Cronaca e storia
 







di Italo Pignatelli




Grazie a  Vera Maone e Vittorio Marmo e all’Istituto Campano per la Storia della Resistenza “Vera Lombardi”, abbiamo la possibilità di rivivere un pezzo di storia importante relativamente agli anni sessanta. Lo dobbiamo alla  volontà  dei curatori di mettere insieme carte e ricordi nel volume “Il circolo di cultura Francesco De Sanctis” che viene  pubblicato, con una  articolata introduzione di Guido D’Agostino, dalle edizioni Dante&Descartes. La raccolta di scritti di alcuni soci, poco più che ventenni negli anni sessanta, è dedicata alla memoria di Giuseppe Di Lillo, docente al liceo “G.B.Vico”, promotore e fondatore del Circolo a cui fu dato il nome di De Sanctis, letterato, meridionalista, attento e costante ricercatore, già nell’Ottocento, di un nesso forte, vitale ed essenziale, tra politica e cultura per ogni intellettuale che volesse avere un ruolo sociale. La realtà napoletana, dalle Quattro Giornate del settembre 1943 al 1960 è ampiamente illustrata con copiosa bibliografia da Guido D’Agostino. Si legge la situazione politica, sociale, economica e culturale di una città stremata, umiliata, saccheggiata dal fascismo, dalla violenta e sanguinaria occupazione tedesca e dalla barbara, incivile, turpe, lunga repressione degli inglesi e americani, alleati a soprusi laidi e osceni. Probabilmente la deludente esperienza della governatura da parte di coloro che erano stati accolti con gioia e simpatia come liberatori, spinge l’80% della popolazione a votare, nel 2 giugno del ’46, per un presto ritorno alla monarchia. Unica città che dedica una piazza, grande e monumentale, al Plebiscito per non dimenticare le violenze subite da donne e bambini, il saccheggio e il vilipendio di edifici storici. Dal ’52 al ’60, la città viene governata “dal bossismo”(Lauro) e, poi, dalla “macchina politica” (i Gava). Attorno al “Comandante si coagula un consenso di massa, alimentato dal suo populismo demagogico e dal suo ambiguo antistatalismo”. Con il clan Gava “rivive in città il passato del regime laurino:abusi e arroganza, corruzione e prevaricazione, parassitismo e controllo di tutti i processi sociali”. Napoli ha avuto il tetro privilegio di  patire e tollerare in anticipo la tracotanza volgare degli ultimi governi nazionali . Il PCI  veicola “messaggi di modernizzazione delle forme della politica, anti-clericale e anti-tradizionalista”. La città “mostra le sue piaghe: la disoccupazione in enorme crescita, gli enti pubblici in gravissima crisi economica e politica, lavoratori, a frotte, in cassa integrazione, scioperi continui e penalizzanti, turismo in coma e delinquenza minuta che la fa quotidianamente da padrona”. Coesistono su fronti opposti “il potere ufficiale, ben saldo, arroccato e mafioso e un collettivo di intellettuali, operatori culturali, artisti, professori, giornalisti, raccolti intorno alla rivista “Uomini e Idee”. In una realtà molto variegata, nasce nel maggio del
’60 il Circolo in piazza degli Artisti su al Vomero voluto da ex alunni del “Vico”.
 “Cominciò  a coagularsi un gruppo più nutrito di giovani di varia provenienza, in maggioranza vicini alla sinistra comunista. C’era una cappa clericale e oscurantista su tutta la società e in particolare sulla scuola. A Napoli i giovani avevano pochissimi luoghi di aggregazione che non fossero le sedi dei partiti o l’Azione cattolica e, per gli universitari, la FUCI. Uno di questi era il Circolo Napoletano del Cinema. Qui e in altri due o tre Cineforum, era possibile vedere il cinema d’autore e i film di cineteca. Ma in generale l’offerta culturale era poverissima, né scuola e università erano centri di formazione critica.” ricorda Vera. Filippo, il fratello, evidenzia l’operato frenetico del Circolo tra cultura e politica  in un’unica “area di pensiero e azione”  e definisce i soci suoi coetanei “Noi, piccoli granelli di una bella storia”. Il ’60 è l’anno del governo Tambroni, monocolore col MSI, che provoca decine di morti tra i manifestanti in tutta Italia che si ribellano ad un tentativo di ritorno al fascismo solo dopo poco la Resistenza. L’Unità d’Italia, cento anni dopo, apre animati convegni sul depauperamento e sulla barbara colonizzazione del Meridione, sullo sviluppo esponenziale della mafia, sulla figura controversa di Garibaldi(PSI)troppo idealizzata lasciando in ombra Mazzini(PRI). Napoli la più importante capitale in Europa con Londra e Berlino viene declassata a città di provincia da una rozza ignobile dinastia. Il Regno Borbonico aveva una visione lungimirante nella modernizzazione del Sud, urbanistica, la ricerca scientifica, il sociale, la cultura. La fondazione di Caserta con la Reggia, Portici con la  reggia e una ferrovia, prima in Europa,  che collegherà poi gran parte del Sud fino a Cassino, le prime tangenziali urbane a Ischia e a Napoli da piazza Mazzini a Mergellina,  l’Osservatorio Astronomico, l’Orto Botanico, l’Istituto Zoologico Marino, l’Opificio Topografico che sarà, in seguito, l’Istituto Geografico Militare, l’Albergo dei Poveri, unico, ancora oggi, al mondo con mille stanze e botteghe scuola per apprendisti artigiani, l’Accademia delle Belle Arti, Il Museo Archeologico Nazionale, la reggia Pinacoteca di Capodimonte, il Teatro San Carlo e il conservatorio di San Pietro a Maiella, le sistematiche e scientifiche ricerche archeologiche di Pompei ed Ercolano, l’istituto Orientale per studiare  cultura e lingua cinese, le seterie di S. Leucio. 
