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«Fino a prova contraria non sono iscritto in nessun registro degli indagati, e poichè io la mia vita la conosco, so che non potrà mai accadere» ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. «La collaborazione con gli organi dello Stato preposti alle attività investigative e repressive è sempre stata un vanto di questa amministrazione - ha precisato il governatore pugliese - e naturalmente collaborare con uomini in divisa non significa guadagnare alcuna immunità da parte di nessuna amministrazione». «Chi esercita pubblica poteri - ha aggiunto Vendola - sa benissimo di essere soggetto ad accertamenti». E’ arrivata nel pomeriggio di ieri la presa di posizione del governatore pugliese Nichi Vendola, in merito all’inchiesta della magistratura su presunte irregolarità nella gestione degli appalti della Regione. Vendola ha così risposto direttamente al presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, che ne aveva chiesto leimmediate dimissioni: «Chiediamo le dimissioni immediate di Vendola, sotto la cui gestione si sono verificate vicende vergognose. Dai rifiuti alla sanità. Fino alla compilazione delle liste delle europee fatte in modo tale da garantire a Tedesco l’ingresso a Palazzo Madama, con il solo scopo di evitare conseguenze penali più gravi rispetto alle quali va già incontro». Il tema continua a essere al centro del dibattito politico del centro-sinistra, soprattutto alla luce della perquisizione da parte delle forze dell’ordine nelle sedi dei partiti che appoggiano la giunta Vendola (e alla vigilia di un congresso Pd che proprio in Puglia avrà uno dei momenti più delicati). Ad aprire le danze è stata ieri un’intervista rilasciata al Corriere della Sera da un dalemiano doc come Nicola Latorre. «In Puglia non esiste nessuna questione morale, lì il governo regionale e le amministrazioni del centrosinistra stanno cercando di intervenire sui meccanismi che alimentano l’uso improprio del poterepubblico» ha detto il vicecapogruppo del Pd al Senato. Rispondendo al sindaco di Bari, Michele Emiliano, che aveva detto di temere il "fuoco amico" su di lui e su Nichi Vendola, Latorre ha quindi detto: «Mi sembrano preoccupazioni assolutamente prive di fondamento». Apriti cielo, e nel Pd ha piovuto. Il primo a commentare le frasi di Latorre è stato Walter Verini, deputato Pd considerato un "fedelissimo" di Veltroni che a sua volta, nella battaglia congressuale si è posizionato con Franceschini: «La questione morale esiste eccome, non soltanto in Puglia. La cosa più grave e paradossale dell’intervista di Nicola Latorre sta proprio, secondo me, nella negazione della questione morale. Il Pd non può che porre al centro della sua iniziativa questo tema, senza settarismi e giustizialismi ma con rigore, serietà e trasparenza». «All’amico Latorre do un consiglio. Per alcune settimane abbiamo ascoltato l’on. D’Alema polemizzare duramente contro la divisione, nel Pd, tra il vecchio e ilnuovo. Ora, con sorpresa, apprendiamo da lui che la intera nomenklatura del Pd è con Franceschini e quindi, di conseguenza, tutto il nuovo è con Bersani. Ecco il consiglio: forse è meglio tornare rapidamente alla politica e ai progetti che può declinare il Pd e abbandonare definitivamente schemi e formule che, detto tra di noi, nessuno può interpretare e rivendicare in modo esclusivo e totale» ha incarato Giorgio Merlo, vice presidente della Commissione di vigilanza della Rai. Non poteva non entrare nell’agone anche il terzo candidato alla segreteria democratica, Ignazio Marino. Non esattamente lui ma due dei suoi sostenitori, Anna Paola Conca e Enrico Fusco, rispettivamente coordinatrice per la Puglia e candidato alla segreteria regionale per la mozione Marino, che hanno consegnato alle agenzie stampa il loro pensiero: «Che ci sia un problema nella gestione della sanità in Puglia è fuori di dubbio, ma la questione coinvolge tutte le regioni italiane, dal momento che i dirigentigenerali delle Asl ovunque continuano ad essere nominati dalla politica con logiche spartitorie, creando così un inevitabile filo di dipendenza tra gli amministratori locali e i manager di aziende pubbliche. La questione morale non c’entra e non è nemmeno un problema di mozioni tra franceschiniani, dalemiani o mariniani. Noi del Pd dobbiamo essere capaci di uscire dalla logica della questione morale, a partire dalla capacità di selezionare con grande rigore coloro che vanno ad amministrare la cosa pubblica. Si tratta di creare una classe dirigente capace e di scegliere persone per le proprie capacità, la propria esperienza e le proprie competenze. Il sistema - hanno concluso - deve essere modificato alla radice: i dirigenti siano tecnici e non politici. Non riduciamo tutto al solito scontro interno di partito, ma troviamo il coraggio di affrontare la questione a viso aperto».
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