Fiat bussa a quattrini pure in Serbia
 











Fedele alla consolidata tradizione della famiglia Agnelli di bussare a quattrini alle casse dello Stato, l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, è arrivato in Serbia per sollecitare il governo di Belgrado a sganciare i soldi dei finanziamenti promessi (90 milioni di euro) per lo stabilimento di Kragujevac dove si sta producendo la nuova monovolume 500 L sulla quale il Lingotto punta molto per riconquistare i mercati e il favore della clientela che negli ultimi anni si è rivolta ad altri marchi.
Per la Fiat infatti si è trattato di un crollo delle vendite che negli ultimi tempi si è trasformato in una autentica ecatombe. Complice la mancanza di nuovi modelli e la nomea di produrre auto di non eccelsa qualità (pesa ancora il ricordo della Duna e della 126 di 20 anni fa prodotta in Polonia), la Fiat ha registrato un calo delle vendite che ha assunto livelli numericamente preoccupanti. A questo si è aggiunta la volontà degli Agnellidi quinta generazione di smobilitare la produzione dell’auto dall’Italia, chiudere gli stabilimenti, spostare la sede direttiva del nuovo gruppo Fiat-Chrysler negli Usa, fare in modo che grazie all’ingegneria finanziaria il nuovo gruppo di controllo sia amerikano e infine lasciare che l’ira degli operai italiani licenziati si abbatta sugli yankee di oltre oceano. Le cifre parlano chiaro. Nuovi modelli non si vedono. La nuova Panda da produrre a Pomigliano è un aggiornamento della precedente, il Suv prodotto a Mirafiori è di fatto un aggiornamento del Suv della Chrysler. Per i gusti degli Agnelli e dello svizzero-canadese Marchionne gli operai italiani costano troppo e lavorano poco.
Per la Fiat i 1.000-1.200 euro mensile (se va bene) di un operaio Fiat sono troppi se paragonati a quelli degli operai polacchi e brasiliani (600-620 euro) e quelli degli operai serbi (220 euro). Meglio quindi andare a produrre laddove il lavoro è mal pagato e viene presentato come una gentileconcessione dell’azienda e dove il sindacato non si azzarda a protestare reclamando salari decenti e orari di lavoro non schiavistici. Tutto il resto, come le considerazioni sul clima poco favorevole alla Fiat in Italia, sono chiacchiere che vogliono nascondere la realtà di una azienda che sa produrre solo auto da città (500 e Panda) o utilitarie (Punto) che rendono poco nel rapporto costi-prezzo e che da anni non riesce a produrre auto famigliari (il segmento C quello della Golf). Proprio quelle che, per il numero dei clienti e per i margini di guadagno. garantiscono alti profitti e utili e quindi la capacità di autofinanziarsi ed investire in nuovi modelli. Cosa che la Fiat non fa più da decenni.Filippo Ghira









   
 



 
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