Si induce ognuno a riflettere sulle memorie storiche della nostra città per contrastare il vilipendio dei mass media.
Diventa lecito ai giovani napoletani proporre Napoli come fucina culturale e sognare per l’Italia e per tutta l’umanità un radicale cambiamento del pensiero politico per un vivere colto e democratico con la presenza contemporanea sulla scena mondiale di John Kennedy e di Giovanni XXIII, che si oppongono subito e conevidente forza ai reazionari Joseph McCarthy  e a Pio XII, entrambi scrupolosamente silenziosi sui crimini nazisti durante la guerra e dopo la Liberazione.   Vittorio Marmo giudica incisiva l’operato del “De Sanctis” in una città vincolata al passato mentre la Storia  scriveva pagine sul Vietnam, Praga, Cuba, i lager di Stalin, Che Guevara, Martin Luther King,  il “cristianesimo italiano” proposto da Togliatti prima di “Pacem in Terris”, i Beatles, la minigonna, la 500 FIAT sostituisce la Topolino, si corre in Vespa. Giovanna Mozzillo medita“Son passati cinquant’anni e oggi ci troviamo anziani e disorientati. E’ stata un’epoca in cui per noi la politica non era una “carriera”, la smania di contribuire alla creazione di un mondo migliore ci bruciava in petto, e insomma eravamo degli “idealisti”. Proprio così: degli insanabili, cocciuti, probabilmente sciocchi “idealisti”.   Rino Palma, socio fondatore e allievo del professor Di Lillo, riflette con sconfortante delusione. “Allora, come oggi del resto, ci siamo illusi di uscire dalla nostra marginalità manipolando grandi questioni culturali ma siamo rimasti e rimaniamo nell’identica condizione.” Afferma che quell’esperienza del ’60 non ha modificato la realtà napoletana. Eleonora Puntillo, con la sua garbata ironia, si definisce protettrice del Circolo per aver pensato e messo i tacchetti di gomma a ottanta sedie e ai due tavoli. Motivo? Evitare che il condominio, fatto della “media classe vomerese che quando sentiva la parola “cultura” si segnava per esorcizzare il Maligno, potesse denunciare alla polizia “la presenza di pericolosi sovversivi fracassoni”. Ventenne già giornalista all’Unità“di un PCI all’epoca duramente settario”, dovette spesso “difendere il circolo dalle critiche(stupide) di chi lo voleva allineato e ortodosso e sosteneva che i dibattiti sulla scienza, sull’arte, sul cinema, andavano fatti nelle sezioni del Partito: già, ma perché loro non ci avevano pensato?”   
Antonio Napolitano, docente di critica  ad Oxford, rievoca  fermenti, speranze, illusioni di trentenne al “De Sanctis”, “uno dei miei numi intellettuali fin dagli anni del liceo Sannazaro”. Giovane docente d’inglese e membro nel direttivo del “Circolo Napoletano del Cinema “ presieduto da Renato Caccioppoli, fu chiamato per presentare il film “I Vitelloni” di Federico Fellini “di cui avevo scritto ampiamente su “Cinema Sud”( “L’altro cinema”) e avevo ottenuto il “Premio Pasinetti-Cinema Nuovo” per la saggistica filmica. Gli è rimasto vivo il ricordo della conferenza inaugurale al Circolo di Giancarlo Vigorelli sulla “funzione dell’uomo di cultura in Italia”. Egli sosteneva che “ gli intellettuali, i poeti, gli artisti non sono mai dei solitari, degli impartecipi, degli in comunicanti, sia pur al di là di un loro dichiarato “engagement”.
La raccolta si conclude con poche poesie di Giuseppe Di Lillo, date, alla sua morte, in fotocopia dalla moglie ai tantisuoi allievi che l’avevano seguito con costanza nella conduzione culturale del circolo. Il lirismo è quello aulico dei poeti del Novecento. Il canto è dedicato alla Lucania sua terra natia. In “Compagno contadino” rimane muto e immobile in un vigneto “cali secco il falcetto sul tralcio,/e ne accarezzi con mano leggera la piaga”. Si distrae dai problemi che lo assillano “Rivedo in un paese di Lucania triste/me fanciulletto accanto a mio padre, intento anche lui/ a interrogare i segni delle stagioni/per i giorni del pane e del vino.” Non un canto funebre, ma è una sommessa ninnananna, ai tanti giunti da più parti, “pei contadini morti a Marcinelle/con odore di pane caldo in bocca” la lirica “Piangono le spighe”.
In appendice le attività del circolo da maggio 1960 ad aprile 1967. Circa duecento incontri articolati su temi specifici con conferenze, dibattiti, lezioni, tavole rotonde, recital, proiezioni cinematografiche, mostre, audizioni musicali, etc. Nella dettagliata cronologia degli incontri si leggono i luoghi prestigiosi napoletani in cui essi sono avvenuti e i nomi di  insigni oratori esperti  della scuola, dell’università, delle arti, del teatro, della musica,  della letteratura, dell’economia, delle scienze, della filosofia, della politica, della magistratura, dell’editoria, del giornalismo, invitati da altre città.
Il libro è corredato della dichiarazione programmatica iniziale, di documenti vari, lettere, fotografie, inviti, locandine.









   
 



 
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