Per Craxi è già finito il revival
 











Per i nemici di Mani Pulite, il ventesimo anniversario dell’arresto di Mario Chiesa non poteva capitare nel momento peggiore. Poveretti: mentre preparavano le solite litanie sulle toghe rosse, l’invasione di campo, l’accanimento giudiziario, le manette facili, la persecuzione, lo sterminio della miglior classe politica dell’universo, la Corte dei Conti ricordava che la corruzione ci costa 60 miliardi l’anno e l’evasione fiscale 120, il governo Monti respingeva l’assalto delle cricche agli appalti olimpici di Roma 2020, l’opinione pubblica plaudiva ai blitz dell’Agenzia delle Entrate e il presidente della Repubblica tedesco si dimetteva per un mutuo agevolato. Che sfiga.
Come nel 1992, quando gli italiani furono chiamati a pagare il conto di Tangentopoli con la finanziaria Amato da 93 mila miliardi di lire, nel 2012 la gente impoverita da tre manovre in sei mesi (90 miliardi di euro o giù di lì) considera corruzione ed evasione le prime emergenzeda combattere. E assiste con la bava alla bocca ai penosi tentativi di riabilitare i ladri della patria che ci hanno lasciato in eredità il primo debito pubblico d’Europa e il terzo del mondo. Solo due anni fa, nel decennale della morte di Craxi, le più alte cariche dello Stato facevano a gara a riabilitare il noto latitante. Napolitano, in una lettera alla vedova, deplorò che "le indagini sulla corruzione" (non la corruzione) avessero determinato "un brusco spostamento degli equilibri nel rapporto tra politica e giustizia" e l’amico Bettino fosse stato trattato "con una durezza senza eguali" (nessun accenno alle sue tangenti senza eguali). In una commossa cerimonia in Senato, davanti a una folta schiera di pregiudicati e alla senatrice Finocchiaro, il presidente Schifani definì Craxi "vittima sacrificale", mentre il premier Berlusconi e Violante parlarono di "capro espiatorio". Intanto ben tre ministri del "partito degli onesti" - Frattini, Brunetta e Sacconi - volavano ad Hammamet inpellegrinaggio sulla tomba dell’"esule". Tutt’intorno il solito coro di turiferari si destreggiava imparzialmente fra il "partito dei pm" e quello dei ladri.
Oggi pare trascorso un secolo. Berlusconi si tiene alla larga dal dibattito sulla corruzione (essendone fra l’altro imputato). I ministri tecnici tentano di recuperare un po’ di "equità" con l’impegno a varare una seria legge anti-corruzione. E in tv si torna ad ascoltare chi ha qualcosa di serio da dire: non i ladri e i figli dei ladri, ma i magistrati che nel 1992 salvarono l’Italia dalla bancarotta. Non che i nemici di Mani Pulite battano in ritirata. Tiziana Maiolo pubblica un libro per dimostrare che l’inchiesta fu un buco nell’acqua, ma non ci crede nessuno: 1.300 condanne, 700 prescrizioni e appena 500 assolti (quasi tutti grazie a leggi vergogna che han depenalizzato i reati o cestinato le prove), per un’indagine condotta per due anni da cinque pm, sono un trionfo. Bobo Craxi ed Enzo Carra (condannato definitivo)evocano il complotto Cia-Fbi, tra le risate generali. Stefania Craxi vaneggia di "guerra civile", forse ignara del fatto che le guerre civili non mandano in Parlamento i figli del principale sconfitto. Attempati ex democristiani e socialisti trasvolati nel Pdl, nel Pd e nel Terzo Polo piangono "l’eliminazione di un’intera classe politica", senza spiegare che ci fanno tanti "eliminati" ancora in poltrona.
Sgarbi snocciola sul "Giornale" il consueto rosario dei "suicidi scagionati dopo anni di umiliazioni", tra cui "Moroni, Gardini, Cagliari e Taneschi". Moroni, come confermò il processo sulle discariche lombarde, aveva incassato 200 milioni avvolti in carta da giornale. Gardini era responsabile della maxitangente Enimont (140 miliardi, la più grande della storia). Cagliari aveva un conto in Svizzera con 9 miliardi, poi restituiti dalla vedova. Taneschi si chiamava Caneschi e i magistrati che fecero in tempo a occuparsi di lui lo ritennero sempre colpevole. "L’inutile impresa diTangentopoli", conclude Sgarbi con logica stringente, "è servita a legalizzare le tangenti senza eliminare la corruzione". Come dire: oggi la mafia c’è ancora, dunque fu inutile arrestare Riina, Provenzano & C. Liberiamoli.  Marco Travaglio-l’espresso

 









   
 



 
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