altresì un pregiudizio alle attività economiche praticate nella zona, con conseguente risarcimento da parte dell’amministrazione in favore degli operatori privati danneggiati.
Procuraregionale per la Sicilia
In materia di gestione del personale si menzionano due vertenze, rispettivamente riguardanti un direttore generale di Azienda Ospedaliera responsabile di avere proceduto alla revoca del 115 direttore amministrativo in difetto dei presupposti di legge (danno erariale determinatosi a seguito di soccombenza giudiziaria), e il danno erariale determinato dalla mancata nomina del direttore generale del. Consorzio Autostrade Siciliane, protrattasi per un rilevante arco temporale, con violazione delle statuizioni del giudice amministrativo, adito dal vincitore del consorzio per ricoprire il posto vacante di D.G. e la nomina -medio tempore- di un consulente per lo svolgimento delle attività proprie della funzione di direttore generale.
In tema di ricorso a consulenti esterni vanno ricordate due citazioni per danno erariale, una relativa ad illegittimo affidamento di undici incarichi di natura tecnica a privati professionisti, nonostante l’organicodell’U.T. del Comune danneggiato consentisse il ricorso alle professionalità interne all’ente, l’altra a carico del Sindaco e di amministratori di un Comune (i cui organi sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose) per nomine di consulenti e personale amministrativo.
Numerose azioni sono state intentate nel settore dei danni patrimoniali o all’immagine per reati del pubblico ufficiale contro la P.A.:
- citazione per danno all’immagine della P.A. nei confronti di funzionari dell’Ufficio della M.C.T.C. di Palermo per episodi di 116 corruzione nel rilascio di patenti di guida;
- citazione per danno all’immagine nei confronti di un dipendente di un ufficio tecnico di un comune, per tangenti sugli appalti;
- citazione per danno erariale derivato dall’illecita appropriazione di beni sottoposti a confisca da parte di un amministratore giudiziario;
- citazione per danno erariale a carico di dipendente INPS per € 1.816.831,00 determinato da indebita liquidazione dipensioni;
- citazione e sequestro conservativo per danno erariale al Ministero dell’economia e finanze a carico di dipendente di ufficio territoriale dell’Agenzia delle entrate per avere illecitamente sgravato posizioni tributarie per circa 1 milione di euro in 3 anni: si rileva, al riguardo, che il sistema informatico dell’Agenzia delle entrate permette a qualunque impiegato infedele di inserire dati non veritieri alleggerendo la posizione, in particolare, di soggetti gravati da pesanti carichi tributari, e ciononostante le azioni esercitate anche negli anni passati nei confronti di autori di tali atti;
- invito a dedurre per danno all’immagine a carico di amministratori (tra questi l’ex Presidente della Regione siciliana) e di dipendenti pubblici, per reati contro la P.A., prevalentemente per rivelazione di segreti d’ufficio (art. 326 c.p.) con l’aggravante 117 di avere favorito gli interessi della criminalità mafiosa (art. 7, L. 203/1991), con nocumento per le indaginirelative alla individuazione di noti latitanti: trattasi della vicenda c.d. “talpe in Procura“;
- invito a dedurre e sequestro conservativo per un danno erariale di circa 85 mila euro in ordine alla distrazione, da parte di funzionario infedele, di somme destinate ai creditori della Regione ma accreditate con mandati di pagamento di favore a beneficiari sine titulo.
Altri consistenti illeciti riguardano la gestione della formazione professionale:
- citazione per danno erariale derivato alla Regione Siciliana in conseguenza di omessa restituzione di somme da parte di ente gestore di corsi di formazione professionale;
- invito a dedurre nei confronti di assessori regionali alla formazione professionale, dirigenti generali e dirigenti di servizio per un danno complessivo di circa 4 milioni e 700 mila euro la vicenda si inquadra nell’ambito di illegittimi conferimenti di integrazioni a finanziamenti già concessi, dall’anno 2007 all’anno 2011, con un danno complessivo acarico della Regione Siciliana per circa 28 milioni di euro.
Nella gestione di servizi pubblici si menziona: 118
- la citazione per danno erariale nei confronti dei componenti la Giunta e di funzionari del Comune di Palermo per l’affidamento del servizio di vigilanza nei mercatini della città, con esborso di € 336.340,00, a favore di sette associazioni di servizio che avevano presentato un unico progetto “fotocopia“;
- l’invito a dedurre per omesso riversamento (circa 19 milioni di euro) nelle casse della Regione siciliana da parte di società private (in rapporto di servizio con la Regione) incaricate della gestione dei siti archeologici della Sicilia.
L’omessa custodia di valori da parte di agente contabile della Regione siciliana ha comportato la citazione per danno erariale nei confronti della ex Sicilcassa per un danno ipotizzato di curo 16.437.961,00.
In materia sanitaria degno di menzione appare l’invito a dedurre per danno alla Regione siciliana a carico diCasa di cura privata accreditata per aver assunto, quale Medico del reparto di medicina interna, un soggetto sprovvisto di laurea in medicina; il danno è stato quantificato con riferimento alle somme corrisposte dalla Regione e riferibili alla attività svolta dal finto medico.
Nel settore delle frodi nazionali e comunitarie sono state contestate con atto di citazione o invito a dedurre molteplici ipotesi di danno derivante da indebita percezione di contributi pubblici di 119 importi spesso assai rilevanti a carico del P.O.R. Sicilia 2000-2006 dello Stato ovvero ai sensi della legge 488.
Con riferimento alle istruttorie in corso, si segnalano accertamenti in merito a:
- presunti illeciti nella nomina di consulenti ed esperti da parte del Presidente della Regione Siciliana e dei 12 assessori regionali;
- presunto danno derivante dalla dismissione del patrimonio immobiliare della Regione siciliana;
- danni derivanti da inutilizzazione di beni immobili pubblici; tra leistruttorie in corso di definizione si segnala l’inutilizzazione di una R.S.A. (residenza sanitaria assistenziale), realizzata in territorio di Piana degli Albanesi, ultimata, inaugurata, ma mai entrata in funzione, con un danno accertato di oltre 1.200.000,00 euro;
- danni per omessa riscossione di canoni locativi presso gli IACP;
- illeciti nella nomina esterna di dirigenti generali della Regione siciliana;
- illecite assunzione di personale con particolare riferimento a società regionali interamente partecipate;
- assunzioni di soggetti sprovvisti dei prescritti titoli professionali;
- illeciti nella gestione ed assegnazione a terzi di beni immobili di proprietà comunale;
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- danni per perdita di finanziamenti comunitari;
- illeciti nelle procedure di appalto di opere pubbliche;
- illeciti nelle procedure per l’acquisizione di beni e servizi;
- danni indiretti connessi a soccombenze in giudizi civili o amministrativi;
- danni indiretticonnessi ad erronee esecuzioni di interventi chirurgici.
Si segnalano, per la rilevanza numerica, le istruttorie aperte a seguito di denunce provenienti dal TAR per nomina di commissari ad acta nei giudizi di ottemperanza a giudicati civili o amministrativi.
Altrettanto rilevanti, sotto il profilo quantitativo, le istruttorie aperte a seguito di trasmissione di decreti delle Corti d’appello in materia di equa riparazione (soltanto 3 le citazioni depositate nell’anno).
Di scarso rilievo, invece, le istruttorie relative al fenomeno dei falsi invalidi: nessuna segnalazione è pervenuta al riguardo da parte dell’INPS ai sensi dell’art. 20 del D.L. 78/2008, conv. in L. 102/2009, riguardante il contrasto alle frodi in materia di invalidità civile.
Si segnalano, infine, numerose istruttorie, aperte a seguito di denuncia della G.d.F., in ordine alla assunzione di falsi braccianti agricoli da parte di imprenditori di settore con la corresponsione ai 121 primi di illeciteprestazioni assistenziali erogate dall’INPS (per maternità, disoccupazione ecc). I danni (addebitabili a soggetti non legati da rapporto di servizio) sono particolarmente rilevanti per la diffusione del fenomeno ma in atto non sono stati accertati comportamenti illeciti a carico di dipendenti di pubbliche amministrazioni. Va rilevato, al riguardo, che la normativa non individua controlli preventivi a carico dell’INPS, ma sono previste soltanto ispezioni successive a campione.
Procura regionale per la Toscana
Tra le fattispecie di maggior rilievo in corso di trattazione si segnalano le indagini originate da verifiche ispettive della RGS in tema di contrattazione decentrata.
E’ infatti emerso, in ambito regionale, che i limiti e i vincoli giuridici e finanziari della contrattazione decentrata (enti locali) sono state spesso superati, con gravi e diffuse ipotesi di danno.
A titolo di esempio, nel solo Comune di Firenze, secondo quanto ha accertato la RGS,nel periodo dal 2000 al 2008 si sarebbero prodotti danni per circa 50 milioni di euro (per errata costituzione del Fondo per le retribuzioni accessorie, per erogazioni di indennità non previste o eccedenti i limiti stabiliti, per indebite erogazioni a “pioggia“ nei casi in cui la legge prevede criteri predeterminati basati sulla selezione e sul merito, etc.). Risulta che le medesime situazioni 122 dannose, nonostante i rilievi della RGS, si sono protratte sino all’attualità: sono in corso ulteriori approfondimenti a mezzo G.d.F., tesi, soprattutto, a identificare i singoli apporti causali e a quantificare gli ulteriori danni.
Fattispecie sostanzialmente analoghe, pur con qualche specificità, sono state segnalate (e sono in corso accertamenti istruttori) alla Provincia di Firenze, a Grosseto, a Livorno, in altre città minori : trattasi evidentemente di un fenomeno che si è diffuso eradicato e al quale non sono estranei i sindacati locali.
Il fenomeno del cattivo uso dellerisorse della contrattazione ha riguardato anche le Università (Siena, in particolare).
In tema di “derivati“ e contratti “swap“ sono in corso importanti istruttorie: per una è prevista a brevissimo il deposito di “invito a dedurre“ per una ipotesi di danno già definito di oltre 4 milioni di euro (Provincia di Firenze). L’altra fattispecie (Comune di Prato), connessa come la precedente a vicende penali, è anch’essa in avanzata fase istruttoria. Va detto, a proposito di questa tipologia di fenomeni dannosi, l’estrema difficoltà di pervenire a conclusivi elementi sul danno, per la cui quantificazione si è dovuto ricorrere a consulenza tecnica. Ovviamente tale fenomeno nelle sue esatte dimensioni non è ancora ben noto, anche per l’assenza di specifiche denunce di danno. Sul tema, si auspica una stretta collaborazione con123 la locale Sezione del controllo.
Quanto ai fenomeni corruttivi, essi non appaiono rivestire in Regione un particolare rilievo, ancorché si registrino epervengano in Procura segnalazioni di procedimenti penali per fatti di corruzione e concussione. In tale contesto spiccano tuttavia episodi corruttivi nell’ambito della Sanità, in relazione ai quali nello scorso anno sono state emesse citazioni in giudizio. In generale i fenomeni corruttivi comunque registrati abbracciano tanto le amministrazioni dello Stato, quanto la Sanità e gli enti locali. Si segnalano anche alcuni casi di corruzione in atti giudiziari (in istruttoria, ma già definiti in sede penale).
Procura regionale per il Trentino Alto Adige
– sede di Bolzano
Degne di menzione sono tre vertenze relative alla problematica del rimborso delle spese legali in favore di amministratori e dipendenti della Provincia autonoma di Bolzano.
Tali presunti illeciti contabili hanno determinato, nel solo anno solare 2011, indebiti rimborsi di spese legali a carico del bilancio provinciale per un importo complessivo che varia da un minimo di euro 499.334,00 adun massimo di euro 992.960,00
- sede di Trento
Si segnala in particolare una istruttoria che ha dato luogo 124 all’accoglimento di un provvedimento cautelare ante causam fino alla concorrenza di euro 834.866,00.
Trattasi di una fattispecie di responsabilità amministrativa imputata, in via principale, al segretario pro-tempore di tre Consorzi di miglioramento fondiario della provincia di Trento nonché, in via sussidiaria e fino alla concorrenza di euro 650.000 all’Istituto di credito a cui era affidato il servizio di tesoreria. Si tratta di un’istruttoria innovativa in quanto ha comportato l’affermazione della giurisdizione del giudice contabile, per ora in sede cautelare, in riferimento all’attività espletata dai Consorzi di miglioramento fondiario, la cui disciplina normativa presenta similitudini con quella prevista per i Consorzi di bonifica che sono presenti su tutto il territorio nazionale.
Procura regionale per l’Umbria
Un’importante citazionea giudizio ha riguardato un danno complessivo patito dall’Amministrazione della Difesa di euro 12.899.390,00. La richiesta di risarcimento avanzata dalla Procura Regionale ai presunti responsabili è stata pari ad euro 5.159.756,00. Il danno era stato causato dall’esplosione, a Baiano di Spoleto, di una riservetta munizioni dello Stabilimento Militare Munizionamento Terrestre (SMMT), con proiezione di un consistente numero di ordigni esplosivi anche all’esterno del perimetro dello Stabilimento.
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L’impatto degli ordigni e, soprattutto, l’onda d’urto conseguente all’esplosione avevano prodotto danni agli edifici civili circostanti l’area e in alcuni casi anche alle persone fisiche.
Inoltre, la presenza di un elevato numero di ordigni inesplosi disseminati sia nelle aree abitate sia nelle zone agricole circostanti aveva creato una delicata situazione di pericolo per gli abitanti e per le persone in transito.
Altra citazione è stata emessa a seguito di una denunciacircostanziata di danno ambientale, oggetto di indagini del Corpo Forestale dello Stato, stimato in euro 669.034,00 a carico del Comune di Scheggia e Pascelupo.
Un atto di citazione è stato emesso per un caso di incompatibilità professionale, dalla quale sarebbe derivato un danno erariale, da parte del Direttore della Clinica Universitaria di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia.
Un atto di citazione e quattro inviti a dedurre sono stati emessi nei confronti di diversi Comuni umbri a seguito di numerosi circostanziati articoli di stampa con i quali venivano denunciate difficoltà finanziarie dei suddetti Comuni in conseguenza della stipula di contratti di finanza derivata (c.d. Swap), per un danno erariale complessivo di circa 1.050.000,00 euro.
126
Altra iniziativa è stata avviata dietro segnalazione della Regione Umbria che, stante la rilevante perdita patrimoniale dalla stessa subita in relazione alla perdita della quota dipartecipazione a capitale sociale di una società cooperativa di cui la Regione è socia,denunciava irregolarità nella gestione della cooperativa, che configuravano violazione dei principi di legge ed omissione di informazioni veritiere ai soci, imputabili agli Organi societari della cooperativa stessa. È stato ipotizzato un danno erariale pari a euro 1.789.080,00, da ricondurre in parti uguali tra il Presidente del Consiglio di Amministrazione, l’impiegato responsabile della contabilità ed il Presidente del Collegio dei Revisori dei conti.
Numerosi sono stati gli atti di citazione e gli inviti emessi per episodi di malasanità. Si trattava di casi di lesioni sanitarie che hanno comportato risarcimento danni da parte dei danneggiati, riferibili ad
interventi chirurgici ordinari e di non  articolare difficoltà tecnica Numerose sono state, altresì, le istruttorie aperte su eventi relativi ai cosiddetti “costi della politica“ che, soprattutto nell’ultimo periodo, hanno avutoun’ampia diffusione sulla stampa nazionale e locale. Nel dettaglio trattasi di presunti danni che hanno riguardato:
- uso improprio dell’auto di servizio;
- spese eccessive per trasferte e missioni;
- rimborsi gonfiati per i costi di carburante;
127
- viaggio in Argentina e Sud America da parte di amministratori e funzionari provinciali sotto forma di viaggio istituzionale della durata di 15 giorni;
- pagamento da parte del Comune di Perugia degli assistenti alle segreterie dei gruppi consiliari in violazione dell’art. 90 del D. Lgs. 267/2000;
- aumento complessivo annuo dei gettoni di presenza da parte di Consiglieri comunali a seguito dell’aumento delle sedute;
- trasferimento, presso la segreteria del Sindaco del Comune di Perugia, di un dipendente impiegato presso un’Azienda Regionale, inquadrato in una categoria superiore rispetto a quella posseduta.
Un evento che ha destato clamore nella pubblica opinione è riferito ad un utilizzo disinvoltodella “cosa pubblica“ da parte di un Sindaco coinvolto, insieme con altri, in un procedimento penale per una serie di reati tra i quali l’aver stabilmente piegato lo svolgimento delle pubbliche funzioni al perseguimento di interessi privati consistenti in vantaggi politico/elettorali, mantenimento delle posizioni di potere e/o sviluppo della carriera, vantaggi economici per se stesso e per soggetti legati da vincoli di vicinanza politica, amicizia e, per lo stesso Sindaco, altresì da vincoli sentimentali.
Procura regionale per la Valle d’Aosta 128
In Valle d’Aosta, tra i casi di maggiore interesse trattati si segnala quello relativo al mancato introito di canoni di concessione per prelievo di materiale litoide dal fiume Dora Baltea.
Un dirigente dell’amministrazione regionale ha autorizzato il prelievo del materiale suddetto dall’alveo del fiume attraverso un intervento di riqualificazione ambientale senza riscuotere il canone di concessione previstodall’art. 13 del D.Lgs. 12 luglio 1993, n. 275 e dalla deliberazione della Giunta Regionale dell’ 11 gennaio 2006, n. 25, ritenendo, erroneamente, che detto canone potesse essere rappresentato dall’utilità che l’Amministrazione traeva dalle opere accordate. Le opere hanno altresì comportato l’estrazione di materiale litoide in misura largamente superiore alla quantità
autorizzata, senza che sia stato riscosso alcun canone né sanzione. Da notare che tale vertenza ha avuto origine da una denuncia di un privato nell’assenza di controllo da parte della struttura regionale titolare del potere autorizzatorio.
Procura regionale per il Veneto
Tra le più rilevanti problematiche trattate si segnala un danno erariale di circa 3.467.701,00 euro riconducibile alla progettazione, alla realizzazione e alla manutenzione del Ponte della Costituzione a Venezia e presumibilmente imputabile a titolo di colpa grave al progettista, cui l’Amministrazione comunale affidaval’incarico di 129 controllare e affiancare la Direzione Lavori, al Responsabile Unico del Procedimento, nonché ai Direttori dei Lavori e ai Direttori Operativi succedutisi nel tempo.
L’appalto disattendeva in toto il principio dell’immediata realizzabilità del progetto esecutivo — quest’ultimo comportava, infatti, un incremento di costi pari al 23,67% rispetto al progetto definitivo e pari, complessivamente, al 74,90 % rispetto al progetto preliminare — e si caratterizzava per la redazione di sei perizie di variante in corso d’opera riconducibili ad errori ed omissioni progettuali, per lo spropositato dilatarsi dei tempi di realizzazione — dai 456 giorni previsti nel contratto ai 2.052 giorni finali - nonché per le trentuno riserve iscritte dall’appaltatrice e sfociate in un aspro contenzioso, tutt’ora in corso, con l’Amministrazione appaltante per un importo complessivo di € 13.448.015,00. Le prime sette sono state oggetto di accordo bonario con conseguente riconoscimentoall’impresa della somma di € 437.000,00 (in fase di invito a dedurre).
Altra vicenda riguarda la mancata riscossione dei canoni relativi a tre distinti rapporti contrattuali in essere tra l’A.u.l.s.s. n. 16 di Padova e una ditta privata aventi ad oggetto la concessione in uso del bar e dell’edicola dell’Ospedale Sant’Antonio, nonché del bar del Complesso Socio Sanitario “ai Colli“. Il pagamento parziale delle fatture emesse nel 2005 e la totale mancanza di pagamenti dal 2006 al 130 2010 avevano prodotto un credito per l’Azienda sanitaria lievitato nel tempo fino all’importo di € 846.740,00. La ditta concessionaria veniva dichiarata fallita con sentenza del 30.11.2010 (in fase di invito a dedurre).
Significativo è, poi, il caso dell’appalto dei lavori per la realizzazione del nuovo palazzo del cinema al lido di Venezia (opera abbandonata dopo la scoperta di rifiuti di amianto nel sottosuolo).
Allo stato sono stati erogati complessivamente € 38.613.000,00 (36.252.650,00 perSAL e 2.360.000,00 per altre spese, progettazioni, direzione lavori, ecc).
Un ingente danno erariale è conseguito a contributi pubblici erogati per oltre 18.500.000,00 euro alla compagnia aerea low cost Myair, poi fallita nel 2010. Il contributo pare essere stato erogato pur a fronte di fideiussioni non conformi a quanto normativamente previsto e a fronte di una rilevante situazione debitoria con omesso versamento di imposte erariali.
Irregolarità nella gestione dell’Arpav (Agenzia regionale prevenzione e protezione ambientale del Veneto) che negli anni 2006- 2010 ha accumulato una rilevante mole di debiti cui ha fatto seguito l’intervento di un commissario straordinario e la nomina di un nuovo Direttore Generale. La situazione debitoria sembra derivare anche da illeciti gestionali quali: acquisti di immobili per nuove sedi, non 131 necessari; appalto per la realizzazione di un battello per rilevazioni marine, operazione antieconomica, rimasta incompiuta per controversie con ilcostruttore; consulenze inutili e affidate in via diretta; benefici economici al personale concessi irregolarmente.
Altra vertenza concerne tangenti incassate da funzionari del settore edilizia del Comune di Venezia. L’istruttoria deriva dalla scoperta, nel 2011, di un vasto giro di tangenti pagate da alcuni imprenditori edili a funzionari comunali, per il rilascio di autorizzazioni, concessioni, licenze, omissioni di controlli. Alcuni imputati hanno patteggiato, per altri è in corso il processo.
Altra ipotesi di danno di circa 2.800.000,00 euro è quella relativa alla gestione di alcune discariche autorizzate dalla Provincia di Treviso a società poi fallita. Le discariche, dopo il conferimento di rifiuti non conformi, sono state abbandonate. La gestione era stata garantita con polizze non ammesse dalla normativa, che non è stato possibile escutere per il fallimento del fideiussore (in fase di invito a dedurre).
Illeciti connessi all’affidamento di consulenze concernono unaserie di consulenze, affidate da Arpav e dal Comune di Chioggia, per un complessivo importo di circa 400.000,00 euro, ritenute non ammissibili per diversi motivi: possibilità di esecuzione dell’incarico con il personale dipendente; affidamento diretto non consentito; 132 violazione dei limiti di importo fissati nei regolamenti; mancata realizzazione dei compiti affidati (in fase di invito a dedurre).
Vizi rilevanti sono stati riscontrati nella gestione del Consiglio dell’ordine dei commercialisti di Verona, di alcuni anni addietro.
Diverse le irregolarità poste in essere: contratti privi di oggetto determinato; controversie promosse per scopi non riconducibili all’Ordine; incarichi ingiustificati a personale esterno; spese telefoniche eccessive. Da cui un complessivo danno dedotto in oltre 400.000 euro (in fase di invito a dedurre).
Due vertenze riguardano società che hanno beneficiato di contributi FSE erogati dalla Regione Veneto, ma che dopo controlli effettuati adistanza dalla G.d.F. risultavano avere effettuato delle irregolarità e falsi nella registrazione dei soggetti presenti ai corsi (in fase di invito a dedurre).
Altra vicenda da segnalare attiene al mancato riversamento dei tributi ad un Comune (Scorzè) da parte della società concessionaria Tributi Italia, vicenda che vede la responsabilità sia della società che dei suoi amministratori e legali rappresentanti (in attesa dell’udienza di discussione).
Lavori pubblici e danno da lite con la ditta esecutrice. Un lavoro di entità rilevante (arsenale di Venezia) finisce con un contenzioso tra il magistrato alle acque di Venezia e la ditta 133 esecutrice che sfocia in un lodo arbitrale. Dall’esame della documentazione del contenzioso emerge che la ditta aveva meno ragioni di quelle che effettivamente sono state evidenziate nel lodo dagli arbitri, si ipotizza che la difesa delle ragioni pubbliche sia stata effettuata in modo sciatto ed impreciso sia da parte della struttura pubblicacommittente sia da parte della stessa Avvocatura dello Stato
per cui il risarcimento è stato assai maggiore di quello che sarebbe spettato alla ditta appaltatrice. A questo si è aggiunto il danno per l’omesso rinnovo della costituzione in mora da parte del dirigente del magistrato alle acque (in fase di invito a dedurre).
Lavori pubblici e danno da lite con ditta esecutrice. In questa vicenda ci sono stati gravissimi errori e lacune del progetto e della direzione dei lavori per la ristrutturazione della sede comunale di un Comune in provincia di Vicenza (Monticello Conte Otto), per cui il professionista incaricato dall’ente ha chiesto lavori aggiuntivi alla ditta per completare l’opera. La ditta alla fine avanzava delle riserve per le quali l’ente perveniva a un accordo bonario. Il comune si attivava davanti al giudice ordinario contro il tecnico, ma il tribunale e la corte d’appello negavano la loro giurisdizione. La Procura a sua volta ipotizzava la responsabilità per dannoerariale dello stesso progettista-direttore dei lavori (in attesa dell’udienza di discussione).
Altra vertenza riguarda alcune liti giudiziarie tra il comune di 134 Cessalto ed un suo dipendente mosse da futili motivi e in gran parte concluse con successo del dipendente per cui il comune ha dovuto sopportare le spese di giudizio e legali, nonché il danno da disservizio provocato da un irragionevole disposizione dell’amministrazione al dipendente predetto che ha finito per penalizzare i cittadini del comune in questione quando chiedevano i servizi. (in attesa dell’udienza di discussione) Va ricordata una frode ai contributi comunitari per l’agricoltura (FEOGA) da parte (anche) di alcune ditte di allevatori venete oltre a vari soggetti che hanno agito quali intermediari. Gli allevatori attraverso una società cooperativa con sede in Abruzzo, ABICA srl, ottenevano in concessione dai comuni abruzzesi terreni per il pascolo e dichiaravano tale possesso e titolo giuridico al fine diottenere i finanziamenti. Dalle indagini del Corpo Forestale dello Stato (da cui è nato anche un procedimento penale) risultava che in vari casi il titolo in questione non c’era e dunque le dichiarazioni erano state false per cui le ditte non avevano diritto ai finanziamenti ottenuti (in attesa dell’udienza di discussione).
In materia di partecipazioni pubbliche un’importante istruttoria ha riguardato una società partecipata totalmente da enti locali (ETRA S.p.A. subentrata a Brenta S.p.A.) che gestiva il ciclo integrato dell’acqua sulla base della convenzione con l’ATO. Detta 135 società ha costituito una società (AS srl) con un partner privato per finalità invero estranee alla sua attività e comunque fattibili con gli uffici che aveva. La società derivata, poco dopo la sua costituzione ha acquisito i rami aziendali di una terza società (Claim srl) che era controllata dal partner privato scelto per la società derivata. La società derivata non ha realizzato alcun utile ed è servitasostanzialmente a spalmare a carico del soggetto pubblico le perdite dell’azienda acquisita. La società derivata (AS srl) è fallita causando un notevole danno alla società di proprietà pubblica (ETRA). La Procura ha sostenuto la responsabilità degli amministratori della società pubblica originaria e di quelli della società derivata per la
costituzione di AS srl e per l’acquisizione dei rami aziendali di CLAIM srl, operazioni effettuate senza alcuna stima come invece previsto dal codice civile oltre che dal principio di economicità. (in fase di invito a dedurre).
Una ASL (ULSS n. 1 di Belluno) ha effettuato uno sconto da ritenersi del tutto ingiustificato per 8 anni di seguito ad una clinica convenzionata (Codivilla Putti di Cortina d’Ampezzo) sia pure posseduta per quota parte con azioni della stessa ULSS, rispetto all’utilizzo di alcuni servizi ambulatoriali di analisi resi dalla stessa ULSS. Sono stati chiamati a risponderne i direttori della ASL e i revisori che non hannoeffettuato osservazioni rispetto a tale 136 ingiustificata ed illegittima sovvenzione (in fase di invito a dedurre).
Un Comune (Breganze) ha applicato una sanzione assai inferiore a quella dovuta per un abuso edilizio commesso da una ditta lottizzatrice sulla base di un’interpretazione erronea o comunque arbitraria del proprio regolamento edilizio. In un complesso residenziale di 9 villette unifamiliari era previsto dal progetto che si potesse realizzare una sola stanza sotterranea (ad uso cantina etc.) in realtà è stato realizzato quasi un intero piano sotterraneo (in fase di invito a dedurre).
Una serie di truffe per vari anni di seguito sono state realizzate da una clinica privata convenzionata in provincia di Rovigo (Occhiobello) ai danni della ASL di Rovigo (sulle quali è pendente un giudizio penale). E’ stato riscontrato attraverso l’ausilio di un consulente tecnico che la truffa è stata effettuata attraverso l’attribuzione alle cartelle cliniche di codici diclassificazione riconducibili a prestazioni sanitarie, più onerose e comunque diverse da quelle effettivamente eseguite, sulla base delle quali la Casa di Cura ha indebitamente ottenuto rimborsi di gran lunga superiori a quelli effettivamente spettanti, con conseguente notevole aggravio della spesa a carico del SSN.
Una complessa istruttoria è in corso su gravi episodi di concussione di consulenti legali “stabilizzati“ per questioni di 137 ordinaria amministrazione in vari comuni del Veneto, tra cui Caorle, Lignano Sabbiadoro, Portogruaro, Chioggia, S Michele al Tagliamento, Motta di Livenza, i quali abusavano della qualifica di pubblici ufficiali per ottenere consistenti somme di danaro. Il danno non è ancora esattamente quantificato.
Un’altra istruttoria sorta all’esito di un’indagine ispettiva del Ministero della Giustizia, cui è seguita una indagine penale, ancora in corso, avrebbe accertato un danno erariale di circa 1 milione di euro subito dalla Corte di Appello diVenezia a seguito del reato di peculato contestato al Dirigente dell’Unep di Venezia.
In seguito ad un’indagine penale relativa a un giro di tangenti intascate da funzionari della Provincia di Vicenza e della Regione Veneto si sta procedendo in sede istruttoria contabile per un danno presunto di 500.000,00 euro.
Altra istruttoria in corso è correlata a un’indagine penale in capo al Primario di Cardiologia della ULSS, accusato di peculato e interruzione di pubblico servizio per la utilizzazione di apparecchiature medicali pubbliche per la sua attività privata.
Si segnalano ancora:
- un’istruttoria relativa a diffusi reati di truffa, corruzione e concussione posti in essere da Primari di Otorinolaringoiatria presso gli Ospedali di Padova, Vicenza, Dolo, che avrebbero 138 perfezionato accordi truffaldini con l’Acustica veneta, la quale, a fronte di prescrizioni di protesi, corrispondeva loro tangibili omaggi.
- Una istruttoria riguardante il contenzioso afferente ilperfezionamento di una convenzione tra il Comune di Auronzo di Cadore e la Società di telecabine di Lavaredo, relativa ad una concessione di costruzione ed esercizio con esazione del pedaggio per una strada di transito alle tre cime di Lavaredo, con un danno presunto di circa 3.500.000,00 euro.
- Una istruttoria relativa a 22 poliziotti della Questura di Rovigo condannati in primo grado dal Giudice penale per truffa, falso ideologico, abbandono del posto di lavoro perché dormivano durante i turni di servizio. E’ in corso la quantificazione del danno per disservizio.
- Insegnanti di un corso serale per extracomunitari percepivano stipendi per un intero anno scolastico a fronte di prestazioni non rese per assenza di discenti. Danno circa euro 9.000,00.
- Danno all’immagine e da disservizio per 15.000,00 euro, contestato ad agente di P.S., il quale vendeva su Ebay materiale informatico della Questura presso cui prestava servizio. (invito a dedurre).
- Danno all’immagine eda disservizio per circa 12.000,00 euro 139 nei confronti di un agente di polizia condannato per concussione per aver preteso nel corso di controlli su strada una somma in danaro al fine di non contestare al presunto trasgressore una violazione del codice della strada. (invito a dedurre).
Va poi segnalata una peculiare attività investigativa focalizzata ad individuare fattispecie di responsabilità per danno erariale attraverso attività illecite, in danno di extracomunitari, soggetti oggettivamente deboli e per questa ragione frequentemente strumentalizzati da cittadini italiani. A tale categoria di illeciti si iscrive:
- il danno all’immagine per euro 10.000,00 a carico del Responsabile dell’Ufficio Anagrafe di un Comune, condannato per peculato, in quanto rilasciava in duplice copia i certificati agli extracomunitari, ne annullava, poi, una copia e si appropriava dei diritti per l’imposta di bollo. (invito a dedurre);
- Atto di citazione e sentenza di condanna per dannoall’immagine e da disservizio pari a circa 11.000,00 euro per atti contrari ai doveri d’ufficio, a seguito di sentenza penale di condanna per reato di corruzione in capo ad una funzionaria dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Verona, la quale percepiva, a cottimo, importi predeterminati dal titolare di 140 un’Agenzia di collocamento per extracomunitari a fronte della sistematica manomissione del registro informatico per agevolare i suoi clienti, pretermettendo i legittimi soggetti in attesa del permesso di soggiorno;
- atto di citazione per danno all’immagine e da disservizio, pari a 50.000,00 euro, a seguito di sentenza penale di condanna per concussione in capo a due poliziotti della questura di Verona che avevano violentato in caserma una prostituta extracomunitaria.
Nell’ambito delle frodi ai danni dell’Unione europea si menziona un procedimento relativo ad irregolari percezioni di contributi del Fondo Sociale Europeo, programmazione 2000¬2006.
L’importo deldanno quantificato nell’invito a fornire deduzioni è di circa 2.000.000,00 euro, cifra accertata dalla Guardia di Finanza e dalla Regione Veneto. La indebita percezione da parte dell’Associazione EFAL era stata realizzata mediante i seguenti illeciti: a) documeti di spesa intestati a soggetti che hanno svolto l’attività di docenza in via continuativa o occasionale, materialmente falsi, redatti all’insaputa degli stessi soggetti e riportanti firme non autentiche; b) incarichi di docenza riportanti firme non riconosciute come autentiche da alcuni professionisti; c) fatture materialmente false intestate a fornitori, che non hanno trovato alcun riscontro nel 141 contabilità esibita dagli stessi fornitori; d) pagamenti a docenti e/o fornitori effettuati con assegni circolari e/o bancari tratti dai conti correnti di E.F.A.L., che in realtà non sono mai avvenuti; e) estratti conto bancari, presentati alla Regione Veneto al fine di attestare l’effettiva uscita del titolo di pagamento, alteratie non appartenenti all’EFAL; f) rendicontazioni non veritiere dei pagamenti, mediante presentazione a consuntivo del medesimo assegno a copertura parziale o totale di fatture diverse; g)allievi che, dalla consultazione dei registri di presenze, sono comparsi come frequentatori del corso ma che, in realtà, — negli stessi periodi — sono stati impiegati in attività lavorative presso altre aziende o hanno frequentato corsi universitari.
Il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. di n. 6 immobili riconducibili ad E.F.A.L. e ad alcuni ritenuti corresponsabili, vista la gravità delle condotte poste in essere dai soggetti in parola ed il copioso materiale probatorio posto a sostegn della denuncia.
Altro procedimento è relativo ad una frode al Servizio Sanitario Nazionale/Regionale, posto in essere da una struttura privata accreditata con la AUSL n. 12 veneziana, attraverso una sistematica alterazione dei D.R.G ., al fine di percepire rimborsi più ragguardevoli daparte della stessa AUSL.
142 Il danno è stato quantificato, per il periodo di cui alla prima annualità dell’anno 2006, in € 562.000,00, mentre per il secondo semestre dell’anno 2006 e per l’anno 2007, è ancora in corso di valutazione.
Altra truffa è stata foriera di danno patrimoniale per l’Ente Poste, di circa € 600.000,00. Si tratta di danno ad Amministrazione diversa da quella di appartenenza, poiché il responsabile è un impiegato dell’Agenzia delle Entrare, che ha fornito codici fiscali falsi ad alcuni privati; questi hanno ottenuto linee di credito dallo stesso Ente ed hanno versato su alcuni conti correnti le somme in parola, salvo - nel tempo - prelevare gli importi di queiconti.                                                                      Sanità, tagli e risparmi strozzano il Ssn: iniziano a mancare anche garze e aghi
Sanita’ sempre piu’ strozzata da tagli e risparmi. Le misure di revisione della spesa pubblica, che sulla carta dovrebbero far risparmiare diversi miliardi al Servizio sanitario nazionale, per il momento stanno mettendo a dura prova il sistema. Dal taglio dell’acqua per i ricoverati alla somministrazione di farmaci con il contagocce; dalla carenza di protesi a quella di garze o aghi, cominciano a vedersi i primi effetti - negativi - della spending review. E’ il quadro cheemerge dalle testimonianze di medici e associazioni di cittadini raccolte, da Nord a Sud del Paese. Perche’ sono proprio loro, i camici bianchi e i pazienti, i primi a pagare il conto della spending review, legge che impone alle Asl di tagliare del 5% i contratti di fornitura che vanno dai servizi di lavanderia e mensa a dispositivi medici di alto valore tecnologico come stent o protesi.
"La spending review? Si fa sentire eccome", spiega un medico del Cardarelli di Napoli. "Nel mio ospedale, ad esempio, mancano i guanti per l’incisione della tiroide, gli stick per la glicemia e anche alcune classi di farmaci. C’e’ poi una carenza cronica di protesi. E scarseggiano pure i ferri per gli interventi di chirurgia per gli obesi". Ma i problemi a Napoli non riguardano solo il Cardarelli. A inizio gennaio, all’ospedale San Giovanni Bosco sono addirittura mancate le garze. Questo ha spinto la direzione a stoppare gli interventi chirurgici, a eccezione di quelli d’urgenza. Il direttore delDipartimento assistenza ospedaliera dell’Asl Napoli 1, Rosario Lanzetta, ha poi spiegato che il disagio si e’ verificato per una "lungaggine" della gara di acquisto legata alla definizione dei quantitativi di queste speciali garze, usate nel corso degli interventi. Il caso ha comunque dell’incredibile.
Nel vicino Lazio le cose non vanno meglio: "Nei nostri ospedali - sottolinea un cardiologo del San Camillo di Roma - gli acquisti si fanno sempre piu’ con il contagocce. Spesso non riusciamo a far fronte alle liste d’attesa. Le criticita’ si registrano soprattutto nell’approvvigionamento dei farmaci piu’ costosi: biologici e chemioterapici. C’e’ poi una criticita’ cronica di alcuni materiali, come cateteri e protesi. Problemi che con le norme sulla spending review si sono accentuati". Ripercussioni anche sui servizi non sanitari: "Al San Camillo abbiamo avuto problemi con la distribuzione dei pasti, effetto dei tagli al personale eseguiti dall’impresa che gestisce ilcatering".
Sempre a Roma, al Policlinico Umberto I, negli ultimi giorni e’ stata denunciata da alcuni lavoratori della struttura una presunta carenza di aghi per biopsia. Il direttore generale del Policlinico, Domenico Alessio, ha pero’ smentito categoricamente il fatto. Sempre nel Lazio, dalla sede di Ceprano (Frosinone) del Tribunale per i diritti del malato (Tdm) arriva invece l’allarme acqua: stop alla distribuzione della bottiglietta insieme al pasto per i ricoverati. I pazienti devono provvedere da soli o mettere mano al portafoglio.
Bottigliette d’acqua ’razionate’ anche negli ospedali del Veneto. Secondo la testimonianza di una caposala, raccolta dal Tdm, "ora ne vengono distribuite solo una a pranzo e una a cena. Se il paziente ha bisogno di piu’ acqua, ne va fatta appositamente richiesta". Un ridimensionamento che tocca anche la biancheria. "Ci forniscono meno teli per lavare i pazienti - racconta una testimone al Tdm - quindi ci arrangiamo con delle manopole di carta.Quanto alla strumentazione, se ne acquista di meno e la si sterilizza di piu’ per poterla riusare". E poi la mensa: "Se prima il paziente poteva decidere fra sette alternative, ora la scelta e’ fra cinque".
Non va meglio nelle Marche. A finire sotto la lente d’ingrandimento del Tdm e di Cittadinanzattiva e’ l’unita’ operativa di Medicina dell’ospedale Carlo Urbani di Jesi, dove a gennaio e’ stato segnalato che i pazienti sono costretti a lavarsi con l’acqua fredda perche’ "da piu’ di un mese l’acqua calda e’ a singhiozzo". Le carenze riguardano anche farmaci e flebo. "E’ anche successo - spiega il Tdm - che si sia richiesto al ricoverato di portarsi un farmaco da casa in quanto la struttura non era in grado di garantire la continuita’ di cure che lo stesso faceva prima del ricovero".
Anche la Toscana ’patisce’. "Negli ultimi mesi - denuncia un medico internista dell’ospedale San Lorenzo di Colle Val d’Elsa (SI) - molte Regioni hanno dato l’indicazione di spostare gli interventiprogrammati per non sforare i bilanci e finire in piano di rientro. Si e’ fatto ricorso alla fantasia piu’ sfrenata per non sforare i bilanci e finire in amministrazione controllata. Alcune Asl piu’ in difficolta’ (Massa, Livorno, Pistoia) hanno rallentato la chirurgia di elezione".
Tagli insostenibili anche in Piemonte. "Ci sono - spiega un medico dell’ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO) - sempre piu’ difficolta’ nell’espletare le gare di acquisto di beni e servizi. E’ sempre piu’ difficile ottenere piu’ dello strettissimo necessario. Se ad esempio mi si rompe la stampante con cui stampo i referti, difficilmente verra’ sostituita o riparata in tempi brevi". Ma ci sono anche esempi eclatanti di restrizioni gia’ in atto: "All’ospedale Mauriziano e’ stata ’tagliata’ l’acqua ai pazienti in chemioterapia. L’azienda si e’ giustificata dicendo che il disagio e’ nato da un problema legato alla gara di acquisto, ma certo e’ indicativo della situazione. Siamo sul filo del rasoio.Anche perche’ le Asl hanno sempre piu’ problemi di cassa e i fornitori vengono pagati sempre piu’ in ritardo. Molte imprese rischiano di chiudere, con il rischio di non avere piu’ la fornitura di beni anche essenziali, tipo stent coronarici o medicinali salvavita. Se si continua su questa strada e’ inevitabile che capiti il fattaccio".
Al Sud i problemi c’erano anche prima della spending review. Ora sembrano aumentati. "La sofferenza che si vive negli ospedali calabresi - spiega un chirurgo dell’ospedale civile Giovanni XXIII di Gioia Tauro (RC) - e’ sotto gli occhi di tutti, operatori e cittadini. Tutte le gare di acquisto sono scadute e vanno rinnovate, nel frattempo registriamo diverse carenze, anche nei reparti di Chirurgia: dalle garze laparoscopiche al filo di sutura; dai bisturi agli aghi per biopsia. Mancano anche i reattivi nei laboratori di analisi". Piu’ o meno lo stesso quadro in Sicilia. "Nelle nostre strutture - sottolinea un medico dell’ospedale civileCastiglione/Prestianni di Bronte (CT) - i problemi sono tanti, ma a scarseggiare sono soprattutto protesi e valvole cardiache. Questo perche’ hanno ridotto i finanziamenti. Gli sprechi, che pure ci sono, non si combattono asfissiando il sistema. Se si continua su questa strada, il Ssn a breve sara’ defunto".
