Dell’Utri, lo scandalo italiano
 











Da quando Berlusconi ha dato il lieto annuncio del suo ritorno sulle scene, nel Pdl s’è aperta la caccia a Nicole Minetti. Non che manchino ottimi motivi per auspicare la sua scomparsa non solo dalla Regione Lombardia, ma da qualunque altra istituzione. Il fatto è che erano già tutti stranoti nel 2010 quando il Cavaliere la impose nel listino bloccato di Formigoni. Anche la notizia che la soubrette-igienista dentale-amante è imputata per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile nel gran bordello di Arcore è vecchia di un anno e mezzo. E allora quale sarebbe la novità che giustifica la richiesta di dimissioni partita da Berlusconi e dal fido Alfano? Pare che l’ultimo travestimento del Caimano sia all’insegna della "sobrietà". E poi la signorina grandi forme ha accampato un legittimo impedimento al processo millantando impegni istituzionali al Pirellone. Come se non fosse proprio il Caimano l’utilizzatore finale del lenocinio eil primatista mondiale dei legittimi impedimenti inventati.
EPPURE PER I MAGGIORENTI del Pdl e gli house organ la parola d’ordine è una sola e imperativa per tutti: via la Minetti. Ce ne fosse uno che, per sbaglio, alza il ditino e domanda: «Scusate, ma Dell’Utri no?». Il senatore siciliano, imputato per mafia e pregiudicato per frode fiscale (2 anni e 6 mesi), è di nuovo sotto inchiesta a Palermo per estorsione ai danni dell’amico Silvio, avendogli spillato una trentina di milioni (di cui 21 alla vigilia della sentenza per mafia in Cassazione) per una villa che nel 2004 ne valeva 9. «Ora - ha commentato - mi manca solo l’accusa di pedofilia». In effetti non c’è praticamente scandalo, negli ultimi 40 anni, che non l’abbia visto protagonista. Non delude mai: quando ti aspetti che c’entri, e anche quando non te lo aspetti. Più che di libri antichi, è un instancabile collezionista di amici farabutti e capi d’imputazione. Nel 1973 porta il mafioso Mangano ad Arcore. Nel 1980 si fabeccare al telefono con lui Mangano a parlare di improbabili "cavalli". Nell’86 Silvio lo chiama per informarlo di una bomba contro la sua casa a Milano, e lui: «E’ una cosa alla Mangano, come dire: ti faccio sentire, sono qui... lui non sa scrivere». Nel novembre ’93, mentre crea Forza Italia, le sue agende registrano due appuntamenti con Mangano, reduce da 11 anni di galera per mafia e droga. Nel ’98 riceve nel suo ufficio di via Senato Natale Sartori, pedinato dalla Dia in un’indagine per droga. E due mesi dopo la Dia lo filma mentre incontra a Rimini il falso pentito Chiofalo. Nel ’99 si candida al Parlamento europeo e un uomo di Provenzano ordina ai picciotti di votarlo: «Dobbiamo portare a Dell’Utri, se no lo fottono... ’sti pezzi di cornuti (i giudici, ndr)».
NEL 2001 E’ CANDIDATO alla Camera e il boss Guttadauro ordina al mafioso Aragona: «Con Dell’Utri bisogna parlare... alle elezioni ’99 ha preso impegni» col boss Capizzi. Aragona: «Io sono stato invitato al Circolo, lasede culturale di Dell’Utri in via Senato». Nel 2003 Vito Palazzolo, condannato per narcotraffico, imputato per mafia e fuggito in Sudafrica, lo contatta tramite la moglie per sistemare le sue pendenze. Nel 2005 lo scandalo delle scalate bancarie dei furbetti: Fiorani parla di 200 mila euro da sganciare ai senatori Grillo e Dell’Utri. Il quale nel 2008 viene sorpreso al telefono col bancarottiere Aldo Miccichè, arrestato martedì in Venezuela e legato alla ’ndrangheta, che gli spiega i brogli sul voto all’estero e si sente ringraziare per «i due bravi picciotti», tra cui un Piromalli, che gli ha mandato in studio. Nel 2010 tre scandali: P3, finanziamenti facili della banca di Verdini e appalti eolici. C’entrerà mica Dell’Utri? Sì, in tutti e tre. Nel 2012 l’arresto di Massimo De Caro per furto di libri antichi alla biblioteca Girolamini di Napoli: è intimo di Dell’Utri, indagato con lui per corruzione. Intanto riparte il processo d’appello per mafia, dopo che la Cassazione gli haconfermato il concorso esterno per trent’anni, escluso il periodo 1978-82. Per tutti questi motivi, deve dimettersi Nicole Minetti.  Marco Travaglio.l’espressso









   
 



 
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