A confermare questo quadro a tinte fosche e’ anche uno studio della Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie ospedaliere), che ha condotto un’indagine per fare il punto sui risultati ottenuti dalle aziende sanitarie e ospedaliere nella ricontrattazione dei contratti di fornitura di beni e servizi: dalla lavanderia alla mensa fino ai dispositivi medici, cosi’ come imposto dalla spending review.
La Fiaso porta alla luce alcuni esempi simbolici: "Alle Molinette di Torino - spiega la Federazione - si stanno somministrando ai pazienti farmaci con il contagocce; alcune Asl laziali hanno comunicato a voce o per iscritto ai pazienti nutriti artificialmente a domicilio che lesoluzioni nutrizionali non potranno piu’ essere fornite in misura sufficiente".
E ancora: "All’ospedale di Tivoli ci si e’ limitati al simbolico taglio di acqua e latte per i ricoverati, ma a Rimini e’ stato sospeso il servizio di dialisi notturno che consentiva ai malati che lavorano di continuare a farlo. Nella virtuosa Toscana, infine, la Asl fiorentina dal 10 dicembre garantisce solo gli interventi chirurgici urgenti e quelli oncologici". Il risultato finale dell’indagine della Fiaso non lascia spazio a troppe speranze: "Per raggiungere l’agognato obiettivo di risparmio, nel 95% dei casi le Asl saranno costrette a tagliare i servizi e le prestazioni rese ai pazienti".                      Sanità, ecco il libro nero
Ospedali che crollerebbero alla prima scossa. Prestazioni sanitarie che passano dalla norma alla vergogna nel giro di pochi chilometri.Consulenze da milioni di euro senza giustificazione. Eccellenze che chiudono e parenti che devono lasciare il lavoro per dare supporto a un familiare malato. La fotografia del Sistema sanitario nazionale fornita dal rapporto finale della Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Ignazio Marino è preoccupante. Perché racconta, seppur in sintesi, per il momento, un Paese che non garantisce come dovrebbe il diritto alla salute dei suoi cittadini. Un Paese in cui tutti i malati sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.
Il toto Regioni delle prestazioni sanitarie Cercate di non rompervi un femore in Basilicata. Non è una battuta. Secondo la Commissione, l’intervento per la frattura del femore andrebbe eseguito entro due giorni, perché la tempestività dell’operazione è fondamentale per sperare in un recupero completo. Nelle Asl lucane però avviene per meno del 20 per cento delle richieste. In Provincia di Bolzano per 8 su 10. Questa è l’Italia, e la media nazionale nonfa onore: solo il 35 per cento delle operazioni viene effettuato entro due giorni dall’incidente. Ma la differenza non è solo fra Nord e Sud. In Veneto, ad esempio, si passa dal 14 all’ 85 per cento, solo spostandosi da una provincia ad un’altra. L’intervento al femore è un esempio, scelto dai senatori Fabio Rizzi e Lionello Cosentino per dare un’idea di un Paese troppo diseguale nei suoi servizi.
Non è il solo: c’è il tema dei parti cesarei, per i quali i reparti italiani di maternità sembrano avere una tendenza smodata. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità infatti bisognerebbe ricorrervi in meno del 15 per cento dei casi. In Campania si arriva a farlo per sei parti su dieci. Sempre la Campania è maglia nera anche sotto un altro aspetto: le dimissioni di pazienti che hanno una diagnosi medica ma non hanno subito alcuna operazione. Ovvero gli ospedali che sanno di non poter curare il loro paziente, almeno non subito, e nonostante la diagnosi lo rimandano a casa senzainterventi. In Campania succede quasi a una persona a due, nelle Marche a meno di una su dieci.
Sono tanti i casi, le sfaccettature del problema. Ci sono le persone con disagio psichico, abbandonate dai servizi nel 47 per cento dei casi, in Molise, contro l’11 dell’Emilia Romagna. O ancora le radioterapie per le donne con un tumore al seno sottoposte a un intervento conservativo: in Emilia Romagna iniziano entro sei mesi la cura nella metà dei casi, ma con differenze abissali da zone come quella di Pisa, dove non avviene che per il 4 per cento delle donne che ne avrebbero bisogno, e l’Asl di Rieti, al primo posto, con la radioterapia garantita entro i termini a nove pazienti su dieci. «Il lavoro della Commissione ha mostrato come sia possibile, e quindi doveroso», scrivono Rizzi e Cosentino: «Effettuare misurazioni scientifiche in ambito sanitario, da mettere a disposizione dei decisori politici». Insomma: che il prossimo Governo guardi ai dati, prima di fare delle scelte e decideredelle priorità.
Ospedali insicuri I
l 65 per cento degli ospedali italiani, secondo un censimento del 2001, è stato costruito prima del 1970. Ovvero prima di qualsiasi norma di costruzione antisismica. Succede così che più di 500 strutture, secondo la Commissione, avrebbero urgente bisogno di interventi per scongiurare danni, anche gravi, in caso di terremoto. «Alcuni edifici antichi però, e sottoposti per questo ai vincoli dei beni culturali», scrivono i senatori Laura Bianconi e Raffaele Calabrò, che hanno seguito questo tema: «Sono costruiti molto meglio di quelli edificati negli ultimi 50 o 60 anni». Una beffa, forse, ma che non fa ridere, se pensiamo all’Ospedale San Salvatore dell’Aquila, crollato il giorno del terremoto nonostante fosse stato costruito meno di quarant’anni fa. Quello che pesa davvero però è sapere che il 75 per cento dei presidi sanitari italiani, secondo la Protezione Civile, è a rischio, altissimo, di collasso, alla prima scossa dimagnitudo superiore a sei. Il 75 per cento. Servono fondi per le ristrutturazioni. Dieci anni fa il governo aveva stanziato due milioni di euro, diretti agli ospedali situati nelle zone di massimo rischio sismico. Ma la Commissione mostra che fine hanno fatto: nel 31 per cento dei casi i lavori hanno impiegato fra i quattro e i sette anni, nel trenta anche più di otto.
Sprechi e consulenze
Le consulenze assegnate all’esterno dagli ospedali italiani valgono 790 milioni di euro l’anno. Poco, se rapportate alla spesa sanitaria complessiva, una cassa da 148 miliardi di euro, ma moltissimo se guardate al dettaglio. Quello che ha fatto la Corte dei Conti, incriminando incarichi sospetti, perché assegnati senza motivazioni precise, per attività che potevano benissimo esser svolte all’interno o ancora non analizzate, come di dovere, alla fine della prestazione. I membri della Commissione minimizzano il problema: spesso, dicono, si ricorre alle consulenze solo peraggirare il blocco del turn over imposto dalla spending review. Ma non mancano di citare alcuni casi eccellenti, in negativo, successi negli ultimi anni. Spunta così la Lombardia, con due incarichi assegnati all’esterno per la "fattibilità gestionale della casa della salute". Per la Corte dei conti si tratterebbe di consulenze generiche, assegnate a persone non competenti (almeno non dal curriculum) e il cui lavoro non è stato valutato. Oppure il Lazio, per l’esternalizzazione della "verifica delle procedure d’appalto".
Ma l’amministrazione di Renata Polverini è criticata sopratutto sotto altri aspetti. Il primo, più grave, è il drastico ridimensionamento dei rimborsi sanitari, previsto come misura necessaria per colmare il deficit in bilancio creato dalla giunta dei Batman e delle feste a tema. «Nel Lazio», dicono i membri la Commissione: «E’ a rischio la tutela della salute». Non sarà infatti solo un’eccellenza come la Fondazione Santa Lucia di Roma a soffrire, nei prossimi mesi,per dei rimborsi non adeguati alle prestazioni: il budget della Regione è diminuito del 16 per cento, per tutti i servizi effettuati dal 2008 in poi. «Le esigenze della finanza pubblica», scrivono i senatori: «Non possono assumere un peso talmente preponderante da comprimere il nucleo irriducibile del diritto alla salute, come ambito inviolabile della dignità umana». Rischio che oggi il Lazio corre.
Altro problema è l’assistenza agli anziani e ai disabili. Le 2475 strutture geriatriche italiane, che ospitano più di duecentomila persone, non sono abbastanza controllate, secondo la Commissione. Le verifiche infatti dipendono unicamente dai Nas, che nel 2010 sono riusciti a fare solo 863 visite, e nel 30 per cento dei casi hanno trovato delle irregolarità. Così fioriscono luoghi che anche se ricevono dai mille ai 4000 euro al mese di retta per ogni persona ospitata non garantiscono le attività terapeutiche o anche solo il rispetto di minimi standard di qualità.
L’ultimo richiamodella Commissione è per l’assistenza ai malati di Sla (Sclerosi laterale amiotrofica). Non solo andrebbe considerata seriamente, secondo i senatori, l’opportunità di dare nuovi finanziamenti pubblici alla ricerca della dottoressa piemontese Letizia Mazzini, che ha individuato un metodo terapeutico innovativo per la Sla usando le cellule staminali. Bisognerebbe soprattutto, scrivono, sostenere l’assistenza domiciliare dei malati. Il deficit infatti sarebbe così grave da costringere molte famiglie a rinunciare a uno stipendio per permettere a un parente di rimanere a casa col malato, visto che non ci sono fondi per garantire la presenza di un infermiere specializzato. FrancescaSironi-l’espresso                                                          
Nuovi ospedali Taranto e Fasano-Monopoli: avviata progettazione
La Giunta regionale ha deliberato l’avvio della progettazione preliminare per la realizzazione dei nuovi ospedali “San Cataldo di Taranto e Fasano-Monopoli, affidando l’incarico, rispettivamente, alla ASL di Taranto e al Servizio Lavori pubblici dell’Assessorato regionale delle Opere pubbliche.
Con la collaborazione dei Comuni di Fasano, Monopoli, Taranto e delle ASL di Bari, Brindisi e Taranto, si conta di bandire la gara d’appalto nel giro di sei mesi.
Lo rendono noto gli assessori regionali alla Salute e alle Operepubbliche.
La spesa complessiva per la realizzazione dei nuovi ospedali ammonta a € 287.500.000:
a) Euro 207.500.000,00 per la realizzazione del nuovo Ospedale San Cataldo di Taranto;
b) Euro 80.000.000,00 per la realizzazione del nuovo Ospedale Monopoli-Fasano.
Il programma costruttivo é finanziato per € 230.000.000 con il Fondo di Sviluppo e Coesione (delibera CIPE del 3 agosto 2012 - pubblicata nella Gazzetta ufficiale del 14.11.2012) e per € 57.500.000 con fondi regionali.
NUOVO OSPEDALE DI TARANTO "SAN CATALDO".
L’ospedale si svilupperà su 90.000 m/q, sara` ubicato nel quartiere Solito - Corvisea e dotato delle seguenti discipline:
Cardiologia 24
Chirurgia generale 48
Chirurgia plastica 15
Chirurgia toracica 15
Chirurgia vascolare 20
Ematologia 26
Malattie endocrine 10
Geriatria. 20
Malattie infettive e tropicali 25
Medicina generale 72
Nefrologia 10
Neurochirurgia 24
Neurologia30
Oculistica 10
Ortopedia e traumatologia 60
Ostetricia e Ginecologia 60
Otorinolaringoiatra 14
Pediatria 20
Psichiatria 30
Urologia 20
Terapia intensiva 20
Unita` coronarica 14
Gastroenterologia 15
Neonatologia 22
Oncologia 26
Pneumologia 30
Terapia intensiva neonatale 10
Unita` spinale 10
Lungodegenza 15
TOTALE 715
Il nuovo ospedale sarà dotato delle seguenti grandi macchine:
n. 3 Acceleratori lineari;
n. 1 TAC Simulatore;
n.1 IORT;
n. 1 Sala predisposta per Cyberknife; n. 2 Gamma camere;
n. 1 PET/TAC;
n. 3 RMN;
n. 4 Tac;
n. 1 Angiografo Biplano;
n. 2 Angiografi.
NUOVO OSPEDALE INTERMEDIO BARI-BRINDISI (FASANO-MONOPOLI).
L’ospedale si svilupperà su una superficie totale lorda di 35.880 Mq, sara` ubicato al confine tra i Comuni di Fasano e Monopoli (lungo la strada statale 16), funzionerà al servizio dei Comuni di Alberobello, Cisternino, Conversano, Fasano, Monopoli e Polignano aMare e sarà dotato delle seguenti discipline:
Cardiologia e UTIC 12
Chirurgia generale 32
Medicina generale 48
Nefrologia e Emodialisi 10
Neurologia 16
Oculistica 4
Ortopedia e traumatologia 32
Ostetricia e Ginecologia 36
Otorinolaringoiatra 3
Pediatria 10
Psichiatria 15
Urologia 15
Terapia intensiva 8
Unita` coronarica 6
Recupero e riabilitazione 15
Neonatologia 8
Pneumologia 15
Lungodegenza 14
TOTALE 299
Il nuovo ospedale sarà dotato delle seguenti grandi macchine:
n. 1 Acceleratori lineari;
n. 1 TAC Simulatore;
n.1 IORT;
n. 1 Gamma camere;
n. 1 PET/TAC; n. 1 RMN;
n. 2 Tac;
n. 1Angiografo.                                                                                             Casa divina provvidenza: irresponsabile abbandonare 800 pazienti ortofrenici
“La Casa Divina Provvidenza rischia di trasformarsi in un tragico lazzaretto, 800 pazienti ortofrenici (solo a Bisceglie e Foggia) potrebbero restare senza assistenza dal 12 febbraio prossimo”. E’ più di un grido allarme quello lanciato da Michele Losacco, Segretario Provinciale della Fials Bari e dagli altri sindacati impegnati nellavertenza della Casa Divina Provvidenza che si trascina da oltre un anno.
Martedì 12 febbraio, dopo il rinvio del tavolo del 4, è prevista a Roma la eventuale firma delle procedure di licenziamento e mobilità per 587 lavoratori tra medici, infermieri e operatori sanitari.
Un’operazione che rischierebbe di aprire una crisi sanitaria e sociale senza precedenti specie a Bisceglie e Foggia, due delle tre sedi della C.D. P.. Per questo Losacco invita le istituzioni a riflettere. “Il prefetto della BAT, osserva, “ha già compreso e condiviso le preoccupazioni sulla straordinaria gravità della situazione che si va profilando”.
“Inoltre”, aggiunge, “i riflessi drammatici della riduzione del personale sono emersi nettamente nel vertice coi sindacati tenuto a Barletta con S.E. dottor Sessa. Basti pensare che i degenti ricoverati nell’Istituto Ortofrenico non sono autosufficienti e necessitano di un’assistenza complessa. Sono anziani portatori di diverse patologie che si aggiungono alleproblematiche psichiatriche. Persone con età mentale non superiore ai primi anni di vita che hanno bisogno di monitoraggio costante, di giorno e di notte, al fine di prevenire episodi di autolesionismo, aggressività nei confronti degli altri ammalati e dello stesso personale con alto rischio di contrarre infezioni per assenza totale di controllo corporeo e di facoltà logiche”. “Di fronte a questo quadro agghiacciante è impensabile andare al Ministero a firmare licenziamenti senza certezze assistenziali adeguate”, avverte il segretario. “La giunta Vendola deve bloccare il piano di esuberi e stabilire standard di assistenza per i pazienti ortofrenici mai fissate in Puglia”. “Sarebbe crudele e irresponsabile”, conclude, “abbandonare al loro destino gli ultimi tra gli ultimi come li definiva don Pasquale Uva, il fondatore della Casa Divina Provvidenza nel 1926. Ai vertici ecclesiastici, a partire dall’arcivescovo, chiediamo di non restare sordi ai nostri appelli e alle grida di dolore diquesti pazienti soppiantando la carità cristiana agli interessi economici”.                                                          Sanità, approvata la “rivoluzione” Balduzzi. Ma la legge è rimasta lettera morta
Doveva essere la riforma che avrebbe rivoluzionato la sanità in Italia, portarci il medico di base h24, nuove prestazioni convenzionate, un servizio ”più trasparente, efficiente e sostenibile”, invece il decreto Balduzzi è rimasto in larga parte lettera morta. Per mesi si è parlato di una svolta nella sanità, ma ad oggi la svolta non è arrivata, o quantomeno è monca. Non solo. In questa campagna elettorale infuocata, in cui sono candidati tra gli altri Mario Monti e l‘exministro della Salute Renato Balduzzi, si è parlato di quasi tutto, tranne che di una riforma organica della sanità. Uno dei pochi accenni al problema è stato fonte di un battibecco su Twitter tra l’ex ministro e Ignazio Marino del Pd. “Ma lo sa che il programma sanità del Pd è già legge?”, ha cinguettato Balduzzi. “Si riferisce per caso alla sua legge fantasma?” gli ha replicato Marino. Negli ultimi giorni di campagna elettorale il tema è stato poi introdotto dal solo candidato del centrosinistra a Palazzo Chigi Pierluigi Bersani (ma è destinato a tornare presto da dov’è uscito).
Il decreto Balduzzi è legge da inizio novembre 2012, ma mancano all’appello più di 20 decreti attuativi, su cui si stanno dando battaglia Regioni e Governo. Alcuni di questi sono già scaduti (dovevano essere già varati entro il 2012), e la maggior parte dovrebbe essere approvata entro la prima metà del 2013. Le Regioni sostengono di non aver ricevuto finora nemmeno il decreto, contestano i tagli allasanità e l’impianto stesso di tutta la riforma (che, dicono, è stata fatta con due provvedimenti separati e incompatibili tra loro, ovvero il regolamento della spending review, che taglia i posti letto, e il decreto Balduzzi). Per il 2013 chiedono che il finanziamento alla sanità sia riportato “almeno al livello del 2012?. Inoltre, secondo le Regioni, per avere la possibilità di lavorare con una prospettiva di mantenimento dei Lea (i Livelli essenziali di assistenza), “servirebbero anche un altro paio di miliardi”.
Ma per il Governo altri fondi da dare non ce ne sono. Anche perché, a detta dell’esecutivo, il decreto Balduzzi è a costo zero. L’impasse, a poche settimane dall’inizio della prossima legislatura, sembra dunque insuperabile. “Nessuno di questi decreti ha la possibilità reale di essere approvato prima del voto”, sostiene Paolo Di Loreto, rappresentante dell’Umbria nel coordinamento sanità delle Regioni.
Le nuove misure contenute nella riforma per le Regioni qualcheonere aggiuntivo invece ce l’hanno. Il motivo lo spiega Di Loreto, che è anche membro del Cda del’Istituto superiore di sanità in rappresentanza delle Regioni: “Da una parte si tagliano fondi e risorse per gli ospedali: dal regolamento della spending review lo stesso Governo prevede una riduzione dei costi di 20 milioni di euro, cifra ridicola; poi si mette in atto una riforma, attuata per decreto, che il ministro dice essere a costo zero ma che secondo noi non lo è”, a tal punto che “quei 20 milioni di risparmi sono spiccioli rispetto alle spese da coprire”. Stesso ragionamento lo fanno gli assessori alla salute nelle varie regioni italiane. Quello toscano (Luigi Marroni) sottolinea, ad esempio, che nella riforma ci sono diversi punti, che pur non creando spesa, hanno un impatto economico sulla sanità locale, già afflitta dai tagli.
Sono soprattutto tre i nodi del decreto Balduzzi che le Regioni contestano, oltre al fatto di aver approvato una riforma della sanità per decreto: ilmedico di base h24, l’aggiornamento dei nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza), le nuove regole per la nomina di direttori generali e primari.
Per quanto riguarda l’introduzione del medico h24, spiega Di Loreto, “a livello regionale un’assistenza di questo tipo garantita esiste già, grazie alle guardie mediche. Se poi si vuole farla in maniera più strutturata, noi siamo d’accordo, ma non è vero che è a costo zero”. I fondi infatti, spiega, secondo il Governo dovrebbero venire dai risparmi della spending review: “Ma così – sostiene – prima di tutto si risparmia sugli ospedali, che sono già in sofferenza e che avrebbero bisogno di investire in innovazione”. E inoltre, fa notare, “a fronte di ipotetici risparmi che sarebbero realizzati in più anni, necessari per la riorganizzazione della rete ospedaliera, si dovrebbero affrontare da subito le spese per i nuovi ambulatori h24?.
Altro oggetto del contendere è l’aggiornamento dei nuovi Lea, le prestazioni e i servizi che ilServizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di ticket. Il ministro Balduzzi ha provveduto a stilare la nuova lista, includendo anche 110 nuove patologie rare, ma le Regioni sostengono di non aver ancora ricevuto il documento. Le Regioni condividono l’esigenza di aggiornare i Lea ma, dicono, “non ci si può fermare alle malattie rare e alla ludopatia quando c’è bisogno di adeguare i Lea anche nel settore delle prestazioni diagnostiche. Abbiamo dei comuni esami di laboratorio che non sono inseriti nei Lea e manteniamo invece convenzionati degli esami obsoleti”. Soprattutto le Regioni contestano il metodo di non affrontare complessivamente il tema, mettendo in relazione l’aggiornamento dei Lea e costi correlati.
Ultimo punto su cui l’attuazione del decreto Balduzzi si è bloccata sono le nuove regole di nomina dei direttori generali e dei primari. “Siamo favorevoli – dice Di Loreto – a percorsi di nomina e valutazione deidirettori generali e dei primari caratterizzati dal massimo livello di trasparenza e basati su una valutazione tecnica dei curriculum professionali. Ma riteniamo la responsabilità della nomina debba coincidere con quella dei risultati che consegue il servizio sanitario regionale”. Su questo aspetto arriva l’attacco di Lucio Barani (Pdl), che fu uno dei relatori del decreto Balduzzi alla Camera. Secondo lui lo stallo nell’attuazione della Balduzzi deriva dalla resistenza delle Regioni a un cambiamento: “Molti governatori si oppongono – dice – perché vogliono continuare a gestire la sanità, ad esempio nominare i primari e i dirigenti. C’è una sorta di dittatura delle Regioni”. Ma l’attacco viene rispedito al mittente: “Non è un nostro capriccio”, replicano dalla Conferenza delle Regioni. (VIC) Public Policy per il Fatto Dossier Ocse. "Liste d’attesa". Un problema non soloitaliano.                         I tempi di attesa lunghi per l’accesso alla cura sono una questione molto importante e urgente di sanità in molti dei paesi Ocse. Per questo già dal 2001, l’organizzazione aveva lanciato un progetto proprio per valutare le politiche intraprese per limitare questo problema, in 13 paesi (Australia, Canada, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Italia, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia and e Gran Bretagna). Sul breve termine tuttavia era difficile valutare quali politiche potessero funzionare meglio. Tuttavia, oggi questa valutazione sta dando i primi frutti, offrendo un quadro, seppur ancora poco omogeneo, di cosa sia stato fatto e cosa ci sia ancora da fare. Il risultato è stato pubblicato in un libro consultabile online dal titolo “Waiting Time Policies in the Health Sector – What works?”.
Comel’attesa si ripercuote sul sistema sanitario
Il problema delle attese troppo lunghe in sanità si riscontra in quasi tutti i paesi Ocse e in quesi tutti gli ambiti: dalla medicina generale al day hospital, dal pronto soccorso all’oncologia, fino ad arrivare alla chirurgia non emergenziale. Nell’ultimo decennio, tuttavia, da quando i primi sforzi sono stati messi in atto per recuperare questa situazione, alcuni progressi sono stati fatti. Il libro tenta proprio di valutare in maniera critica cosa abbia funzionato, mettendo a confronto gli approcci in paesi diversi.
La questione non è semplice ed è legata in maniera molto stretta alla disponibilità dei posti letto, alle spese sanitarie, e soprattutto ai risultati ottenuti nella cura. I dati dimostrano – ma era facile immaginarlo – che lunghe attese non giovano all’esito delle procedure urgenti, come il bypass coronarico, mentre la situazione è meno definita per la chirurgia meno improrogabile, come quella per lasostituzione di protesi all’anca. Inoltre, rimane un problema di disparità di accesso: in molti paesi le strutture pubbliche – meno costose e coperte dall’assicurazione sanitaria – hanno tempi di attesa molto maggiori delle strutture private a pagamento, il che comporta che chi ha uno status socioeconomico peggiore può dover aspettare molto di più di chi è più benestante.
Come si fa a ridurre il problema?
Fare un confronto tra i paesi membri dell’Ocse è difficile, le politiche sono molto disomogenee e così anche i metodi di valutazione dei tempi di attesa. Tipicamente sono due i metodi che si sono scelti per tentare di ridurre il problema: da una parte l’inserimento di limiti massimi di attesa cui le strutture sanitarie devono adeguarsi e di cui rendere conto alle istituzioni; dall’altra permettere ai pazienti di scegliere diversi tipi di servizi di assistenza, passando a quelli privati se i tempi di attesa nel pubblico sono troppo lunghi. Tuttavia, dirottaredirettamente la sanità verso il privato non ha funzionato: l’esperienza australiana ha insegnato che incoraggiare la sostituzione delle terapie negli ospedali pubblici con l’assistenza privata non ha – di fatto – fatto diminuire i tempi di attesa, e l’impatto sulla funzionalità degli ospedali è stata minima.
Più efficace invece il metodo di penalizzazione di chi ‘sfora’ i tempi massimi, soprattutto in paesi come la Gran Bretagna e la Finlandia dove l’errore viene pagato con multe molto salate, con un metodo che in modo ufficioso e particolarmente evocativo viene chiamato “target e terrore”. In questo modo infatti le tempistiche si riducono sicuramente, ma sebbene il metodo sia efficace non è ben visto dai professionisti né del tutto sostenibile a lungo termine.
In ogni caso in tutti e 13 i paesi analizzati dagli specialisti dell’Ocse esiste un limite massimo entro il quale le principali prestazioni cliniche devono essere garantite, spesso in combinazione con target di prestazionida raggiungere a livello della singola struttura sanitaria.
Un metodo meno usato, ma che è comunque piuttosto diffuso è quello del turismo medico. In particolare, nell’Unione Europea molti pazienti sono disposti a curarsi all’estero se questo permette di aspettare meno: in media il 64% dei cittadini europei sarebbe se necessario disposto a viaggiare per la terapia, un po’ meno in Italia, dove comunque il numero di chi sarebbe disposto a farlo è identico a chi invece preferisce comunque rimanere nelle strutture sanitarie italiane (pari in entrambi i casi al 47%).
I termini massimi di attesa tra i diversi paesi
Come già detto è piuttosto complicato fare paragoni tra le diverse nazioni, perché ognuna ha un sistema sanitario diverso che si basa su regole diverse. In ogni caso come già detto tutte le nazioni considerate hanno dei limiti massimi entro i quali devono fornire le prestazioni sanitarie. Alcune, come l’Australia, dividono semplicemente i pazienti intermini di “urgenza”: le persone la cui situazione di salute probabilmente peggiorerà velocemente devono essere trattati entro 30 giorni, chi probabilmente non avrà un tracollo fisico in breve tempo dovrà aspettare al massimo 90 giorni per la cura, chi invece ha una situazione che è molto improbabile peggiori in fretta può dover aspettare fino anche a un anno. Un meccanismo simile si ha anche ad esempio in Norvegia e in Portogallo (in quest’ultimo però i pazienti oncologici sono trattati con un po’ più urgenza degli altri).
Per altri paesi, come l’Irlanda, l’Olanda, il Canada o la Spagna le differenze non sono nell’urgenza della condizione in senso stretto, quanto più dal tipo di prestazione (day hospital, pronto soccorso, chirurgia non emergenziale) o dalla procedura specifica (sostituzione di protesi all’anca, cataratta, bypass cardiaco, ecc). Altri ancora invece – come l’Inghilterra, l’Italia o la Danimarca – hanno un’attenzione specifica nel caso dell’oncologia o delle malattieischemiche (vedi la tabella allegata per avere tutti i dati).
E in Italia?
La situazione italiana è più o meno in linea con quello del resto delle nazioni osservate: anche per noi le tempistiche sono lunghe e molto eterogenee, variando a seconda delle procedure e delle strutture.
In media i tempi di attesa per i più comuni test diagnostici si aggirano intorno al mese e mezzo o due mesi negli ospedali pubblici, ma tendono ad essere minori negli ospedali convenzionati. In particolare per una normale ecografia ci vogliono in media 61 giorni nei primi, e solo 7 nei secondi, con la via di mezzo delle cliniche pubbliche nelle quali bisogna attendere in media 36 giorni (media totale 42 giorni). Analoga la situazione per le risonanze magnetiche: 65 giorni negli ospedali pubblici, 15 nelle strutture convenzionate, ma con la differenza che le per le cliniche pubbliche salgono addirittura a 91 giorni in media (media totale 52 giorni). Ribaltata invece la situazione per itest endoscopici per cui bisogna aspettare di più (media totale italiana 54 giorni), ma per i quali risultano più rapidi i primi (46 giorni), e più lenti i privati convenzionati (78 giorni), così come le cliniche pubbliche (72 giorni). Infine, minori sono le differenze di attesa per fare una TAC, per la quale su territorio nazionale si impiegano in media 53 giorni: 46 se si tratta di un ospedale pubblico, 73 se si tratta di una clinica pubblica, 49 se si tratta di una struttura privata convenzionata.
In ogni caso, nel nostro paese il problema meno grave secondo gli esperti Ocse è l’attesa in caso sia necessaria ospedalizzazione, mentre le tempistiche si allungano in maniera critica per il percorso diagnostico e per i day hospital. Anche per questo i termini massimi di attesa imposti sono leggermente diversi da quelli del resto dei paesi osservati.
Così come all’estero anche in Italia ci sono infatti dei limiti massimi di attesa, stabiliti nel 2002 e che dovrebbero venirerispettati dalle strutture: 60 giorni per le procedure diagnostiche principali; 30 giorni per le visite cardiache o oculistiche; 2 settimane per la prima visita oncologica, 30 giorni per l’intervento oncologico o per iniziare la radioterapia o la chemioterapia; 80 giorni per l’intervento di cataratta o di sostituzione della protesi all’anca; 120 giorni per l’angioplastica coronarica.
Dal 2010 sono poi state stabilite anche delle regole specifiche per le malattie cardiovascolari – trattamento di emergenza entro 72 ore dal problema; 10 giorni per trattamenti che se non somministrati per tempo possono ridurre significativamente la prognosi o provocare dolore, disfunzioni o disabilità; 30 giorni per i trattamenti di gestione di dolore, disfunzione o disabilità – e oncologiche – tre giorni per le diagnosi urgenti; dieci giorni per le diagnosi urgenti all’interno di un programma terapeutico già stabilito; follow-up a seguito del trattamento già effettuato.
L’analisi contenuta nel libroè mastodontica e veramente eterogenea. Secondo gli esperti dell’Ocse servirà ai policy maker per comprendere cosa c’è ancora da fare e per mettere a confronto ciò che si è fatto nelle diverse nazioni. “Vedere cosa è stato fatto fa capire quali sono le politiche più diffuse e quanto il problema dei tempi di attesa sia diffuso”, spiegano gli autori. “Che si tratti di chirurgia, medicina generale, pronto soccorso oppure oncologia, i tempi di attesa nella cura possono fare la differenza tra un servizio che funziona e uno i cui risultati sono scarsi e dunque in cui la salute dei cittadini è in pericolo”.Laura Berardi                                                   Sanità: Le leggi "incompiute"
A una settimana dal voto eccouna mappa delle principali norme per la sanità introdotte nell’ultimo anno tra Spending review, Legge Balduzzi e Stabilità, che sono ancora al palo tra accordi e intese non ancora raggiunte in Stato-Regioni, passando per alcuni decreti ministeriali che ancora non sono arrivati e, infine, per quelle intese mai sottoscritte di cui non si sa più nulla.
Nello specifico sono 16 i provvedimenti applicativi ancora da attuare. Si va dall’assistenza territoriale, all’aggiornamento dei Lea. Ma non solo, fermo al palo il regolamento sugli standard ospedalieri, la revisione del sistema di remunerazione della filiera distributiva del farmaco, senza dimenticare i provvedimenti sulle ludopatie, intramoenia, i costi standard, la responsabilità professionale e, non da ultimi, i 2 miliardi di ticket che scatteranno dal prossimo anno se non si troveranno altre coperture, ma questi ultimi li varò Tremonti nell’estate del 2011.
E poi ci sono anche alcune norme previste dalle leggi (il Patto dellaSalute in primis che si doveva sottoscrivere entro il 15 novembre e che avrebbe dovuto disciplinare le misure previste dalla spending review su beni e servizi o i costi standard) ma che non hanno mai visto il traguardo.
Prendiamo in esame le sedici misure ‘calde’ ancora da attuare di cui, molto probabilmente, sarà il prossimo Esecutivo ad occuparsi in prima persona, anche come nuovo interlocutore degli Enti locali. Ma vediamo più nello specifico cosa manca all’appello basandoci su un inedito dossier delle Regioni. Nello specifico mancano all’appello due accordi Stato-Regioni, tre intese Stato-Regioni, quattro decreti ministeriali, un decreto del Presidente della Repubblica, quattro decreti della presidenza del Consiglio, un provvedimento regionale e l’accordo Regioni-Sindacati sulle cure primarie. Fuori da questa classifica c’è la norma Tremonti sui 2 mld di ticket che scatteranno nel 2014 salvo diverse coperture economiche.
Nel dettaglio, al palo c’è la revisione della filieradistributiva del farmaco. Prorogata al 30 giugno, con la possibilità di un ulteriore slittamento al 31 dicembre. Ancora fermo anche il regolamento sugli standard ospedalieri. Il termine era stato fissato al 31 ottobre, ma il testo è approdato all’ordine del giorno della Stato-Regioni solo a fine gennaio e da allora non è stato ancora trattato.
Altra norma cardine dell’ultima fase della legislatura è stata certamente la Legge Balduzzi che tante norme ha introdotto, ma per molte la luce dell’approvazione in fondo al tunnel delle intese Stato-Regioni è ancora invisibile. Primo punto critico è rappresentato dall’intramoenia, dove nonostante l’ultima intesa in Stato-Regioni, il sistema è ancora tutto da costruire.
Altro riferimento è alla riforma delle cure primarie. Entro il 10 aprile Regioni e Sindacati dovranno implementare gli Accordi collettivi nazionali. Scaduto il termine, se non vi sarà intesa, toccherà ad un decreto di Salute ed Economia fare la quadra. Ad oggi, però,l’atto di indirizzo delle Regioni per le trattative è ancora avvolto dal mistero. Al palo (manca un decreto della Salute) anche la norma sulle bevande analcoliche per la definizione dei criteri per la formazione del personale adibito alla produzione, alla somministrazione e alla commercializzazione degli alimenti.
Altro punto su cui molto si è discusso è quello riguardante la responsabilità professionale. Manca infatti un decreto del Presidente della Repubblica, previo parere (che ancora non c’è) della Stato-Regioni per i contenuti e le procedure del fondo di rischio.
Ai box anche l’aggiornamento dei Lea (mancano due Dpcm), presentato dal Ministro della Salute, nei tempi, alla fine dell’anno, ma il decreto è bloccato al Ministero dell’Economia.
Rinviati al 30 giugno 2013 dalla Legge di stabilità, anche i termini per le norme sulla ludopatia. Entro il 30 aprile, invece, dovrebbe arrivare l’intesa sul regolamento per il trasferimento competenze in materia di mobilità sanitariainternazionale e assistenza indiretta.  Nulla di fatto anche sui criteri di classificazione degli Irccs previsti dalla Legge Balduzzi. Mancano infatti ancora due decreti ministeriali sul tema.
Tempo invece fino al 31 marzo 2013 per l’adozione di uno o più decreti della Presidenza del Consiglio in merito al trasferimento delle funzioni di assistenza al personale navigante.
Nessuna novità anche in materia di donazioni, trapianti e farmacovigilanza dove non sono stati emanati ancora due decreti ministeriali non regolamentari. Ancora non è arrivata poi il via libera delle Regioni in merito ai sistemi di valutazione dei Dg, da elaborare avvalendosi del supporto di Agenas.
Altro tema, inifne, riguarda i provvedimenti che prevedevano intese che non si sono mai raggiunte. Il primo ad esseere caduto nel dimenticatoio nell’anno e spiccioli di Governo Monti è quello che riguarda l’applicazione dei famosi “costi standard” che sarebbero dovuti essere definiti entro il 31 dicembre2012, ma lo scorso 22 novembre si è registrata la  mancata intesa. E poi più nulla. Così come più nulla si è saputo del Patto della Salute che si sarebbe dovuto siglare il 15 novembre 2012 e che verteva sulle misure previste dalla spending review su beni e servizi.
Le "leggi incompiute"-2. Il "contro" dossier del Ministero della Salute
Dopo aver pubblicato il nostro Dossier sulle "leggi incompiute" elaborato sulla base di un documento formulato dalla Regioni, il Ministero della Salute, in un documento esclusivo inviatoci del portavoce del Ministro Balduzzi, Alberto Bobbio implementa e risponde ad alcuni quesiti. “Qualcosa manca all’appello e invece qualcosa, anzi molto, è stato fatto. – si legge nel messaggio -  Il Dossier sulle “leggi incompiute” di quotidianosanità.it permette di fare il punto. Nell’allegato le risposte a tutti i vostri quesiti”. E andiamo dunque ad esaminare il documento (VEDI ANCHE VERSIONE INTEGRALE CON PRECISAZIONI EVIDENZIATE INGIALLO) con le implementazioni e puntualizzazioni del Ministero.
Partiamo dalla revisione della remunerazione filiera distributiva del farmaco. Prorogata al 30 giugno, con la possibilità di un ulteriore slittamento al 31 dicembre. Sul punto il Ministero comunica che “Il testo è stato fermato in Conferenza Stato-Regioni su richiesta delle Regioni”.
 Sullo stop agli standard ospedalieri. Il termine era stato fissato al 31 ottobre, ma il testo è approdato all’ordine del giorno della Stato-Regioni solo a fine gennaio e da allora non è stato ancora trattato. Il Ministero comunica che “il testo è stato fermato in Conferenza Stato-Regioni su richiesta delle Regioni”.
Sull’intramoenia il Ministero precisa che per quanto riguarda il programma sperimentale per svolgere l’Alpi presso studio professionali privati collegati in rete, il “provvedimento sarà inserito alla prossima riunione della Conferenza Stato-Regioni e sarà oggetto di una riunione tecnica il 21 febbraio 2013”.
Perquanto riguarda invece il provvedimento sulle bevande analcoliche per la definizione dei criteri per la formazione del personale adibito alla produzione, alla somministrazione e alla commercializzazione degli alimenti il Ministero precisa che il “testo è stato inviato il Stato-Regioni il 14 febbraio 2013 ed è previsto un incontro tecnico il 21 febbraio 2013”.
Altro tema caldo è quello riguardante la responsabilità professionale. Manca infatti un decreto del Presidente della Repubblica, previo parere (che ancora non c’è) della Stato-Regioni per i contenuti e le procedure del fondo di rischio. Il Ministero della Salute puntualizza che “ha deciso di costituire una commissione per predisporre il decreto”.
Per quanto riguarda l’istituzione di una commissione per l’elaborazione di proposte per l’aggiornamento delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni il Ministero precisa che “la Commissione è stata costituita il 29 gennaio 2013 e si è insediata il  14 febbraio2013. Il termine per l’aggiornamento è il 15 maggio 2013”.
Sugli intereventi a contrasto delle ludopatie che sono stati rinviati al 30 giugno 2013 dalla Legge di stabilità il Ministero precisa che la competenza è del Ministero dell’Economia e non di quello della Salute. Mentre sempre sul tema della ricollocazione dei punti di gioco il Ministero precisa che “ha inviato una lettera al Ministro dell’Economia il 14 febbraio 2013”.
Entro il 30 aprile, invece, dovrebbe arrivare l’intesa sul regolamento per il trasferimento competenze in materia di mobilità sanitaria internazionale e assistenza indiretta. Sul punto il Ministero della Salute informa che “una proposta di testo elaborata dalla competente Direzione Generale del Ministero della Salute è attualmente all’esame del MEF (Ministero dell’Economia e Finanze)”.
Sui criteri di classificazione degli Irccs previsti dalla Legge Balduzzi. Mancano infatti ancora due decreti ministeriali sul tema. Per quanto riguarda quello sullatitolarità dei requisiti il Ministero precisa che il Testo del provvedimento è stato inviato alla Conferenza Stato-Regioni il 18 febbraio 2012. mentre il decreto sui criteri di classificazione è ancora “da fare”.
Come ancora “da fare” è il provvedimento in merito al trasferimento delle funzioni di assistenza al personale navigante per cui c’è tempo fino al 31 marzo.
In materia di donazioni e trapianti, il Ministero della salute informa di aver “sollecitato il CNT per il testo. Comunque c’è tempo fino al 1 luglio 2013”.
Sulla farmacovigilanza, invece, “il testo è stato già predisposto. E’ in corso l’acquisizione dei concerto degli altri Ministeri competenti”.
Tra le implementazioni comunicate dal Ministero anche quella che riguarda le norme per il trasferimento competenze mobilità sanitaria internazionale e assistenza indiretta su cui “una proposta di testo è stata elaborata dalla competente Direzione Generale del Ministero della Salute ed è attualmente all’esame del MEF(Ministero dell’Economia e Finanze)”.
Sui costi standard, il Ministero precisa poi che la “delibera è stata già fatta dal Consiglio dei Ministri ed è attualmente al vaglio della Corte dei Conti”.                       ’Ssn è bene comune. Ma occorre innovarlo’
Mutare il volto del Ssn al grido “Cambiare l’Italia, difendere il diritto alla salute”. Questo lo slogan della nuova versione dell’Agenda Sanità della Lista Monti presentata oggi a Roma. Un programma molto più corposo, composto da 24 pagine in cui ognuna delle 16 voci che lo costituiscono è spiegata nel dettaglio, con riferimenti a quello che il governo Monti ha fatto e quello che la lista del premier uscente si propone di fare.
Si parla del rapporto pubblico e privato che devono essere alleati per i diritti dei cittadini, si parla del regionalismo e viene affermato come il nostro Ssn sia unsistema multilivello. C’è poi il capitolo dedicato alla trasparenza e al merito con l’affermazione: “la sanità si gestisce così”, e quello della sanità partecipata con il rapporto con i comuni per rispondere ai bisogni delle persone. È possibile spendere meno? si chiede il programma, la risposta è “no” ma è possibile spendere meglio. Sempre sul fronte della spesa-finanziamento quello che viene proposto è un finanziamento più equo con la riforma dei ticket per contenere la spesa delle famiglie e favorire  un accesso più responsabile ai servizi.
Trova posto anche un capitolo dedicato alla prevenzione, uno all’attenzione delle fragilità in difesa dei più deboli. Infine la parte relativa alla salute come fattore di crescita e di sviluppo dove si dà risalto alle professioni, alla formazione e all’innovazione, ma anche si ipotizza di ridefinire i rapporti tra interessi economici e politica sanitaria attraverso una corretta cooperazione tra pubblico e privato, stimolando laconcorrenza, neutralizzando le rendite di posizione e contrastando i conflitti d’interesse.
Chiude un capitolo delicato che è quello del rapporto tra medico e paziente dove fiducia e informazione, salute e sicurezza devono proceder di pari passo contro la medicina difensiva e per il governo del rischio. Il punto cardine del progetto messo a punto dalla lista che sostiene il premier parte dall’assunto che “il Servizio sanitario nazionale (SSN) è un bene comune della nazione e va difeso. Ma oggi, come ieri, per difenderlo è necessario innovarlo” magari strizzando l’occhio a forme di sanità integrativa.
Sgombrato subito il campo dagli equivoci ed evidenziato come già in parte gli interventi del Governo Monti (Spending review e Legge Balduzzi) abbiano tracciato la via ecco le proposte in sintesi:
Merito e trasparenza
L’idea è quella di una sanità che si ponga “in una zona franca dalla politica” e che si doti “di competenze professionali autonome, di processidecisionali basati su una logica di programmazione e pianificazione che parta dai bisogni di salute della popolazione e sia supportata dall’evidenza scientifica e non più condizionata dagli interessi di parte”. Altro tema quello della trasparenza per cui secondo la Lista Monti “le prestazioni rese dal SSN dovranno essere chiaramente definite e facilmente misurabili, in modo che ogni cittadino possa comprendere quali sono i suoi diritti ed essere in grado di esigerli. L’avvio del nuovo Portale nazionale della salute permetterà a tutti di sapere chi fa che cosa in sanità, con quali volumi e con quali esiti”.
Più Ministero della Salute
Politica e sanità separate, più trasparenza ma non solo per i montiani “si dovrà intervenire con un rafforzamento degli organi centrali e degli strumenti di indirizzo, supporto e controllo, a partire dal Ministero della Salute”.
Responsabilità professionale
In questa nuova architettura etica ed istituzionale l’Agenda Montiguarda anche alla questione della responsabilità professionale che tocca i professionisti del Ssn che “devono veder riconosciuta la loro funzione sociale di promozione della salute, anche attraverso eque e ragionevoli soluzioni al problema della responsabilità professionale, nel solco di quanto avviato dal c.d. decreto Balduzzi con l’obiettivo di ridurre il ricorso a pratiche di “medicina difensiva”, che non sono utili alla salute dei cittadini e che gravano pesantemente sulla spesa sanitaria”.
Collaborazione tra Pubblico e privato
L’obiettivo è quello di una collaborazione che “deve essere soggetta a regole chiare e trasparenti, mentre dovranno essere chiarite le prestazioni erogabili tramite i fondi integrativi, in ottica complementare e non alternativa al SSN”. Si dovranno, inoltre, rivedere le regole di gestione e adottare specifiche norme anti–corruzione.
Crescita: La sanità non è un costo
Partendo da questa tesi sono due le propostespecifiche. La prima riguarda l’edilizia sanitaria.
“Dal 1988 ad oggi sono stati stanziati per l’edilizia sanitaria 16,84 miliardi di euro. Ma solo poco più del 40% è stato speso. Si tratta di fondi riservati alle Regioni, finora non confluiti in accordi di programma. Rimangono oltre 6 miliardi di euro con i quali sarebbe possibile costruire, soprattutto al centro sud, almeno 34 ospedali di alta specializzazione, con 500 posti letto ciascuno, per un totale di 17 mila posti letto. Questo piano straordinario di edilizia sanitaria creerebbe circa 34 mila posti di lavoro in 5 anni”.
Altra proposta attiene all’informatizzazione dove “occorre fare di più, investendo nei prossimi anni risorse adeguate: secondo analisi largamente condivise un investimento di 6 miliardi di euro in tre anni, da reperire anche attraverso idonei partenariati pubblico-privati, potrebbe produrre risparmi per 15 miliardi l’anno e creare migliaia di posti di lavoro”.
Ricerca: più sinergia tra isoggetti coinvolti
L’obiettivo è quello di “sostenere e potenziare la ricerca biomedica e biotecnologica, favorendo la collaborazione tra università, CNR, altri enti di ricerca e industria, affinché il nostro Paese trattenga e attragga scienziati e tecnici e diventi produttore di nuove cure. Il progresso della medicina sarà così anche elemento di attrazione e creazione di nuove imprese e posti di lavoro qualificati”.
Prevenzione: più investimenti
Per i montiani occorre destinare più risorse al comparto coinvolgendo università, enti di ricerca e imprese.
Ticket ed equità
In un’ottica di maggiore equità e alleggerimento del peso fiscale viene proposta una riforma dei ticket in base al reddito (che però dovrà essere preceduta da una revisione del calcolo del modello Isee) e delle esenzioni, il cui sistema attuale “è sostanzialmente iniquo, perché permette a categorie di pazienti con reddito alto di non pagare i ticket e porta a uneccessivo e inappropriato consumo di sanità”.
Piani di rientro in Sanità
Si sono svolte lo scorso novembre le consuete verifiche trimestrali per le Regioni sottoposte a Piano di rientro dal deficit sanitario di fronte ai Tavoli di monitoraggio ministeriali (Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali e il Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza). E le notizie non sono buone. Delle otto Regioni (Abruzzo, Campania, Calabria, Lazio, Molise, Piemonte, Puglia e Sicilia) coinvolte solo la Regione Puglia ha visto sbloccarsi parte delle spettanze residue. Per le altre nulla, anche se da notare come per la Campania verranno sbloccate risorse alla condizione di presentare ulteriori documenti. In ogni caso, dalle verifiche emerse, è stato possibile stimare in basi ai dati del II trimestre 2012 il risultato gestionale prima delle coperture. E l’esito segna sempre il persistere dei disavanzi. Partiamo dall’Abruzzo per cui sistima un disavanzo 2012 prima delle coperture nel’ordine di 16 milioni di euro. In rosso anche la Calabria per cui si stima un disavanzo nel 2012 prima delle coperture da 85 milioni di euro. Sempre ‘monstre’ le stime di deficit gestionale per il Lazio (-780 mln) e negativo anche per Molise (-28,2 mln), Campania (-173 mln), Puglia (-77,3 mln). Per la Sicilia non è stato possibile effettuare la stima in assenza di documentazione mentre per il Piemonte anche si prevede un disavanzo.
Ma vediamo nello specifico l’esito delle verifiche regione per regione:
Abruzzo. Stima disavanzo 2012 prima delle coperture è di 16 milioni di euro. Ritardi sulla rete di emergenza-urgenza. Passi avanti sugli Hospice.
Nella riunione di verifica tenutasi lo scorso 13 novembre 2012, il monitoraggio ha valutato la persistenza di alcune disposizioni normative regionali in contrasto con il Piano di rientro. Ma non solo anche la riconciliazione del debito al 31/12/2005 non risulta ancora completata (almomento è rideterminata in 183 mln di euro). In ogni cado, l’avanzo, prima delle coperture, a consuntivo 2011 di 36,770 mln di euro, è stato rideterminato, dopo le coperture,  in 92,809 mln di euro. In merito allo stato patrimoniale 2011 è stato chiesto invece di produrre una relazione aggiornata sulla situazione dei crediti e debiti esposti dalle aziende con il bilancio regionale. Ad una prima valutazione si profila un disavanzo, per l’anno 2012, prima delle coperture, di 16 mln, coperto dalle aliquote fiscali relative all’anno di imposta 2013.
Ma i Tavoli di verifica hanno anche esaminato il punto a cui è arrivata la realizzazione del Piano di rientro, tenendo conto degli obiettivi e del relativo stato di attuazione del Programma Operativo Dalla verifica sono emerse osservazioni relativamente agli hospice su cui sono state valutate positivamente le azioni messe in atto dalla Regione. Ora però si attende l’effettiva attuazione delle direttive impartite. Ancora in stand byl’implementazione delle strutture dedicate all’assistenza residenziale e semiresidenziale rivolta ai pazienti non autosufficienti. Giudizio positivo dei tavoli anche in merito al processo avviato per la realizzazione della rete laboratoristica pubblica e ne attendono  il relativo completamento previsto entro il 31/12/2012.
Ritardi invece permangono sugli interventi sulla rete di emergenza-urgenza e sull’emanazione di un atto che recepisca gli standard delle unità operative semplici e complesse ex art. 12 del Patto per la salute 2010-2012, così come individuati dal Comitato Lea. I Tavoli di verifica hanno poi valutato come restino in attesa delle informazioni e dei chiarimenti richiesti sul  personale e si attendono chiarimento in materia di standard sui posti letto. Valutato in maniera positiva il percorso intrapreso sulla contabilità analitica.
Tenuto conto di queste valutazioni la possibilità di erogare spettanze residue sarà valutata nella prossima riunione diverifica sulla base dell’ulteriore documentazione che la regione trasmetterà, finalizzata al superamento delle criticità evidenziate.
Rispetto invece alle criticità in essere e al fine di consolidare e rendere effettivamente strutturali gli interventi previsti nel Piano di rientro, la cui realizzazione sta avvenendo con ritardo, i Tavoli di verifica chiedono alla struttura commissariale di redigere ed adottare il Programma operativo per gli anni 2013-2015.
Riguardo alla richiesta della Regione di avvalersi di quanto previsto dalla legge 191/2009, in merito alla facoltà di rideterminazione del gettito delle aliquote fiscali con riferimento all’anno di imposta 2012, i Tavoli, hanno richiesto che venga prodotto il relativo disegno di legge, accompagnato da una opportuna relazione che riporti la stima del minor gettito fiscale, la cui certificazione compete ad apposito Dipartimento delle finanze del Ministero dell’Economia.
Calabria.Per il 2012 stima disavanzo prima dellecoperture a 85 milioni di euro. Debito al 31/12/2007 compreso tra 627 e 692 mln di euro.
Il 7 novembre 2012 si è svolta la riunione dei Tavoli di monitoraggio con la regione Calabria. Obiettivo la valutazione in merito all’attuazione del Piano di riqualificazione del Servizio Sanitario Regionale e l’aggiornamento della verifica degli adempimenti e della situazione debitoria e all’analisi dell’andamento del II trimestre 2012.
Dal punto di vista della riqualificazione del Servizio Sanitario regionale Tavolo e Comitato, evidenziando il persistere di ritardi nell’attuazione della riorganizzazione delle reti, hanno richiesto un documento complessivo di programmazione di tutte le reti assistenziali che, tenendo conto delle osservazioni ministeriali già espresse, ed in particolare di dare maggiore coerenza alla rete ospedaliera con la costruzione dei nuovi ospedali previsti, contenesse i seguenti elementi informativi di dettaglio su:rete ospedaliera; rete di emergenza-urgenza; la reteterritoriale, cure palliative; assistenza residenziale e domiciliare agli anziani; piano di riorganizzazione dei laboratori pubblici e privati.
In relazione alle Linee guida sugli atti aziendali i Tavoli hanno richiesto un documento di aggiornamento poiché i provvedimenti regionali non erano coerenti con le osservazioni ministeriali.
Rispetto invece alla tematica del personale, hanno ribadito la debolezza dell’impianto sanzionatorio nei confronti dei Direttori Generali che hanno effettuato assunzioni in contrasto con il piano di rientro e con la normativa vigente.
Relativamente all’accreditamento istituzionale la documentazione pervenuta ancora non chiarisce la modalità complessiva del processo di autorizzazione e accreditamento. I Tavoli di monitoraggio hanno ribadito la necessità di inviare un report di aggiornamento sullo stato delle autorizzazioni e dell’accreditamento.
In relazione poi alla Fondazione Campanella non risulta individuato un assetto giuridico definitivo ei Tavoli di monitoraggio hanno nuovamente richiesto informazioni specifiche sulla struttura, anche in relazione ai rapporti con l’Università Magna Grecia e alla procedura di liquidazione cui ha fatto riferimento il Sub Commissario D’Elia.
Rispetto agli erogatori privati la Regione Calabria dovrà fornire uno schema complessivo relativo alla sottoscrizione dei contratti, nonché documentare l’avvenuto rispetto di quanto disposto in merito alle prestazioni ospedaliere e specialistiche dall’art. 15, comma 14, del D. L. 95/2012, convertito, con modificazioni, dalla L. 135/2012.
Inoltre, nel corso della riunione Tavolo e Comitato hanno evidenziato che ildebito al 31/12/2007 ha un’esigenza di copertura ricompresa nell’intervallo 627-692 mln di euro e hanno preso atto di quanto comunicato sulla situazione debitoria relativa all’anno 2008, restando in attesa degli ulteriori sviluppi.
I Tavoli di monitoraggio hanno preso atto dellastima a chiudere per l’anno 2012, che evidenzia ilprofilarsi di un disavanzo prima delle coperture di 85 mln di euro. Hanno raccomandato, inoltre, la puntuale applicazione di quanto disposto dal D. L. 95/2012 in materia di contenimento della spesa al fine di ridurre l’entità di tale disavanzo.
Tenuto conto del complessivo quadro emerso, al fine di consolidare e rendere effettivamente strutturali gli interventi previsti nel Piano di riqualificazione del Servizio Sanitario Regionale, la cui realizzazione sta avvenendo con ritardo, i Tavoli di monitoraggio hanno chiesto alla struttura commissariale di redigere ed adottare il Programma operativo per gli anni 2013-2015 entro il 31 dicembre 2012.
Lazio.Il risultato di gestione per l’anno 2012 si stima  possa registrare un disavanzo prima delle coperture di 780 mln di euro. Tavolo e Comitato segnalano come la realizzazione del Piano sta avvenendo con notevoli ritardo. No a spettanze residue.
Il 14 novembre 2012 si è svolta la verifica trimestrale della Regione Lazio, avente adoggetto la verifica dell’attuazione del Piano di riqualificazione del Servizio Sanitario Regionale e l’aggiornamento della verifica degli adempimenti, della situazione debitoria e dell’analisi dell’andamento del II trimestre 2012.
Per quanto concerne l’attuazione del Piano di rientro, Tavolo e Comitato hanno valutato come in merito all’organizzazione della rete assistenziale non sia più procrastinabile la predisposizione di un atto complessivo di programmazione, al fine di dare evidenza a tutte le variazioni intervenute, tenendo in considerazione le disposizioni della Legge Balduzzi, e le indicazioni che perverranno attraverso l’emanando regolamento sugli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera. Richiesta anche la completa attuazione delle reti assistenziali di specialità.
Per quanto riguarda invece la rete ospedaliera,è stata chiesta la predisposizione di una relazione di aggiornamento puntuale sull’attuazione dellericonversioni, nonché di conoscere le iniziative e le decisioni della struttura commissariale rispetto alle sentenze che hanno dichiarato illegittima la disattivazione di alcune strutture, anche al fine di mantenere la coerenza con la programmazione regionale ed il complessivo rispetto degli standard nazionali sui posti letto
Sempre sulla dotazione dei posti letto in ambito residenziale e semiresidenziale, si è ritenuta necessaria una revisione complessiva, funzionale al riequilibrio fra posti letto dedicati alla riabilitazione (in eccesso) e posti letto dedicati a persone non autosufficienti, anche anziane (fortemente in difetto), tenendo conto del fabbisogno assistenziale che emerge dalla popolazione;
Tavolo e Comitato hanno poi evidenziato il persistere dei ritardi in merito al processo di accreditamento e  hanno chiesto un aggiornamento puntuale sullo stato di attuazione dello stesso, che dia anche evidenza del rispetto della normativa nazionale e del fabbisognoassistenziale.
Anche sulla governance del settore dei rapporti con gli erogatori privati permangono. I tavoli, quindi, hanno chiesto di ricevere una relazione unitaria e complessiva, che ricostruisca il quadro generale di riferimento, che dia riscontro a tutte le osservazioni rese dai Ministeri affiancanti e che dia evidenza del percorso attuato per rispondere al DL 95/2012.
Rilevate anche, nel periodo in esame, difficoltà nei rapporti di collaborazione tra la struttura commissariale e l’apparato tecnico-giuridico regionale tali da poter compromettere l’effettiva attuazione degli interventi previsti dal Piano di rientro.
Dai dati di II trimestre 2012, scontando gli effetti del dl 95/2012 tranne che per l’intervento sui tetti di spesa e l’intervento sui beni e servizi, è stato stimato un risultato di gestione per l’anno 2012 che porta ad un disavanzo prima delle coperture di 780 mln di euro. Alla luce delle risultanze della riunione si è ritenuto non possibile procedere aderogare le spettanze residue.
Molise.Stima risultato di gestione 2012 prima delle copertura evidenzia un disavanzo di 28,219 mln di euro. Disavanzo 2011 non coperto a quota 39,4 mln. La documentazione trasmessa ai fini della valutazione degli adempimenti è risultata insufficiente. No a sblocco spettanze residue.
Il 9 novembre 2012 si è svolta la riunione degli organismi di monitoraggio del Piano di Rientro della Regione Molise. E le notizie non sono buone. Per quanto riguarda lo stato di attuazione del Piano di rientro, e dei successivi Programmi operativi, sono state evidenziate numerose criticità. il mancato adeguamento del Programma Operativo per il 2012; la mancata adozione del nuovo Piano sanitario regionale; l’adozione, da parte della direzione aziendale dell’ASREM, di provvedimenti in contrasto con il Piano di rientro, che denotano un comportamento autonomo non funzionale al raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano di rientro e dai successivi Programmi operativi;il persistere di ritardi nella programmazione regionale e nella gestione dei rapporti con gli erogatori privati; la presenza di criticità nell’attuazione del DL 95/2012; la mancata attuazione, nei modi e nei tempi previsti dai Piani Operativi 2011-2012, della riorganizzazione della rete ospedaliera, più volte rimodulata sta avvenendo con notevoli ritardi; la rete territoriale regionale offerta risulta carente nella assistenza residenziale e la insufficienza della documentazione trasmessa ai fini della valutazione degli adempimenti.
Inoltre, dai dati sull’erogazione dei LEA, sono emerse diverse criticità con particolare riferimento al superamento degli standard di posti letto, all’alto tasso di inappropriatezza delle prestazioni erogate e al mancato rispetto degli standard per l’assistenza domiciliare e semi residenziale.
Per quanto attiene invece il risultato dell’anno 2011 esso ha presentato un disavanzo di 64,743 mln di euro, comprensivo di rischio e della perdita portata anuovo dell’anno 2010; tenuto conto delle coperture preordinate a valere sulla leva fiscale, il disavanzo non coperto si attesa sui 39,404 mln di euro;
Per quanto riguarda invece lo stato patrimoniale dell’anno 2011 si è evidenziato come la gestione sia pesantemente gravata dai mancati conferimenti al SSR, da parte del bilancio regionale, di risorse già trasferite dallo Stato per spesa corrente, per gettiti delle aliquote fiscali massimizzate, per la copertura del disavanzo 2010, per anticipazioni gestione liquidatoria, per la copertura dei debiti previdenziali 2002 (per complessivamente 295,5 mln euro);
Le stime sul 2012, sulla base dei dati del II trimestre, vedono un risultato di gestione dell’anno 2012 in disavanzo per 28,219 mln di euro, prima delle coperture.
Alla luce della persistenza delle criticità più volte riscontrate, è stata valutata l’insussistenza dei presupposti per erogare alla regione le spettanze residue, legate alle risorse premiali, e per concederel’accesso ai Fondi FAS per la copertura del disavanzo a tutto il 2009.
Campania.Stimata perdita per il 2012  pari a 173 mln di euro. Sbloccati 300 mln di euro subordinatamente alla ricezione di un piano di trasferimenti delle risorse al SSR e al superamento dei rilievi di illegittimità delle leggi regionali impugnate dal Governo. Permangono criticità nelle carte contabili.
Il 13 novembre 2012 è stata la volta della verifica per la Regione Campania. Obiettivo: la valutazione dello Stato patrimoniale 2011 e dei trasferimenti al SSR, la sussistenza delle  condizioni per l’accesso all’ulteriore quota di anticipazione di liquidità, lo stato di avanzamento del Piano pagamenti, l’andamento al II trimestre e la stima a chiudere 2012, la verifica dell’attuazione del Piano di rientro e lo stato degli adempimenti regionali.
In primis i Tavoli hanno documentato come la regione non abbia ancora provveduto al conferimento al proprio SSR delle spettanze dovute, pari a 1.272 mln dieuro, già erogate dallo Stato e hanno ribadito la necessità di procedere senza indugio all’integrale trasferimento di tali risorse.
Confermata poi la notevole criticità rappresentata dalle carte contabili non regolarizzate che riguardano non solo la ASL Napoli 1. In tal senso è stata sollecitata la Struttura commissariale a portare avanti con urgenza le iniziative volte alla risoluzione definitiva del problema.
Dalla verifica è emerso inoltre come da parte della regione, con l’adozione della legge regionale n. 27/2012, vi sia stato un comportamento in contrasto con il Piano di rientro e con le richieste operate dalla struttura commissariale in merito all’accesso all’ulteriore anticipazione di liquidità e restano in attesa dell’invio della legge regionale che dovrebbe ripristinare l’originaria formulazione dell’art,. 44, comma 1 della L.R. 1/2012. Per questa ragione è stata nuovamente richiesta la prevista documentazione a supporto della richiesta regionale di ulteriore accessoall’anticipazione di liquidità esaminata nella riunione del 30 marzo 2012.
Dal punto dei vista dei conti dalla verifica si evince una stima a chiudere per l’anno 2012 pari ad una perdita di 173 mln di euro. Da notare come il risultato prescinde dalla mancata contrattualizzazione di erogatori privati pari a 74 mln di euro e agli elementi di rischio dovuti alle mancate regolarizzazioni delle carte contabili, valutato tra gli 800 ed i 1.000 mln di euro.
Per quanto riguarda la verifica sull’attuazione del Piano di rientro è stata evidenziata la necessità di procedere nel processo di riorganizzazione della rete ospedaliera e al contempo di rispondere alle esigenze della popolazione con servizi appropriati di assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale. Sull’accreditamento sono stati invece registrati dei progressi, mentre Tavolo e Comitato restano in attesa di una organica relazione concernente SORESA che affronti tutte le criticità manifestate dai Ministeri affiancanti.Criticità e ritardi anche sui provvedimenti che garantiscano il superamento dei profili di incostituzionalità rilevati sulle diverse leggi impugnate ed il superamento delle leggi in contrasto con il Piano di rientro e con i programmi operativi. Al palo anche le misure in materia di beni e servizi, di una puntuale relazione in ordine all’attuazione della Legge 135/2012. Rilevate inoltre il persistere di criticità sugli adempimenti regionali degli anni precedenti.
Tenuto conto di queste osservazioni i tavoli chiedono alla struttura commissariale di redigere ed adottare il Programma operativo 2013-2013 e alla luce di quanto sopra, e anche al fine di non compromettere l’andamento del piano dei pagamenti verso i fornitori, hanno valutato possibile erogare alla regione un importo di 300 mln di euro subordinatamente alla ricezione di un piano di trasferimenti delle risorse al SSR da parte del bilancio regionale tale da assicurare il trasferimento al SSR di 400 mln di euro o parte di essientro il 31.12.2012 e tale da assicurare l’integrale trasferimento di tutte le risorse entro il 31.12.2013; le risorse erogate saranno ad ogni modo, proporzionate alla percentuale di risorse sbloccate dal bilancio regionale. E non ultimo il superamento dei rilievi di illegittimità delle leggi regionali impugnate dal Governo.
Piemonte. Disavanzo di 142 mln di euro. Insufficiente la documentazione su rete ospedaliera e adempimenti Lea
Il 7 novembre 2012 si è svolta la riunione congiunta del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali con il Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza e la Regione Piemonte al fine di effettuare la verifica annuale sullo stato di attuazione del programma di riqualificazione del Ssr prevista dal Piano di rientro, aggiornare la verifica adempimenti Lea 2010 e 2011, verificare le informazioni richieste nel corso della riunione del 19 luglio 2012 concernenti la situazione patrimoniale del Ssr e aggiornare lastima del risultato d’esercizio dell’anno 2012 sulla base delle informazioni relative al II trimestre.
Per quanto riguarda l’attuazione del Piano di rientro i Tavoli hanno valutato ancora insufficiente la documentazione trasmessa, soprattutto per quanto riguarda la riorganizzazione della rete ospedaliera e della rete di emergenza-urgenza. Anche la documentazione trasmessa ai fini dell’istruttoria della verifica degli adempimenti Lea per gli anni 2010 e 2011 non è stata ritenuta sufficiente.
Sullo stato patrimoniale 2011, i Tavoli, ancora in attesa delle informazioni richieste nel corso della riunione del 19 luglio 2011, hanno ribadito, in caso di conferma delle criticità, il profilarsi del mancato conferimento di risorse al Ssr da ripristinarsi con un intervento da parte della Regione.
Tavolo e Comitato, hanno rilevato un disavanzo, prima delle coperture, di 242mln/€. In considerazione delle coperture preordinate dal Piano di rientro e dall’Addendum - al netto della quota giàcontabilizzata in entrata a titolo di copertura dei costi extra-LEA pari a 100 mln/€ - hanno evidenziato il profilarsi di un disavanzo non coperto di circa 142 mln/€. Hanno anche considerato negativamente la predisposizione di risorse aggiuntive da bilancio regionale da destinare alla copertura degli extra-LEA. I Tavoli hanno in ogni caso valutato negativamente lo stato di attuazione del Piano di rientro in considerazione del mancato conferimento di risorse al SSR per 898 mln di euro; del profilarsi di un disavanzo non coperto per l’anno 2012 e delle criticità relative alla L.R. n. 3/2012.
Pertanto la Regione è stata invitata alla prosecuzione del Piano di rientro mediante la predisposizione di un Programma Operativo per il triennio 2013-2015.
Sicilia.Documentazione per la stima del risultato di gestione ancora insufficiente. Bene azioni intraprese sui Punti unici di accesso. Attesi chiarimenti sui crediti verso la Regione del Ssr.
Il 14 novembre 2012 si è svolta la riunionedi monitoraggio del Piano di Rientro della Regione Sicilia. Rispetto allo stato patrimoniale 2011 i Tavoli sono rimasti in attesa dei chiarimenti richiesti, in particolare per quanto riguarda l’attuale situazione di tutti i crediti verso regione del Ssr. Resta in attesa di aggiornamenti anche la stima del risultato di gestione sulla base di ulteriore documentazione da prodursi da parte della Regione.
Passando poi ad analizzare l’attuazione del Programma Operativo 2010-2012, si sono valutate in maniera positiva le azioni intraprese sui Punti Unici d’Accesso, pur sottolineando la carenza in materia di assistenza domiciliare e di strutture residenziali per non autosufficienti anche anziani. Sulla riorganizzazione della rete ospedaliera è stato chiesto uno schema aggiornato delle avvenute riconversioni, oltre che un atto programmatorio. I Tavoli hanno poi chiesto una rimodulazione definitiva della rete dei punti nascita.
Riguardo al processo di sottoscrizione dei contratti con glierogatori privati è stato chiesto un report che riporti nel dettaglio lo stato di sottoscrizione degli stessi. Ribadita, infine, la richiesta relativa all’adeguamento del numero di strutture complesse e semplici secondo gli standard approvati dal Comitato Lea.
Puglia. Risultato della gestione 2012 si stima in disavanzo per 77,3 mln. Giudizio positivo sulla riorganizzazione della spesa ospedaliera, mentre sull’emergenza-urgenza non è stato possibile esprimere una valutazione in mancanza di un documento che illustrasse la situazione complessiva della rimodulazione della rete. Sbloccate spettanze per un importo di 60 milioni di euro.
Il 9 novembre 2012 si è svolta la verifica per la Regione Puglia, allo scopo di valutare  lo stato di attuazione degli interventi di riqualificazione previsti dal Piano di rientro, la verifica degli adempimenti Lea, lo stato patrimoniale 2011 e  i dati relativi all’andamento del II trimestre 2012,
Dalle risultanze sono state valutatepositivamente le azioni intraprese dalla regione sulla riorganizzazione della rete ospedaliera. Rispetto alla rete territoriale è stato chiesta invece una relazione sull’assistenza socio-sanitaria territoriale e un documento aggiornato sulla rete laboratoristica pubblica e privata. Per quanto riguarda poi il sistema dell’emergenza-urgenza non è stato possibile esprimere una valutazione in mancanza di un documento che illustrasse la situazione complessiva della rimodulazione della rete.
I Tavoli hanno ribadito la necessità di ricevere un report riepilogativo dei contratti sottoscritti con gli erogatori privati per il 2011 e 2012 e una relazione in materia di tetti per l’assistenza ospedaliera e specialistica erogata dai privati accreditati.
La documentazione trasmessa ai fini dell’istruttoria per la verifica degli adempimenti Lea è stata poi ritenuta ancora non sufficiente.
Relativamente allo stato patrimoniale 2011, Tavolo e Comitato sono rimasti in attesa di ricevere dallaregione le informazioni richieste. In merito ai dati del II trimestre 2012 hanno evidenziato un disavanzo, prima delle coperture, di 77,363 mln di euro. Tenuto conto dello stato di avanzamento nell’attuazione del Piano di rientro, è stata erogata alla regione una  quota delle spettanze residue relative agli anni 2006, 2008 e 2009 pari a 251 mln di euro, per un importo di  60 mln di euro.
Infine, per rendere più incisivi i complessivi interventi previsti dal Piano di rientro,  Tavolo e Comitato hanno chiesto alla regione di redigere il Programma operativo per gli anni 2013-2015 entro il 31 dicembre 2012.                                                          Emergenza sanitaria:"Le nuove linee guida territoriali non bastano"
C’è ancora molto da fare. E’ questo in estrema sintesi il senso della nota con cui la segreteria nazionale dell’Anaao Assomed ha commentato le recenti linee di indirizzo sull’emergenza urgenza approvate dalla Stato Regioni nelle settimane scorse. Ma ecco la nota integrale:
"L’Anaao Assomed Le linee di indirizzo sulla riorganizzazione del “sistema emergenza urgenza” approvate il 7 febbraio dalla Conferenza Stato-Regioni giungono come primo atto legislativo nazionale a distanza di 17 anni dall’ultimo "Atto di intesa tra Stato e Regioni” che recepiva il DPR del 1992 e rappresentano un passo avanti fondamentale per quanto riguarda gli aspetti di organizzazione delle Cure Primarie.
Laddove già operative, strutture che garantiscono h24 una risposta sul territorio ai bisogni dei cittadini, hanno dimostrato di incidere positivamente nel regolamentare gli accessi inappropriati alle strutture ospedaliere ed in particolare alPronto Soccorso.
Ma, come osservato anche dalla FIMEUC, malgrado il calo di accessi registrato negli ultimi anni nei PS, l’aumento di complessità dei pazienti, la diminuzione e la precarietà delle risorse professionali e la riduzione di posti letto continuano a costituire le principali cause del sovraffollamento e dei lunghi tempi di permanenza in PS.
Lo stazionamento anche per giorni di pazienti in barella in PS sempre più affollati, in condizioni igieniche e sociali insostenibili, lo stravolgimento della missione del PS che deve essere luogo di stabilizzazione e pronto invio alle strutture di ricezione e non luogo di degenza e cura, rappresentano la più grave criticità della sanità italiana degli ultimi anni.
Sarebbe pertanto assai pericoloso e colpevole considerare queste linee di indirizzo risolutive dei gravi problemi della rete dell’emergenza. Esse, al contrario, devono rappresentare il “primo atto” di una più ampia ed organica opera di riorganizzazione dell’interosettore dell’emergenza urgenza, che a sua volta non può prescindere da una riorganizzazione più complessa e completa dell’intero SSN.
Il settore delle Cure Primarie rappresenta un tassello rilevante di quanto il “territorio” dovrebbe poter offrire come integrazione ed alternativa all’ospedale, soprattutto per la vasta e complessa problematica legata alle patologie croniche, alle patologie invalidanti, all’aumento dell’età media della popolazione, alla carenza di servizi di assistenza domiciliare. Ma, un sistema sanitario di fatto suddiviso in 20 sistemi regionali non garantisce che gli standard previsti trovino omogenea applicazione su tutto il territorio. Adattamento alle diverse politiche regionali, confronto con le reali disponibilità economiche non fanno ben sperare sulla possibilità che i “buoni esempi” di Cure Primarie oggi operativi in alcune regioni, possano diventare un realtà su tutto il territorio.
Nei successivi interventi sul riordino del sistema emergenza urgenza,sarà necessario, tra l’altro, affrontare anche il problema dell’adeguamento degli organici, tra i più esposti a condizioni di lavoro usuranti e più penalizzati dai blocchi alle assunzioni ed al turn over nonché rivedere gli attuali standard delle scuole di specializzazione di medicina d’urgenza, cosi da poter garantire oggi e nel futuro un adeguato e preparato numero di operatori anche attraverso il necessario passaggio del personale tutto alle dipendenze del SSN.
L’Anaao Assomed, pertanto, non considera concluso il percorso di riordino del sistema emergenza urgenza, le cui elevate criticità rappresentano la metafora della crisi dell’intera sanità pubblica". Segreteria Nazionale Anaao Assomed                            Sangue infetto:dagli errori ai  bimbi’cavie’.                                                          A volte basta un refuso per riaprire il doloroso capitolo del sangue infetto. Prendere albumina per immunoglobulina, scambiare proteina e anticorpo. Altre volte solo l’ostinazione disperata della vittima riesce a farsi largo tra le omissioni del burocrate di turno, la negligenza dei medici e l’indifferenza dello Stato. Per poi scoprire in giudizio – a distanza di vent’anni – che chi ti ha infettato ha continuato a donare sangue, nello stesso ospedale, per i successivi 16 anni, seminando una scia di vittime senza fine. E’ appena successo a Latina. Lo scandalo delsangue infetto continua a riversare casi di errori clinici gravissimi, storie di orrori umani senza giustizia che vanno ad affollare il pianerottolo d’inferno su cui già decine di migliaia di persone stazionano in balia della malattia e in attesa di un indennizzo promesso che non arriva mai. E mentre il processo ai responsabili del più grande scandalo italiano è al palo e rischia la prescrizione, da migliaia di cartelle cliniche depositate agli atti e ancora sigillate emergono nuovi casi di persone infettate e lasciate sole nella loro partita tra vita e morte.
Spuntano anche le prove di test di inattivazione virale condotte dalle case farmaceutiche direttamente sulle persone, laddove si riteneva venissero praticati solo su animali. E invece nel trial clinici c’erano anche bambini, del tutto ignari, poi risultati infetti a distanza di settime o anni. I loro casi si aggiungono alle migliaia di storie dai tratti kafkiani che passano per il contagio rimosso e per il calvario di chicerca giustizia da una posizione sempre minoritaria che sfida burocrazie pubbliche refrattarie, medici negligenti, commissioni disposte a negare l’evidenza pur di non concedere i benefici della legge 210 del 1992. E così che uomini col camice bianco e politici in doppio petto realizzano sulla pelle dei malati quel “negazionismo di Stato” che da vent’anni accompagna lo scandalo degli emoderivati.
Il 2013 si apre con un nuovo caso di errore medico denunciato dalla Lega italiana dei diritti dell’uomo (LIDU onlus). Riguarda A.P., un paziente di Crotone cui è stato disconosciuto il rapporto causale tra la profilassi con l’emoderivato antitetanico ricevuta nel 1982 all’ospedale di Foggia e l’epatite cronica constatata nel 2009. Un classico caso di “bomba a tempo” inoculata nel corpo di un ignaro cittadino ed esplosa 27 anni dopo, senza colpevoli e senza risarcimento. A mettere il primo paletto sulla via crucis dell’indennizzo di A.P. è stata la sesta Commissione medica ospedaliera dellaCecchignola di Roma il 6 dicembre 2011. Il diniego veniva accompagnato dalla motivazione che “l’albumina risulta essere priva di rischio per la trasmissione di agenti infettivi conosciuti”. Un errore grossolano, perché l’antitetanica si somministra attraverso immunoglobulina e non albumina. Solo l’indomani della denuncia, cioè 13 mesi dopo che era stato commesso, la commissione si riunisce nuovamente e corregge il tiro. Ma l’indennizzo viene negato ancora e sulla base di un secondo errore.
Per motivare il diniego, infatti, il team di camici bianchi riporta un parere dell’Istituto superiore di Sanità del 1995 sul rischio da immunoglobuline. Nel copia-incolla i medici militari lasciano però per strada metà del parere, casualmente la più favorevole al paziente (parere originale – verbale rettificato). La trascrizione parziale si porta dietro il terzo errore: fa riferimento a trattamenti di inattivazione “recenti”, ma quel parere era del ’95 mentre il paziente sotto esame aveva subitol’antitetanica nel 1982 e non può aver beneficiato dei progressi di inattivazione virale che sarebbero arrivati solo 13 anni più tardi. A.P. non si arrende e presenta l’ennesimo ricorso mentre la Lidu chiede di rimuovere i componenti della Cmo della Cecchignola e i funzionari del ministero della Sanità. “Hanno commesso un errore dietro l’altro per negare il diritto a una compiuta valutazione medico-legale”, sostiene il presidente Lidu Aldo Barbona. E forse non è la prima volta. Anche Eugenio Sinesio, tra i consulenti tecnici dei pm di Trento che per primi indagarono sullo scandalo emoderivati, lo sospetta: “Data l’impostazione e il tono della valutazione medico legale non è improbabile che sia stata usata in altri casi”.
Già, quante volte è accaduto? Impossibile dirlo. Sul caso specifico il fattoquotidiano.it ha avanzato una richiesta di delucidazioni al Ministero della Salute che in un mese di tempo non ha fornito alcuna risposta. E del resto non è né il primo né l’ultimo caso.Proprio pochi giorni fa da Latina è emerso quello di una cinquantenne di Pontinia che ha contratto l’epatite C nel lontano 1984 a seguito di una trasfusione infetta. La vittima lo ha scoperto solo nel 2006, 22 anni dopo, e si è rivolta all’avvocato Renato Mattarelli. Istruendo la pratica e trattandola nel dibattimento al Tribunale di Roma il legale ha scoperto l’imponderabile: la relazione del Ctu nominato ha rivelato non solo la certezza del nesso di causalità tra trasfusioni e infezione epatica ma anche che una delle donatrici infette ha continuato a donare il plasma per ben 16 anni. “Dalla relazione dell’Asl di Latina – spiega in una nota l’avvocato Mattarelli, che da due anni si occupa del caso – si evince che ha continuato a donare il sangue fino a quando è stata “definitivamente sospesa dalla donazione”. L’esito della causa è segnato, ma resta il problema delle persone che hanno continuato a ricevere il sangue infetto. La domanda è: come è possibile che dopo il 1984 nessuno hamai sospeso la donatrice con l’HCV visto che già dal 1990 era doveroso rilevare nel sangue segni e valori epatici oltre la norma? Il rischio, anzi la certezza, è che per almeno 16 anni le donazioni della donatrice abbiano infettato decine e decine di persone. Molte delle quali ancora non lo sanno, visto che l’epatite C è una malattia silente e cioè si può manifestare anche a distanza di decenni”.
Tra le carte portate da Trento a Napoli per imbastire il processo ci sono migliaia di cartelle cliniche rimaste a lungo sigillate. La loro apertura, spesso rimessa alla buona volontà delle associazioni, fanno emergere anche vicende inedite, come lo spregiudicato comportamento delle multinazionali dell’oro rosso nello sperimentare prodotti antivirali direttamente sull’uomo, infettando cavie del tutto ignare. Siamo negli anni Ottanta, le farmaceutiche stanno testando metodi per l’inattivazione virale dell’epatite. Per il mondo, ufficialmente, lo fanno solo sulle scimmie. Ma non è così. Daifaldoni convogliati a Trento spunta infatti la cartella clinica di un minore che dimostra come la sperimentazione venisse condotta anche su gruppi umani direttamente in ospedale, bimbi compresi. E’ il 13 gennaio del 1984 quando un ragazzino di Catanzaro di 33 chili viene ricoverato in ospedale a seguito di un trauma con rigonfiamento del ginocchio. A stretto giro gli viene diagnosticata un’emofilia non severa mai emersa prima. Ma il bimbo non viene solo medicato. Su di lui, “vergine” da qualsiasi trattamento con emoderivati, dopo tre giorni viene sperimentato un antiemorragico, il Kriobulin VI (cinicamente riportato in cartella come “virus inattivato”). Il 23 sarà dimesso con due confetti di Voltaren, ma a un successivo controllo, il 16 aprile, le analisi lo fotograferanno ormai positivo ai markers dell’epatite prima assenti. E’ stato infettato. E certamente non è il solo. Se sia vivo o morto, nessuno lo sa. Thomas Mackinson |lfatto                                                                                          Ecco le valutazioni dei manager degli ospedali lombardi.
Eccoli quindi, i punteggi che tutta la sanità lombarda aspetta. Secondo quanto può riferire Affaritaliani.it da documenti interni all’assessorato alla Sanità, che sono stati visionati, il miglior direttore generale delle Asl è a Bergamo. Si chiama Mara Azzi e ha totalizzato un punteggio finale di 96,65, che deriva dalla sommatoria di 76,10 (sanità), di 19,85 (famiglia) e dallamaggiorazione del 10 per cento del comitato interassessorile. Per quanto riguarda gli ospedali, il miglior direttore è all’ospedale Maggiore di Crema, con Luigi Ablondi, che totalizza un punteggio di 95.30.
Due quindi le liste. Da una parte le Asl, dall’altra gli ospedali. Così, si scoprono cose interessanti. Per esempio che nei primi cinque posti, a livello di ospedali, non c’è neppure una struttura di Milano: dietro Crema c’è Lodi, con Giuseppe Rossi (94.82), poi c’è il Sant’Antonio di Gallarate, dove il tandem tra il dottor Cantù e il dottor Pontoni totalizza 94.64. Poi, ancora, c’è Luigi Gianola del Valtellina Valchiavenna (94.58). Al quinto posto i Riuniti di Bergamo, con Carlo Nicora (94.40). E giù giù, a scendere: Pavia (Daniela Troiano - 94.29), Danilo Gariboldi di Chiari (93.83), Paolo Moroni del Circolo Melegnano (93.43), Mauro Lovisari del Circolo Lecco (93.35), Simona Mariani dell’Istituto Ospedaliero di Creomna (93.31), Desenzano (tandem Russo-Votta prende il 93.19). Ilprimo ospedale di Milano in questa lista è quello del FatebeneFratelli, dodicesimo, con Giovanni Michiara (92.73). Poi c’è Desio e Vimercate (Pietro Caltagirone - 92,71), il Macchi di Varese, i Civili di Brescia, Seriate, il San Gerardo di Monza, il Civile di Legnano, il Pini di Milano, Busto Arsizio, il Niguarda di Milano. L’ultimo è il San Paolo di Milano, dove il direttore Enzo Umberto Brusini totalizza l’82,94 per cento.
Poi c’è la partita sulle Asl. Anche qui, Milano di certo non brilla. Al primo posto, come detto, c’è Bergamo. Poi arriva Brescia, con Carmelo Scarcela (96.08), poi c’è Lecco (tandem Votta-Lucchini) che totalizza 95.82 grazie anche a un "premio" dello 0,70 del comitato assessorile. Segue Varese (dottor Daverio), Mantova (Borelli), e poi Milano, dove Giacomo Walter Locatelli totalizza 95.17. E ancora: Monza e Brianza, Cremona, Como, Lodi, Valle Camonica e le altre due Asl di Milano, dove la 2 precede la 1, che viene addirittura penalizzata con un -1 dal comitatostrategico interassessorile. Chiudono Sondrio e Pavia, dove Alessandro Mauri si piazza ultimo con 92.88.
Ma non ci sono solo nomi e numeri, in questa lista. C’è anche una nota finale interessante: il presidente Formigoni, l’assessore alla Sanità di Mario Giovanni Melazzini, l’assessore alla Famiglia Pellegrini e l’assessore al Bilancio Romano Colozzi firmano una nota nella quale, riguardo alle Asl, si elogiano le capacità di collaborazione delle Asl di Bergamo, Lecco e Varese. Per Milano 1, invece, si sottolineano "criticità nel mantenimento del buon clima aziendale in conseguenza del verificarsi di tensioni sindacali". Per quanto riguarda invece le Aziende Ospedaliere, si sottolinea che "l’azienda ospedaliera di Busto non completa aderenza nell’attuazione della programmazione regionale e l’AO Sacco non completo governo dell’accordo di programma per la realizzazione della nuova Piastra Laboratori". FabioMassa-affaritaliani.it                                                                                                 Ministri della Salute Ue: "Far fronte alla crisi non può voler dire tagliare i servizi essenziali"
“L’impatto della crisi finanziaria internazionale, iniziata nel 2007, continua ad essere percepito in tutto il mondo, con un grande numero di nazioni, compresi gli Stati Membri dell’Unione Europea, che vivono importanti difficoltà finanziarie. Questo si manifesta in continui taglialla spesa pubblica con inevitabili ripercussioni sulla sanità”. Con questa considerazione si apre un documento sul tema crisi e sanità, che ieri pomeriggio è stato alla base della discussione del Consiglio informale dei Ministri della Salute europei, a Dublino. L’obiettivo dell’incontro, si legge sul documento redatto dalla presidenza di turno (Irlanda), è quello di individuare al più presto iniziative che possano mitigare l’impatto della crisi sui sistemi sanitari del continente. Senza però perdere d’occhio le sfide sanitarie che le società di oggi pongono sul lungo termine.
I sistemi sanitari necessitano di fondi per poter pianificare e organizzare servizi alla popolazione. E questo è un dato di fatto. Ma allora cosa succede quando – come nel caso di questa crisi finanziaria – i finanziamenti pubblici alla salute scarseggiano? Questo è proprio quello che stanno cercando di capire i Ministri della Salute europei riuniti nella capitale irlandese.
Per capire cosa fare, i Ministrisono però partiti dai numeri. Secondo gli ultimi dati Ocse in media la spesa sanitaria pro capite si è ridotta in termini reali dello 0,6% tra il 2009 e il 2010, quando  il tasso di crescita annua della spesa pro-capite era stato pari al 4,6% dal 2000 al 2009. Andando ad analizzare cos’è successo paese per paese si vede chiaramente che le misure di austerità hanno avuto ripercussioni maggiori in alcuni stati piuttosto che in altri: a trainare il ribasso sono state Irlanda (passata da +6,5% a -7,9%), Estonia (da 7,2% a -7,3%) e Grecia (da 5,7% a -6,7%). In altre nazioni, compresa l’Italia, sebbene si sia registrato un rallentamento nel tasso di crescita della spesa sanitaria, questo è rimasto positivo.
Nella maggior parte degli stati (tutti tranne Cipro), i finanziamenti alla sanità sono per la maggior parte pubblici: in media nelle nazioni europee il 73% dei servizi sanitari sono stati finanziati dallo Stato. Per questo, gli effetti delle misure intraprese per ridurre questaspesa sono state da una parte tagli agli stipendi o al personale, dall’altra l’aumento della spesa diretta dei cittadini per la salute (sia per servizi che per farmaci). L’aumento delle spese out-of-pocket è stata una delle conseguenze del taglio dei finanziamenti in molti paesi.
I dati suggeriscono che le misure intraprese dai sistemi sanitari nazionali per far fronte alla crisi finanziaria sono stati in un certo senso determinati dal “grado” di aggressività con cui questa ha colpito l’economia dei singoli Stati Membri. In ogni caso, queste possono essere riassunte in tre grandi gruppi: alcune nazioni non hanno dovuto introdurre misure di contenimento, o ne hanno pianificate poche (Danimarca, Finlandia. Germania, Malta, Polonia e Repubblica Slovacca); altre hanno dovuto introdurre molti cambiamenti nel loro sistema sanitario (Repubblica Ceca, Grecia, Irlanda e Portogallo); infine altre erano preparate in maniera migliore alla recessione, per via di misure fiscali intraprese subitoprima dello scoppio della crisi (Estonia, Italia, Lituania).
Sebbene alcune iniziative intraprese dai singoli Stati Membri facessero parte di un processo di riforme dei sistemi sanitari già iniziato, la crisi finanziaria ha di sicuro spinto molti di questi ad accelerare l’implementazione di queste riforme, in risposta ad un urgenza imposta dai mercati. Chiaramente, ciò, in molti casi, ha fatto sì che alcuni paesi europei non avessero altra opzione che non applicare ingenti tagli alla sanità.
Ma allora qual è oggi la sfida per i governi? Prima di tutto, è facile immaginarlo, lanciare al più presto iniziative che possano mitigare l’impatto della crisi sui sistemi sanitari e che ne migliorino efficacia ed efficienza. “Esempi di iniziative possibili – si legge sul documento presentato ieri nel Consiglio informale dei Ministri della Salute – includono sicuramente acquisti strategici a prezzi ridotti per quanto riguarda la spesa farmaceutica, ma anche politiche che incoraggino unaprescrizione e una distribuzione più razionale dei farmaci, una maggiore integrazione e coordinazione tra le strutture di assistenza e cura e uno slittamento sempre maggiore dal ricovero a forme come quelle day hospital, ove possibile”.
E soprattutto bisogna evitare di fare alcuni tragici errori. “Iniziative che hanno il potenziale di mettere a rischio il raggiungimento dell’obiettivo – scrive la presidenza irlandese – sono ad esempio l’applicazione di spese per i singoli cittadini su servizi sanitari essenziali, tagli indiscriminati alla copertura di questi servizi e attriti tra professionisti a seguito di tagli allo stipendio”. In altre parole, concludono nel documento, “è cruciale mantenere una particolare attenzione sulle sfide più a lungo termine dei sistemi sanitari, dato che alcune misure più a breve termine messe in atto per risparmiare potrebbero scontrarsi con le sfide che si pongono alle nazioni europee (come il rafforzamento dei sistemi di Assistenza Sanitaria Primaria,l’applicazione della strategia “Health in all” che teorizza come il benessere del cittadino non dipenda solo dalle politiche sanitarie, interventi specifici che riducano i rischi collegati alle malattie non trasmissibili. L’urgenza di agire rapidamente contro la crisi limita le opzioni praticabili, ma questo non deve mai risultare in interventi che non tengono d’occhio gli obiettivi sanitari a lungo termine”.Laura Berardi-quotidianosanità                              Buco milionario nella sanità vaticana
“Verso i mesi di marzo e aprile, non avendo più alcuna possibilità di dare garanzie alle banche, saremo in una situazione insostenibile e senza via d’uscita, a meno di un miracolo. Vi chiedo, quindi, la possibilità di studiare assieme con estrema urgenza questa situazione per trovare una via d’uscita”. La lettera è del 18dicembre 2003. La firma è del direttore amministrativo dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata Piero Nicolai. I destinatari: Giuseppe Pusceddu, presidente della Provincia italiana della Congregazione dei figli dell’Immacolata Concezione e il consigliere delegato Pietro Puddu. Il film horror comincia da qui.
Una lettera top secret, conservata nella cassaforte della Congregazione, in via della Luce a Roma. Otto anni trascorsi nel silenzio più assoluto: la Regione Lazio rimborsava le fatture dell’Idi, dell’ospedale San Carlo di Nancy, e di Villa Paola a Capranica. Poi, nell’agosto del 2011, il crac diventa ufficiale: non ci sono i soldi per pagare i fornitori, a rischio gli stipendi dei 1.500 dipendenti.
Comincia il calvario. Saltano le teste dei direttori amministrativi e dei vertici della Congregazione. Ma la situazione non cambia. La Procura di Roma apre un’inchiesta, coadiuvata dalla Direzione Investigativa Antimafia. Partono sette avvisi di garanzia per associazione adelinquere e appropriazione indebita. Sei mesi fa la Congregazione chiede al Tribunale Civile di Roma la procedura del “concordato preventivo” per scongiurare il fallimento. Il termine è scaduto il 24 febbraio 2013 e i nuovi vertici dell’Idi hanno chiesto la proroga di un mese. La Procura ha dato parere negativo al Tribunale Fallimentare, perchè alla Congregazione è stato già concesso troppo tempo e la situazione delle aziende sanitarie sta precipitando. In realtà, la procedura in corso al Tribunale Civile blocca di fatto ulteriori atti da parte della Procura, compresi eventuali mandati di arresto.
Nel frattempo, i dipendenti continuano a non vedere un euro da sei mesi, a parte un acconto di 1.500 a dicembre, la Regione Lazio ha bloccato trasferimenti mensili alla Congregazione a partire da gennaio 2013, in attesa di capire che fine farà il gruppo religioso.
Poi, il 18 febbraio del 2013, scende in campo il Vaticano. "Il 15 febbraio il Santo Padre ha deciso - comunica la salastampa della Santa Sede - di affidare il governo dell’Istituto religioso al cardinal Giuseppe Versaldi, presidente della Prefettura degli affari economici. In tale veste, il cardinal Versaldi avrà il compito di guidare l’Istituto religioso e di indirizzare le strutture sanitarie da esso gestite verso un possibile risanamento economico". Il mondo politico, da destra al centro alla sinistra, esulta. I dipendenti tirano un sospiro di sollievo. Peccato che nessuno abbia letto le ultime righe del comunicato: "Escludendo tuttavia una partecipazione della Santa Sede in tali opere". Al cardinale segue a ruota Giuseppe Profiti, il super esperto della sanità vaticana, ex vice di don Verzè al San Raffaele di Milano, direttore dell’ospedale Bambino Gesù di Roma.
Ma anche lui non porta buone notizie: le banche non tirano fuori un euro, niente da fare per gli stipendi arretrati. Stiamo studiando una soluzione. Una potrebbe essere la vendita del San Carlo di Nancy per fare cassa, l’altra è diaccettare l’offerta di una multinazionale tedesca che ha messo sul piatto 360 milioni di euro. Ma ora i "tedeschi"  danno segnali di nervosismo, vista la situazione confusa.
Questo oggi. Vediamo di vederci più chiaro alla luce delle audizioni alla Commissione d’inchiesta del Senato sulla Sanità, presieduta da Ignazio Marino.
Mercoledì 21 novembre 2012. Enrico Bondi, commissario ad acta per il piano di rientro dai disavanzi della sanità nel Lazio: "Una parte importante delle fatture, pari a 110 milioni di euro, sono state pagate per cassa dalla Regione, che comunque l’IDI ha ugualmente scontato. Ora il factor pretende il rimborso dalla Asl. Si tratta di un doppio sconto... Poi, ci sono 51 milioni non riferibili a prestazioni sanitarie. Poi ci sono fatture relative a prestazioni non riconoscibili, che ammontano a 140 milioni di euro. Quindi il totale di rischio per la Asl RmE in questo momento è di 244 milioni di euro, in parte per soldi pagati e fatture scontate dopo esserestate pagate. Poi ci sono gli stipendi arretrati del personale. Spero che la magistratura individui le responsabilità per gli ammanchi... E in futuro si potrebbe scoprire l’esistenza di un debito sommerso".
Mercoledì 24 ottobre 2012. Vincenzo Boncoraglio, Presidente dell’IDI: "I giornali parlano di sofferenze intorno ai 600-800 milioni di euro, ma un lavoro certosino di ricerca mi ha portato a sottoscrivere un ammanco di 450 milioni di euro... i crediti che venivano erogati dalla Asl venivano sistematicamente bloccati e pignorati dai creditori... ho avuto contatti con il Collegio pastorale per le opere sanitarie, con la Conferenza Episcopale e con la Segreteria di Stato vaticana... spero in segnali di sensibilità e vicinanza".
Mercoledì 28 novembre 2012. Lucia Caterina Odello, giudice del Tribunale di Roma, sezione fallimentare: "Tanti sono i modi in cui si sostanzia un concordato preventivo. Qui la sostanza non c’è... La norma, introdotta da pochi mesi, serve per dare lapossibilità all’azienda in difficoltà di lavorare senza il fiato sul collo dei creditori... Molto spesso questo strumento viene usato anche da chi non ha alcuna speranza di restare sul mercato... si finge di presentare un piano per ottenere un tempo ulteriore senza subire l’aggressione del proprio patrimonio".
Una giornata particolare. All’Idi si respira un’atmosfera felliniana. Medici, tecnici di laboratorio, infermieri all’opera come se tutto fosse normale. Le bandiere dei sindacati sventolano sull’ingresso di via dei Monti di Creta, il luogo dove il padre fondatore, tra porcilaie e orti, aprì il suo primo luogo di accoglienza per poveri e sofferenti. All’orizzonte, prepotente, la cupola di San Pietro. Ma girando tra i reparti si avverte l’aria di angoscia e demoralizzazione che serpeggia tra i dipendenti. La Radiologia è alla canna del gas: bloccata la risonanza magnetica, fuori uso la Tac. La Siemens, che ha fornito i macchinari, ha bloccato la manutenzione perché vanta uncredito di 30 milioni di euro. Eppure medici e tecnici sono lì, non mollano, anche se hanno poco da fare e non prendono soldi da tempo. Anche gli ambulatori, fiore all’occhiello dell’Idi, sono quasi deserti. Sui display i numeri delle prenotazioni: 103. Un’inezia rispetto alle 700 degli anni d’oro quando i pazienti si accalcavano ai cancelli fin dalle 5 di mattina per prendere il "numero". E molti venivano da Campania, Puglia e Sicilia, perché l’Idi era un ospedale unico nel centro-sud per le patologie dermatologiche.
Un patrimonio buttato alle ortiche. Un futuro drammatico. Mario Reggio
Drammi e disastri della sanità romana
Il simbolo sono i grappoli di lenzuola bianche che da mesi coprono per protesta i tetti e le facciate dei più grandi ospedali romani. Umberto I, San Filippo Neri, Forlanini, Gemelli, Spallanzani... Migliaia di lenzuola diventate drappi neri di smog e di pioggia, bandiere luttuose di un crac annunciato che sta travolgendo tutta la Sanitàdel Lazio, 10 miliardi di debiti alle spalle e un miliardo e 140 milioni di euro di deficit oggi, una voragine che sta divorando reparti di eccellenza e posti di lavoro, ma che affonda le sue radici in una lunga storia di inefficienze e ruberie. I numeri sono quelli di una dismissione, quasi un addio alle armi: duemila letti da tagliare, quattro ospedali da chiudere, almeno 1500 licenziamenti annunciati, medici e tecnici che fanno lo sciopero della fame, e per la prima volta è anche la potente e ricca Sanità del Vaticano a piegarsi in due, i grandi nosocomi cattolici cresciuti e prosperati con i rimborsi della regione Lazio. Cadono simboli e stemmi di congregazioni religiose: dal Gemelli al Fatebenefratelli travolti dai tagli del piano “lacrime e sangue” del commissario alla Sanità Enrico Bondi, all’Idi, il più importante ospedale dermatologico d’Italia, messo in ginocchio da un buco finanziario di 800milioni di euro. L’intero vertice laico e religioso dell’Idi è sotto inchiesta e idipendenti senza stipendio da più di quattro mesi. Soltanto due sere fa, infreddoliti e affamati, sono scesi dal tetto che i 6 tecnici che facevano lo sciopero della fame. "Piccoli, grandi eroi", li hanno chiamati i loro compagni di lavoro.
Gli ospedali romani sono a terra, i laboratori vuoti, i pazienti abbandonati sulle barelle perché i reparti scoppiano: ma forse la Capitale, dicono i sindacati, altro non è che quel “laboratorio dello smantellamento della sanità pubblica”, minacciato, seppure velatamente, dal presidente del Consiglio Monti, paradigma dunque di ciò che potrebbe accadere altrove, in altre regioni. Ma da dove nasce lo sfascio della Sanità romana? E chi sono i responsabili? E quanto la tragedia di oggi è da imputare alla spending review che deve portare il numero di posti letto a 3 per mille abitanti, e quanto invece a precedenti (spericolate) amministrazioni regionali?
Storia di un crac. "E’ il 2006 quando il buco nella Sanità del Lazio lasciato dalla giuntaStorace viene per la prima volta alla luce in tutta la sua enormità: 10 miliardi di euro, una cifra spaventosa", racconta Marcello Degni, economista, docente di Contabilità Pubblica alla Sapienza di Roma. Quarantanove ospedali pubblici venduti e poi riaffittati a caro prezzo dalla Regione, la malefatte di lady Asl, fatture gonfiate, appalti, tangenti. Un fiume di denaro che scompare senza traccia. Un debito tossico che eredita in pieno Piero Marrazzo, succeduto alla Regione alla fine del 2005, che chiede l’intervento dell’allora ministro per l’Economia Tommaso Padoa Schioppa. "Venne deciso un piano di rientro, almeno parziale, attraverso un prestito dello Stato di cinque miliardi di euro, da restituire in 30 anni attraverso rate di 300 milioni ogni dodici mesi. Ed è da qui, per impedire la formazione di nuovo debito che iniziano i tagli alla Sanità del Lazio". Dal 2006 al 2012 scompaiono anche attraverso la chiusura di molti piccoli ospedali, circa 4mila posti letto.
La Sanitàlaziale subisce un tracollo: al Pronto Soccorso del San Camillo, tra i più affollati della Capitale, i malati vengono visitati per terra, come negli ospedali di guerra. La fotografia, scattata a febbraio del 2012, fa il giro del mondo: è l’Italia? Sì, è l’Italia, anzi Roma, anni luce lontana dall’Europa. Ma non basta: il disavanzo della spese sanitarie della Regione Lazio resta alto, altissimo. Un miliardo e 140 milioni nel 2011. E i tagli spesso avvengono senza criterio, come denuncia Ignazio Marino, presidente della Commissione d’Inchiesta sulla Sanità del Senato. Che definisce il Lazio un esempio di “sperpero nazionale”.
Quell’esercito di primari. Sì, perché non si può mettere in ginocchio una città, chiudendo poli d’eccellenza facendo così pagare ai cittadini il prezzo di colpe altrui... Oltre alla “finanza facile” dell’era Storace, che cosa è successo infatti negli ultimi 15 anni nella città eterna, all’ombra anche e a volte con la “partecipazione” del Vaticano? Spiega IgnazioMarino: "La soluzione non possono essere tagli selvaggi che ricadono sulla pelle dei cittadini, dopo che per decenni in questa regione si sono moltiplicate cattedre, posti, reparti. Nel Lazio ci sono 1600 Unità Operative, a capo di ognuna della quali c’è un primario. Quante di queste sono davvero necessarie?". E quante create per offrire un posto di prestigio a qualcuno?
Come non ricordare, allora, soltanto uno degli scandali più recenti, cioè quella Unità Operativa Complessa di “Tecnologie cellularimolecolari applicati alle malattie cardiovascolari” creata ad hoc al policlinico Umberto I di Roma per Giacomo Frati, figlio del rettore della Sapienza Luigi Frati? Ma i casi citati da Ignazio Marino sono molti di più. Le 35 strutture di emodinamica (reparti ad alta specializzazione cardiologica) di cui però soltanto 6 lavorano giorno e notte, come se, ironizza Marino, "l’infarto arrivasse soltanto nelle ore d’ufficio". E poi i 5 centri per il trapianto di fegato, costi altissimi e 98interventi nel 2011, contro i ben 137 effettuati a Torino dove di centro trapianti ce n’è uno solo. "Il risanamento passa attraverso gli accorpamenti e una gestione più equa delle risorse. Ci sono spese gonfiate e reparti depressi: penso al pronto soccorso pediatrico del policlinico Umberto I, visita 27 mila bambini l’anno e l’80% del personale è precario. Una follia".
Lo scandalo dell’Idi. E’ forse la prima volta nella storia italiana, e soprattutto in quella capitolina, che le casse degli ospedali vaticani sono vuote. Il crac ha travolto anche loro. Lenzuola appese ai balconi del policlinico Agostino Gemelli, polo d’eccellenza della sanità vaticana, dove è sempre pronto un reparto per accogliere il Papa. L’università cattolica subirà un taglio retroattivo di 29 milioni di euro per il 2012, mentre attende ancora 800 milioni di rimborsi. E altri ospedali religiosi, come il Fatebenefratelli, hanno già iniziato a non erogare più prestazioni in convenzione.
Ma è lo scandalo dell’Idia turbare (forse) i sonni delle gerarchie ecclesiastiche. Chi ha rubato infatti i soldi dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata, all’avanguardia per le malattie della pelle e nella cura del melanoma? Una storia torbida, che ha fatto parlare di un caso “San Raffaele” della Capitale, ha portato sotto inchiesta tutti i vertici dell’istituto di proprietà dei padri Concezionisti per un buco nella casse dell’ospedale di 800 milioni di euro. E in particolare frate Franco Decaminada, da anni a capo dell’Idi, accusato di appropriazione indebita, e autore, sembra, di opache speculazioni finanziarie che hanno messo in ginocchio l’istituto, attraverso l’acquisto di immobili, e addirittura di investimenti in Congo. "Fatturavamo 70mila euro al giorno - racconta desolata Stefania Zaia, tecnico di laboratorio - oggi siamo senza stipendi da quattro mesi".
Emergenza Italia. Se il Lazio è il paradigma negativo di quello che può succedere in una regione amministrata male, nel resto d’Italia lasituazione è quasi altrettanto grave. Dai migliaia di esuberi in Lombardia al taglio dei interventi non urgenti in Toscana, dai debiti della Campania alla minaccia di chiusura dell’ ospedale Valdese in Piemonte, la sanità pubblica italiana sembra destinata ad una progressiva e amara dismissione.Maria Novella De Luca-repubblica
Emergenza sanità: tagli e riduzioni.
Migliaia di esuberi in Lombardia, accorpamenti in  Piemonte. Ma anche in Emilia Romagna e Liguria si tira la cinghia e si preparano svendite del patrimonio
Lombardia Tagliati 144 milioni di euro per il 2012, altri 225 milioni per il 2013. A rischio 3000 precari in Lombardia per il blocco dei contratti a tempo determinato (Cgil). Nelle cliniche private si stimano 1500 esuberi. Il San Raffaele ha annunciato 244 licenziamenti; altri 371 per il Gruppo Multimedica.
Piemonte I dipartimenti saranno ridotti da 190 a 79 entro il 2013. I primariati da 903 a 727. Ottopiccoli ospedali chiusi tra Torino e provincia.
Sul piede di guerra staff e pazienti dell’ospedale Valdese di Torino, eccellenza in campo oncologico, a rischio smantellamento a causa dei tagli
Emilia Romagna  Quasi un miliardo di euro da tagliare entro il 2015, 260 milioni nel 2013. Posti letto in calo:meno quattromila. Dal 2014
declassamento di 30 piccole strutture a centri sanitari. L’ortopedico Rizzoli tra Natale e Capodanno ridurrà le sue attività: il 75% dei dipendenti in ferie forzate
Liguria A Genova si discute di vendere gli immobili dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto con la riduzione degli spazi per i pazienti. Da tagliare altri 120 posti letto per acuti tra gli ospedali cittadini e quelli nel dayhospital. In 3 anni la Asl è passata da 5.847 unità alle 5.137 attuali
Toscana: È polemica per i tagli annunciati: 60 su 130 postazioni con medico del 118, e posti letto fino a 3,15 ogni 1000 abitanti. Negliospedali saltano gli interventi programmati (restano urgenti e oncologici) per un mese e mezzo da Natale. Si pensa di accorpare i chirurghi dei piccoli ospedali
Campania: Sulla Regione pende un ricorso di creditori che vantano arretrati per circa 6,5 miliardi di euro. Caldoro ha annunciato la riduzione delle spese e il nuovo piano regionale taglierà 1.293 posti letto in 3 anni. Intanto, negli ospedali si diffonde il “mercato nero” per ticket e liste d’attesa.
Puglia: Nel 2010 il piano di sostenibilità di Vendola: 2.211 posti letto in meno, 22 strutture riconvertite e blocco del turn over. Mancano 2.500 unità tra medici e infermieri. Rientrato il deficit, arrivano le garanzie: rafforzamento dei presidi sanitari a Taranto.
Sicilia: L’80% delle strutture private rischia di chiudere e mettere alla porta 2000 lavoratori: 44 su 55 non raggiungono la soglia di 80 posti letto voluta da Balduzzi. Tagli anche nel pubblico: i posti lettoper le emergenze passano da 15.036 a 14.118.  
Errori in sanità.
Sono gli errori chirurgici la principale causa di richiesta di risarcimento danni nella sanità pubblica e privata italiana, seguiti dagli errori diagnostici nel settore pubblico (16%) e terapeutici nel privato (10,38%). Un fenomeno che comporta ogni anno alla sanità pubblica ben 3.410 euro di valore assicurativo per ogni posto letto, il 26,88% in più a quanto registrato nella passata edizione del report (vedi tabella in fondo). Sono queste le principali evidenze dei due report Medmal Claims di Marsh presentati oggi che prendono in esame 95 strutture ospedaliere/sanitarie pubbliche, e 52 private accreditate e non; grazie a questo ampio campione d’indagine, Marsh ha potuto “tastare il polso” della sanità in Italia nell’arco di 8 anni (2004 - 2011).
In entrambi i settori, circa un terzo delle richieste danni analizzate sono state chiuse e un ulteriore 22% circa risulta senza seguito,pertanto più della metà dei sinistri trova una definizione e questo rende il campione ancora più stabile. In totale sono state quasi 35.000 le richieste di risarcimento danni, mentre, sempre negli 8 anni oggetto d’esame il costo complessivo dei sinistri denunciati ha superato il miliardo, per un totale di 26.723 sinistri dal costo medio di 42.600 euro a testa.
Circa il 50% delle richieste di risarcimento danni sono denunciate entro il primo anno dalla data di accadimento dell’evento, più della metà entro 2 anni. Fa eccezione la specialità di ostetricia e ginecologia, che presenta una consistente percentuale di richieste di risarcimento anche al quinto anno dall’accadimento.
Settore pubblico: 10,43 sinistri ogni cento posti letto
Il valore assicurativo di un posto letto mostra significative differenze a seconda della regione italiana presa in considerazione: se nord e centro sono paragonabili (rispettivamente circa 3.280 euro e 4.047 euro), il sud vale quasi il doppio (6.128euro).
Secondo i dati del Report, avvengono 10,43 sinistri ogni cento posti letto, 2,78 ogni mille ricoveri, 18 eventi ogni cento medici e 7,6 ogni cento infermieri.
Laddove ci sono delle forti specializzazioni il rischio si riduce notevolmente: nelle aziende sanitarie ed ospedaliere di base, non specialistiche, il tasso è pari a 22,42 ogni cento posti letto e 6,79 ogni mille ricoveri; nei policlinici si registra un tasso pari a 27,22 ogni cento posti letto e 6,44 ogni mille ricoveri; nelle aziende monospecialistiche si contano 16,94 eventi ogni cento posti letto e 3,72 eventi ogni mille ricoveri.
A conferma di questo elemento si aggiunge il dato complessivo delle richieste danni in base alla tipologia di struttura sanitaria e/o ospedaliera: le strutture sanitarie di primo livello, ovvero quelle di base, registrano il maggior numero di richieste danni pari al 55% (19.252), seguono le strutture di secondo livello (ospedali ad alta intensità di cura o ad alta specializzazione)24% (8.398) e gli ospedali universitari 18% (6.319). Molto distanziate sono le strutture specialistiche monotematiche come quelle ortopediche 1,53% (534), materno infantile 1% (327) e quelle oncologiche 0,30% (90).
Le conseguenze seguite all’evento che ha determinato la richiesta di risarcimento sono principalmente le lesioni (78%) seguite dai danni alle proprietà (11%). Solo nel 7% dei casi si tratta di decesso.
Gli errori chirurgici (30%) sono al primo posto; seguono gli errori diagnostici (16%), gli errori terapeutici (10%), le cadute di pazienti e visitatori (10%), i danneggiamenti a cose (6%) e gli smarrimenti e furti (5%). Ortopedia (15%) è la specialità clinica maggiormente interessata, ma hanno totalizzato percentuali elevate anche i danni da struttura e parti comuni (14%), pronto soccorso (13%), chirurgia generale (12%) e in misura inferiore contribuiscono anche ostetricia e ginecologia (7%) e medicina generale (3%).
Nello specifico, è il Sud a pagare di più perl’assicurazione. In media le regioni meridionali pagano quasi 8mila euro a medico e oltre 137 euro a ricovero: quasi 40 euro in più che al Centro e 50 in più che al Nord. Spesa alta anche per i piccoli ospedali: spendono 105 euro a ricovero contro i circa 74 dell’ospedale universitario dove - presumibilmente - rischi e casistiche sono a più alto rischio.
Settore privato: al Nord la percentuale maggiore dei sinistri per singola struttura sanitaria
Complessivamente sono state raccolte 3.286 richieste di risarcimento danni, con un incremento progressivo del numero fino al 2009 e una flessione negli anni 2010 e 2011.
Geograficamente, le richieste di risarcimento danni per singola struttura sanitaria si attestano al 66,34% al Nord, al 12,51% al Centro e 21,15% al Sud.
A guidare la classifica per tipologia di rischi è ovviamente il rischio clinico con l’81,62%. Seguono i rischi relativi alla struttura (eventi in aree comuni, parcheggi, scale, ecc. tranne gli infortuni e i dannialla proprietà) con l’8,67%, i danni alla proprietà (oggetti personali, protesi, ecc.) con il 5,84% e i rischi professionali con l’1,07%.
L’analisi delle conseguenze seguite all’evento che ha determinato la richiesta di risarcimento vede al primo posto le lesioni (82,59%) seguite dai decessi (8,79%) e dai danni alle proprietà (5,81%).
Anche per la sanità privata, gli errori chirurgici sono i più reclamati (36,91%), seguono gli errori terapeutici (10,38%), gli errori diagnostici (10,16%), le cadute di pazienti e visitatori (8,52%), le infezioni (5,05%), gli errori da procedura invasiva (3,8%). Percentuali contenute riguardano gli errori da parto/cesareo e gli errori anestesiologici, entrambi al 2,65%.
Rispetto all’ospedalità pubblica, si nota un minore impatto del Pronto Soccorso perché molte strutture non offrono questo servizio, ma s’inseriscono specialità come l’odontoiatria, la cardiochirurgia e in taluni casi la chirurgia plastica. Ecco la classifica delle specialitàcliniche maggiormente interessate: Ortopedia (13,54%), Struttura e parti comuni, (11,99%), Chirurgia Generale (7,97%), Ostetricia e Ginecologia (4,78%), DEA/Pronto Soccorso (4,53%%), Cardiochirurgia (4,47%), Odontoiatria (4,38%), Oculistica e Oftalmologia (3,90%).
“Finché Asl e ospedali non ’falliranno’ non cambierà niente”
Il 21 marzo scorso il Governo ha annunciato l’atteso provvedimento per accelerare il pagamento dei debiti verso i fornitori della Pubblica amministrazione. Un provvedimento tanto atteso, quanto al momento (non se ne conosce ancora il testo) criticato. A partire da Confindustria che ha subito sostenuto l’insufficienza della copertura.
Per la sanità, in particolare, Palazzo Chigi ha precisato che il tutto avverrà attraverso anticipazioni di cassa che verranno successivamente restituite secondo un piano di rientro finanziariamente sostenibile.
Basteranno queste misure e in ogni caso come evitare la continua escalation dell’indebitamentoche sta mettendo in ginocchio molte aziende fonritrici di Asl e ospedali? Ne abbiamo parlato in questa intervista con Antonio Lepre, giudice civile al Tribunale di Napoli e autore di un recente libro che si occupa proprio di questo,  “Arricchimento ingiustificato ed esecuzione forzata contro la PA e gli Enti locali”, edito da Giuffrè nel novembre scorso.
Dottor  Lepre,  il Consiglio dei Ministri ha annunciato un provvedimento per accelerare i pagamenti della Pubblica amministrazione.  E per la sanità in particolare ciò dovrebbe avvenire con anticipazioni di cassa. Il suo giudizio.
Aspettiamo di leggere il decreto del governo perché non vorrei che il pagamento del debito della Pubblica amministrazione avvenga con altro debito ovvero l’emissione di Bot e similari e perché non è la prima volta che si è annunciata una soluzione poi non pervenuta concretamente
Scettico, quindi?
Le imprese hanno bisogno di avere denaro in cassa questo è indubbio però credo cheil problema sia anche comprendere come si è verificato tutto questo e come evitare che si verifichi di nuovo. Il motivo per cui si è verificato è una sostanziale irresponsabilità degli Enti pubblici debitori e di chi le dirige. Irresponsabilità che deriva dal fatto che le Asl non sono soggette a procedure “parafallimentari”. Questo crea una doppia patologia: da un lato la disinvoltura dell’Azienda sanitaria a stipulare contratti e concedere crediti senza un’oculata gestione, perché tanto sa che i soldi bene o male saranno sempre messi; dall’altro, e su tale aspetto in pochi si soffermano, il fenomeno che le ho descritto deresponsabilizza anche chi entra in contatto con le aziende sanitarie ovvero gli imprenditori.
Sta dicendo che le responsabilità sono duplici?
Non è un problema di singole responsabilità, ma di un assetto generale che produce inevitabilmente le descritte patologie. Se io imprenditore so che un Ente, con un debito molto alto, può fallire, naturalmente non glivendo più nulla perché so che non mi potrà pagare. Se viceversa so che mi potrà sempre pagare io tenderò a fargli credito e a privilegiarlo come cliente. In questo modo si genera un circuito vizioso che fa crescere il credito perché da un lato l’Asl è deresponsabilizzata sapendo di non andare in procedura concorsuale, dall’altro l’imprenditore, convinto che prima o poi lo stato pagherà, continua a fare credito.
Come si può porre rimedio a questa situazione cercando in futuro di non ripetere gli stessi errori?
Innanzitutto, è tempo di inserire anche per le ASL procedure parafallimentari, anche sulla scorta del dissesto previsto per i Comuni; in secondo luogo, i manager, cioè i Direttori generali se parliamo di sanità, devono rispondere personalmente del mancato raggiungimento degli obiettivi cosa che teoricamente è affermata ma praticamente non avviene. Nel contratto bisognerebbe obbligatoriamente prevedere che se non c’è un tot di rientro del debito e comunque un equilibrio dibilancio quel manager deve decadere dall’incarico anche perdendo i propri compensi. La terza cosa da fare è agire sul versante normativo, eliminando quelle leggi di favore che hanno sospeso le azioni esecutive (oggi addirittura estinte per legge!) contro le Asl nelle Regioni in disavanzo perché ciò ha rafforzato la convinzione dell’Asl di godere di “impunità civile” in quanto il creditore, nonostante sia titolare di un titolo esecutivo, non può pretendere l’esecuzione. Cosa questa, secondo me, a forte dubbio di costituzionalità, se si svincola la sospensione delle azioni esecutive dalla predisposizione di un piano di pagamenti ai creditori secondo criteri oggettivi e predeterminati. Su tale normativa, comunque, a breve ci sarà una pronuncia della Corte.
Come si risolve il rapporto tra Aziende e creditore, come può insomma quest’ultimo veder riconosciuto un suo diritto?
Eliminando quanto prevede l’art. 1 comma 51 della legge di stabilità del 2011 (legge n. 220/2010 “Disposizioniper la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”) che doveva essere a tempo ma viene costantemente prorogata e che in sostanza dice “non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali e ospedaliere delle Regioni già sottoposte ai piani di rientro dai disavanzi sanitari e già commissariate” oppure interpretando tale normativa come impositiva di un piano di rientro nel debito secondo quanto detto e comunque il tutto entro termini ragionevoli. Vede, la sospensione delle azioni esecutive non significa che le Asl non possono pagare, significa che il creditore va dal giudice il quale si trova suo malgrado in una condizione di non potergli dar ragione perché quella normativa glielo impedisce. Poi però può succedere che allo stesso tempo quell’azienda paga volontariamente altri imprenditori creando un clima di opacità clamorosa nella gestione dei conti. Quasi che un Asl abbia potere di vita e di morte nei confronti degliimprenditori creditori. La Legge poteva avere una sua logica se fosse durata solamente un anno. La ratio era creare un blocco delle azioni esecutive in modo da offrire la possibilità alle aziende di organizzare i conti per poi ripartire ma così non è stato e quindi allo stato, per molte ASL, non è dato capire in base a quali criteri alcuni pochi creditori ricevano i pagamenti e altri (la maggioranza) no: tutto ciò di certo non favorisce gli imprenditori onesti
Facciamo un passo indietro e torniamo al rapporto tra politica e manager e alle responsabilità. Lei lo sa che siamo di fronte a una questione annosa che difficilmente si risolverà?
Il problema è della politica che deve fare una scelta. Io non sono contrario che il Direttore generale o il manager sia nominato dalla politica perché ci deve anche essere una riferibilità politica dell’uso del denaro pubblico: su questo – come su tante altre cose – deve affermarsi il “primato della politica”. Occorre però creare un sistema percui quel manager o Dg, anche se nominato da un politico, deve, per il bene della collettività, poter andare contro i desiderata del politico.
Lei ha parlato di responsabilità condivise e questa situazione poteva essere tollerata fino a qualche anno fa. Ora però con la crisi, con la ristrettezza del credito gli imprenditori sempre più in difficoltà con la liquidità spingono affinché la PA paghi.
Non c’è dubbio. Io sono convinto che sia il mercato a funzionare così: il “giochino” si è rotto, perché non ci sono più soldi. Fin tanto che vi erano disponibilità economiche non vi era un reale interesse a far funzionare in modo retto le cose e la gestione dei soldi,  specie in materia sanitaria dove sono coinvolti interessi economici e clientelari di enorme entità; oggi, invece, per così dire, si assiste alla “rivincita” delle regole del mercato sano, rispetto a quello opaco andato avanti fino ad adesso. StefanoSimoni,quotidianosanità                                                                                    Gentile: parte campagna verifiche "a sorpresa" in ospedali e strutture sanitarie
Parte la campagna dell’assessore alle Politiche della Salute, Elena Gentile, di verifiche “sul campo” delle strutture sanitarie pugliesi. E’ stata infatti avviata una serie di sopralluoghi in ospedali e ambulatori per stilare un vero e proprio “diario di bordo” di problematiche riscontrate e da far presenti alla dirigenza delle Asl. “Intendiamo metterci dal punto di vistadei pugliesi e delle pugliesi – spiega l’assessore – richiedendo interventi mirati e monitorare la qualità della spesa. Chiederemo alla dirigenza di condividere questi obiettivi e di impegnarsi per garantire la qualità delle cure, che deve essere assicurata anche attraverso il decoro, la manutenzione, l’accelerazione dei collaudi, l’eliminazione di attrezzature antiquate”.
Dopo la visita a sorpresa al “Vito Fazzi” di Lecce e al Poliambulatorio di Rodi Garganico, è stato il turno - la sera della Domenica delle Palme – di alcuni reparti dell’ospedale “Bonomo” di Andria, Asl Bat. Nei prossimi giorni l’assessore proseguirà le visite senza preavviso in ospedali e strutture territoriali in tutta la Regione e confronterà i risultati deei sopralluoghi con i vertici responsabili delle Asl. Alla Asl di Lecce è stato già chiesto di accantonare un ecografo obsoleto in un reparto pediatrico, mentre alla Asl di Foggia saranno chieste spiegazioni sullo stato strutturale della guardia medica diRodi Garganico.
“L’accoglienza da parte del personale sanitario è stata ovunque buona – ha spiegato l’assessore – e tutti ci hanno chiesto di proseguire. Infatti sullo spirito di dovere e di sacrificio del personale si basa la gran parte dell’assistenza”.
Alla Asl Bat saranno fatti alcuni rilievi riguardo lo stato del piazzale di accesso del “Bonomo”, ingombro quasi sempre di autovetture davanti al pronto soccorso e all’ingresso ai reparti. Altri rilievi riguarderanno il fatto che a venti metri dall’ingresso del pubblico sorga una piccola discarica di materiali legnosi, che sembra abbandonata da numerosi giorni.
Sarà evidenziato che le scale verso il seminterrato sono sbrecciate e prive di ausili di sicurezza, la pavimentazione dell’androne è del tutto rotta e pericolosa e in generale c’è una sensazione di sporcizia dovuta all’alta frequentazione del luogo, che presenta una porta aperta 24 su 24, facile accesso per malintenzionati.
L’obsolescenza del parco macchine diRadiologia sarà oggetto di attenzione, soprattutto riguardo la Risonanza magnetica e le sonda ecografica, una “Logiq 5 Pro” della GE che risulta di fascia bassa, L’ecografo doppler non funziona, mentre gli apparecchi Rx funzionanti sono di generazioni passate. Risulta come ci siano attrezzature nuove da collaudare, ferme da alcuni mesi, come alcune apparecchiature Rx tradizionale e un densitometro. Inoltre un altro ecografo in servizio è inutilizzabile per i pazienti allettati perché sistemato in uno spazio ridottissimo e inaccessibile anche alle barelle. Alla dirigenza Asl sarà fatto notare che salire ai piani superiori del complesso è un’impresa difficile: gran parte degli ascensori è fuori servizio, con cartelli piuttosto eloquenti all’esterno. L’unico riservato al pubblico è in pessime condizioni.
Altre osservazioni riguarderanno porte sradicate, guaste e maniglie rotte per l’accesso diretto al quartiere operatorio. Queste porte sono infatti inutilizzabili da alcune settimanenonostante i solleciti del personale. “Sarò impegnata quotidianamente in queste attività – conclude la Gentile – che saranno inserite nella mia agenda di lavoro. E tornerò nelle strutture per le ulteriori verifiche. Dopo tutto quello che abbiamo fatto per la sanità, voglio vedere con i miei occhi quello che accade nei territori”.
Blitz al pronto soccorso del Policlinico "Più sicurezza per medici e infermieri"
La via crucis della Gentile, va avanti. "E non mi fermerò". Nel sabato santo l’assessore alla Salute decide di fare capolino al pronto soccorso del principale ospedale della regione: il Policlinico. E’ la quarta tappa del blitz nei nosocomi che "la sindacalista dei diritti degli ammalati", come l’aveva definita il governatore Nichi Vendola, organizza da quando s’insedia alla guida del ministero local, quello di via Caduti di tutte le guerre. La Gentile non fa sapere niente a nessuno. Nemmeno al direttore generale del Consorziale, Vitangelo Dattoli. Appena lasagoma inconfondibile di questo medico prestato alla politica - lavora come pediatra all’ospedale di Cerignola, dove nasce sessant’anni fa - si materializza all’ingresso dell’unità operativa dedicata ai casi d’emergenza, dottori e infermieri le vanno incontro sfidando la diffidenza che hanno nei confronti di una rappresentante della Casta.
Anche perché la Gentile ha modi affabili e toni concilianti. Ma, soprattutto, non ha l’aria della sprovveduta: conosce i grattacapi di cui adesso deve occuparsi "in nome del popolo pugliese" e non è facile prenderla in giro. "L’hanno accolta come se fosse una madonna pellegrina" scherza qualcuno, all’entrata. I colloqui tra Elena di Cerignola e i suoi interlocutori, erano e rimangono riservati. Appunti, lamentele, proposte perché la macchina possa marciare a pieno regime, finiscono per trovare riparo nel chiuso di un blocco notes custodito gelosamente. I tempi d’attesa troppo lunghi, come accade spesso e malvolentieri ai malcapitati costretti aricorrere agli interventi d’urgenza, sono una brutta gatta da pelare.
Così come appaiono quasi insormontabili i problemi legati alla sicurezza di quest’area: vero e proprio porto di mare e in quanto tale esposto a qualsiasi genere di guaio. Compreso quello relativo a eventuali aggressioni agli operatori, bersagli della rabbia di chi, esasperato innanzi tutto per doversi sottoporre a file interminabili prima di essere curato, perde le staffe.
E’, questa, più o meno la stessa musica che la Gentile aveva ascoltato durante le prime tre "missioni segrete": al Vito Fazzi di Lecce, al Bonomo di Andria e al San Paolo. E che sembra destinata a far scattare "presto" provvedimenti attraverso cui allentare la tensione lungo la prima linea dell’assistenza e permettere in questo modo di offrire ai cittadini un servizio migliore. Già, ma come? Pare che possano essere create delle "zone cuscinetto" tra gli ambulatori e le lobby dei pronto soccorso. La Gentile si limita a ripetere: "Il compito diun assessore è pure quello di verificare con i suoi occhi le cose che vanno e quelle che non vanno nel sistema sanitario. Perché leggi e regolamenti sono importanti, ma ancora di più lo sono i comportamenti degli addetti ai lavori e dei dirigenti delle Asl, ai quali insisto nel chiedere di essere maggiormente presenti nelle corsie". Lello Parise-repubblica                                                ’OO.RR. Foggia, azienda leader in Italia come numero di dirigenti infermieristici’
“Dopo la nomina del Commissario Straordinario Dott. Tommaso Moretti degli “OO.RR.” di Foggia il primo “pensiero” di questa “nuova” amministrazione – secondo una nota della FSI Nursind di Foggia - è stato quello di incrementare da due a quattro il numero diDirigenti Infermieristici (delibera n. 2/13) trascurando così quelli che sono i reali problemi di questa Azienda Ospedaliera:
1. La grave carenza di personale infermieristico e tecnici di radiologia che persiste ormai da troppo tempo e che ha portato il suddetto personale all’esasperazione in quanto costretto a fare doppi o tripli turni e/o reperibilità di 15-16 giorni, quando la legge ne prevede al massimo 6 nell’arco di un mese, il tutto ovviamente aggravato dalla mancanza della retribuzione di straordinari e prestazioni aggiuntive da oltre 6 mesi; siamo in attesa di un avviso pubblico per reperire tecnici di radiologia da oltre 6 mesi ma per l’Azienda questo non è prioritario e le liste di attesa, non solo per i cittadini ma anche per gli stessi pazienti ricoverati, si allungano sempre di più così come si allungano i tempi di degenza;
2. Riduzione dei costi sostenuti per la ditta “Nuova Perla” che si occupa, nell’ambito dell’ Azienda, del ritiro e trasporto di farmaci, presidifarmaceutici, cancelleria, magazzino etc…; è ovvio che questo taglio non può non ricadere sul personale ausiliario presente nelle strutture che si vede costretto ad andare a ritirare materiali di cancelleria e di magazzino spostandosi, da un plesso all’altro dell’ospedale, con dei carrelli vecchi ridicoli e obsoleti, percorrendo e attraversando strade piene di buche, marciapiedi privi di rampe e schivando automobili e pullman con la paura di essere travolti il tutto a discapito della sicurezza del lavoratore stesso e dell’immagine della stessa Azienda;
3. Altro fiore all’occhiello – prosegue il comunicato - dell’ Azienda Leader è rappresentato dalla nuova organizzazione del personale ausiliario, ota e oss che prevede lo spostamento di tali figure dalle strutture, all’interno delle quali, lo vogliamo sottolineare, tale personale è da supporto al personale infermieristico già carente, per destinarle a mansioni di sanificazione ospedaliera riducendo l’appalto alla Ditta “Tre Fiammelle”e provocando così licenziamenti e disoccupazione”.
“Chi ne fa le spese di questo tipo di amministrazione, sorda ai continui appelli, continua ad essere sempre e solo il personale di comparto, qualsiasi decisione prenda l’Azienda o qualsiasi organizzazione proponga si ripercuote negativamente sullo stesso personale che, allo stato attuale, ovviamente non è più in grado di garantire i livelli minimi assistenziali.
Siamo giunti ben al di sotto della qualità minima di assistenza e questo, purtroppo, a discapito dei pazienti…..”
“La sicurezza per il paziente – riporta ancora la nota - viene garantita ormai solo dallo spirito di sacrificio del personale……. Ma sino a quando reggerà????!!!!! Ma tutto questo sembra non interessare all’Azienda…..l’importante è avere quattro Dirigenti Infermieristici di cui, strana coincidenza, tre di questi fanno parte del collegio IPASVI di Foggia : il Presidente, il vice Presidente e un componente del direttivo! Tutte cariche elettive!!”
“Cichiediamo – concludono i sindacati - a questo punto quale compito svolgeranno questi tre Dirigenti, tuteleranno gli interessi dell’Azienda, dei pazienti o opereranno solo nell’interesse di continuare ad assicurarsi le “poltrone” del Collegio?”
“Facciamo appello agli Organi Politici ed ai cittadini tutti per evitare che l’Azienda ospedaliera di Foggia continui ad essere …. Leader nel settore della disorganizzazione ecaos”.                                                                                                        Ospedali a confronto. Le precisazioni della Cattolica: “Non è più tempo di dubbi e scuse”
Lo studio realizzato dall’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, “Confronto tra le principali aziende ospedaliere del Lazio ed alcune aziende ospedaliere nazionali: performance economico-finanziaria”, hadestato molta attenzione da parte della stampa, dell’opinione pubblica e di molti operatori del settore. Siamo certi che anche chi ha responsabilità di governo in questa Regione (e non solo), abbia apprezzato il tentativo di offrire un contributo indipendente al dibattito sul servizio sanitario regionale.
Tra tutti i titoli eclatanti che questo studio ha suscitato sulla carta stampata e nelle testate internet, credo che quello realizzato dalla Stampa di Torino offra una buona sintesi del messaggio che intendevamo dare: “I tagli lineari uccidono la sanità, penalizzeranno le eccellenze”.
L’intenzione infatti era proprio mettere in evidenza che esistono differenze in termini di produttività delle risorse tra i diversi erogatori del nostro sistema sanitario. In una situazione del genere, tagliare orizzontalmente significa avere un sistema globalmente meno efficace e meno efficiente: è inevitabile. Chi si occupa di sanità lo sa bene e, per quanto ci riguarda, abbiamo trovato solo unmodo diverso per dirlo. In realtà tutti gli approcci alla valutazione che via via stanno fiorendo a livello nazionale e regionale (vedi il Piano Nazionale Esiti, o i sistema del “bersaglio”) evidenziano la stessa realtà.
Il sistema che abbiamo adottato, forse grezzo, ma certamente robusto (già sperimentato in Toscana e dalla stessa Agenas), credo abbia il merito di essere molto esplicito e “comunicativo”.
Alcuni hanno sollevato dubbi sulla metodologia che intendiamo fugare proprio per motivi di chiarezza e trasparenza.
L’analisi che abbiamo realizzato si basa sull’utilizzo dei conti economici delle aziende sanitarie: le aziende pubbliche adottano un modello standard, il “CE” e questo facilita molto le comparazioni. Tra l’altro l’attuale versione (aggiornata nel 2007) è oggi supportata in tutte le Regioni da principi contabili che, ancorché non pienamente unificati, appaiono relativamente omogenei fra loro. Nel caso si vogliano realizzare delle comparazione sui costiconsiderando anche aziende private, si deve necessariamente ricorrere ai bilanci aziendali. Sarebbe auspicabile che anche i bilanci delle strutture private fossero redatti secondo gli stessi principi di quelli pubblici e resi disponibili con precisi obblighi di trasparenza.
In mancanza, però, nel nostro studio abbiamo comunque deciso di inserire il Gemelli nel campione analizzato per la sua rilevante dimensione operativa nella Regione Lazio: è l’ospedale che dimette più pazienti (addirittura il 10% del totale dei pazienti dimessi nel Lazio). Grazie alla disponibilità dell’azienda siamo riusciti a riclassificare il bilancio (che è certificato da una società di revisione internazionale, da un collegio di revisori ed è comunicato annualmente alla Regione Lazio) rendendolo comparabile con lo schema del Modello CE. Per tutti gli altri indicatori sono state utilizzate le medesime fonti adottate nel resto del campione (ASP Lazio e Ministero della Salute).
Avremmo certamente ritenutoutile includere altre strutture private nella comparazione, e non escludiamo che ciò si possa (in realtà si debba) fare nel futuro. In una Regione come il Lazio, dove il 45% dei pazienti sono dimessi da strutture private, dovremmo poter avere la possibilità di disporre dei conti economici di tutte le aziende accreditate raccolti in maniera certificata e trasparente. Se vogliamo realmente governare il sistema non solo gestendo la leva della “produzione” ma anche quella della “committenza” (o meglio della “tutela”), è indispensabile poter disporre, sia per il pubblico che per il privato, degli stessi dati, sia di quelli sanitari (oggi li abbiamo grazie alle SDO) che quelli economico – finanziari. Per misurare la performance in tutte le sue sfaccettature, l’efficacia (esiti), l’efficienza e la produttività, sia per il pubblico che per il privato, dobbiamo ampliare gli obblighi di trasparenza sui costi per tutte le aziende sanitarie accreditate nel sistema. Dobbiamo imporre alle aziende(pubbliche e private) sistemi di controllo dei costi non solo per macro aggregati (quelli che oggi noi abbiamo utilizzato nello studio, “beni e servizi”), ma per singola prestazione. Solo questo ci permetterebbe di capire quante risorse servono per realizzare la stessa procedura chirurgica con esiti analoghi in tutte le aziende sanitarie (pubbliche o private che siano). Questo ci permetterebbe di individuare i “migliori” e settare precisi standard di qualità e di efficienza.
Questo è il nostro auspicio, e questo crediamo debba essere l’impegno per il futuro non solo per la Regione Lazio ma anche per l’intero Ssn. E’ il solo modo per comprendere quanto sia opportuno spendere per “comprare” un po’ di salute da un erogatore, sia esso pubblico che privato.
Ma per arrivare lì è necessario iniziare ad instillare il valore fondamentale della valutazione oggettiva nella mentalità degli operatori e il principio della decisione basata sull’evidenza in chi ha una responsabilità di governo.E per questo calcolare indicatori di produttività che ci dicono “in media” quanto costa un paziente dimesso (pesandolo per la complessità), in termini di beni e servizi acquistati o tempo delle risorse umane, è il primo passo per fissare uno standard. Sapere che potremmo spendere solo 2.000€ (per beni e servizi) per ogni paziente dimesso con un esito soddisfacente, laddove ne spendiamo 4.000€, forse è irrilevante per qualche operatore, ma non lo è per i cittadini che hanno bisogno di essere assistiti e che pagano questi servizi con le loro tasse. Sapere che da qualche parte un medico assiste più di 100 pazienti e da altre parti se ne assistono solo 50, è utile. E questo indicatore è comparabile sia negli ospedali universitari che in quelli non universitari: perché se è vero che in un policlinico ci sono gli “specializzandi” che aumentano la forza lavoro, è anche vero che sono “medici in formazione”, che non vanno da soli in sala operatoria, non fanno le guardie o attività ambulatoriali“da soli”. D’altro canto, negli ospedali universitari il medico è chiamato anche a svolgere attività didattica e di ricerca e il numero di ore che contrattualmente dedica all’assistenza è inferiore a quello di un medico “ospedaliero”.
Ogni sistema di “valutazione” può essere migliorato, l’importante è iniziare. Se nel 1996 Carlo Perucci non avesse iniziato a valutare gli esiti degli ospedali del Lazio, non avremmo oggi il Piano Nazionale Esiti. Nel 1996 quel primo esperimento sollevò enormi critiche da parte degli operatori; oggi abbiamo un programma nazionale perché dal 1996 è cresciuta la cultura del confronto e con essa si sono perfezionati i metodi.
Non possiamo ignorare oggi la ricchezza informativa dei dati sui costi di cui disponiamo solo perché questi non sono (forse) ancora perfetti: nessuno si prenderebbe la briga di raccoglierli meglio e non avremmo mai un sistema capace di giungere a veri standard di costo, obiettivo non impossibile da conseguire.
Crediamo di averdato un piccolo contributo in un percorso che è da tempo iniziato per merito di altri. La valutazione “costo-efficacia” è l’approccio che può darci degli standard replicabili e permettere il governo del sistema sanitario in modo che sia in grado di estrarre il maggior valore da ogni euro che spendiamo per la sanità. O percorriamo con convinzione questa strada o dovremo inevitabilmente aspettarci nuovi “piani di rientro”, nuovi tagli orizzontali e nuove spending review.
Ribadiamo che questo è un primo passo e non crediamo utili le strumentalizzazioni e alcune semplificazioni che sono seguite alla lettura del nostro lavoro. I dati vanno letti nel contesto e le differenze da noi documentate servono a dare lo spunto per ulteriori approfondimenti e non possono essere certo utilizzate per decisioni immediate e acritiche.
Ad ogni modo non è più tempo di dubbi, scuse, operazioni di retroguardia, difesa di posizioni indifendibili. Le azioni da mettere in campo devono essere “dirompenti”;gli operatori del servizio sanitario e, perché no, i ricercatori nelle università possono metterci la competenza tecnica. Ad altri spetta il coraggio politico e la convinzione, nella consapevolezza che, per una Regione nelle condizioni e con le caratteristiche del Lazio, non basterà il tempo di una legislatura ma è indispensabile ragionare in una prospettiva di più lungo periodo. Americo Cicchetti,Anna Ceccarelli,Angelo Tattoli,q.s.
I tunnel della vergogna del Federico II, La rovina annunciata di un Policlinico
Il cemento "scoppiato" dei muri appare sgretolato, i ferri che sporgono arrugginiti in maniera sempre più insistente sembrano lo scheletro di un’enorme carcassa. I ventun padiglioni del Policlinico universitario Federico II di Napoli - una delle più grandi "maternità" del Sud - sono collegati da chilometri di tunnel della vergogna dove la sporcizia, il degrado, l’abbandono raggiungono livelli inaccettabili per una struttura sanitaria.
I cunicoli dellavergogna. In quei tunnel che collegano uno all’altro i reparti dei vari padiglioni, lo scenario è da film dell’horror: pareti bucate, ammuffite e scrostate. Pendono dai soffitti cavi, garze marce si sfaldano da tubature arrugginite e gocciolanti, stanze sporche adibite a spogliatoi, altre, abbandonate, sono diventate discariche di calcinacci, fango e polvere. Le cabine di manutenzione impianti (locali umidi dove ristagnano pozzanghere putride) sono aperte perché qualcuno ha divelto i lucchetti. I quadri elettrici privi degli appositi coperchi perché qualcuno li ha rubati sono invasi da ragnatele, grovigli di cavi a vista. Le norme sulla prevenzione degli infortuni e sulla sicurezza del lavoro, in quelle gallerie ipogee, non sembrano rispettate: il personale esce dai reparti, ci cammina in camice bianco per poi rientrare nelle corsie, i muletti trasporta merci li percorrono trasportando anche i contenitori dei pasti.
Il Policlinico, tra il Vomero e i Camaldoli, è il più articolatopolo ospedaliero universitario del Mezzogiorno: una struttura gigantesca, 440 mila metri di superficie, 21 palazzine per l’assistenza, 26 Dipartimenti, mille posti letto di ricovero ordinario e 200 di day hospital, ottocento medici e 1200 infermieri.  Fu costruito - si legge nella Carta dei Servizi - "nel 1972 con tecniche edilizie allora all’avanguardia secondo un modello a padiglioni". Tutto in cemento armato, pareti comprese. Ma questo colosso sanitario, a solo una quarantina d’anni dalla costruzione, è in una situazione di degrado strutturale senza precedenti.
Un degrado annunciato. Già nel 2005 Carmine Marmo, allora direttore dell’Azienda universitaria ospedaliera Federico II, denunciava al cronista Giuseppe Del Bello della redazione di Napoli di Repubblica il degrado strutturale. "Il Policlinico - dichiarava otto anni fa Marmo - soffre gli effetti del tempo e di una manutenzione di cui nessuno si è mai preoccupato". Sempre otto anni fa, l’allora dg spiegava: "Lacittadella universitaria ha ben 35 anni e 24 edifici che stanno andando in malora, dagli infissi che cedono alle infiltrazioni d’acqua". "Dovremmo avere finanziamenti ben più sostanziosi - diceva ancora - almeno come quelli concessi con una legge speciale nel ’99 al Policlinico Umberto I di Roma: 250 milioni di euro per la ristrutturazione degli immobili. Difficile andare avanti con i 155 milioni di euro annui erogati dalla Regione, appena sufficienti a pagare gli stipendi del personale e alla manutenzione dell’alta tecnologia. In cassa rimangono sì e no 2 milioni di euro con i quali possiamo predisporre solo piccoli interventi a macchia di leopardo".
Federico II, anno 2013: le cucine. Dalla denuncia di Marmo, però, le cose non sono cambiate. Anzi, sono inesorabilmente peggiorate. Discorso a sé vale per le cucine, ricavate in una delle tante palazzine che soffrono dei segni del tempo e della carenza di manutenzione. Come si vede nel video registrato con una telecamera nascosta,all’interno dei locali dove si preparano i pasti l’igiene scarseggia, i contenitori del cibo non sono usa e getta, ma vengono lavati e poi riciclati. I contenitori del cibo, trasportati sui muletti da un padiglione all’altro lungo i cunicoli della vergogna, passano ai reparti sugli stessi montacarichi utilizzati dalla spazzatura. Nelle corsie, infine, è il personale delle cucine, e non come si dovrebbe quello infermieristico, a consegnare ai degenti il vitto. Entrando e uscendo dai locali che ospitano i malati, gli operatori delle cucine potrebbero aumentare il rischio di trasmettere infezioni ospedaliere.
I punti dolenti. L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali valuta, con il Programma nazionale esiti, per conto del ministero della Salute l’efficacia di tutti gli ospedali italiani . Dai dati e dalle tabelle dell’Agenas, emergono tutti i limiti e criticità del Federico II. Ecco gli esempi più significativi.
La mancanza di un vero Dea (Dipartimento Emergenza eAccettazione). C’è solo un pronto soccorso ginecologico ed è una lacuna che ha dell’incredibile in una struttura universitaria dove dovrebbero formarsi le nuove generazioni di medici.
Cardiochirurgia. L’alta mortalità delle operazioni al cuore. Ma il Policlinico, stando agli ultimi dati disponibili, non è certo un’eccellenza nel campo della cardiochirurgia: nel 2011 sono stati fatti solo 90 by pass coronarici isolati, in continuo decremento dal 2009, con una mortalità del 5% contro una media nazionale del 2%. Nei migliori ospedali italiani è inferiore a 1%. Solo 62 gli interventi di valvuloplastica con una mortalità del 5% contro una media Italia del 3%. Una piccola cardiochirurgia, ben al di sotto degli standard nazionali di sicurezza ed efficacia (nel 2012 è cambiato cardiochirurgo, ma la sua casistica non è ancora nota). Pochi anche gli interventi sugli aneurismi addominali: ne sono stati fatti 21, con il 10% di mortalità.
Cesarei scandalo. Ma lo scandalo più grosso èrappresentato dalla percentuale dei cesarei. Va detto che il Federico II è una delle maggiori maternità del Sud per numero di parti: nel 2011 ce ne sono stati 2217. Tra le donne che non avevano avuto un precedente parto chirurgico, ben il 60% è stato sottoposto a parto cesareo. Una percentuale, questa, osservano gli epidemiologi dell’Agenas, imbarazzante rispetto a una media nazionale già altissima del 27% tanto più in una struttura universitaria che dovrebbe formare i futuri ostetrici a gestire i parti. Per capire come una media più che doppia rispetto a quella nazionale sia un numero scientificamente ingiustificabile, basta confrontarla con quella di altri grandi centri di maternità: 6% di cesarei (senza un precedente) a Treviso, 15% a Torino, 11% a Cuneo, 10% a Lecco, 12% a Como. Come sono possibili queste differenze di percentuali? Cosa fa sì che sei donne su dieci nel Napoletano abbiano "bisogno" del cesareo contro 6 su cento nel Trevigiano? Il perché di così tanti tagli cesarei,per la verità, è noto: i medici organizzano meglio il loro lavoro (nel pubblico, ma soprattutto nel privato), e organizzano meglio pure il loro tempo libero: inutile dire che non si partorisce quasi mai di cesareo durante il week end. E per giustificare questo incredibile eccesso di parti cesarei molti ginecologi napoletani registravano diagnosi di presentazioni anomale del feto: oltre il 20 per cento dei neonati napoletani si presenterebbe "girato" al momento del parto, rispetto a meno del 5% nel resto d’Italia. Una recente indagine condotta dai carabinieri del Nas su ordine del ministro della Salute Balduzzi ha scoperto che molte di queste diagnosi non hanno alcuna documentazione clinica.
Attestati falsi. Un’altra caratteristica in negativo del Federico II è la produzione di documenti sanitari falsi. Durante il "sopralluogo" del cronista di Repubblica al Policlinico, è stato accertato che esiste la possibilità di ottenere l’attestato, indispensabile per lavorare negli ambientisanitari, non dopo aver frequentato l’apposito corso dell’"Ente di formazione Asl Napoli 1 centro". Ma usando un fax simile stampato direttamente dal computer. Pare che parte del personale, anche quello delle cucine, ma non solo, sia dotato di questo attestato falso. Il documento che Repubblica è in grado di esibire (dopo aver bianchettato il nome) è stato ottenuto in quel modo da un dipendente. Va detto che quello originale, previa la frequentazione di un corso, costa circa 30 euro, soldi che dovrebbero entrare nelle casse dell’Asl. Con il sistema della falsificazione al computer, invece, si ottiene tutto gratis. Subito. E soprattutto con l’elusione dei controlli sanitari. Alberto Custodero,repubblica              Crolla un soffitto al Di Venere la sala infermieri invasa dai liquami
Due soffitti crollati in due diversi ospedali baresi a distanza di pochi giorni. È polemica sulla tenuta dellestrutture pubbliche dopo il crollo di una parte del soffitto nei sotterranei adibiti allo spogliatoio del personale infermieristico dei vari reparti del Di Venere di Carbonara. A far crollare il tetto è stata la rottura di una condotta della fognatura. I liquidi di scarico maleodoranti si sono riversati nella stanza e sui vestiti del personale.
Solo pochi giorni prima le infiltrazioni di acqua hanno provocato il crollo di un altro soffitto all’ospedale Oncologico Giovanni Paolo II di Bari. Il crollo del soffitto ha causato anche il cedimento del controsoffitto in due stanze del reparto di radiologia interventistica e in altri ambienti del reparto di senologia. Vito Galiano della Fp Cgil di Bari ha chiesto un intervento della direzione generale dell’ospedale per verificare la tenuta dei soffitti in tutte le stanze dell’istituto e per attivare immediatamente il servizio di prevenzione eprotezione.                                                                  Sanità, Lettieri ostiene la denuncia di Consales
L’opposizione non perde un attimo ad appoggiare la denuncia sulla Sanità pugliese, che Mimmo Consales - primo cittadino di Brindisi - ha voluto evidenziare dal Pd, palesando un malcontento più diffuso tra le amministrazioni locali.
Oggetto: la gestione dell’Asl di Brindisi, i «blitz» dell’assessore alla Salute, Elena Gentile, nei reparti ospedalieri, nonché la rivendicazione di nuovi equilibri dell’alleanza politica nei territori: «Noi abbiamo denunciato operazioni di macelleria sociale nella conduzione dell’Asl diBrindisi, con scelte assolutamente indifendibili anche per chi rappresenta un partito che è forza di governo - attacca Consales - sia nei Comuni sia alla Regione». Per quelle scelte indifendibili, «da tempo chiediamo un confronto serrato rispetto a scelte penalizzanti per i singoli territori: il confronto con la Regione - scandisce - è fondamentale per voltare pagina». Per questo, «la linea di dialogo aperta dal Pd può rappresentare una prima importante sollecitazione nei confronti di Vendola, a cui il Pd intende dire che qualcosa è cambiato rispetto a prima».
La nota di Luigi d’Ambrosio Lettieri, segretario Commissione Sanità Senato e coordinatore PdL Grande Cttà di Bari, arriva astertto giro di posta.
"Apprendiamo da agenzie di stampa che dal sindaco di Brindisi arrivano oggi parole di verità sulle responsabilità dello sfascio della sanità pugliese da addebitare alle scelte - che Consales stesso definisce indifendibili - della giunta Vendola e avallate dal partito dimaggioranza relativa".
"La denuncia di un esponente del Pd, sindaco di una città importante come Brindisi - continua Lettieri - contribuisce ad alzare il velo sulla mistificazione messa in atto dalla poderosa macchina da guerra propagandistica di Vendola che vorrebbe spacciare il fallimento di politiche miopi e clientelari, basate sugli sprechi e la macelleria sociale fatta di tasse insopportabili e servizi ridotti ai minimi termini, per una responsabilità del Governo Berlusconi che avrebbe imposto alla Puglia il piano di rientro".
"E’ Vendola che ha imposto alla Puglia una gestione politico-amministrativa perdente e disastrosa, dovendo poi ricorrere al piano di rientro dopo aver più volte sforato il patto di stabilità e sistematicamente smantellato il sistema sanitario pugliese che oggi paga un prezzo altissimo all’arroganza di chi l’ha condotto nel caos più totale".
"Il cambio di passo che auspica, con onestà intelletuale, Consales - conclude d’Ambrosio Lettieri - è quelloche il PdL chiede da tempo e con costruttivo senso di responsabilità verso i cittadini pugliesi a Vendola e, ora, alla sua giunta da combattimento".                                                                                             Protesta Usppi per 5000 lavoratori ’Sanitaservice’
10 pullman da Foggia, Lecce, Brindisi, Bat, Policlinico e Asl/Ba, con a bordo centinaia di lavoratori aderenti al sindacato autonomo Usppi, si recheranno martedì 16 aprile, alle ore 11,00 a Bari, dinanzi alla Regione Puglia –assessorato alle Politiche della salute per salvare cinquemila lavoratori delle Società Sanitaservice della Regione Puglia dal licenziamento. Ovvero dalle chiusure delle società in house, entro il 31 dicembre 2013, così come recita l’art. 4 della spending review e la comunicazione pervenuta alle Asl pugliesi, da parte del Commissario Straordinario del governo Monti, dr. Mario Canzio.
L’Usppi/Puglia ha indetto lo stato di agitazione e il sit-in di protesta in questione, a margine del quale una ristretta delegazione dei lavoratori, guidati dal segretario generale dell’Usppi Nicola Brescia, incontrerà il neo Assessore alla salute Elena Gentile.
“L’Usppi /Puglia non ha nessuna intenzione né di lasciare per strada i lavoratori internalizzati, né di riconsegnarli a situazioni lavorative indegne, che in molti casi non erano molto dissimili dal caporalato.” dichiara Nicola Brescia segretario generale dell’Usppi. “Già da qualche mese abbiamo intrapreso una battaglia politica, contro ilgoverno Monti, per l’abolizione dell’art. 4 della Spending Review, che precipiterebbe il sistema dei servizi pubblici in una condizione di subalternità al privato inaccettabile. I dettami della Spending Review non sono altro che il risultato di un pregiudizio tutto ideologico secondo cui il privato funziona meglio, per cui si vuole svendere agli appetiti di pochi ricchi possidenti, servizi essenziali come l’acqua, la salute, la gestione del ciclo dei rifiuti; in sostanza, si vogliono cedere ai privati tutti i servizi fondamentali per i cittadini, senza considerare cosa potrebbe accadere alle tariffe, ad esempio nel caso dell’acqua, e alla qualità dei servizi e al destino di lavoratori, come nel caso delle Sanità Service, che il Governo Regionale ha salvato da situazioni di precarietà.”
“Con l’internalizzazione dei servizi e dei lavoratori - secondo Brescia - si sono ridotti i costi della Sanità in Puglia, abbiamo aumentato la qualità dei servizi, perché ora sono direttamentecontrollati dai manager delle ASL, e, soprattutto, abbiamo restituito la dignità a migliaia di lavoratori che venivano sfruttati da cooperative poco sociali e molto lucrative, a vantaggio di pochi e a scapito dei lavoratori. E’ inaccettabile che il governo Monti non voglia nemmeno prendersi la briga di considerare che ci sono aziende pubbliche, come le Sanità Service pugliesi, che funzionano e costituiscono dei veri e propri fiori all’occhiello, non solo del sistema sanitario pugliese, ma di tutto il sistema dei servizi pubblici, perché sono state in grado di ridurre i costi dei servizi negli ospedali e di innalzarne il livello della qualità.”                                                Pescara, troppe inchieste sulla sanità:l’ospedale cercamanager anticorruzione
L’ospedale di Pescara cerca un dirigente "integerrimo" al quale affidare un incarico speciale: quello di direttore del servizio "anticorruzione". L’avviso pubblico bandito alcuni giorni fa dall’Asl territoriale - che negli ultimi anni è stata al centro di diverse inchieste giudiziarie per corruzione e truffa - è molto esplicito.
L’obiettivo - stabilisce il bando, avviato in base alla legge anticorruzione del governo Monti - è nominare al più presto un "responsabile della prevenzione della corruzione".
Così, stretta dalla morsa delle inchieste della Procura di Pescara, l’azienda sanitaria ha deciso di anticipare i tempi e si è messa alla ricerca al suo interno di un dirigente "senza precedenti penali e senza alcun provvedimento disciplinare", come recita il documento firmato dal direttore generale Claudio D’Amario. Dovrà già avere "un ruolo dirigenziale di livello generale" e non avrà una retribuzione fissa, spiega D’Amario, ma "una remunerazionead obiettivo. Con un premio annuale".
"Il dirigente in questione - spiega il direttore generale - , una volta nominato, dovrà organizzare un piano d’azione attraverso il quale individuare le criticità all’interno dell’azienda sul fronte della corruzione. Occorre, ad esempio, maggiore attenzione durante la fase delle acquisizioni di beni e servizi, oltre che nella gestione del patrimonio. Per quanto mi riguarda, è anche un modo per uscire
dall’isolamento delle scelte, che spesso sono monocratiche. Invece occorre nella gestione della sanità pubblica una governance più complessa, maggiormente controllata. Essere l’unico responsabile di alcune decisioni non è semplice".
Il garante della legalità, dice Claudio D’Amario, non sarà però un cane da guardia dei dipendenti della Asl e nemmeno uno 007 impegnato a stanare episodi di corruzione nella sanità pubblica. Eppure il bando arriva a pochi mesi da una serie d’inchieste che hanno scosso l’ospedale e gli uffici amministrativi: comegli arresti sul presunto malaffare al distretto sanitario di Scafa, il processo per i lavori del polo Materno-infantile a Pescara, i 53 indagati delle commissioni di invalidità e gli scandali sulle patenti speciali e sul centro di salute mentale. Tutti casi esplosi dal 2009 fino a oggi e che hanno macchiato l’immagine dell’azienda sanitaria.
Tra pochi giorni scadranno i termini per avanzare le candidature: i dirigenti che si proporranno non dovranno avere "alcun conflitto di interessi" e non potranno appartenere ai settori "più esposti" al rischio corruzione.
Altro cardine della missione della nuova figura sarà quello di verificare "la rotazione degli incarichi" in cui circolano i gettoni di presenza: un fronte determinante visto che le indagini sulle commissioni di invalidità e sulle patenti speciali girano proprio intorno al pagamento dei gettoni di presenza.  GiuseppeCaporale,repubblica                            Gentile visita cantiere ospedale Alta Murgia
L’assessore alle Politiche della Salute, Elena Gentile, sabato 13 aprile ha visitato il cantiere dell’ospedale della Murgia. Situato tra Altamura e Gravina, il complesso andrà a sostituire una serie di piccoli ospedali che gravitano nell’area murgiana, offrendo in cambio una struttura moderna, dotata delle migliori tecnologie sanitarie, con standard alberghieri di tipo contemporaneo e di facile accesso dalla vicina strada statale. La storia del completamento della struttura è stata travagliata, in quanto il progetto si è articolato in tre lotti successivamente finanziati.
Dal 1995, quando si è cominciato a pensare al nuovo ospedale, sono intervenute poi leggi per la resistenza antisismica e antincendi che hanno fatto riconsiderare iprogetti. Il primo lotto infatti è stato del tutto rinforzato con tiranti di acciaio per migliorare la sicurezza antisismica, mentre i lotti seguenti sono stati già predisposti in sede di costruzione anche per le nuove norme antincendio. La struttura è praticamente pronta: alcune delle stanze presentano già il campionario degli arredi forniti dalle ditte, essendo in corso le procedure di gara per l’assegnazione. L’ospedale presenta un grande atrio coperto per l’ingresso, un pronto soccorso dotato di eliporto, sale convegni, 207 posti per degenze, sette sale operatorie delle quali una già predisposta per la robotizzazione. Proprio la fornitura degli arredi e delle attrezzature elettromedicali è l’ultimo step prima della consegna: poi ci sarà la fase dei collaudi antincendio e l’apertura al pubblico. “Fare in fretta, ma senza pregiudicare alcun aspetto dei collaudi e della sicurezza – ha detto nell’occasione l’assessore Gentile – speriamo di chiudere tutto in qualche mese.
L’obiettivodi questa visita è proprio quello di visionare lo stato dei lavori, incoraggiare tecnici e dirigenti sia della Asl che delle ditte, senza fare annunci che potrebbero essere smentiti dai fatti”. Dalle carte che la Asl ha consegnato all’assessore forse quattro mesi sarebbero sufficienti, visto che i collaudi antincendio potrebbero essere effettuati utilizzando le certificazioni già in possesso dagli arredi. Qualche mese in più di tolleranza, se non dovessero esserci ricorsi, e l’ospedale potrebbe vedere i primi pazienti ricoverati, attingendo al bacino dell’area interna del Barese e risultando anche attrattivo per altre zone. Ma si tratta di tempi puramente indicativi. Del resto ci sono 16 lotti oggetto di gare d’appalto: arredi, arredi di laboratorio, tac, rmn, radiologia, senologia, ecografi, emodinamica, endoscopia, arredi tecnici, scialitiche, testaletto, tavoli operatori, sterilizzatori, monitoraggio, anestesie e dialisi. Le progettazioni sono esecutive e del tipo “chiavi in mano”:i tecnici della Asl presenti sabato hanno ammesso ritardi solo per il caso delle radiologie, che vedono qualche rallentamento per le gare. “E’ difficile – ha detto l’assessore Gentile – motivare la chiusura di una struttura di questo tipo. Nell’immaginario collettivo tener chiuso un ospedale del genere, è un problema. Visto l’elevato grado di completamento dei lavori, si potrebbe pensare di rendere vivo l’ospedale trasferendo già qualche ufficio, qualche magazzino, senza alcuna attività di diagnosi e cura fino al rigoroso completamento dei collaudi”.
Al sopralluogo hanno partecipato il direttore della Asl, Domenico Colasanto e l’ing. Sebastiano Carbonara, dell’area tecnica della Asl, oltre a Sergio Massenio, direttore degli ospedali di Gravina-Altamura. Con loro, rappresentanti delle ditte costruttrici.
La Regione Piemonte in crisi vende anche gli ospedali
Non bastava un esperto qualunque per risollevare le sorti di una Regione in default finanziario. Ed è perquesto che, nonostante un debito di 1,6 miliardi di euro (ma che potrebbe anche essere di più) la Regione Piemonte ha affidato l’incarico di consulenza a Ferruccio Luppi, brillante amico del governatore Roberto Cota e dell’assessore alla Sanità, Paolo Monferino, tutti vicini al gruppo Fiat-Agnelli. Una consulenza “altamente professionale” per cui l’Ente avrà sborsato (al 31 dicembre 2012, termine di scadenza del contratto) 100 mila euro. L’operazione di finanza creativa, di tremontiana memoria, in effetti è complessa. Perché riguarda la vendita del patrimonio immobiliare della Regione, comprese le proprietà di Aziende ospedaliere e Asl. Con grandi operazioni di ingegneria finanziaria gli ospedali presto non solo dovranno cedere il loro patrimonio immobiliare ma pagheranno anche l’affitto al fondo che sarà istituito dalla Regione e il patrimoniosarà gestito da un’altra società esterna. I contorni di questa vicenda sono emblematici e lasciano qualche perplessità, sia per quanto riguardala nomina di Luppi, sia per le modalità in cui verrà gestita la vendita del patrimonio.
A Luppi, il governatore ha affidato l’incarico di collaborazione per essere supportato, come si evince dalla delibera del 16 gennaio 2012, “nelle funzioni di coordinamento dell’esecutivo regionale, in ordine alle scelte strategiche di sostegno allo sviluppo economico, riferite sia alla ristrutturazione del debito, sia alla cessione di partecipazioni, nonché alla valorizzazione immobiliare ed alla gestione del patrimonio”. La carriera del consulente “esperto”, così come si legge sul giornale locale “Lo Spiffero”, ha inizio nella Ifil degli Agnelli. Nel 1997 è passato alla Worms, holding di partecipazioni quotata alla Borsa a Parigi (controllata dalla stessa Ifil). Ha gestito le finanze alla Fiat e poi qualche collaborazione anche in Ferrari e Cnh. Nel 2009è entrato nel direttorio di Générale de Santé, il gruppo ospedaliero francese leader nel settore della sanità privata. Oggi è membro del cda delpiù grande ente di gestione fondi immobiliari (Idea-Fimit). Se non è un conflitto d’interessi suona quantomeno strano.
Cota, con il lancio di due fondi immobiliari pensa di portare in tempi rapidi nelle casse regionali circa 600 milioni di euro. La ratio dell’iniziativa è semplice: la Regione raccoglie immobili sui quali può esprimere anche una valutazione, si costituisce un fondo, si affida a una Sgr (società di gestione del risparmio) la quale, nel momento in cui acquisisce la disponibilità del patrimonio, anticipa all’Ente subito una somma (600 milioni, appunto). Nel primo fondo, definito Fondo immobiliare regionale (Fir) dovrebbero confluire beni per oltre 500 milioni di euro. Metà dal nuovo palazzo della Regione, la quota che resta in carico alla Regione è di 1/3 mentre 2/3 vanno ad “investitori terzi” (fondi pensioni, assicurazioni).Tutto bene a parte il fatto che non è chiaro quale valore reale si possa assegnare a un bene che non è di proprietà, dato che il nuovo palazzodella Regione è un “leasing in costruendo”. Il fondo avrà una durata ventennale e potrà indebitarsi per 200 milioni. Le quote di partecipazione saranno del 33% della Regione e del 66% di investitori privati.
Nel secondo fondo, definito Fondo immobiliare sanitario (Fis), confluiranno immobili degli ospedali per un miliardo di valore, avrà durata venticinquennale, potrà indebitarsi per 350 milioni e le quote di partecipazione saranno del 66% delle aziende ospedaliere e del 33% di investitori terzi (identificati come investitori etici, quindi fondazioni bancarie, fondi pensione). Il secondo fondo comprende pure gli immobili ospedalieri destinati all’attività di ricovero. Cioè vengono tolte alle Aziende sanitarie le proprietà e l’ospedale dovrà pure pagare l’affitto al fondo. In questo caso non è chiaro a chi verrà affidata la gestione degliimmobili. Probabilmente, per proseguire sulla scia della privatizzazione dei servizi, così come sta avvenendo già con altri provvedimenti in camposanitario, a grosse società o multiservizi. E sempre ai privati si potranno assegnare servizi quali, manutenzione, edilizia, pulizie. Non è detto che con queste operazioni la Regione riesca a far cassa, specie se non bada a spese quando deve scegliere gli uomini che affiancano il governatore o società esterne che gestiscono in maniera manageriale anche la sanità. È certo che seminerà indebitamenti e mutui per 20 anni. E i provvedimenti sono inderogabili.  Angela Corica,ilfatto                            Tac e sale operatorie fantasma ecco gli sprechi negli ospedali
Alla ricerca degli sprechi e delle inefficienze della sanità pugliese, il nuovo assessore regionale alla Sanità Elena Gentile ha rilevato i problemi della struttura, come le difficoltà dei ginecologi nel praticare le Ivg o la mancanza di misure di sicurezza per imedici del pronto soccorso. Il neo assessore ha poi segnalato tutto al direttore generale della Asl, Domenico Colasanto. Ma nel corso della sua visita l’assessore non ha potuto rendersi conto di uno spreco di diverse centinaia di migliaia di euro che si trovava a pochissimi metri di distanza: la modernissima sala operatoria all’interno delle sale parto. Una struttura avveniristica pronta per l’uso. All’interno macchinari di ultima generazione ricoperti dalla polvere, dall’ecografo al respiratore dalla lampada scialitica al lettino mobile fino agli armadi per il personale medico e infermieristico. La struttura è stata inaugurata in pompa magna alla fine del 2009 dal presidente della Regione,Nichi Vendola, e da Lea Cosentino, allora direttore generale dell’Asl di Bari. L’inaugurazione è stata l’unica occasione in cui la sala è stata aperta. Da quattro anni è chiusa, per mancanza di personale.
L’elenco di reparti chiusi e macchinari non utilizzati è lungo nell’Asl Bari. All’ospedale diBitonto una Tac multistrato del costo di circa un milione di euro, viene utilizzata solo la mattina. Anche in questo caso la causa è la mancanza di personale. Negli uffici della Asl di Corato sette mesi fa sono stati rubati un riflessiometro e un ergovision. Si tratta degli strumenti necessari a controllare la vista. Nel caso specifico servivano a rinnovare le patenti dei coratini che ora si rivolgono ai privati. A Putignano da un anno la risonanza magnetica è rotta. Mai sostituita o riparata.
Nella città di Bari è l’oncologico Giovanni Paolo II a rappresentare il simbolo dello spreco di risorse pubbliche. Quello che nel 2010 era stato salutato come l’ospedale delle meraviglie, condecine di reparti e sei sale operatorie, ora è un istituto semiparalizzato dalla carenza di personale. Nell’ex Cotugno ci sono due Tac, ma ne funziona solo una. E intanto le liste d’attesa si allungano.
Al Policlinico di Bari la clinica odontoiatrica rappresenta "uno scandalo nello scandalo" secondoAntonio Mazzarella, segretario regionale della Fp Cgil. La struttura è praticamente commissariata dal settembre del 2009 quando si scoprì che il professore Francesco Inchingolo faceva firmare a suo nome i referti medici dagli studenti mentre lui era in viaggio a Parigi. Da tre anni nel reparto non si fanno più turni di notte e non ci sono più neanche i letti per i pazienti. Sono rimasti solo i macchinari e gli strumenti del reparto, costati centinaia di migliaia di euro e mai più utilizzati.
La carenza di personale tecnico è alla base dello scarso utilizzo della Pet-Tac e degli acceleratori lineari del Di Miccoli di Barletta: "Macchinari che sono costati milioni di euro" accusa ilsegretario della Fp Cgil Bat, Luigi Marzano. Fuori da Bari non mancano gli sprechi. Nella Asl di Brindisi è nota la vicenda di due camere iperbariche mai utilizzate. A San Pietro Vernotico i lavori della sala operatoria sono conclusi da anni, ma la sala è sempre chiusa. Anche l’enorme piscina perdiversamente abili nel centro di Brindisi è ferma dal 2008. Nel basso Salento ci vogliono nove mesi per una risonanza magnetica e 130 giorni per un ecodoppler. Il motivo? Tre tac rotte.Antonello Cassano,repubblica
Sangue infetto: dagli errori ai bimbi ’cavie’
A volte basta un refuso per riaprire il doloroso capitolo del sangue infetto. Prendere albumina per immunoglobulina, scambiare proteina e anticorpo. Altre volte solo l’ostinazione disperata della vittima riesce a farsi largo tra le omissioni del burocrate di turno, la negligenza dei medici e l’indifferenza dello Stato. Per poi scoprire in giudizio – a distanza di vent’anni – che chi ti ha infettato ha continuato a donare sangue, nello stesso ospedale, per i successivi 16 anni, seminando una scia di vittime senza fine. E’ appena successo a Latina. Lo scandalo del sangue infetto continua a riversare casi di errori clinici gravissimi, storie di orrori umani senza giustizia che vanno ad affollare il pianerottolod’inferno su cui già decine di migliaia di persone stazionano in balia della malattia e in attesa di un indennizzo promesso che non arriva mai. E mentre il processo ai responsabili del più grande scandalo italiano è al palo e rischia laprescrizione, da migliaia di cartelle cliniche depositate agli atti e ancora sigillate emergono nuovi casi di persone infettate e lasciate sole nella loro partita tra vita e morte.
Spuntano anche le prove di test di inattivazione virale condotte dalle case farmaceutiche direttamente sulle persone, laddove si riteneva venissero praticati solo su animali. E invece nel trial clinici c’erano anche bambini, del tutto ignari, poi risultati infetti a distanza di settime o anni. I loro casi si aggiungono alle migliaia di storie dai tratti kafkiani che passano per il contagio rimosso e per il calvario di chi cerca giustizia da una posizione sempre minoritaria che sfida burocrazie pubbliche refrattarie, medici negligenti, commissioni disposte a negarel’evidenza pur di non concedere i benefici della legge 210 del 1992. E così che uomini col camice bianco e politici in doppio petto realizzano sulla pelle dei malati quel “negazionismo di Stato” che da vent’anni accompagna lo scandalo degliemoderivati.
Il 2013 si apre con un nuovo caso di errore medico denunciato dalla Lega italiana dei diritti dell’uomo (LIDU onlus). Riguarda A.P., un paziente di Crotone cui è stato disconosciuto il rapporto causale tra la profilassi con l’emoderivato antitetanico ricevuta nel 1982 all’ospedale di Foggia e l’epatite cronica constatata nel 2009. Un classico caso di “bomba a tempo” inoculata nel corpo di un ignaro cittadino ed esplosa 27 anni dopo, senza colpevoli e senza risarcimento. A mettere il primo paletto sulla via crucis dell’indennizzo di A.P. è stata la sesta Commissione medica ospedaliera della Cecchignola di Roma il 6 dicembre 2011. Il diniego veniva accompagnato dalla motivazione che “l’albumina risulta essere priva di rischio per latrasmissione di agenti infettivi conosciuti”. Un errore grossolano, perché l’antitetanica si somministra attraverso immunoglobulina e non albumina. Solo l’indomani della denuncia, cioè 13 mesi dopo che era stato commesso, la commissione siriunisce nuovamente e corregge il tiro. Ma l’indennizzo viene negato ancora e sulla base di un secondo errore.
Per motivare il diniego, infatti, il team di camici bianchi riporta un parere dell’Istituto superiore di Sanità del 1995 sul rischio da immunoglobuline. Nel copia-incolla i medici militari lasciano però per strada metà del parere, casualmente la più favorevole al paziente (parere originale – verbale rettificato). La trascrizione parziale si porta dietro il terzo errore: fa riferimento a trattamenti di inattivazione “recenti”, ma quel parere era del ’95 mentre il paziente sotto esame aveva subito l’antitetanica nel 1982 e non può aver beneficiato dei progressi di inattivazione virale che sarebbero arrivati solo 13 anni più tardi. A.P. nonsi arrende e presenta l’ennesimo ricorso mentre la Lidu chiede di rimuovere i componenti della Cmo della Cecchignola e i funzionari del ministero della Sanità. “Hanno commesso un errore dietro l’altro per negare il diritto a una compiutavalutazione medico-legale”, sostiene il presidente Lidu Aldo Barbona. E forse non è la prima volta. Anche Eugenio Sinesio, tra i consulenti tecnici dei pm di Trento che per primi indagarono sullo scandalo emoderivati, lo sospetta: “Data l’impostazione e il tono della valutazione medico legale non è improbabile che sia stata usata in altri casi”.
Già, quante volte è accaduto? Impossibile dirlo. Sul caso specifico il fattoquotidiano.it ha avanzato una richiesta di delucidazioni al Ministero della Salute che in un mese di tempo non ha fornito alcuna risposta. E del resto non è né il primo né l’ultimo caso. Proprio pochi giorni fa da Latina è emerso quello di una cinquantenne di Pontinia che ha contratto l’epatite C nel lontano 1984 a seguito di unatrasfusione infetta. La vittima lo ha scoperto solo nel 2006, 22 anni dopo, e si è rivolta all’avvocato Renato Mattarelli. Istruendo la pratica e trattandola nel dibattimento al Tribunale di Roma il legale ha scoperto l’imponderabile: larelazione del Ctu nominato ha rivelato non solo la certezza del nesso di causalità tra trasfusioni e infezione epatica ma anche che una delle donatrici infette ha continuato a donare il plasma per ben 16 anni. “Dalla relazione dell’Asl di Latina – spiega in una nota l’avvocato Mattarelli, che da due anni si occupa del caso – si evince che ha continuato a donare il sangue fino a quando è stata “definitivamente sospesa dalla donazione”. L’esito della causa è segnato, ma resta il problema delle persone che hanno continuato a ricevere il sangue infetto. La domanda è: come è possibile che dopo il 1984 nessuno ha mai sospeso la donatrice con l’HCV visto che già dal 1990 era doveroso rilevare nel sangue segni e valori epatici oltre la norma? Il rischio, anzila certezza, è che per almeno 16 anni le donazioni della donatrice abbiano infettato decine e decine di persone. Molte delle quali ancora non lo sanno, visto che l’epatite C è una malattia silente e cioè si può manifestare anche adistanza di decenni”.
Tra le carte portate da Trento a Napoli per imbastire il processo ci sono migliaia di cartelle cliniche rimaste a lungo sigillate. La loro apertura, spesso rimessa alla buona volontà delle associazioni, fanno emergere anche vicende inedite, come lo spregiudicato comportamento delle multinazionali dell’oro rosso nello sperimentare prodotti antivirali direttamente sull’uomo, infettando cavie del tutto ignare. Siamo negli anni Ottanta, le farmaceutiche stanno testando metodi per l’inattivazione virale dell’epatite. Per il mondo, ufficialmente, lo fanno solo sulle scimmie. Ma non è così. Dai faldoni convogliati a Trento spunta infatti la cartella clinica di un minore che dimostra come la sperimentazione venisse condotta anche su gruppiumani direttamente in ospedale, bimbi compresi. E’ il 13 gennaio del 1984 quando un ragazzino di Catanzaro di 33 chili viene ricoverato in ospedale a seguito di un trauma con rigonfiamento del ginocchio. A stretto giro gli vienediagnosticata un’emofilia non severa mai emersa prima. Ma il bimbo non viene solo medicato. Su di lui, “vergine” da qualsiasi trattamento con emoderivati, dopo tre giorni viene sperimentato un antiemorragico, il Kriobulin VI (cinicamente riportato in cartella come “virus inattivato”). Il 23 sarà dimesso con due confetti di Voltaren, ma a un successivo controllo, il 16 aprile, le analisi lo fotograferanno ormai positivo ai markers dell’epatite prima assenti. E’ stato infettato. E certamente non è il solo. Se sia vivo o morto, nessuno lo sa. Thomas Mackinson |lfatto                                                                                          Nas. Raffica di controlli dall’inizio dell’anno. Sequestrati farmaci e dispositivi per 77mln di euro
Nei primi tre mesi del 2013 il comando Carabinieri per la tutela della Salute nell’ambito della sua attività operativa ha effettuato nel comparto un totale di 5282 controlli, di cui 1343 hanno riguardato i farmaci e 3939 l’intero settore sanità. Il valore totale della merce sequestrata è stato di 77,8 milioni di euro, di cui 7,5 mln soloper il settore farmaceutico. Segnalate all’autorità giudiziaria 1477 persone, mentre sono state arrestate 15 persone. Per quanto riguarda i dispositivi medici sono state poste sotto sequestro 268 mila confenzioni/unità per un valore di 1,2 milioni di euro.
Non conforme il 26,8% dei farmaci e il 19,3% dei presidi sanitari controllati. Sotto sequestro 268 mila dispositivi medici. Tutto nei primi tre mesi del 2013.                     La Regione Puglia Chiude ospedali a danno dei cittadini
Definita dalla Giunta regionale, la seconda fase del Piano di rientro, con la prevista contrazione dei posti letto ospedalieri.
Non vi sono grandi sorprese, rispetto alle indicazioni ministeriali ed alle linee guida determinate dai tecnici regionali.
Nel complesso, solo la provincia di Taranto, vede aumentati, anche se in modo contenuto, i posti letto, soprattutto per quel cheriguarda oncologia e pneumologia.
Chiuderanno gli ospedali di Conversano e Nardò. Si aggiungono ai diciannove nosocomi su cui l’amministrazione regionale già aveva fatto calare il sipario. Totale: ventuno. "E’ il prezzo da pagare per fare nuove assunzioni" dice il presidente Nichi Vendola. Si salvano invece Fasano, Trani e Mesagne. Mancano sette minuti alle dieci di sera quando si conclude la giunta che approva l’ennesimo regolamento indispensabile per definire le cosiddette linee di attuazione della riorganizzazione della rete ospedaliera. "Era necessario tagliareancora" aveva raccontato lo stesso Vendola non più tardi di quarantotto ore fa senza avere paura di essere preso a sassate: 800 posti letto, di cui 130 all’interno degli enti ecclesiastici e degli istituti di ricerca, 300 per le cliniche private e 370 gestiti dal pubblico.
La mannaia oltre a calare su Nardò e Conversano, prevede pure il ridimensionamento dei "punti nascita": spariscono le ostetricia di dieci comuni, làdove si contavano meno di cinquecento parti all’anno. Come a Lucera, Ostuni, Manfredonia, Canosa... In zona Cesarini si salvano Grottaglie, Martina Franca, Scorrano. "E’ un equilibrio sulla carestia" sottolinea Vendola. Sì, insomma, non è mai piacevole usare l’accetta. Però l’operazione suona come inevitabile se, in cambio, il programma è quello di rimpolpare gli organici delle Asl. "Prima di subito faremo partire i concorsi". Quelli per ingaggiare qualcosa come mille fra medici e infermieri. Diversamente non sarebbe
possibile ottenere la deroga al blocco del turnover. Lo facevano notare non più tardi dell’altro giorno i magistrati contabili. Le sezioni riunite della Corte dei conti sottolineavano anche "il netto miglioramento" dell’aria che tira da queste parti a proposito dell’assistenza sanitaria.
Le perdite, tra il 2010 e il 2011, scendono da 331 a 114 milioni di euro; i cosiddetti "costi in convenzione" si riducono di oltre 234 milioni; la farmaceutica ospedaliera registrariduzioni della spesa superiori all’8 per cento (la media italiana sfiora, invece, il 5 per cento), come accade in tre regioni dell’Italia settentrionale: Lombardia, Liguria, Emilia Romagna.
Vendola, orgoglioso, fa sapere: "La verità è che abbiamo fatto in un anno quello che la Regione Toscana ha fatto in dieci anni". Se non è tutto oro quello che luccica, è altrettanto vero che il bicchiere può essere visto mezzo pieno.
"Salvaguarderemo sempre e comunque, la salute dei cittadini. Potenzieremo cioè, i servizi sul territorio. E’ accaduto, per esempio, a Massafra.Accadrà a Conversano e Nardo, dove in ogni caso lavoreremo per presentare un’offerta ricca e di alto livello" spiega l’assessore alla Salute, Ettore Attolini. "Ci impegniamo perché dappertutto prendano forma poliambulatori che funzionino" incalza Vendola. Il rivoluzionario gentile non teme eventuali rivolte di piazza e assicura che nessuno lancia bastoni fra le ruote dell’esecutivo: "Tutte le forze politiche hannocondiviso le nostre scelte. Abbiamo ascoltato le comunità, soprattutto, e non i partiti. Tenendo conto delle esigenze di tutti, nella maggior parte dei casi. Ecco perché, volendo tirare le somme di questa esperienza, io non parlerei di chiusure, ma di riconversioni".
Vendola sul piano di rientro approvato: "Ora piante organiche e concorsi"
“Abbiamo cercato di mettere in equilibrio il sistema sperando di non addolorare i cittadini ma soprattutto sperando di non ferire il diritto alla salute che è la cosa più importante da salvaguardare. Tutto questo, lo voglio ripetereperchè i pugliesi lo sappiano, avendo approvato stasera il regolamento, nelle prossime ore possiamo stabilire le piante organiche e far partire i concorsi per assumere medici e infermieri. Il nostro obiettivo fondamentale è guadagnare le risorse che consentano al sistema Puglia di traguardare una fase difficile e finalmente camminare verso obiettivi di miglioramento del sistema sanitario”. Lo ha detto il Presidentedella regione Puglia Nichi Vendola al termine della giunta regionale di questo pomeriggio che ha approvato il regolamento riguardante la seconda fase del piano di rientro. “L’obiettivo che ci era imposto era quello di tagliare 2400 posti letto, di fare cioè una cura dimagrante impressionante – ha aggiujnto Vendola - noi abbiamo fatto in un anno quello che la regione Toscana ha fatto in dieci anni dal punto di vista della chiusura di piccoli ospedali. Le chiusure diventano drammatiche se non vengono accompagnate da aperture. Si può chiudere un ospedale se è un bidone vuoto,ma bisogna sostituirlo con una rete di servizi assistenziali ed è quello che noi faremo”.
Entrando poi nello specifico, Vendola ha sottolineato che “l’asticella per la determinazione della chiusura degli ospedali è stata spostata in giù, dai 100 posti letto ai 70 posti letto” anche se il Presidente comunque ha aggiunto che “non è giusto e appropriato parlare di chiusura, bensì occorre parlare di riconversione”.Vendola ha poi detto che “i due ospedali sulla via della riconversione, sono Nardò e Conversano” mentre “per quanto riguarda la distribuzione dei tagli degli 800 posti letto, è stata una distribuzione equa, fatta Asl per Asl, territorio per territorio, tenendo conto di tutti i problemi e di tutte le sensibilità. Sul tema infine più dolente dei punti nascita, Vendola ha aggiunto che “secondo quanto scritto nelle linee guida del Ministero, sono stati chiusi tutti quelli con meno di 500 parti all’anno. Uniche due ccezioni, Scorrano che aveva pochi parti al di sotto di questacifra ma che invece serviva un territorio che aveva necessità, e Canosa che, al contrario, insisteva in una Asl con molti punti nascita aldi sopra della cifra indicata dal Ministero”. Benvenuto Michelangelo
Sospetta meningite, ragazza in ospedale chiuse le scuole a Torremaggiore
Per un sospetto caso di meningite scuole chiuse a Torremaggiore.  Questa mattina il sindaco della cittadinadell’alto Tavoliere, Costanzo di Iorio, ha emesso un ordinanza con cui ha ordinato la chiusura immediata degli istituti.
Questo perché una ragazza del locale liceo scientifico ha accusato un malore improvviso, con febbre altissima; un caso che sta creando non poche preoccupazioni. Per precauzione i ragazzi sono stati allontanati dalle scuole, dove torneranno mercoledì 24 aprile dopo una disinfezione dei locali.
La Asl di Foggia in un comunicato fa sapere che è stato adottato prontamente il piano di profilassi e attivate le operazioni di bonifica dell’ospedale “Masselli Mascia” di San Severo dove la giovane colpita dalla patologia è attualmente ricoverata in isolamento, oltre che delle scuole di Torremaggiore.
Le persone venute a contatto diretto con la paziente (familiari, docenti, compagni di scuola e personale ospedaliero) sonostate sottoposte a profilassi anti-batterica e la situazione è tenuta sotto controllo.  PieroRusso,repubblica                                    Gino Strada ha ragione. Anche in Italia c’è un’emergenza sanità  
Intervengo sulle recenti e note prese di posizioni di Gino Strada e di quanti hanno commentato le stesse, in particolare la lettera "Gino Strada curerà gli italiani. Ma di che stiamo parlando?" a firma Marino Nonis. Gino Strada si difende da sé, è ovvio. A me preme solo fare alcune considerazioni.
Innanzitutto quanto detto (e fatto) da Strada assolve a due funzioni: dare risposte (visite ambulatoriali, specialistiche, cure) dove c’è una domanda inevasa; secondariamente porre il dubbio se la strada intrapresa dalla Sanità italiana sia quella giusta.
Credo che i cittadini più attenti, a maggior ragione quanti operano nella Sanità ai vari livelli, non possono nonvedere che l’offerta sanitaria/le risposte alle richieste di salute stanno peggiorando.
Mi limito a citare recenti ed autorevoli dichiarazioni: di Enrico Giovannini, Presidente dell’ISTAT (ora ministro del Wellfare):"oltre 7 famiglie su 10 (71%) hanno quasi eliminato le spese pervisite mediche, analisi cliniche, radiografie mantenendo quelle incomprimibili per i medicinali" (audizione  a Montecitorio).
Interessante a proposito il Rapporto 2012 del Tribunale del Malato di Verona, a cinque anni dal precedente: "La salute? Per molti è un lusso" (L’Arena 30/4/1013). Su "Il Sole24 ore" sempre del 30/3/2013 si legge:"calo delle prestazioni soprattutto da parte degli italiani non esenti...un’eventuale moltiplicazione dei ticket per altri 2 miliardi di euro - manovra Berlusconi-Tremonti del 2011, potrebbe essere il detonatore finale di un sistema sanitario in crisi". Infine l’allarme dei Direttori di Dipartimento delle Prevenzione delle ASL italiane del 2 maggio proprio suQuotidiano Sanità: "Così si uccide la prevenzione".
Mi pare che la situazione non sia proprio tranquillizzante. Certamente vi sono sprechi che debbono essere eliminati (basti vedere i saldi attivi - pochi ma ci sono e quelli passivi delle varie regioni); la gran parte di questi tuttaviadove il privato è entrato di peso nella gestione della salute: cito solo il projet-financing nell’edilizia sanitaria, ne sanno qualcosa le Aziende-ULSS venete che da saldi in attivo sono passate in passivo proprio per merito di questa bella trovata. Per non parlare della peculiarità italiana della sanità privata, privata per modo di dire...
La Sanità pubblica è bene di tutti, da tutelare e difendere. Questo voleva dire Gino Strada. Ecco: qualcuno lo deve pur dire!
Pierangelo Rovere,Direttore Malattie Infettive, Legnago(VR)                                   Ferite e infezioni in ospedale: 130.000 infortuni l’anno.  
È un problema di cui non si parla molto e sul quale in Italia non esistono ancora dati ufficiali, ma che in Europa sarà presto regolato da una direttiva (la 2010/32/UE), stilata due anni fa e che dovrà essere recepita da ogni stato membro entro l’11 maggio 2013: si tratta della prevenzione e dell’eliminazione del rischio di infezione per gli operatori sanitari, e l’obiettivo da raggiungere è quello della massima sicurezza possibile dell’ambiente di lavoro, evitando ai lavoratori sanitari ogni possibile esposizione al rischio biologico.
In Italia avvengono ogni anno in ambito sanitario ed ospedaliero oltre 130.000 infortuni che comportano un’esposizione al sangue o ad altre sostanzebiologiche potenzialmente infette. Circa il 75% di queste ferite è di tipo percutaneo, ovvero si verifica quando l’operatore si ferisce con un tagliente contaminato, ad esempio con un ago, una punta, una lama. Le punture accidentali con aghi utilizzati rappresentano lamodalità di esposizione più frequente e pericolosa: sono, infatti, oltre quaranta gli agenti patogeni trasmissibili attraverso il sangue nel corso di una puntura accidentale, tra i quali il virus dell’immunodeficienza umana (HIV), il virus dell’epatite B (HBV) ed il virus dell’epatite C (HCV). Oltre i due terzi degli operatori sanitari esposti sono infermieri (in larga maggioranza donne) seguiti dai medici e da altre categorie professionali.
L’obiettivo sicurezza per gli operatori sanitari e difficile ed ambizioso, e può essere raggiunto solo attraverso un’attenta analisi dei rischi, l’introduzione di protocolli operativi più sicuri, l’adozione di dispositivi medici protetti (es. aghi e siringhe con dispositivi disicurezza anti-puntura), la formazione e sensibilizzazione degli operatori esposti, il monitoraggio continuo dei processi, la messa in opera di un sistema di controllo capillare che non rinunci a sanzionare il mancato rispetto delle regole. Abbiamo chiesto a Vincenzo Purodell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, di parlarci di questo problema, anche come membro del Gruppo di Studio PHASE (People for Healthcare Administration, Safety and Efficiency), team interdisciplinare a carattere culturale composto e rappresentato da professionisti del mondo sanitario, istituzionale, universitario, giuridico ed industriale, che è stato costituito nell’aprile del 1999 proprio con l’intento di rendere disponibili uno spazio e un tempo di confronto dedicato alle tematiche della sicurezza in ambito sanitario.
Cosa prevede la Direttiva 2010/32/UE del Consiglio dell’Unione Europea?
La Direttiva definisce  una strategia globale di prevenzione delleesposizioni occupazionali in ambito sanitario soprattutto da puntura con ago o lesione da tagliente, che tenga conto della tecnologia, dell’organizzazione del lavoro, delle condizioni di lavoro, dei fattori psico-sociali legati all’esercizio della professione e dell’influenza deifattori legati all’ambiente di lavoro.
Individua anche gli strumenti necessari per il raggiungimento di questo obiettivo, tra i quali la valutazione dei rischi; l’informazione, la sensibilizzazione e la formazione dei lavoratori, la definizione ed attuazione di procedure di utilizzo e di eliminazione sicure; la soppressione dell’uso non necessario di aghi e altri taglienti e  la fornitura di dispositivi medici incorporanti meccanismi di protezione.
Appare evidente come sostanzialmente il Legislatore Europeo abbia  ritenuto necessario mettere sotto una potente lente di ingrandimento quanto in realtà già contenuto in generale nei precedenti disposti comunitari  in tema di sicurezza sullavoro,  focalizzandolo sulla prevenzione degli infortuni dovuti a dispositivi medici (aghi, bisturi ecc). In particolare, la vera “novità”,  è il chiaro riferimento ai dispositivi medici incorporanti meccanismi di prevenzione  quali componenti della strategiaglobale.
Qual è la legislazione italiana a riguardo, al momento?
In Italia il citato Decreto Legislativo 81/2008 già prevede quanto la Direttiva mette maggiormente a fuoco. Nell’Articolo 15 individua tra le Misure generali di tutela “l’eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico” e la “sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso”; nell’Articolo 272 richiede che “in tutte le attività per le quali la valutazione evidenzia rischi per la salute dei lavoratori il datore di lavoro attua misure tecniche, organizzative e procedurali, per evitare ogni esposizione degli stessi adagenti biologici” ed in particolare “progetta adeguatamente i processi lavorativi, anche attraverso l’uso di dispositivi di sicurezza atti a proteggere dall’esposizione accidentale ad agenti biologici”. È  in ottemperanza a  questi disposti di legge che anche inItalia diverse strutture sanitarie, essenzialmente pubbliche, hanno già  introdotto questi dispositivi “ in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico”  completando la loro strategia preventiva.
Stando ai dati dell’industria manifatturiera, ad oggi,  in Italia, circa il 40%  dei prelievi venosi, il 20% dei prelievi arteriosi e il 25% dei posizionamenti di cateteri endovenosi sono eseguiti utilizzando aghi e dispositivi  di sicurezza.  Le organizzazioni sanitarie (ospedali, laboratori, ambulatori, ecc.) soprattutto del SSN pubblico che hanno adottato questi presidi ed introdotto pratiche operative più sicure, hanno mediamente ridotto le punture accidentali di oltrel’80%.  In molte altre però si è ancora molto indietro.
 Si può essere fiduciosi rispetto all’applicazione ormai prossima della Direttiva 2010/32/UE del Consiglio dell’Unione Europea ?
Questo è un aspetto importante. Sono fiducioso che i contenuti dellaDirettiva siano totalmente e chiaramente  recepiti  dalla nostra legislazione in continuità con quella già esistente.  Il percorso successivo, cioè  quello della applicazione dovrà però essere governato con attenzione.
È inutile nascondere che uno dei principali motivi di discussione sull’introduzione dei dispositivi incorporanti meccanismi di sicurezza è considerato l’impatto sul budget che essa potrebbe comportare, argomento indubbiamente rilevante nell’attuale situazione economica. Senza trascurare i risvolti umani, si deve però tener conto anche dei costi (gestionali, assicurativi, risarcitori, ecc.) degli infortuni stessi. Alcune analisi di costo efficacia suggeriscono che il costo di unintervento efficace mirato alla riduzione degli infortuni e delle infezioni che ne possono derivare rientra nella media di altre iniziative in ambito sanitario. Inoltre, con la promulgazione della Direttiva 2010/32/EU e l’implementazione dell’uso obbligatorio di questidispositivi nei 27 Paesi dell’Unione Europea, il costo dei dispositivi sul mercato è destinato a diminuire progressivamente.
Oltre al problema dei costi, potrebbero sussistere problemi nella scelta del dispositivo adatto e della strategia migliore da adottare per la sua implementazione in uso. Per quanto riguarda il primo punto è  assolutamente essenziale che la definizione di “dispositivo incorporante meccanismi di protezione” non si presti ad ambiguità e che siano acquisite ulteriori evidenze sulla efficacia dei dispositivi disponibili sul mercato.
 Quali sono lemisure da intraprendere dal punto di vista dell’informazione/comunicazione?
Se si vuole che i contenuti della Direttiva rappresentinoun  nuovo impulso ad una più decisa e completa azione di prevenzione nelle strutture sanitarie, che trascini anche quelle strutture che sono tuttora molto indietro, essi andranno divulgati e supportati da un adeguato programma di implementazione. Il target dovrà essereampio e comprendere tutti gli attori di un tale processo dai Direttori Generali, i policy maker delle aziende sanitarie, ai lavoratori direttamente coinvolti. Un’opportunità in tal senso è rappresentata dalla formazione obbligatoria prevista anche in questo campo dal Decreto Legislativo 81/2008 ed in particolare da quella  normata dai recenti accordi della Conferenza Stato Regioni sulla formazione inerente la sicurezza del dicembre 2011.
Il processo di trasposizione in legge nazionale è stato avviato e credo, o almeno spero,  che sarà portato a compimento in breve tempo, qualsiasi sia la modalità che sarà scelta per il recepimento.  Nel  nostro Istituto,  in collaborazione con Dipartimentodi Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università La Sapienza di Roma e con il finanziamento del Ministero della Salute per la Ricerca Finalizzata,  abbiamo avviato un progetto che  intende valutare le implicazioni cliniche (efficacia, indicazioni d’uso),economiche, organizzative, etiche, giuridiche, sociali e culturali dell’implementazione dei dispositivi di sicurezza  in Italia, usando la metodologia della Valutazione delle tecnologie sanitarie (Health Technology Assessment, HTA) e fornire una valutazione globale di impatto i cui risultati possano essere usati per implementare la Direttiva Europea nella sanità italiana, così come in altri Paesi membri.
 Di tutto questo si è discusso anche a luglio scorso alla Conferenza “Il Diritto alla sicurezza: prevenzione, protezione ed eliminazione del rischio di infezione per gli operatori sanitari”, tenutasi a Roma alla presenza di numerosi esperti del settore che hanno riassunto in un documento congiunto le loroautorevoli  raccomandazioni per un rapido recepimento ed un’efficace attuazione della direttiva 2010/32/UE nel nostro Paese (Position paper: prevenzione dell’esposizione occupazionale al rischio biologico derivante da lesion percutanea accidentale –puntura, ferita,taglio – nel settore ospedaliero e sanitario).
Il Gruppo Phase ha collaborato alla Conferenza e contribuito a stilare il Position Paper ha invitato i dirigenti ospedalieri ad  essere consapevoli delle responsabilità che avranno con l’implementazione della direttiva europea 2010/32 ed iniziare ad attuare un piano di gestione e pianificazione delle strutture sanitarie, valutando i benefici dei dispositivi di sicurezza (conosciuti come Needlesticks Prevetion Devices o NPDs) atti a prevenire le punture accidentali.  Laura Berardi,q.s.
Libertà di scelta terapeutica
Dov’è la “provata scientificità” delle cure mediche ufficiali di fronte a 160.000 persone che muoiono ogni anno con atroci sofferenzenonostante, o forse per colpa, delle cure mediche stesse?  
Un altro colpo è stato inferto alla libertà di cura e di scelta terapeutica, che proprio in questi giorni hanno subìto l’ennesimo affossamento.
Il dottor Paolo Rossaro, medico di famiglia di Padova, è stato condannato dal Tribunale patavino a 3 anni di reclusione per omicidio colposo; all’ammenda di oltre 565.000 euro, e rischia pure la radiazione dall’albo professionale!
Qual è il motivo per il quale il dottor Rossaro, merita una simile condanna giudiziaria?
Secondo l’accusa (che aveva chiesto ben 6 anni di reclusione e 2 milioni di euro) il dottor Rossaro sarebbe colpevole della morte di due persone colpite da tumore, che si affidarono alle sue cure mediche.
Stando alla perizia dei medici legali, queste due persone, oggi sarebbero ancora in vita se avessero seguito i protocolli ufficiali offerti dalla medicina ortodossa: chemio e radioterapia.
I due pazienti, dicono gli atti: “non sonostati adeguatamente informati” dal medicocurante, e questa mancanza d’informazione, sarebbe la causa della loro prematura morte.
Se questo metro di giudizio venisse applicato a tutti i medici oncologi del mondo, probabilmente ci sarebbe necessità di riaprire la base di Guantanamo a Cuba, e forse non basterebbe...
E’ possibile affermare questo perché, nonostante i pareri dei medici legali dell’accusa, i dati ufficiali della sopravvivenza alla chemio, parlano da soli.
Lo studio effettuato dai ricercatori Graeme Morgan (Professore associato, radiologo del Royal North Shore Hospital di Sydney), Robyn Ward (Professore e oncologo all’University of New South Wales) e Michael Barton (Radiologo membro del Collaboration for Cancer Outcomes Research and Evaluation, Liverpool Health Service, Sydney), è stato pubblicato sulla rivista “Clinical Oncology” nel 2004 e messo on-line nel più importante database governativo del mondo www.pubmed.gov.
Iltitolo è: “Contributo della chemioterapiacitotossica sulla sopravvivenza a 5 anni, in adulti americani” (“Impact of cytotoxic chemotherapy on 5-year survival in American adult”).
I ricercatori hanno esaminato tutte le statistiche per un tempo di 15 anni, riguardanti le 22 neoplasie più maligne e calcolato il beneficio nel tempo sia negli USA che in Australia.
Risultato: “in questa analisi basata sull’evidenza, abbiamo stimato che la contribuzione della terapia citotossica curativa ed adiuvante alla sopravvivenza negli adulti è 2,3% in Australia e 2,1% in USA”.
Se la chemioterapia citotossica contribuisce alla sopravvivenza solamente nel 2% (media aritmetica) delle persone malate di tumore: cosa fa al rimanente 98%?
Lo studio continua specificando che: “due revisioni sistematiche di chemioterapia nel cancro al seno, metastatico o ricorrente, non sono stati capaci di dimostrare alcun beneficio di sopravvivenza”.
I ricercatori hanno concluso la ricerca affermando che: “inconsiderazione del minimo impatto dellachemioterapia citotossica sulla sopravvivenza a 5 anni e la mancanza di un progresso importante negli ultimi 20 anni, segue che il maggior ruolo nella terapia citotossica è palliativa”.
Non è possibile riproporre tutti i dati pubblicati, ma il documento in originale è allegato al presente articolo.
Quello che interessa il caso del dottor Rossaro è il seguente:
- tumore al seno: lo studio ha analizzato 31.133 casi di persone e dopo 5 anni il numero di sopravvissuti, causa chemioterapia, era di 446 persone. Una percentuale di sopravvivenza pari a 1,4%!
- linfoma di Hodgkin, il numero dei casi studiati sono state 846, e dopo 5 anni i sopravvissuti, causa chemioterapia, erano 341. Con una percentuale statistica di sopravvivenza del 40,3%.
Stando a questi dati, le parole dei medici dell’accusa, secondo le quali le due persone con tumore al seno e linfoma H. avrebbero avuto "certezza assoluta" di guarigione, se solo si fossero rivoltealla medicina ortodossa, perdonocompletamente di significato, perché smentite dagli stessi dati ufficiali.
Ma il punto cruciale non è tanto la sopravvivenza o meno di una cura, la morbilità o mortalità, i dati statistici (facilmente manipolabili), ecc., il punto è: dove sta la libertà di scelta terapeutica da parte delle persone? da parte dei pazienti?
Può una persona, in grado di intendere e di volere, firmare il consenso informato (come nei casi del dottor Rossaro) ed essere libera di scegliere un percorso terapeutico piuttosto che un altro? Siamo o non siamo liberi come cita la Costituzione italiana?
NO! Stando alla sentenza di primo grado del Tribunale di Padova, questo non è possibile.
Bloccando le mani e l’operato di un medico, bloccano ovviamente la nostra libertà di essere seguiti in un percorso terapeutico!
I pazienti sono schiavi di un dogma scientifico, di un paradigma che non permette di scegliere, non permette una vera libertà di sceltaterapeutica.
Entrambe le persone, purtroppodecedute, avevano scelto volontariamente di non intraprendere i protocolli ufficiali, e per questo avevano firmato il “consenso informato” (quello stesso che viene fatto firmare in tutti gli ospedali del mondo, togliendo la responsabilità agli operatori sanitari da eventuali danni e anche dalla morte causate da pratiche allopatiche errate: le cause iatrogene).
Addirittura uno dei due pazienti, oltre al consenso, aveva firmato di proprio pugno anche la dichiarazione (messa agli atti) di NON voler essere operata chirurgicamente! Ma questi documenti non valgono nulla per la legge italiana.
L’enorme e abissale differenza che c’è tra un medico che segue ed esegue i dettami delle case farmaceutiche, prescrivendo per il cancro i famosi protocolli: chemio e radioterapia, è che se il paziente muore (e vedremo che ogni anno sono centinaia di migliaia le vittime di questo sistema), va tutto bene, è tutto nella norma; se disgraziatamente, muoreun paziente che NON ha voluto seguire taliprotocolli, allora il medico che lo ha accompagnato, viene incriminato per omicidio colposo!
Dov’è la giustizia in tutto questo? dov’è il rispetto della volontà individuale e personale? dov’è la libertà del medico?Ogni anno in Italia, oltre 255.000 persone vengono colpite dal tumore e ne muoiono, sempre ogni anno, circa 140-160.000.
Tutte queste persone ovviamente sono state seguite da un bravo medico oncologo e hanno fatto tutti i trattamenti ufficiali del caso.
Le parole rincuoranti e rassicuranti degli oncologi televisivi, che vanno dicendo che il cancro è stato sconfitto e debellato, che oggi si vive di più, sono facilmente smentibili dai dati epidemiologici. Oggi si continua a morire di cancro ogni giorno e più di prima!
L’incidenza del cancro infatti non lascia spazio a dubbi: si è passati da una persona su tre e stiamo ndando verso una persona su due.
La domanda sorge spontanea: dov’è la “provata scientificità delle curemediche”, tanto osannata da tutti ipaladini della medicina, e decantata dall’accusa nei confronti del dottor Rossaro?
Dov’è la “provata scientificità” delle cure mediche ufficiali di fronte a 160.000 persone che muoiono ogni anno con atroci sofferenze nonostante, o forse per colpa, delle cure mediche stesse?
Forse questi 160.000 morti all’anno sono agnelli sacrificali usati nell’altare del paradigma vigente, totalmente gestito e controllato dalle case farmaceutiche, e in quanto tali, ammessi dalla scienza?
Nei trattamenti oncologici, le case farmaceutiche infatti giocano un ruolo fondamentale, perché i protocolli sono i trattamenti più costosi che esistano in tutto l’ambito medico.
Si riportano alcuni dati (Farmadati 2007) sui prezzi dei chemioterapici, quasi in toto pagati dal Sistema nazionale sanitario, e quindi dai cittadini con le tasse:
-  SORAFENIB della Bayer, 112 compresse costano 5.305 euro;
-  ERLOTINIB della Roche, 30 compresse costano3.239euro;
-  SUNITINIB della Pfizer, 30 compresse da 50 mg costano 8.714 euro.
-  PEMETREXED della Elli Lilly, 1 fiala endovena, costa 2.384 euro.
L’elenco è lunghissimo e questi farmaci vengono usati in cocktail, quindi un mix tra di loro, facendo lievitare il costo di un SOLO ciclo chemioterapico da circa 50.000 a 200.000 euro al mese per ogni singolo paziente!
I farmaci usati in oncologia, oltre essere i più costosi sono anche i più pericolosi per la salute umana. Lo dicono gli stessi enti ufficiali, come il Ministero della salute e l’Istituto superiore di sanità.
Quest’ultimo per esempio definendo uno dei chemioterapici usati, la Procarbazina, dichiara che è: “cancerogena, mutagena e teratogena (malformazione nei feti) e il suo impiego è associato a un rischio del -10% di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.
Non solo, ma “numerosi chemioterapici antiblastici sono stati riconosciuti dalla I.A.R.C.(InternationalAgency for Research on Cancer) come sostanze sicuramente cancerogene”.
Forse è questo il motivo per cui la maggior parte degli oncologi non si farebbe la chemioterapia?
Nel marzo 2005 al Senato australiano è stata presentata una “Inchiesta sui servizi e sulle opzioni di trattamento di persone con cancro”, prodotta dal Cancer Information & Support Society, del St. Leonards di Sydney .
Alcuni scienziati del McGill Cancer Center di Montreal in Canada, inviarono a 118 medici, esperti di cancro ai polmoni, un questionario per determinare quale grado di fiducia nutrissero nelle terapie da loro applicate, nel caso essi stessi avessero sviluppato la malattia.
Il risultato fu a dir poco eclatante: l’81% degli oncologi che hanno risposto, in caso di tumore non si farebbero somministrare un chemioterapico, e addirittura il 73% di loro reputano le “terapie sperimentali inaccettabili per l’elevato grado di tossicità”!
Ognuno tragga le proprie conclusioni…
Dettoquesto, però,tutti i medici al mondo che usano farmaci che possono indurre cancro e leucemia e provocare la morte stessa dei pazienti, sono assolutamente in regola, ma se un medico in Scienza e Coscienza utilizza, esclusivamente per volontà unica dei pazienti, altre procedure, meno tossiche, meno invalidanti e meno cancerogene, rischia la galera e la radiazione dall’albo.
Il mondo sta andando alla rovescia!
“Non più morte, non più sofferenza a causa del cancro entro dieci anni. Ora siamo sicuri che entro il 2015 il cancro diventerà una malattia cronica”.
Concludo con le parole del dottor Andrew Von Eschenbach, direttore del National Cancer Institute, uno dei più importanti centri al mondo per la ricerca sul cancro. Parole dalle quali si evince che l’obiettivo (forse?) non è quello di sconfiggere il cancro, ma farlo diventare una malattia cronica, da curare con farmaci per tutta la vita. Per la gioia dei padroni.
Chiaramente il dottor Paolo Rossaro è il capro espiatorio diun sistema, unestablishment potentissimo, che vuole denigrare, spaventare e intimidire, soggiogandoli ai dettami delle corporation della chimica e farmaceutica, tutti quei medici coraggiosi e coscienziosi che mettono la salute delle persone prima degli interessi economici.
Colpisci uno per educarne cento, è il loro motto!
E allora dieci, cento, mille Uomini e Medici come Paolo Rossaro, liberi di seguire in Scienza e Coscienza la vera Ars Medica: l’Arte Medica, iniziata dal grandissimo Ippocrate venticinque secoli fa. L’Arte di seguire le volontà delle persone, accompagnandole amorevolmente per mano, in un percorso terapeutico adatto e idoneo, rispettando la natura e le volontà dell’uomo, e soprattutto ricordando il precetto ippocratico per eccellenza, quello purtroppo più dimenticato dalla medicina ortodossa: “Primum Non Nocere”. Marcello Pamio
Giuramento diIppocrate
(versione antica)
"Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dèi tutti e per tuttele dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto: di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest’arte, se essidesiderano apprenderla; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.
Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, nè suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.
Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte. Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloroche sono esperti di questa attività.
In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.
Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio oanche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.
E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro". 
Spagnola: alla ricerca di un virus mortale  
La “Spagnola” scoppiò a settembre del 1918, in un momento storico ben preciso e cioè quando l’umanità era esausta dalla Grande Guerra; imperversò ovunque, e dopo aver ucciso nel giro di pochi mesi più persone di qualsiasi altro morbo che la storia umanaricordi, finì assieme alla guerra, scomparendo nello stesso misterioso modo in cui era apparsa.
E’ stata un’apparizione così strana, che i medici esitarono a definirla influenza proprio perché credevano fosse un nuovo morbo. E forse non era così sbagliato…
Il numero esatto di morti non lo sapremo mai: le stime ufficiali oscillano tra i 20 e i 60 milioni di individui, ma qualcuno azzarda addirittura 100 milioni!
I libri di storia vengono scritti dai vincitori, per cui andiamo per ordine, cercando di capire cosa realmente è successo agli inizi del secolo scorso.
I sintomi
Le persone cominciarono ad ammalarsi lievemente nella primavera del 1918, accusando brividi e febbre per tre/quattrogiorni, ma poi guarivano. Dopo una calma estate, a settembre-ottobre si scatenò, con la potenza di una macchina bellica, l’epidemia.
I medici erano impotenti: morivano loro stessi, e quelli che sopravvivevano vedevano i pazienti, parenti e amici, morire come mosche. Provarono di tutto:farmaci, sieri e arrivando ad inoculare composti da secrezioni corporee degli ammalati e batteri che presumevano essere all’origine della malattia.
Iniettarono - scrive un medico - “una broda composta di sangue e muco degli influenzati, filtrata per eliminare le cellule più grandi e i detriti”, ovviamente senza alcun risultato, anzi scatenando vere e proprie patologie, come vedremo tra poco.
Vaccini per tutti
Per il paradigma vigente, la scomparsa delle grandi epidemie (colera, tifo, vaiolo, ecc.) è stata opera delle vaccinazioni, che le avrebbero debellato. Oggi sappiamo invece che il ruolo centrale lo hanno avuto le migliorate norme igienico-sanitarie, l’alimentazione e la pulizia ingenerale. Migliorie queste - e non i vaccini - che hanno contribuito a salvare la vita a centinaia di milioni di persone.
Tornando alla Spagnola: possiamo veramente credere alla favola, secondo la quale nel 1918 apparve dal nulla un virus, di cui nemmeno oggi sappiamo il ceppo, le origini e leevoluzioni, che sterminò 100 milioni di persone e poi, misteriosamente, da un giorno all’altro, scomparve proprio alla fine della Guerra? Liberi di farlo, ma se iniziassimo a usare il cervello - cose questa sempre più difficile in una società computerizzata e multi tasking - potremo scorgere qualcosa non torna…
I sopravvissuti
Numerose persone sopravvissute alla Spagnola, hanno testimoniato che si ammalavano e morivano solamente coloro che erano stati vaccinati!
I sintomi erano: febbre alta (tifoidea), brividi, dolore, crampi, diarrea, congestione di gola e polmoni come nella polmonite (tipica della difterite), vomito, mal di testa, debolezza, piaghe sulla pelle (causate dai vacciniantivaiolosi), paralisi, ecc.
Esattamente i sintomi provocati dalle malattie per le quali erano stati vaccinati tutti i militari e gran parte della popolazione civile: tifo, difterite, polmonite, polio e vaiolo. Casualità?
Il primo tassello della nostra storia è questo: i medici hannoinoculato vaccini totalmente sperimentali e sieri altamente tossici in quasi tutte le persone giovani e sane.
“Ho potuto osservare - dice  il medico L. Day, ex chirurgo in capo dell’ospedale di S. Francisco e professore nella facoltà di medicina - che l’influenza essenzialmente veniva contratta dai vaccinati: coloro che non erano stati vaccinati, evitavano la malattia. La mia famiglia aveva rifiutato le vaccinazioni; e’ in questo modo che siamo rimasti tutto il tempo in ottima salute.
La combinazione di tutti quei vaccini tossici - per esempio quello contro la febbre tifoidea scatenò un problema ancor più serio chiamato paratifo - causò violente e gravissime reazioni che i medici nonriuscirono ad affrontare e alcuni ospedali militari furono riempiti esclusivamente di soldati paralizzati.
L’esperimento di Sir William Leishman
E’ quasi sconosciuto il “grande esperimento di vaccinazione” condotto da Sir William Leishman medico e direttore generale della Sanità militarebritannica, sui militari. Oltre a partecipare alla vaccinazione contro il tifo nel 1914, ne sviluppò il vaccino, partendo da tre fonti principali: tifo, paratifo A e paratifo B.
Nell’autunno del 1914 i medici iniziarono a chiedere la vaccinazione obbligatoria per tutte le truppe militari; quella contro il vaiolo lo era già da tempo. E fu così che durante il 1915, il 90% delle truppe fu vaccinato contro il tifo e a partire da febbraio 1916 anche contro paratifo A e B.
Il vaccino era composto da brodo di colture di un ceppo di bacilli del tifo, nel quale il batterio era standardizzato in modo che ogni centimetro cubo del liquido ne contenesse 500.000.000 nella prima dose e 1 miliardo nellaseconda.
Nel resto del mondo la situazione non cambia: nel 1855 passa in Massachusetts la prima legge che impone l’obbligo vaccinale per tutti gli scolari e nel 1856, stranamente, vi fu una grande epidemia di difterite. Nel 1859 si inizia a produrre l’antitossina difterica; nel 1911 il vaccinocontro il pneumococco e nel 1915 quello contro la pertosse. Nel 1917 i militari vengono vaccinati con l’antitossina tetanica, e nel 1918 arriva quello contro il vaiolo. Vaccini su vaccini vengono iniettati nel corpo di milioni di persone.
Pandemia del 1976
Dove si verifica nel 1918 il primo caso di Spagnola? Nella base militare di Fort Riley nel Kansas.
Nulla di strano, visto che l’altra cosiddetta pandemia avvenuta nel 1976 è scoppiata contemporaneamente nelle basi militari di Fort Meade nel Maryland e Fort Dix nel New Jersey! Sempre e solo basi militari. Le pandemie del 1918 e 1976 si sono manifestate nelle persone più vaccinate al mondo: i militari.
Nel 1976 seguendo il motto“meglio un vaccino senza epidemia, che un’epidemia senza vaccini” volevano vaccinare l’intera popolazione americana: 200 milioni di individui.
L’American Insurance Association e le varie compagnie assicurative - certamente più informate degli enti governativi e dei medici - misero le mani avanti,affermando che toccava al governo farsi garante per gli eventuali danni. Erano a conoscenza che i vaccini sono pericolosi per la salute, per cui ritardarono la loro produzione.
L’empasse durò fino al 12 agosto, quando il presidente Gerald Ford firmò la legge che assegnava al governo federale la responsabilità civile per eventuali danni. I primi americani si vaccinarono il 1° ottobre e dieci giorni dopo si verificarono i primi morti.
Per mitigare i timori, Ford e la sua famiglia si fecero vaccinare davanti alle telecamere, ma i quotidiani continuarono a contare le vittime: svariate migliaia di casi di Guillan-Barré (paralisi con deficit sensoriale), sclerosi multipla, artritereumatoide, polimiosite, sincopi, paralisi facciale, nevrite, tetraplegie da encefalite, demielinizzazione, nevrite ottica, ecc.
Le vittime: i più giovani e sani
Nel 1918 i medici che non usarono farmaci, ottennero guarigioni nel 100% dei casi.
“La malattia aveva le caratteristiche della peste nera,con l’aggiunta del tifo, polmonite, vaiolo e di quelle malattie contro le quali la gente era stata vaccinata alla fine della prima Guerra Mondiale. La pandemia si trascinò per due anni, mantenuta viva dall’aggiunta di farmaci velenosi dispensati dai medici. Quelli che rifiutarono le vaccinazioni non si ammalarono!
La malattia colpiva sette volte di più i soldati vaccinati che i civili non vaccinati.”
Non bastavano sieri e vaccini, vi fu anche un eccesso di farmaci come l’aspirina, utilizzata per curare l’influenza. Secondo alcune ricerche questa pratica fece morire moltissime persone: le autorità sanitarie scambiarono gli  effetti del sovradosaggio di aspirina conl’influenza stessa.
Il secondo tassello, è la caratteristica atipica della strana pandemia, che uccise perlopiù adulti giovani, con il 99% delle vittime di età inferiore ai 65 anni di cui più della metà tra i 20 e i 40 anni.
E’ curioso perché normalmente l’influenza è più micidiale tra i bambini di meno di 2anni e i vecchi con più di 70. Curioso fino a un certo punto, perché le fasce a maggior mortalità sono proprio le fasce più vaccinate…
Perché si chiama Spagnola?
Alcuni soldati americani ammalati erano stati in Spagna durante il periodo bellico, e così nacque l’idea di incolpare qualcun altro della pandemia. Tanto più che all’epoca la Spagna non era coinvolta nella Guerra, quindi la stampa era meno soggetta alla censura, onnipresente nei periodi bellici. Essendo il primo paese a parlarne pubblicamente, venne chiamata Spagnola, forse per rappresaglia nei confronti di questo paese. Negli Stati Uniti, il silenzio fu tombale.
Resuscitare il mostro
Il dottor JohanHultin di San Francisco è riuscito a far rivivere il virus della Spagnola.
Uno sforzo perseguito per 10 anni, e che ha compreso l’esumazione dei resti di alcuni morti di spagnola, ben conservati nel permafrost sub-artico.
Hultin però non è un ricercatore normale: lavora per l’Armed Forces Institute of Pathology diRockwille e la ricerca è stata finanziata dal Pentagono.
Una simile ricerca finanziata dalla Difesa rende credibili i peggiori sospetti, dichiarati da Leonard Horowitz, esperto internazionale di sanità pubblica. Egli sostiene che nel 1975 Henry Kissinger affidò alla CIA la preparazione di germi che potessero “ridurre la popolazione mondiale”, come risulta dagli atti del Congresso. Ed accenna ad un agghiacciante successo di alcuni ricercatori (O’Conner, Stewart, Kinard, Rauscher) dello Special Virus Cancer Program, che sarebbero riusciti, lavorando sui virus ricombinanti, a combinare i virus influenzali con un virus che provoca leucemia acuta linfocitica, per produrreuna arma capace di trasmettere la leucemia, come l’influenza.
Sappiamo pochissimo, per ovvi motivi di segretezza militare, ma è possibile che nel 1918 stavano eseguendo simili esperimenti? Esperimenti di guerra batteriologica sfuggiti di mano?
Il primo a proporre questa tesi fantascientifica fu nel 1948 HeinrichMueller, già capo della Gestapo. Durante gli interrogatori della CIA disse che la Spagnola era parte di un’arma batteriologica iniettata con i vaccini dell’esercito che infettò i soldati del Camp Riley nel marzo del 1918 e si diffuse nel mondo…
Farneticazioni di un nazista o amara realtà? Non si sa, ma la cosa certa, è che sicuramente c’entrano i vaccini e i primi infettati furono i soldati.
Conclusione
Cosa accadde nell’autunno del 1918? Vi furono una concomitanza di fattori molto particolari, tra cui una Guerra Mondiale devastante, condizioni igienico-sanitarie complesse e numerose campagne di vaccinazioni che interessarono decine di milioni di persone.
Allafine del XIX secolo, la medicina era agli albori. I vaccini erano un miscuglio tossico formato da sangue infetto di persone malate, colture di batteri e bacilli; i medicinali erano a base di mercurio (calomelano), stricnina, antimonio, iodio, poi c’erano i salassi, i caustici e vescicanti, ecc.
Vaccini e medicinalierano un abbinamento mortifero che uccideva il paziente.
Queste sostanze, iniettate più e più volte, assieme a farmaci, in organismi debilitati, stressati e snervati dalla guerra, hanno creato le premesse per la manifestazione di patologie mortali.
Oggi, nel Ventunesimo secolo, c’è chi afferma che l’omeopatia è acqua fresca.
Sarà anche vero, ma su 26.795 casi analizzati di influenza Spagnola, i medici omeopati e naturisti nel 1918 avevano un tasso di mortalità pari a l’1%, mentre gli allopati, con i loro farmaci, una mortalità dal 30 al 100%!
Laudato sì, mi Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Ben venga l’acquafresca…
Marcello Pamio - tratto dal mensile "Biolcalenda" nr.47                                          Elettroshock, la vergogna continua  
Maria ogni settimana cura la depressione cronica che l’affligge da quando era una ragazzina. Ma non si rivolge ad un centro di salute mentale né tantomeno allo studio di uno psichiatra. No, lei ogni sette giorni viene sottoposta ad un trattamento di elettroshock. Maria è una delle quattrocento persone che nel 2010 è stata sottoposta alla T.e.c., la terapia elettroconvulsivante, detta anche elettroshock. Oltre 1400 pazienti nel triennio dal 2008 al 2010 (secondo gli ultimi dati presentati dal ministero della Salute), in cura per depressione e psicosi.
Non è una pratica scomparsa con la riforma di Franco Basaglia che ha portato, grazie alle legge che porta il suo nome, alla chiusura dei manicomi e all’apertura delle porte dei reparti psichiatrici. Nell’Italia del terzo millennio sono ancora nove le strutture pubbliche e private che la praticano: l’ospedale di Montichiari in provincia di Brescia, in quello di Oristano,al Santa Trinità di Cagliari,a Brunico, Bressanone, Pisa e in tre cliniche private convenzionate (San Valentino di Roma, Santa Chiara di Verona e alla clinica Baruziana di Bologna). Una denuncia partita dalle parlamentari Pd Delia Murer, Luisa Bossa e Maria Antonietta Farina Coscioni che lo scorso luglio hanno presentato un’interrogazione parlamentare al ministro della Salute Renato Balduzzi. "Non abbiamo ancora ricevuto risposta" dice Delia Murer "Nonostante le linee guida su come intervenire preventivamente su questa pratica, che dovrebbe essere l’ultima ratio".
Le linee guida sono state dettate dal ministero della Sanità quando al dicastero sedeva Rosy Bindi (siamo nel 1999) e prevedono che l’elettroshock possa essere somministrato solo dopo che per più volte sia stata tentata la via farmacologica e mai prima di un esame da parte di esperti esterni alla struttura psichiatrica in cui il paziente viene curato. Le stesse linee guida rilevano però che è tutta da dimostrare lasuperiorità della T.e.c. rispetto adalcune cure farmacologiche e che frequenti sono i rischi di ricadute. Proprio per questo si incrementano i controlli e si richiedono consensi informati, affinchè la T.e.c. sia l’ultima spiaggia e solo in casi di pazienti gravi (depressione maggiore, ipertermia maligna, sindrome maligna da neurolettici). «E’ un metodo che non rispetta la dignità della persona, ed è anche un intervento violento sul corpo. Abbiamo chiesto a Balduzzi che ci chiarisse se siano state adottate tutte le modalità previste dalle linee guida» conclude la Murer.
I pazienti si sottopongono alla terapia per cicli, col ricovero e un’anestesia di cinque minuti. Ogni ciclo prevede 10-15 sedute con ogni volta lo stesso procedimento: elettrodi, il gel applicato sopra le tempie per non provocare bruciature e la scossa elettrica a basso voltaggio che attraversa il cervello per un tempo variabile da due a otto secondi. Ecco la cura per uomini e donne che convivono con la depressione,manie, schizofrenie, psicosi.
Manon è solo la poetessa Alda Merini a raccontare quella scossa, ma anche la casalinga pescarese, il dirigente scolastico sardo, la ragazza triestina, il quarantacinquenne sudtirolese e il suo conterraneo che ora lavora in un’associazione per il sostegno ai malati di mente. Tutte persone che hanno bisogno di cure mirate e assistenza continua e che invece periodicamente vengono sottoposti a queste sedute. «Una terapia ascientifica, ottocentesca e abbrutente, che spegne le persone senza curarle», spiega Enzo Lupo di Psichiatria democratica, il movimento fondato dallo stesso Basaglia nel 1973 per liberare il malato dalla segregazione in manicomio.
Per il prossimo anno è in cantiere la campagna di Psichiatria democratica "No elettroshock" per raccontare, attraverso questa testimonianza, cosa significa realmente: «Se fossi matto vi parlerei degli elettroshock subiti negli anni addietro, dei terribili momenti dell’attesa prima dell’applicazione deglielettrodi, delle urla, dell’intensoodore di urine, della voce dell’infermiere che ti chiama per nome e del medico che questo nome nemmeno conosce».
Una realtà quotidiana praticata per decenni sulla pelle di migliaia di pazienti. Ancora oggi la comunità scientifica sul tema è fortemente divisa. E’ una pratica empirica non scientificamente provata, dicono i detrattori, tesi che i sostenitori negano dicendo che all’estero c’è fior di letteratura sulla T.e.c.
Lo psichiatra Ernesto Venturini, del dipartimento di salute mentale di Imola, racconta la sua esperienza: «Negli anni Sessanta la praticai con convinzione, da assistente universitario, poi vidi cosa accadeva ai malati che venivano curati con assistenza 24 ore su 24 a Gorizia da Basaglia e capii che l’elettroshock non solo è un trattamento umiliante ma che i miglioramenti sono solo legati alla perdita temporanea della memoria: ci si dimentica dell’elemento ossessivo salvo poi avere peggiori ricadute legate anche alla distruzionedell’autostima». Ma nonostantequesti risultati i casi più frequenti di ricorso a questo trattamento si hanno nei reparti guidati da "elettroshockisti" convinti: medici riuniti nell’associazione italiana per la terapia elettroconvulsivante (Aitec) che hanno chiesto ufficialmente ai ministri della Sanità di incrementare le risorse utili a diffondere la T.e.c. Secondo il primario del reparto psichiatrico dell’ospedale di Brunico, Roger Pycha èuna terapia «salvavita nei casi gravi di catatonia maligna e guaritrice nel 50 per cento dei casi di depressione maggiore».
Sulla stessa linea l’ex presidente di Aitec Athanasios Koukopoulos: «Mentre nel resto d’Europa abbiamo centinaia di strutture che la praticano, noi siamo fermi per ragioni ideologiche, con un paradosso: noi l’abbiamo inventata ma non curiamo i nostri malati. L’elettroshock è una terapia assolutamente senza effetti collaterali e anche la perdita di memoria si ha solo con trattamenti prolungati nel tempo. Non è l’ultima ratiocome prescrive il ministerodella Salute ma la prima perché per molti pazienti è l’unico trattamento possibile».
Peccato che studi pubblicati nel 2005 sul British Medical Journal (una delle quattro riviste mediche più autorevoli al mondo) delinea un quadro completamente diverso: «L’uso dell’elettroshock in altre malattie come la schizofrenia, oltre che alla depressione grave, non è giustificato dalle evidenze». Ma non è tutto: il suo uso è stato largamente oggetto di abuso e un terzo dei pazienti intervistati racconta di non aver dato un consenso veramente libero a ricevere il trattamento, anche se avevano firmato il modulo del consenso informato.
Insomma i punti oscuri e controversi sono ancora molti. «Pensare che il cervello sia malato come dicevano gli psichiatri nell’Ottocento, non è più possibile - sottolinea Luigi Attenasio, presidente di Psichiatria democratica - . E’ incontrovertibile quanto le pratiche di salute mentale hanno dimostrato: l’unica strada maestra è la presain carico globale delpaziente e non la costrizione, la chiusura». Per questo Psichiatria democratica sostiene che la soluzione per superare questo trattamento è aumentare le risorse necessarie ai centri di salute mentale, le 707 strutture pubbliche per attività ambulatoriale aperte 12 ore al giorno per 6 giorni alla settimana. Una fatica quotidiana per seguire i pazienti fino a renderli il più possibile autonomi facendoli vivere in case-famiglia, dandogli la possibilità di lavorare, di fare sport, di vivere delle relazioni stabili e inserirli nella società.
Puntando su questi presupposti alcune regioni come la Toscana, Piemonte, Marche hanno provato a vietare l’elettroshock ma sono andate incontro alla bocciatura della Corte Costituzionale. Il divieto di una terapia medica non rientra nei poteri di un ente locale, nonostante la riforma del 2001 che ha dato pieno potere in tema di sanità alle Regioni. MicheleSasso,l’espresso                                                                       Asl Fg: tutto pronto per la casa della salute all’ospedale di Lucera   
"Conto sulla collaborazione e condivisione di tutti, a cominciare dalla comunità di Lucera”. Così il Direttore generale della ASL FG Attilio Manfrini in apertura della conferenza stampa indetta presso il Comune di Lucera per spiegare la nuova articolazione dell’Ospedale locale, riorganizzato in Casa della Salute. Il programma di rimodulazione e riconversione dello stabilimento ospedaliero prevede un diverso modello organizzativo, orientato verso unamaggiore integrazione con il territorio di appartenenza per garantire un servizio più completo rispetto a quello offerto dal modello dell’Ospedale diviso per Unità Operative, Reparti e Discipline distinte.
Alla Casa della Salute di Lucera sono stati assegnati 24 posti letto di chirurgia, 24 di medicina, 4 posti letto di cardiologia, 10 di oncologia. Rimane attivo il Pronto Soccorso, dotato di 5 posti di Osservazione Breve Intensiva.
Il nuovo modello organizzativo permetterà l’ottimizzazionedell’utilizzo delle risorse tecnologiche, strutturali (ambienti di degenza, sale operatorie, ambulatori) e umane.
“Abbiamo individuato – ha chiarito Manfrini - un percorso assistenziale che non è legato alla singola disciplina ma ad una serie di tipologie di attività. Ne è un esempio il reparto di chirurgia, trasformato in un reparto chirurgico multidisciplinare in cui trovano spazio anche quelle discipline chirurgiche inizialmente cancellate dal piano regionale: ortopedia, oculistica,ginecologia. La chiusura dell’ostetricia e ginecologia va vista dunque solo come chiusura del ‘punto nascita’ mentre tutte le altre attività continueranno ad essere svolte. Garantiremo inoltre, la possibilità di praticare l’interruzione volontaria di gravidanza”.
La nuova articolazione prevede altresì il trasferimento degli ambulatori dal Presidio ex inam per una migliore integrazione tra servizi ospedalieri e territoriali. Grande novità sarà l’istituzione di una unità di degenza territorialecondotta direttamente dai medici di medicina generale. Ciò servirà ad evitare ricoveri impropri in ospedale (dal costo molto più elevato) per prestazioni effettuabili direttamente in ambulatorio o per terapie iniettive di breve durata. All’interno di questa unità i medici di medicina generale troveranno dagli 8 ai 12 posti letto (il numero è ancora in via di definizione), specialisti ambulatoriali e la tecnologia più appropriata. A breve ci sarà infine il trasferimento dell’SPDC, ServizioPsichiatrico Diagnosi e Cura, dagli Ospedali Riuniti, dove è stato provvisoriamente allocato, alla Casa della Salute di Lucera.
“Abbiamo fatto un attento studio epidemiologico e gestionale – ha spiegato il direttore sanitario dell’ospedale di Lucera Franco Mezzadri – che ci ha permesso di pensare all’ospedale per intensità di cura. Sarà allettato solo chi avrà veramente necessità di esserlo, gli altri pazienti riceveranno le cure attraverso le modalità appropriate e cioè day surgery, day service eattività ambulatoriali”.
A concludere l’incontro il sindaco di Lucera Pasquale Dotoli e l’assessore regionale al ramo Elena Gentile. “Quando oggetto della discussione – ha ringraziato Dotoli - è una importante istituzione della città quale l’ospedale, è giusto che determinate spiegazioni vengano date in questa sede per cui ringrazio l’assessore e il direttore generale che con piglio e concretezza hanno affrontato la situazione. Mi auguro che questa nuova organizzazione assicuri iservizi di cui la città e il territorio hanno bisogno”.
“È un modello avviato già da qualche anno in altre regioni - ha concluso l’assessore Gentile - che può rispondere alla grande domanda di salute che proviene dal territorio. Il contesto nazionale è molto complesso, molte regioni sono state commissariate, la nostra è in piano di rientro. Riteniamo di poterne uscire tra qualche settimana, la cosa ci permetterà di riguardare il sistema, verificare se ci sono state sottovalutazioni e riformulare unavalutazione complessiva, ma su alcuni punti non possiamo indietreggiare. L’idea di ospedali che mettano in sicurezza la vita delle persone è un punto irrinunciabile; organizzare sui territori risposte alle domande di salute incardinati anche nelle specificità orografiche e demografiche degli stessi territori è un altro punto irrinunciabile. Quella che stiamo promuovendo è un’idea di medicina del territorio molto avanzata che arriva nelle case delle persone. Si presenta come un servizio adomicilio, di presa in carico del paziente in una visione moderna di assistenza domiciliare integrata, per il cui avvio abbiamo ottenuto risorse comunitarie adeguate. Questo percorso sarà completamente compiuto nel giro di poche settimane. Il mio personale ringraziamento va alla classe di medici, infermieri e di tutti gli operatori di Lucera che hanno salvaguardato questo risultato; senza la loro collaborazione oggi non si potrebbe parlare di salute e sanità in questi termini e in questo territorio”.        Tre casi distinti di meningite in provincia di Foggia  
Tre casi distinti di meningite in provincia di Foggia/ASL adotta immediatamente piano profilassi
La Direzione strategica della ASL FG rassicura in merito agli episodi di meningite batterica verificatisi nelle ultime settimane in Capitanata. Per quanto concerne i primi casi, registrati a Manfredonia, si è trattato di due donne arrivate presso l’Ospedale “SanCamillo De Lellis” in due settimane diverse. A seguito del sospetto diagnostico, la prima paziente è stata trasferita agli Ospedali Riuniti di Foggia nel reparto di “Malattie infettive”; la seconda è stata trasportata in un primo momento a San Giovanni Rotondo presso il reparto di “Neurologia” di Casa Sollievo della Sofferenza, e poi spostata a Foggia, anch’essa in “Malattie infettive”.
L’Ospedale manfredoniano è stato bonificato e le persone venute a contatto diretto con le pazienti (familiari e personale ospedaliero) sono state sottoposte immediatamente a profilassi anti-batterica. Nessunrischio, dunque, di contagio e diffusione del batterio anche perché tra le due donne, provenienti, come si è accertato, da comunità distinte, non c’era stato in precedenza alcun contatto.
Anche per il terzo caso, che ha riguardato una guardia giurata in servizio nel carcere di Foggia, deceduta a causa di sospetta meningitebatterica.                                  Aborti clandestini e obiettori di coscienza in Parlamento cade il muro del silenzio
Applicare la legge 194, difendere i reparti di interruzione di gravidanza, fare prevenzione, informazione. Spezzare il silenzio che ormai da anni circonda il tema dell’aborto, per non ricadere nella piaga della clandestinità. Dopo l’inchiesta di "Repubblica" che ha portato alla luce il ritorno grave ed endemico dell’aborto illegale, diretta conseguenza dello smantellamento negli ospedali pubblici dei reparti di interruzione volontaria di gravidanza, in Parlamento più di una voce è tornata a chiedere l’intervento del ministro della Sanità.
A cominciare dal Partito Democratico, che ieri dopo aver presentato una interrogazione parlamentare, ha incontrato il sottosegretario allaSanità Paolo Fadda. "Restiamo in attesa di confrontarci con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin in merito all’applicazione della legge 194, e di ascoltare la relazione annuale che purtroppo ancora manca". Così hanno dichiarato Daniela Sbrollini e Donata Lenzi, rispettivamente vicepresidente e capogruppo in commissione Affari sociali, al termine dell’interrogazione a cui ha dato risposta il sottosegretario Paolo Fadda. "Il dato che deve farci riflettere tutti è l’aumento terribile di aborti clandestini nel nostro Paese, un’inchiesta di La Repubblica parla addirittura di un numero raddoppiato in questi ultimi anni; abbiamo troppo pochi consultori e con scarse risorse; sono diventati tantissimi i medici obiettori di coscienza, non abbiamo mediatori culturali, le liste d’attesa negli ospedali pubblici sono lunghissime, conseguenza, tra le molte cause, anche della mancanza di persone che si occupino di far applicare la legge 194". "La mancata applicazione della 194 ha ripercussioniterribili, prima di tutto sulla salute delle donne  -  hanno ricordato Sbrollini e Lenzi - e purtroppo favorisce la piaga degli aborti clandestini tra le donne immigrate, ma non solo. Chiediamo, dunque, l’applicazione in toto della legge 194; chiediamo una maggiore attenzione per le troppe cliniche fuori legge, chiediamo infine una maggiore divulgazione delle informazioni verso le ragazze minorenni. Prevenzione e applicazione della 194  -  concludono le due deputate del Pd  -  sono questi gli strumenti che dobbiamo utilizzare di più e meglio, per garantire in primis la salute di tutte le donne".
Sempre dal Pd è partita una mozione della Senatrice Laura Puppato, che rifacendosi ai numeri sull’obiezione di coscienza e sull’aumento degli aborti clandestini denunciati da Repubblica impegna il governo su più punti. "Garantire il rispetto e la piena applicazione della Legge 194/78 su tutto il territorio nazionale, assumendo tutte le iniziative finalizzateall’assunzione di personale non obiettore. Restituire centralità ai Consultori familiari, quale servizio fondamentale per attuare vere politiche di prevenzione nonché servizio essenziale per l’attivazione del percorso per l’interruzione volontaria della gravidanza. Attivarsi perché  venga garantita l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica. Confermare e diffondere la conoscenza dei diritti in tema di contraccezione di emergenza, prevedere azioni di prevenzione tramite educazione e informazione nelle scuole". Perché è un grave e tenace silenzio che oggi avvolge, soprattutto tra i giovanissimi, i temi che riguardano il sesso e la sessualità
E ancora, sulla stessa linea, l’appello al ministro della Sanità Lorenzin da parte di Irene Tinagli, di Scelta Civica. "È disarmante quanto si apprende da organi di stampa e da recenti statistiche Istat in merito agli aborti clandestini praticati negli ultimi anni in Italia. In tutto il territorio nazionale senza nessuna eccezioneda Nord a Sud, in intere regioni l’aborto legale è stato di fatto cancellato, oltre l’80 per cento dei ginecologi, e oltre il 50 per cento di anestesisti e infermieri non applica più la legge 194" dichiara lrene Tinagli. "Di fronte a questi numeri e a questi fatti, vorrei chiedere  al ministro della Salute Lorenzin quali iniziative urgenti intenda adottare per impedire che molte donne siano lasciate da sole, e debbano ricorrere a forme di aborto clandestino, mettendo a repentaglio la propria vita. La 194 del 1978 garantirebbe se correttamente applicata il rispetto della prevenzione, diritto puntualmente disatteso al momento dell’applicazione della legge stessa".
Ma già nei giorni scorsi, per celebrare i 35 anni dall’approvazione della legge 194, erano stati i deputati di Sel, Sinistra ecologia e libertà, a lanciare l’allarme sull’impossibilità ormai di rispettare l’aborto legale in ampie fasce del paese. Con una mozione presentata da Marisa Nicchi che impegna appunto il Governoa garantire la "piena applicazione della legge su tutto il territorio nazionale". "Con la 194 il tasso di abortività in Italia si è dimezzato, ma ci sono ancora seri problemi di applicazione delle norme a partire dall’articolo 9 della legge riguardante l’obiezione di coscienza dei medici", ha detto la deputata di Sel. L’obiezione di coscienza, ha sottolineato Nicchi "deve cioè essere individuale ma non ’di struttura’, poiché la legge dice chiaramente che va comunque garantito alla donna il diritto di ricorrere all’Ivg. Ciò, però, non avviene". Da Sel, quindi, la richiesta al ministro della Salute affinché "garantisca che ogni struttura ospedaliera, pubblica o convenzionata, applichi la legge garantendo un’adeguata presenza di personale medico non obiettore". Nella mozione presentata da Sel anche la richiesta che il Governo si attivi affinché l’Ivg farmacologica, con l’utilizzo della pillola RU486, "possa essere praticata in regime di day hospital, che non comporta maggiori rischi perla salute e costa meno", regime già applicato in molti altri paesi europei. E con un comunicato congiunto Associazione Luca Coscioni, Laiga, e Aied hanno chiesto sugli stessi temi un incontro urgente al ministro della Sanità Lorenzin affinché "la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza venga pienamente applicata". Maria Novella De Luca,repubblica                                                       
Sanità, obbligati a rivolgersi ai privati  
Gli italiani sono sempre più poveri a causa della crisi. I soldi disponibili sono appena sufficienti per la pura sopravvivenza.
Ma alle spese per la salute non ci si può sottrarre. Così, visto chela situazione della sanitàpubblica è catastrofica e che per avere un appuntamento in ospedale sono necessari mesi o raccomandazioni, ecco che diventa obbligatorio rivolgersi a strutture private a pagamento. Con tanti saluti alle geniali riforme della sanità varate negli ultimi anni che, pure se partite con finalità di equità e di giustizia sociale, non hanno fatto altro che far precipitare la qualità del servizio offerto e fare esplodere, allo stesso tempo, i costi.
Una ricerca realizzata dal Censis è in tal senso molto significativa. I risultati ci dicono che ben 12,2 milioni di italiani hanno aumentato il ricorso alla sanità a pagamento, dalle prestazioni private. La ragione principale sta nella lunghezza delle liste d’attesa (per il 61,6%) e nellaconvinzione che se paghi vieni trattato meglio (ne è convinto il 18%). La fuga nel privato riguarda soprattutto l’odontoiatria (90%), le visite ginecologiche (57%) e le prestazioni di riabilitazione (36%). C’è anche il rovescio della medaglia considerato che il69% delle persone che si sono rivolti a strutture sanitarie private reputa alto il prezzo pagato.
Ci sono poi degli aspetti paradossali ed inquietanti allo stesso tempo. Il 27% degli italiani hanno dovuto constatare che il ticket per una prestazione sanitaria era superiore al costo da sostenere nel privato, pagando tutto di tasca propria. Così, circa un 20% degli italiani si è detto disposto a spendere una somma annuale pari in media a 600 euro per avere una copertura sanitaria integrativa per alcune prestazioni. Una percentuale che sale tra le famiglie con figli, disposte a versare fino a 670 euro all’anno.
La maggioranza degli italiani non conosce però la differenza tra una una polizza malattia e un Fondo sanitariointegrativo, e ignora i vantaggi fiscali del secondo rispetto al primo. In ogni caso Il ticket sulle prestazioni sanitarie è la tassa più odiata dagli italiani, la più odiosa Il 50% degli italiani ritiene che sia una tassa iniqua, il 19,5% pensa che sia inutile e il30% lo considera invece necessario per limitare l’acquisto di farmaci. In particolare, si considera ingiusto il dover pagare ticket elevati per le visite ortopediche (lo pensa il 53%), l’ecografia dell’addome (52%), le visite ginecologiche (49%) e la colonscopia (45%). Andrea Angelini                                                     Cos’ì l’Italia uccide i malati
L’Agenzia è chiusa a riccio, come se non sentisse che infuria la tempesta fuori dal palazzo di via del Tritone a Roma dove ha sede. L’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), di fatto, pochi sanno cos’è. Ma و sulla vita di tutti che incidono i suoi sٌ o i suoi no, come anche le sue difficoltà e il suo essere, come dicono molti, ormai ungigante. Perchè l’Agenzia, il cui direttore generale e presidente del consiglio di amministrazione sono nominati dal ministero della Salute, ha il compito di dare l’ok all’immissione in commercio dei nuovi farmaci, di definirne il prezzo, di sorvegliarne la sicurezza una volta che sono finiti in mano ai malati.
Insomma maneggia la nostra salute e circa 26 miliardi di euro l’anno, perchى a tanto ammonta la spesa farmaceutica nel nostro Paese, i tre quarti della quale و a carico del Ssn. Dovrebbe funzionare come un orologio, ma soprattutto essere una casa di vetro dove tutto ciْ che accade و ben visibile dai cittadini. E invece sembra oggi paralizzata, affaticata da elefantiasi burocratica e da scelte sulle quali infuriano polemiche, magari fatte a buon fine ma di certo risultate in ritardi e ulteriori aggravi burocratici. Cosٌ come sembra incapace di comunicare con i medici, le aziende e i malati. Insomma, con tutti gli stakeholder del sistema-farmaciitaliano. Siamo andati a vedere cosa succede a via del Tritone.
La nuova sede, a due passi da Fontana di Trevi e nel cuore del potere romano, che costa quasi quattro milioni di euro l’anno di affitto e ha sostituito nel 2010 un’anonima palazzina situata nella periferia di Roma: costava la metـ, era discreta e a due passi dalla metropolitana. Ma non rendeva plasticamente il potere dell’Agenzia che la fiscalitـ generale fa funzionare dotandola di 80 milioni di euro l’anno, e dove lavorano oggi circa 400 persone (erano 250 nel 2009).
Eppure, non c’و nessuno disposto a parlare open verbis con "l’Espresso" nel fortino di via del Tritone. E giـ questo sorprende. Diversi tecnici dell’Aifa da noi interpellati sparano a zero contro le inefficienze e la totale mancanza di trasparenza. Ma poi, vogliono restare anonimi. Tuttavia, rimangono i fatti. E il primo و la questione criminale dei tempi per la registrazione dei medicinali innovativi, dilatati dalrimbalzo dei dossier tra una commissione e l’altra: servono dai dodici ai quindici mesi per avere l’autorizzazione dall’Aifa dopo che le autoritـ europee hanno dato il via libera, e giـ non si capisce a cosa serva una simile duplicazione; poi c’و bisogno di un altro anno per entrare nei prontuari delle Regioni, e di questo l’Agenzia non ha responsabilitـ. Ma il dato و drammatico: circa 300 giorni di attesa per i pazienti italiani. Per le aziende و un danno spaventoso, per i malati و una tragedia.
Ne dـ notizia un rapporto di Farmindustria, l’associazione delle aziende farmaceutiche di qualche settimana fa, ma la situazione non و cambiata da quando "l’Espresso" ha denunciato questi ritardi nel novembre scorso dando voce a medici e associazioni di malati. E da quando il direttore generale dell’Aifa, professor Luca Pani, ci rispose che i confronti con gli altri paesi europei non reggono in quanto l’Aifa si occupa anche di definirei prezzi. Il che, perْ, non diminuisce il disagio dei malati.
Nel fare i confronti con l’Europa, Farmindustria annota oggi come le procedure negli altri paesi Ue siano meno farraginose, certamente anche a livello di regioni e ospedali oltre che a livello centrale, ma anche e soprattutto che altrove و chiaro cosa sia innovativo, quali siano le regole che sovraintendono ad approvazione e prezzo. Dal punto di vista dei malati, ciْ che conta و che le medicine davvero nuove, che apportano un maggiore beneficio clinico di quelle in commercio, in settori importanti come l’oncologia, le malattie infettive, metaboliche e del cervello, siano messe a disposizione di chi soffre il pi rapidamente possibile, mentre le altre possono aspettare.
Ma come individuare i farmaci realmente salvavita per i quali non si puْ aspettare? Fino a qualche anno fa i tecnici dell’Agenzia usavano un algoritmo, che poi و sembrato inadeguato e per questo lo si وabbandonato per andare alla ricerca di un nuovo pi potente strumento che le consenta di farlo tenendo conto delle caratteristiche del farmaco e dello scenario della malattia. Ma nonostante i reiterati annunci questa macchina magica و ancora ferma ai box.
Nelle scorse settimane l’Agenzia ha dato il via a una consultazione pubblica sul sistema. L’Aifa, perْ, و un palazzo dai vetri oscurati, e l’accesso all’algoritmo و concesso soltanto a chi ne faccia esplicita richiesta alla direzione generale che si riserva il diritto di valutare e rifiutare le richieste. Un metodo che non piace. I farmaci innovativi sono un settore di immensa importanza per la salute pubblica in cui si concentrano interessi enormi: non dovrebbe esserci alcuna opacitـ che alimenti sospetti؛, و la critica pi ricorrente dei soliti anonimi, che si accompagna a forti dubbi sull’efficacia dello strumento: nessuna agenzia regolatoria europea adotta unsimile approccio. E quei tecnici anonimi ci assicurano che la definizione و ancora di lـ da venire.
Mentre i ritardi si accumulano e aziende e associazioni di pazienti chiedono all’Aifa una sola cosa: semplificare, ridurre i tempi. Che non significa sacrificare la sicurezza؛, precisa Gian Mario Baccalini, presidente di Aschimfarma, l’associazione che riunisce i produttori di principi attivi: Lamentiamo l’aggravio burocratico rispetto alle altre agenzie regolatorie europee. Un sistema di autorizzazioni molto pi complicato, che allunga i tempi, li rende incerti e ci mette in una posizione di debolezza nella competizione globale. Specie ora che molte Big Pharma, deluse delle performance dei produttori asiatici, stanno ritornando in Europa؛. Si tratta di contratti milionari che darebbero respiro a un settore che و stato messo alle strette dai paesi emergenti.
Nessuno dubita che l’Aifa voglia agire nell’interesse del benecollettivo. Ma molti chiedono trasparenza. E non solo.
C’و persino una richiesta di commissariamento dell’Agenzia avanzata il 3 aprile scorso con una lettera della Societـ Oftalmologica Italiana, presieduta da Matteo Piovella, indirizzata agli allora ministri della Salute, Renato Balduzzi, e dell’Economia, Vittorio Grilli, e per conoscenza a Mario Monti: Riteniamo che Aifa non sia in grado di svolgere adeguatamente i suoi compiti istituzionali؛, si legge. A conclusione di una rissa tra la Societـ e l’Agenzia durata mesi a proposito di un farmaco, messo a punto e autorizzato per alcune forme di cancro, utilizzato anche per curare malattie gravi dell’occhio.
La diatriba و complessa, ma di fatto و accaduto che lo scorso ottobre l’Aifa ha deciso che non deve essere utilizzato perchو c’و il rischio di gravi reazioni avverse؛ e, soprattutto, perchى و disponibile un altro prodotto pi mirato aqueste patologie. La decisione و legittima e motivata, ma gli oculisti insorgono, sostanzialmente, perchى l’Aifa ha deciso senza tenere in conto il loro parere. E si legge nella lettera: Non و a conoscenza dei dati dell’Agenzia europea؛, sembra che agisca con superficialitـ e mancata conoscenza del problema؛.
Che abbiano o meno ragione, gli oftalmologi non sono gli unici a lamentare di non essere presi in considerazione: i diabetologi fanno altrettanto e dello stesso tenore و la posizione della Consulta delle societـ scientifiche per la riduzione del rischio cardiovascolare. Insoddisfatti sono anche gli oncologi dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) che in una lettera inviata agli associati si dicono inascoltati oltre che esclusi dal Comitato consultivo area oncologica dell’Aifa, il gruppo di specialisti che supporta le scelte dell’Agenzia nel campo dei farmaci antitumorali.
Gli oncologi sono inagitazione anche per un altro e ben pi grave motivo. All’inizio dell’anno, infatti, l’Agenzia ha deciso un nuovo affidamento dei suoi servizi informativi. Cineca (un consorzio pubblico di universitـ senza scopo di lucro controllato dal ministero dell’Universitـ e della Ricerca che per anni ha funzionato come un orologio) و stato sostituito dalla multinazionale Accenture in un contratto da 10 milioni di euro per tre anni. Con gara d’appalto regolare. Ma il passaggio dal vecchio fornitore al nuovo و gestito in maniera tutt’altro che impeccabile.
A fine 2012 scade il vecchio contratto. Il nuovo gestore non ha ancora approntato i nuovi sistemi. Ma si stacca comunque la spina a una Rete attraverso cui passano fiumi di informazioni vitali: vanno in tilt le richieste di sperimentazioni ai comitati etici che si ritrovano dall’oggi al domani senza il sistema attraverso cui condividevano i pareri con gli altri comitati, con l’Aifa e con le aziende.Abbiamo subito ritardi؛, racconta Ilaria Riela, della segreteria amministrativa del comitato etico dell’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano.
E vanno in tilt le prescrizioni di farmaci innovativi. Sono medicinali che costano un occhio della testa e funzionano soltanto in malati con caratteristiche molto precise. Per questo il loro impiego viene registrato e monitorato: solo cosٌ si puْ verificare che i farmaci siano somministrati unicamente ai pazienti giusti salvaguardando la loro salute e le casse pubbliche. I medici sono chiamati a compilare schede e inviarle all’Aifa: fino a qualche mese fa per via informatica, e giـ si lamentavano di come questo sottraesse tempo all’attivitـ clinica. Oggi devono farlo a mano e spedire per fax. Con inevitabili ritardi e con una colpevole sottrazione di tempo ai malati a vantaggio delle scartoffie. L’Agenzia in un comunicato del 15 febbraio assicurava che tutto sarebbe andato a regime entro aprile. Ma,ci aggiorna il presidente dell’Aiom Stefano Cascinu, siamo ancora in alto mare e non si vede conclusione certa del problema؛.
Non solo. Il buco nel sistema informativo و anche un potenziale danno economico؛, fa notare l’oncologo: Tra i farmaci sottoposti a monitoraggio ce ne sono alcuni per i quali vige un sistema che consente allo Stato di ottenere il rimborso del prezzo di quei medicinali quando non abbiano ottenuto gli effetti sperati؛. Da sei mesi و caos, il flusso delle richieste di rimborso da parte delle Regioni alle aziende و in panne. E questi soldi rischiano sul serio di andare persi. Un bel gruzzolo di cui nessuno conosce l’ammontare esatto.Antonino Michienzi e DanielaMinerva,l’espresso                                           Un milione di accessi in meno al Pronto Soccorso. - Oltre 300 milioni di euro per finanziare progetti regionali innovativi nel settore delle Cure primarie. Era questa la cifra stanziata nel Psn 2009, che assegnava proprio a questo settore il 25% dei finanziamenti complessivamente assegnati agli obiettivi prioritari.
L’obiettivo era quello dell’assistenza H24 sul territorio, che avrebbe dovuto migliorare i servizi e, in particolare, ridurre gli accessi impropri al Pronto Soccorso.
Oggi Agenas pubblica i risultati di una ricerca condotta proprio per monitorare l’andamento dei progetti regionali realizzati con quel finanziamento, in un Quaderno monotematico della sua rivista Monitor : Assistenza h24e riduzione degli accessi impropri al Pronto Soccorso.
Come sottolineano nell’editoriale che introduce la rivista Giovanni Bissoni e Fulvio Moirano, rispettivamente presidente e direttore dell’Agenzia, la riduzione di accessi al PS و solo un aspetto del complessivo progetto di riordino: “il riordino dell’assistenza primaria, nello sviluppare programmi di medicina d’iniziativa per il trattamento della cronicitـ e della non autosufficienza e nel potenziare il rapporto fiduciario tra la persona e una rete di servizi territoriali, potrـ anche apportare senza escludere possibili benefici in termini di riduzione degli accessi improprio al Pronto Soccorso, seppure secondari rispetto agli obiettivi specifici dei programmi di assistenza primaria”.
L’accesso di pazienti ai Pronto Soccorso per problemi non urgenti و una costante di tutti i sistemi sanitari, essendo “attestata tra il 9% ed il 54,1% negli USA, tra il 25,5% ed il 60% in Canada, tra il 19,6% ed il 40,9%in Europa”. In Italia la variabilitـ di questi accessi “impropri” و significativa nelle diverse aree geografiche: se il valore medio nazionale و del 24,18%, al sud e nelle isole sale al 30,94%, al centro invece scende al 17,98%, mentre il nord registra un 23,85%.
Resta il dato complessivo, elaborato sulla base dei dati trasmessi dalle Regioni al sistema informativo Emur del Ministero della salute, che nel 2012 fa registrare un milione di accessi in meno nei dipartimenti di emergenza-urgenza in Italia rispetto al 2011, passando dai 14.479.595 del 2011 ai 13.433.427 del 2012.
Un dato che appare sorprendente anche in considerazione del fatto che la situazione di crisi economica spinge i cittadini a scegliere, anche in ambito sanitario, le soluzioni meno costose e il Pronto Soccorso ha anche questa caratteristica.
La riduzione degli accessi al P.S. potrebbe allora discendere proprio dalle politiche di rafforzamento dei servizi territoriali, sostenute anche con ifinanziamenti del Psn 2009, come indica il monitoraggio realizzato da Agenas.
In particolare sono stati realizzati monitoraggi molto sofisticati per quattro “casi studio”, in Calabria, Emilia-Romagna, Toscana e Veneto, che hanno consentito di misurare come all’aumento dell’offerta di servizi della Medicina Generale corrisponda una riduzione di accessi “impropri” nei P.S. della stessa area.
In Calabria si و indagato il caso di Lamezia Terme, dove si و sperimentato un modello organizzativo di Assistenza Territoriale Integrata , prima H12 e poi H24, dal 2011.
In Emilia-Romagna si و analizzata la situazione di Parma, con un accordo con i mmg che ha prolungato gli orari di apertura degli ambulatori di medicina Generale.
In Toscana il monitoraggio ha riguardato la Ausl di Empoli, dove la Casa della salute Sant’Andrea fornisce un servizio H24, alternando medici di Medicina Generale e di Continuiàـ Assistenziale.
In Veneto infine la realtـ esaminataو quella del comune di Maserـ, dove opera una Equipe territoriale di assistenza primaria (Etap) che garantisce un servizio H12.
L’analisi dei ricercatori Agenas mette in evidenza come tutti questi interventi abbiano prodotto risultati, riducendo gli accessi impropri ai PS della zona, ma che ciْ avviene in modo pi incisivo quando sono gli stessi medici di medicina generale a garantire la continuitـ del servizio ai cittadini. “L’analisi statistica condotta sulle quattro sperimentazioni selezionate dal progetto ministeriale per valutare l’impatto di alcuni specifici modelli organizzativi delle Cure primarie sull’appropriatezza del ricorso al Pronto soccorso – scrivono i ricercatori Agenas – evidenzia risultati giـ indicativi anche se non ancora del tutto consolidati a causa della durata al momento limitata di tali esperienze”. Comprendere limiti e punti di forza delle esperienze giـ realizzate و uno strumento essenziale per prenderedecisioni e proprio questo و lo scopo del monitoraggio Agenas: “Questa ricerca – sottolineano Bissoni e Moirano presentandola – offre alcuni spunti di miglioramento per l’attivazione e lo sviluppo delle iniziative nell’ambito dell’assistenza primaria, utili tanto ai decision maker di diverso livello istituzionale nella programmazione e controllo quanto ai professionisti per lo svolgimento della pratica clinica”.                                                                      Informazione scientifica. I ricercatori: "Troppe bugie"
Vaccini che provocano l’autismo, organismi geneticamente modificati nocivi per l’uomo,la promessa di una cura grazie all’utilizzo di cellule staminali, la presunta crudelta della sperimentazione animale: nel corso degli ultimi mesi questi temi sono stati al centro di un turbinio mediatico che ha spesso puntato sull’emozionalita del pubblico, senza offrire la possibilita di una riflessione serena. Per questo motivo i ricercatori e gli studenti vicini o aderenti al gruppo di divulgazione scientifica Pro-Test Italia hanno deciso di organizzare lo scorso 8 giugno una grande manifestazione nazionale in difesa della corretta informazione scientifica.
I numeri dell’evento dimostrano l’importanza e l’urgenza di fare chiarezza: 1500 partecipanti, 16 citta coinvolte (Milano, Bologna, Torino, Genova, Pavia, Bergamo, Trento, Padova, Udine, Trieste, Pisa, l’Aquila, Roma, Napoli, Matera, Catania), 90 esperti chiamati a offrire il loro contributo, 200 ragazzi impegnati nell’organizzazione. "Italia unita per la corretta informazione scientifica" e stata - ha, infatti, sottolineato Giulia Corsini, vice presidente di Pro-Test Italia e coordinatrice nazionale dell’evento. Gli incontri hanno avuto l’appoggio e il patrocinio di diverse associazioni, atenei e istituti di ricerca italiana come l’IRCCS-Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, l’Universita Sapienza, l’ateneo di Tor Vergata di Roma, l’Anbi-Associazione nazionale biotecnologi italiani, l’Associazione Luca Coscioni solo per citarne alcune. I temi trattati sono stati diversi da citta a citta (caso staminali, vaccini e autismo, sismologia e previsioni, scie chimiche), ma in ogni sede si e dato grande risalto a quegli argomenti di particolare attualita, ossia la sperimentazione animale e gli organismi geneticamente modificati.
L’incontro milanese
Ospitato nella sala delle conferenze di Palazzo Reale, l’incontro milanese, che ha avuto ilsostegno dei gruppi del consiglio comunale (Partito Democratico, Sinistra Ecologica e Liberta, Milano Civica per Pisapia Sindaco, Radicale - Federalista Europeo, Movimento Milano Civica), ha avuto . Lo sottolinea Anna Scavuzzo, presidente del gruppo consiliare Milano Civica per Pisapia Sindaco, che ribadisce l’importanza di promuovere anche in futuro incontri simili per riflettere sulla fondamentale urgenza di offrire un’informazione corretta e precisa su argomenti che a volte rappresentano ancora dei tabu. E proprio la disinformazione dilagante dei giornali su temi estremamente delicati e stata la miccia che ha spinto i giovani ricercatori aderenti a Pro-Test Italia a organizzare questa giornata. - spiega Federico Baglioni, neoulareato magistrale in Biotecnologie Molecolari e Bioinformatica presso Unimi, coordinatore nazionale dell’evento eresponsabile della giornata milanese - . Lo conferma Giuliano Grignaschi, responsabile dello stabulario dell’Istituto Mario Negri e rappresentate di Basel Declaration Society, un’associazione nata per rafforzare la conoscenza della popolazione riguardo la sperimentazione animale che ha ribadito come sia fondamentale .
La necessita di un metodo
Pensato non come una "lezione" da parte degli scienziati/professori alla cittadinanza da istruire, ma come un dibattito aperto, dove rendere argomenti complessi almeno in minima parte comprensibili, l’incontro ha visto la partecipazione di importanti relatori del mondoscientifico. Fra questi Sergio Della Sala, Direttore dell’unita di Human Cognitive Neuroscience dell’Universita di Edimburgo e docente di Neuropsicologia e Clinica, che ha sottolineato . Il professore suggerisce dunque a chi fa informazione di accertare i fatti e se non ha tempo di accertare le fonti da cui questi fatti vengono tradotti. . Attraverso un dialogo aperto e partecipato i relatori hanno cosi cercato di demistificare le notizie, confutando in modo scientifico e logico le convinzioni popolari sull’argomento partendo da dati visibili, reali e, ove possibile, facilmente verificabili dal pubblico. 
L’Assemblea Mondiale della Sanita. Duemila delegati da tutto il mondo. Ecco le risoluzioni
Sono stati sette giorni di intensa discussione quelli della 66esima Assemblea Mondiale della Sanita, che si e tenuta come ogni anno a Ginevra. a fine maggio. Il meeting ha visto la partecipazione di quasi 2000 delegati da tutti gli stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanita. Un’assemblea importante, il cui tema principale e stato - come prevedibile - quello del nuovo coronavirus, che per oltre un mese ha tenuto il mondo col fiato sospeso.
"Guardando alla situazione globale della sanita, la mia piu grande preoccupazione rimane il nuovo coronavirus", ha detto MargaretChan, direttore generale dell’Oms nel discorso conclusivo dell’Assemblea. "Sappiamo troppo poco del virus, se mettiamo a confronto con l’enormita del rischio che potrebbe rappresentare. Ogni nuova malattia che emerge piu velocemente di quanto ci mettiamo noi a comprenderla e un incognita che potrebbe sfuggire al nostro controllo". Chan ha poi aggiunto: "I casi sparsi nel mondo sono campanelli di allarme a cui dobbiamo rispondere. Il nuovo coronavirus non e un problema dei singoli stati colpiti, da ragionare e risolvere in autonomia. E un rischio per tutti e tutte".
Tuttavia, il nuovo coronavirus non e l’unico argomento discusso nel corso dell’Assemblea Mondiale. In tutto ha approvato 24 ratificazioni e 5 decisioni. Tra queste, alcune riguardano malattie e condizioni specifiche, altre strumenti e obiettivi.
e-Health
Una delle risoluzioni riguarda la standardizzazione e l’interoperabilita dei nuovi sistemi di e-Health. Gli obiettivi principali da raggiungeresono svariati: rilevazione di dati piu accurati e registrazione/consultazione veloce, integrazione con i sistemi e i servizi sanitari standard, sicurezza e tutela della privacy nell’annotazione delle informazioni dei pazienti.
Copertura sanitaria universale
Altra risoluzione importante riguarda la decisione degli Stati Membri di impegnarsi per assicurare che tutti i cittadini ottengano i servizi sanitari di cui hanno bisogno senza il rischio di tracollo finanziario, specificando che non basta garantire il finanziamento alla sanita, ma che il servizio sanitario offerto sia di qualita ed economico a tutti i livelli.
Prodotti salva-vita per donne e bambini
Sono 13 le merci di cui gli Stati Membri si sono impegnati a garantire la qualita, la disponibilita e l’uso per le donne e i bambini di tutto il mondo, come ad esempio contraccettivi, antibiotici, terapie per combattere la disidratazione. Con la risoluzione i sistemi sanitari dell’Oms hanno inoltre stabilitodi velocizzare il processo di registrazione per questi prodotti salva-vita e di sviluppare piani di lavoro per aumentarne la richiesta e facilitarne l’accesso.
Global Vaccine Action Plan
Altra risoluzione cruciale riguarda i vaccini, con i quali dovrebbe essere possibile prevenire milioni di morti entro il 2020. L’idea e quella di garantire un accesso piu equo all’immunizzazione per chiunque in ogni comunita, ma anche quella di iniziare un processo di revisione indipendente dei vaccini oggi disponibili, in modo da valutarne l’efficacia.
Malattie non trasmissibili
Argomento principe dell’Assemblea Mondiale della Sanita del 2012, non poteva mancare una risoluzione anche sul problema delle malattie non trasmissibili, che includono le patologie cardiocircolatorie e quelle croniche alle vie respiratorie, ictus, diabete e cancro. tra gli obiettivi prefissati dagli Stati Membri c’e quello di ridurre la mortalita per questo tipo di condizioni del25% entro il 2025. Ma non solo: l’idea e anche quella mettere in piedi un sistema di monitoraggio che controlli 25 indicatori legati alla mortalita e alla morbidita, che valuti i progressi fatti nel diminuire i fattori di rischio e che giudichi se i piani di azione e le strategie nazionali funzionino.
Malaria
I tassi di mortalita per questa malattia nel mondo sono diminuiti del 25% dal 2000 al 2010. Tuttavia, il recente taglio al Fondo Globale potrebbe oggi mettere a repentaglio questi buoni risultati ottenuti. Tra i principali problemi quello di sorveglianza della malattia in particolare per le forme piu resistenti. L’Assemblea Mondiale ha sottolineato che progressi nella lotta alla malattia potranno essere fatti solo se i prossimi interventi copriranno il 17 Stati piu colpiti al mondo, che da soli vedono circa l’80% dei casi.
Pandemia influenzale
L’Assemblea Mondiale ha rilevato l’assenza di strutture di base utili per la lotta allapandemia. In particolare, in molte nazioni mancano ancora laboratori di studio e sistemi di sorveglianza della malattia, nonche regolamentazione e disponibilita di vaccini.
Altre risoluzioni e decisioni riguardavano il budget dell’Oms per il biennio 2014-15, la riforma dell’Organizzazione stessa, la regolamentazione sanitaria internazionale, il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, l’aumento dell’attenzione ai fattori sociali della salute, il metodo di trattamento della disabilita e delle malattie mentali, la prevenzione delle malattie agli occhi e della cecita, lo stato delle malattie tropicali trascurate, l’intensificazione del programma di eradicazione della poliomielite, l’eliminazione dal commercio di prodotti medici contraffatti o con etichette false, la salvaguardia delle condizioni di salute nei territori palestinesi occupati e infine il 12esimo programma di lavoro dell’Oms. LauraBerardi,quotidianosanita                       Tumore del colon. Ricerca Bicocca, scoperto un gene che impedisce la cura
Si chiama GSK 3B (Glycogen Synthase Kinase) ed e un gene responsabile di buona parte dei fallimenti delle terapie a base di 5-fluorouracile, il farmaco comunemente utilizzato nella terapia del tumore del colon e verso cui un gran numero di pazienti sviluppa resistenza dopo pochi cicli di terapia. Lo rivela una ricerca da poco pubblicata sulla rivista Clinical Cancer Research.
Lo studio e stato realizzato da un gruppo di ricercatori del dipartimento di Chirurgia e Medicina Interdisciplinare dell’Universita di Milano-Bicocca, guidati da Marialuisa Lavitrano, direttore del laboratorio di Medicina Molecolare e presidente di BiOnSil S.r.l., lo spin-off dell’Universita di Milano-Bicocca, sostenuto dai fondi di investimento TT Venture, ComoVenture e Aura Holding, nato con l’obiettivo di identificare i geni coinvolti nella farmaco-resistenza dei tumori del colon ad alcuni chemioterapici utilizzati per il trattamento di questa patologia e il successivo sviluppo industriale di farmaci.
La definizione di questo nuovo marcatore tumorale ha importanza terapeutica e diagnostica per i carcinomi del colon in quanto l’inibizione del gene ha l’effetto di annullare la farmaco-resistenza e quindi consentire i pazienti di avere benefici dalle terapie.
Infatti, quando la funzione del gene viene bloccata, le cellule di tumore del colon resistenti all’azione del 5-fluorouracile diventano sensibili al farmaco e muoiono (guarda e scarica la diapositiva).
In otto anni, il gruppo autore dello studio, sul quale si fonda anche l’idea industriale dello spin-off Bionsil, ha identificato 49 geni/proteine coinvolti nel fenomeno della farmaco-resistenza dei tumori utilizzando una metodologia all’avanguardia: lo "high throughput screening"mediante libreria di RNAi. GSK3B, molecola di cui BiOnSil ha la protezione brevettuale, e il primo di questi geni per il quale e stato completato lo studio ed di cui e stato provato il coinvolgimento nella farmaco-resistenza.
"In questo articolo - ha detto Marialuisa Lavitrano - dimostriamo, con esperimenti in vitro e in vivo nel modello animale, che GSK3B e coinvolto nella farmaco-resistenza del carcinoma del colon umano. Negli esperimenti in vitro abbiamo dimostrato che, bloccando GSK3B, cellule tumorali resistenti diventano sensibili all’azione del chemio-terapico scoprendo anche la via molecolare che viene attivata per indurne la morte. Questa scoperta e molto importante dal momento che l’incapacita della cellula tumorale di innescare il processo di morte e la principale causa della farmaco-resistenza".
Parallelamente e stato condotto uno studio retrospettivo su una coorte di cinquanta pazienti affetti da carcinoma del colon, sottoposti a terapia con 5-fluorouracile(chemio-terapico) e poi seguiti per dieci anni. "Abbiamo dimostrato - ha concluso Lavitrano - che la presenza di GSK3B e associata alla progressione tumorale ed e correlata ad una peggior risposta alla terapia ed una minore sopravvivenza".
Per inibire GSK3B a livello sperimentale e stato impiegato un farmaco (Litio Cloruro) che e in uso clinico da tempo per la terapia di disordini neurologici quali l’epilessia e la depressione. La ricerca apre ora la strada all’ipotesi dell’utilizzo di farmaci inibitori di GSK 3B in associazione ai chemio-terapici per curare il tumore del colon.                    Corte dei conti. Spesa sanitaria sotto controllo, ma i livelli di assistenza sono a rischio
"La crisi economica che stiamo attraversando pone nuove pressanti esigenze  di gestione della finanza pubblica, per affrontare le quali non basta la garanzia,  sia pureestesa, sulla qualita, sull’attendibilita e sulla regolarita delle scritture  di bilancio rese disponibili per i relativi riscontri dalle Amministrazioni  pubbliche".
Cosi il presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino introducendo la presentazione del Giudizio di parificazione del rendiconto generale dello Stato relativo all’esercizio finanziario 2012.
Per Giampaolino occorre che la gestione della finanza pubblica sia affiancata da "un lavoro, altrettanto se non  piu impegnativo, inteso a favorire il processo - indifferibile nelle condizioni  presenti - di revisione e razionalizzazione della spesa e degli apparati pubblici".
"Un approccio innovativo e non convenzionale nelle politiche di riequilibrio della finanza pubblica - ha sottolineato -  ad iniziare proprio da un disegno organico di revisione  della spesa pubblica, appare non piu differibile, soprattutto in ragione  dell’esaurimento dei margini offerti dal ricorso ai taglilineari della spesa e dei possibili guasti dagli stessi generati in termini di qualita dei servizi offerti ai cittadini".
Per Giampaolino "La revisione della spesa deve, dunque, essere ripensata in funzione di un obiettivo di piu lungo periodo, che non puo non investire la questione della misura complessiva dell’intervento pubblico nell’economia. In altri termini, il rafforzamento degli interventi sulla spesa pubblica e dell’azione di efficientamento delle strutture amministrative vanno intesi anche nel significato, piu impegnativo e complesso, di ripensamento delle modalita di prestazione dei servizi pubblici in relazione alle aspettative dei cittadini in un contesto sociale e demografico profondamente mutato". 
Per quanto riguarda la sanita in particolare la Corte ha rilevato come "nel comparto sanitario, si riducono il fabbisogno del Servizio sanitario nazionale;  gli importi e le prestazioni dei contratti in essere; lo standard di posti letto, il tasso di ospedalizzazione e le prestazioni specialistiche e ospedaliere fornite da privati accreditati; si introduce, dal 2013, la quota premiale per le Regioni "virtuose" nella  gestione dei bilanci sanitari; si aumentano gli sconti a carico di farmacisti e aziende  farmaceutiche, con l’obbligo di modalita prescrittive dei farmaci equivalenti".
La Presidente di coordinamento delle Sezioni riunite in sede di controllo Rita Arrigoni ha comunque sottolineato come "La legislatura che si apre vede una situazione economica e finanziaria del sistema sanitario migliore del passato. Anche il 2012 ha confermato i progressi gia evidenziati negli ultimi esercizi nel contenimento e nel riassorbimento dei disavanzi gestionali".
"La spesa - ha spiegato - ha segnato una riduzione dello 0,7 per cento rispetto all’anno precedente. Resta ferma al 15,5 per cento la sua incidenza sulla spesa complessiva al netto degli interessi mentre si riduce di un decimo di punto il  peso in quota Pil (7,1per cento)".
Ma il magistrato avverte: "Il settore si trova tuttavia di fronte a scelte impegnative. Forti sono infatti le tensioni che cominciano a manifestarsi sul fronte di una adeguata garanzia ai livelli di assistenza, mentre sono da chiarire le dimensioni di persistenti squilibri finanziari resi del resto evidenti dal recente provvedimento d’urgenza in tema di pagamenti dei debiti pregressi a favore dei fornitori di beni e servizi".
"Un provvedimento - nota Arrigoni - che ha riguardato tutto il comparto delle Amministrazioni pubbliche. Originato dall’esigenza di assicurare immediato sostegno al sistema delle imprese, ha assunto tuttavia un carattere di sanatoria rispetto a  comportamenti amministrativi la cui devianza non trova riscontro in altri Paesi  europei: negli ultimi anni, i tempi di pagamento hanno superato in Italia,  mediamente, i 180 giorni, a fronte dei 65 giorni della media europea".
Anche per il Procuratore generale Salvatore Nottola lasanita e "un’area d’intervento che richiede un forte impegno di  risorse. Non si puo fare a meno di sottolineare che nonostante  l’ingente impegno finanziario (l’incidenza sul PIL si conferma al  7,3%) - in parte pubblico ma essenzialmente a carico dei  cittadini - le criticita del sistema sanita sono tali che esso non  riesce a fornire un servizio soddisfacente".
Per Nottola, "permangono irrisolte infatti le problematiche relative alle liste  d’attesa; al funzionamento dei pronti soccorso, spesso in difficolta;  alla sostenibilita di elevati livelli di compartecipazione di spesa  (tickets); alle ancor pur numerose fattispecie di danni erariali; alla  renitenza delle assicurazioni ad impegnarsi nel settore; ai rapporti  con gli enti privati, spesso sbilanciati a danno delpubblico".                                    La sanità, i diritti perduti e un Paese smarrito
Scrive l’evangelista Matteo: "Quando si fa sera, voi dite: bel tempo perche il tempo rosseggia; e al mattino: oggi burrasca perche il cielo e rosso cupo. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?".  Voi, "Ipocriti"! incalza Luca, "sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perche non valutate da voi stessi cio che e giusto?".
Perche non ci rendiamo conto del pericoloso e indiscutibilmente trasversale propagarsi di una nuova ideologia, che sta calpestando senza concrete e fattive mozioni contrarie l’articolo 32 della Costituzione? Perche non siamo capaci - neanche solo per un giorno - dimettere da parte i nostri interessi particolari, la nostra fazione, l’ordine di scuderia e diventare semplici cittadini? Non merita forse la nostra attenzione, il nostro incondizionato impegno, la nostra battaglia, quella tutela della salute di cui a parole ci ergiamo a paladini?
Ascoltando i tanti commenti che si levano nei piu svariati consessi, emerge un chiaro e triste segnale che, essa, la tutela della salute, non e un fine, bensi un mezzo per apparire, una vetrina in cui esporre le proprie "medaglie" che sono l’organizzazione del tal convegno, la realizzazione della tale rete e, perche no, "l’ideazione" del tal evento.
Quando dalle colonne di questo giornale, lo scorso 14 maggio, lanciai un appello affinche ci si unisse - tutti - al di la delle appartenenze; affinche coloro che condividevano l’urgenza di una battaglia collettiva in difesa del diritto alla salute, non tanto volto a scuotere qualche coscienza "in alto", quanto a far ingrossare le fila "in basso", tra icittadini, innumerevoli sono stati i contatti, gli inviti a parlare e ad ascoltare. Ogni associazione, rete, comitato era fieramente desiderosa di mostrare il suo operato, ma ognuna voleva apporre il proprio sigillo collocandosi ben lontana dallo spirito del mio articolo  che, citando Hannah Arendt, propugnava un essere "accanto" all’altro, non "sopra" o "altrove".
Ho sempre pensato che in questo nostro Paese circolasse troppo testosterone e pochi estrogeni, ne sono ancora convinta ma ho dimenticato di aggiungere un attributo: estrogeni "di qualita". Serve insomma che si lasci emergere la parte migliore della cittadinanza, che certo non e solo femminile, la quale si colloca tra quanti non appaiono nella forma, ma nella sostanza, e nelle corsie come nelle scuole, nelle redazioni o in qualsiasi altro luogo di lavoro, olia gli ingranaggi arrugginiti di un Paese sempre piu distante dai bisogni della gente.
Troppi sono i medici che ogni giorno vedono progressivamente svilirsi laloro missione, troppi anche quei nove milioni di cittadini che hanno dovuto rinunciare a curarsi per mancanza di denaro. E la schiera rischia di infoltirsi ancora, anche per serie patologie. Il decreto Balduzzi nato con l’intento di rendere immediatamente disponibili importanti farmaci approvati dall’Ema, ha permesso che antitumorali come il pertuzumab e l’anfilbercept possano essere messi in vendita prima del pronunciamento dell’Aifa e, dunque, a diretto carico dei pazienti per una cifra che puo raggiungere i 1.000 euro a settimana. In questa nuova sterzata inutile dire che molte donne, di nuovo in prima linea nelle loro famiglie per far fronte ai problemi derivati dalla crisi, subiranno il contraccolpo piu duro. Per questo non sarebbe male se alcune tra loro, le piu fortunate, quelle che possono vantare una posizione che gli permette di rendere efficaci e proficue le proprie azioni, se ne facessero carico piuttosto che pensare a lustrare la propria vetrina.
Non possiamo continuaread ignorare l’enorme potenziale femminile, nello studio come nel lavoro, che perdiamo ogni anno, perche di fronte alla necessita di assistere i figli, un parente disabile o non autosufficiente, un genitore anziano, un malato, lo Stato latita e con esso i servizi. Non resta allora che aprire per l’ultima volta il cassetto per riporvi i sogni, le aspirazioni, e tutte quelle sane ambizioni che arricchirebbero cio che un tempo ormai lontano si chiamava capitale, non finanziario bensi umano.  
Viviamo immersi in un mondo di numeri che ci paralizzano perche traducono perdite: di lavoro, di sicurezza, di futuro. Sono cifre, quelle che ci vengono propinate, per convincerci a dire: bye bye welfare. Eppure ci sono studi, altre cifre, che nei media tradizionali vengono sistematicamente omesse o lasciate scivolare nelle notizie brevi, mentre se fossero poste nel giusto rilievo ci spingerebbero in ben altra direzione. Mi riferisco, ad esempio, all’analisi coordinata da Andrea Ciariniche mette in evidenza come in Europa, nel quinquennio 2008-12, mentre nel manifatturiero si perdevano oltre tre milioni di posti di lavoro, welfare, cura e assistenza ne generavano un milione e 623 mila. Ma penso anche a notizie come la bocciatura - meritatissima - incassata dal nostro Paese da parte della Corte di Giustizia europea per non aver "messo in atto misure efficaci ed appropriate per un effettivo inserimento professionale delle persone con disabilita". In Italia, secondo i dati della Fish, la percentuale degli occupati tra i disabili di eta compresa tra i 15 e i 74 anni e di appena il 16%, contro il 49,9% della popolazione normodotata, e soprattutto contro quel 50% di disabili inseriti nel mondo del lavoro in Gran Bretagna dove l’investimento pro capite e di 754 euro contro i 430 dell’Italia.
L’aria che si respira non permette che ci sia piu spazio per indifferenza e rassegnazione perche quando in gioco c’e la vita, il silenzio e sempre colpevole.
Ce lo ricordal’appello accorato di una madre al Presidente della Repubblica, supplicandolo di intervenire per evitare la chiusura di una casa famiglia che sua figlia e qualche decina di altri ragazzi frequentano da molti anni, trovando li, ogni giorno, quella parte di socialita che e consentito loro di esprimere.
Lo racconta a Silvia di Milano. Figlia di un malato di Alzheimer, dopo cinque anni passati a seguire il padre, non ce l’ha fatta. E crollata ed e finita in analisi perche: "nessuno ti aiuta, le poche strutture costano migliaia di euro e sembrano brutte prigioni".
Ce lo rammentano quei genitori che, disperati, supplicano i professori di bocciare i loro figli disabili perche chiusa la parentesi scolastica c’e il vuoto. I ragazzi restano chiusi tra le quattro mura domestiche senza alcuna prospettiva sebbene la disabilita precluda delle scelte, ma non tutte. Adeguatamente supportato ciascuno di loro puo condurre una vita dignitosa e contribuire al progresso proprio e delPaese. Eppure quell’ "adeguatamente" e ancora un miraggio nel deserto della solitudine con cui famiglie, disabili, anziani, non autosufficienti sono costretti a confrontarsi ogni giorno. Ma cos’e il diritto alla salute senza l’inclusione sociale?
Ci preoccupiamo ogni giorno di diventare un paese povero, dovremmo piuttosto considerare quanto stiamo diventando un povero paese. I problemi da affrontare, e la sanita non fa eccezione, non sono tanto i tagli - pur gravi e spesso insopportabili - quanto la mancanza di prospettive, di programmazione, di proposte valide, di quella passione che trasforma la rabbia in progetti, e soprattutto di una idea di futuro.
Che Stato vogliamo? Questa e la domanda a cui dobbiamo rispondere. Vogliamo ancora proseguire sulla strada suicida che vede il capitale eretto a religione, oppure siamo disposti ad essere tutti un po’ piu poveri per diventare un Paese ricco? La domanda non e un ossimoro, ma sintetizza una visione laica di ricchezza di valori, diattenzione al prossimo, alle minoranze, alle diversita. Traduce una visione di sanita che significa affiancamento del paziente in tutte le fasi della sua malattia, mettendo sempre lui - la persona - e non la cosa, la malattia - al primo posto. Una sanita che non significa manutenzione ma attenzione, perche il corpo e si un insieme di cellule, ma ancor piu e una vita con il suo pensiero, i suoi sentimenti, i suoi slanci, le sue vittorie e le sue sconfitte. 
Ancora una volta a tirar le orecchie a una politica sorda, cieca, e assolutamente inadeguata, e la Magistratura contabile che ricorda, a chi ha memoria corta e usa qualunquistiche visioni sulla spesa pubblica come strumento per far passare manovre che non mettono mano laddove dovrebbero, che il problema non e la spesa sanitaria - sotto controllo - ma il rischio che non si riesca ad assicurare un’adeguata garanzia dei livelli di assistenza. Sottolinea il Procuratore generale Salvatore Nottola che "le criticita del sistemasanita sono tali che esso non riesce a fornire un servizio soddisfacente" perche "permangono irrisolte le problematiche relative alle liste di attesa; al funzionamento dei pronti soccorso, spesso in difficolta; alla sostenibilita di elevati livelli di compartecipazione di spesa (tickets); alle ancor pur numerose fattispecie di danni erariali".
E a proposito di Erario, e il caso di aprire una riflessione sull’idea che si sta diffondendo da alcuni anni, prendendo spunto dal Libro Bianco sul futuro del modello sociale, La vita buona nell’eta attiva, pubblicato nel 2009 dall’ex ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, che non si possa piu garantire tutto a tutti (universalismo selettivo), ma che al massimo si debba pensare solo ai piu bisognosi. Dunque un’idea di sanita legata al concetto di carita, che rappresenta un balzo indietro di oltre un secolo e, che, in uno Stato dove si stimano per difetto 180 miliardi di evasione fiscale l’anno, rischiadi premiare gli evasori a scapito dei cittadini onesti, almeno fino a quando il bisognoso lo si qualifica tale da una autocertificazione.
Stiamo perdendo pezzi di diritti conquistati a prezzo di dure battaglie e li guardiamo scivolare via attoniti, inebetiti, trincerati dietro l’alibi della crisi economica. Essa c’e, e innegabile, ma non e la causa, almeno non la sola. Prima ancora di perdere l’oggetto del diritto, ne abbiamo perso il senso. Ed e questo che dobbiamo recuperare, subito. Poi, possiamo dedicarci a ripulire la sanita dalle tante storture, dagli sprechi, dal malaffare. Gli spazi di manovra per risparmiare senza tagliare i servizi ci sono - basti pensare ai 12 miliardi drenati dalla medicina difensiva, o ai 15 succhiati da sprechi e inefficienze o, ancora, ai 14 miliardi di euro che secondo una ricerca del Politecnico di Milano si possono recuperare attraverso la digitalizzazione di tutto il sistema.
C’e molto di cui occuparsi in sanita, ma questo deve essere l’impegnodi tutti, senza personalismi. Era ed e questo il senso del mio appello del maggio scorso, il cui scopo, attraverso l’organizzazione di una ideale catena umana, in occasione dei trentacinque anni dalla promulgazione della legge 833 con cui si e istituito il Servizio sanitario nazionale, consiste nel rendere visibile una ritrovata compartecipazione dei cittadini per la salvaguardia dei diritti fondamentali perche, come scrive Michael Foucault ne La cura di se, "il punto di Archimede sul quale posso da parte mia sollevare il mondo e la trasformazione di me stesso". Cominciamo a farlo ripulendoci dagli egoismi e dalle manie di protagonismo per ritrovare il piacere che nasce dalla condivisione, dalla collaborazione, dall’impegno per e con gli altri, perche la salute e di tutti e la sanita e per tutti. Daniela Francese
Giornalista e scrittrice, vincitrice del Premio nazionale informazione per la salute 2013 al Festival internazionale del giornalismo diPerugia.                                               L’Oms, tra privatizzazione strisciante e paralisi burocratica. Il tramonto di un gigante
L’Oms è in pericolo, e con essa la salute globale. I pericoli che mettono a repentaglio il futuro dell’Organizzazione sono l’eccessiva burocratizzazione, le inefficienze e il fatto che il suo bilancio regolare, oltre ad essere congelato dal 1985, è costituito per circa il 20% da contributi erogati dagli stati membri e per il restante l’80% da fondi extra, discussi bilateralmente quindi spesso vincolanti.
L’Organizzazione mondiale della sanità va quindi riformata. E da due anni è infatti impegnata in un percorso esigente che può ridefinire il ruolo dell’Agenzia nell’ambito della salute globale eridisegnare il modo in cui essa è governata, gestita e finanziata.
I rischi di un silenzioso processo di privatizzazione dell’Oms e gli orientamenti del suo processo di riforma sono i temi al centro del 5° rapporto dell’Osservatorio italiano sulla salute globale dal titolo: “OMS e diritto alla salute: quale futuro?”, presentato ieri pomeriggio alla Camera dei Deputati.
Il rapporto evidenzia i rischi e la rilevanza del processo in corso per la riforma dell’Organizzazione, unica istituzione intergovernativa con il compito di conseguire il più alto livello di salute per la popolazione del mondo.
Nel corso della presentazione del rapporto, più di un intervento ha sottolineato con forza che l’Oms deve cambiare. Deve mettere mano alla lentezza della sua burocrazia e alle sue inefficienze ma, non essendo un organismo autonomo ma la risultante di 194 Paesi membri, dobbiamo renderci conto che non è facile. O, per dirla con Daniel Lopez Acuna, membro dell’ufficio del Direttore generaledell’Oms che ha citato un passaggio del Don Chisciotte, “non si può pretendere che il cavaliere vada più veloce del suo cavallo”.
Il processo di riforma, ha spiegato il vice direttore dell’Oisg, Edoardo Missoni, deve riguardare sia “la governance, che il management ma anche la gestione finanziaria”. Questa crisi di gestione interna associata da anni, si legge nel rapporto, alla perdita di controllo sulle proprie finanze, è talmente grave da mettere a dura prova l’ordinaria operatività dell’agenzia, oggi per lo più in balia degli umori dei donatori.
L’Agenzia è anche in crisi di identità, una crisi generata dal fatto che nuovi attori influenti si sono venuti ad affacciare sulla scena della salute globale. In particolare, ha spiegato Lopez Acuna “da parte dei paesi membri si è creduto che una maggiore apertura fosse sinonimo di democraticità, ma questo ha fatto sì che l’organizzazione si paralizzasse”.
Come riferisce il rapporto “il diritto alla salute non vive da solo ma sinutre del diritto al lavoro, del diritto alla libertà, del diritto al credito, del diritto ad una vita dignitosa. Le politiche devono intersecarsi e cooperare a questo scopo”. C’è dunque la necessità di una “governance globale per la salute in grado di promuovere il benessere generale con uno sguardo rivolto al diritto a un assistenza sanitaria legata a doppio filo allo sviluppo e alla giustizia sociale”.
Insomma per dirla con le parole di Nicoletta Dentico, presidente dell’Osservatorio italiano sulla salute globale, l’Oms “deve tornare ad essere l’autorità che guida le politiche pubbliche in materia di salute. E i paesi membri non possono, quando discutono di queste tematiche, dissociarsi dall’Organizzazione”.
Di politiche sanitarie nazionali è stata chiamata ad intervenire la senatrice del Pd Nerina Dirindin, membro della XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. Per Dirindin in questo momento “nel nostro Paese c’è un grande deficit culturale per quanto riguarda lepolitiche della salute. Ma più in generale la salute non è più una priorità in molti paesi dell’Europa”. Il diritto alla salute ha aggiunto Dirindin “in quanto tale è un concetto utopistico, io preferisco parlare di diritto alla tutela della salute”. È vero, ha aggiunto la senatrice, “le risorse sono poche e le restrizioni e i tagli sono stati fatti, ma la sfida ora è governare il sovra-consumo e garantire una risposta dove c’è il sotto-consumo. Questa – ha concluso Dirindin – è una grande battagliaculturale”.                                                                                                     Le cellule che "curano". Nel 2012 eseguiti 4.661 trapianti di cellule staminali ematopoietiche
Sono stati 4661 i trapianti di cellule staminali ematopoietiche eseguiti in Italia nel 2012, di cui 2925 trapianti cosiddetti “autologhi” – ovvero in cui le staminali provengono dallo stesso paziente che viene curato – e 1736 trapianti allogenici, che prevedono donatore. Adirlo un report GITMO (Gruppo italiano per il trapianto di midollo osseo), associazione scientifica senza scopo di lucro che ha come scopo lo sviluppo e il progresso tecnologico dei trapianti di midollo osseo e di cellule staminali emopoietiche da qualunque fonte esse provengano, pubblicato sul sito del Ministero della Salute. Questi trapianti sono stati eseguiti in 103 centri, di cui 87 accreditati a gruppo, che svolgono un’attività di trapianto autologo e/o allogenico in base ai livelli minimi richiesti dai requisiti organizzativi e strutturali, così come indicato nelle Linee-Guida nell’Accordo Stato-Regioni, e affidano al GITMO la gestione dei rapporti con il Centro Nazionale Trapianti e l’EBMT (European Bone Marrow Transplantation).
Trapianto autologo
Impropriamente definito come “trapianto autologo”, con questo termine si indica un trattamento che prevede l’estrazione (aferesi) di cellule staminali ematopoietiche (HSC) dal paziente e la conservazione dellestesse in un freezer. Questa è seguita da un trattamento chemio/radioterapico ad alte dosi di farmaci, con lo scopo di eliminare la popolazione di cellule maligne del paziente, al costo della distruzione parziale o completa del midollo. Infine avviene l’infusione (termine scientificamente più corretto) di cellule staminali emopoietiche provenienti dal paziente stesso, che sostituiscono i tessuti distrutti facendo riprendere la normale produzione di globuli rossi. Questa procedura rientra in protocolli specifici per il trattamento di particolari malattie ed ha l’obiettivo primario di stabilizzare e consolidare i risultati ottenuti con i cicli chemioterapici a cui il paziente è stato precedentemente sottoposto.
I trapianti autologhi hanno il vantaggio di avere un minor rischio di infezione durante la fase di immuno-compromessione del trattamento in quanto il recupero della funzione immunitaria è rapida. Inoltre, l’incidenza di pazienti che hanno un rigetto (graft-versus-host disease)è molto rara, poiché il donatore e il ricevente sono la stessa persona.
Di questo tipo sono stati 2925 gli interventi effettuati nel 2012, il maggior numero per trattare pazienti affetti da mieloma multiplo (1265) e linfoma (1160), e più raramente per talassemia (255), leucemia mieloide acuta (146) e altri tipi di leucemia.
Il numero è in aumento dal 2009, dopo che – a seguito di un picco assoluto di 3228 trapianti autologhi in un solo anno – stava diminuendo dal 2004.
Trapianto allogenico
Questo tipo di trapianto consiste nel prelievo da un donatore sano geneticamente compatibile di un numero adeguato di cellule staminali emopoietiche e nella loro successiva introduzione in un paziente adeguatamente “preparato”, attraverso un trattamento chemio/radioterapico, per riceverle. Coinvolge dunque principalmente due persone: il donatore (sano) e il ricevente (paziente). Ma necessita anche di un numero elevato di donatori di sangue, dato che sono necessarie fino a







   
 



 
20-08-2014 - Mobilità sanitaria -5-
07-02-2014 - Mobilità sanitaria -4-
07-08-2013 - Mobilità sanitaria -3-
08-02-2013 - Mobilità sanitaria -2-
14-12-2012 - Mobilità sanitaria
12-12-2012 - Sanità pubblica, profitti privati
25-11-2012 - Casta, super-presidio medico, sauna e profumi Chanel alla Camera.
08-11-2012 - Passera: “Io indagato? Non c’è incompatibilità con ruolo di ministro nè con quello che farò”
30-10-2012 - Amici e parenti, l’altra casta
25-10-2012 - WikiLeaks: ’Torture e sparizioni’
05-10-2012 - Noi, i ragazzi dell’eroina
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