Ormai la Lega sembra Mastella
 











Del cappio sventolato minacciosamente in Parlamento ormai resta ben poco. Era il 16 marzo 1993 quando Luca Leoni, trentenne deputato da Cantù, nel pieno di Tangentopoli agitò il nodo scorsoio nell’aula di Montecitorio alludendo alla forca per i politici corrotti. A vent’anni da quell’immagine-simbolo di tutta una stagione politica, la Lega si trova a fronteggiare l’ennesimo scandalo legato alla gestione della sua cassa, il quarto in meno di un anno. Un anno vissuto pericolosamente (e spregiudicatamente, a leggere le carte dei pm) fra investimenti hedge fund, diamanti, paghette per la famiglia Bossi, affitti pagati ai maggiorenti del movimento, lauree albanesi, interventi di rinoplastica. E, per non farsi mancare niente, perfino l’ombra della ’ndrangheta. Una nemesi perfetta, se si pensa che l’abolizione del finanziamento pubblico era uno dei cavalli di battaglia del Carroccio celodurista degli esordi.
La bella vita dei senatori
L’ultima tegolaè l’impiego allegro dei contributi al gruppo al Senato, circa 15 milioni dall’inizio della legislatura a oggi. Denaro, secondo quanto riferito ai magistrati romani dalla segretaria Manuela Privitera, speso per finalità che nulla avevano a che fare con l’attività politica: gli extra ai componenti dell’ufficio di presidenza e ai collaboratori, il plafond da 5 mila euro senza rendiconto per i senatori, l’affitto pagato al capogruppo Bricolo, le spese telefoniche di Calderoli, gli elettrodomestici acquistati da Media World. Un "welfare" di partito emerso già nelle altre inchieste che hanno scosso il Carroccio. Non del tutto slegate da quest’ultimo filone di indagine, se si considera che il conto Bnl della Lega al Senato era già finito nelle carte dello scandalo Belsito. Motivo: i prelievi effettuati dall’ex tesoriere del gruppo Piergiorgio Stiffoni, non troppo accorto nonostante il suo passato da bancario se perfino l’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia si è insospettita perl’anomalia delle sue operazioni.
L’ombra delle mafie
E proprio l’inchiesta su Belsito rappresenta l’esempio lampante di questa mutazione antropologica in salsa leghista, imbolsita al punto nell’eterna guerra-farsa a Roma ladrona da averne assunto tutti i vizi capitali. Sulla base della ricostruzione dei magistrati, il rendiconto sull’utilizzo del finanziamento pubblico, firmato dall’ex tesoriere e controfirmato da Bossi, non corrisponde a verità. Scattano le accuse di truffa ai danni dello Stato, riciclaggio, appropriazione indebita. Si solleva il vaso di Pandora e spuntano le spericolate operazioni di shopping finanziario (per 7 milioni) con investimenti a rischio fra la Tanzania (Purchase Investment Funds), Cipro (Krispa Enterprise Ltd) e obbligazioni norvegesi, giustificate dalla mancanza di fiducia nei confronti della tenuta dell’Italia, a rischio default. E con l’ombra, pesantissima, della ’ndrangheta. Dal caveau del movimento che cercò di istillare il culto del dio Po, comefossero dei mistici beni rifugio emergono perfino dieci lingotti d’oro e undici diamanti (complessivamente circa 300 mila euro di valore). «Del governo Monti non ci fidiamo e poi la curva della quotazione dei diamanti è sempre e costantemente in salita, guardatevi il Sole24Ore», l’ineccepibile replica di Stiffoni. Indagato dai pm ed espulso dalla Lega pochi giorni dopo aver pronunciato queste parole.
Le paghette dei ragazzi
Viene alla luce la commistione di intrecci e interessi personali, col cerchio magico che usa la cassa leghista come un bancomat. E la cartellina "The family", che gli inquirenti trovano nella cassaforte di Belsito, che documenta la gestione (tutta privatistica) dei fondi (pubblici). Nel calderone finisce di tutto: i lavori di ristrutturazione della villetta di Gemonio, le ergazioni e il mutuo per la scuola Bosina fondata dalla moglie di Bossi, l’intervento di rinoplastica del "piccolo" Sirio, che con quel naso non si piace proprio, la paghetta da 5 mila euroal mese per i due figli maggiori che tuttavia non evita - stando alle carte dell’inchiesta - che il movimento si sobbarchi di tutte le loro spese. Dal noleggio della Porsche, i lavori di carrozzeria e le spese legali di Riccardo Bossi alle multe pagate al Trota, con laurea inverosimile all’università Kristal di Tirana, ottenuta sostenendo 29 esami l’anno. Non male per uno bocciato più volte alla maturità ed è figlio del leader che voleva sparare sugli scafisti albanesi.
«Non ho mai preso un euro», assicurò il Trota. Il ragazzo aveva ragione. I soldi Bossi junior non li teneva. In modo discutibile ma li usava, come ha poi dimostrato un’altra inchiesta, quella sulla gestione dei contributi erogati al gruppo consiliare al Pirellone: cassette di Red Bull, sigarette, videogames, un frigorifero, un localizzatore di autovelox, gli aperitivi all’Hollywood Living e perfino un paio di spazzolini. In tutto, oltre 20 mila euro. Trattandosi anche in questo caso di fondi pubblici, quanto basta,alla Procura di Milano, per procedere per peculato. Nei confronti di Bossi junior come di tutti gli altri consiglieri leghisti. Come Cesare Bossetti, che nel 2011 avrebbe speso quasi 15 mila euro fra pasticcini, dolci e colazioni con brioche e caffè, Alessandro Marelli, amante dei fuochi d’artificio (cinesi), che in nota spese ha messo pure gli ovetti Kinder, i panini mangiati in orari notturni e le birre di accompagnamento. Claudio Bottari ne ha approfittato per capirne di più sui musulmani, chiedendo indietro i 15 euro spesi per acquistare "L’islam spiegato ai leghisti" di Khaled Fouad Allam, mentre Pierluigi Toscani si è fatto rimborsare perfino lecca lecca, gratta e vinci, i gelati e le cartucce da caccia («la segretaria si è sbagliata, era convinta fossero cartucce per la stampante» la giustificazione). Il tutto senza contare che poche settimane nella rete era incappato anche il presidente del Consiglio lombardo, Davide Boni, peraltro già indagato con l’accusa di aver intascatotangenti per oltre un milione, ai tempi in cui era assessore all’Edilizia, in cambio della concessione di edificabilità ad alcune aree nel comune di Cassano D’Adda.
Le spese allegre nelle regioni
Nemmeno in Piemonte e Veneto, che con la Lombardia dovrebbero costituire la macroregione del Nord, sono mancati casi discutibili. A Torino, ad esempio, è dell’assessore leghista Claudio Sacchetto il record per i rimborsi chilometrici nel 2011: oltre 35 mila euro (autocertificati), quasi 700 euro di benzina a settimana, domeniche e festivi compresi. Per dire, il governatore Roberto Cota, che pure di missioni sul territorio per il suo ruolo ne svolge parecchie, ha speso la metà. Ma lo stesso Cota è stato criticato per aver assunto come responsabile della sua segreteria la figlia del capogruppo leghista, Mario Carossa. Un po’ come ha fatto il suo assessore alla Casa, Massimo Giordano (lui pure leghista) che ha chiamato nel suo staff la moglie dell’ex portavoce del governatore.
In ognicaso nulla a che vedere col sindaco di Verona Flavio Tosi, che ha iniziato con la moglie (promossa senza concorso né laurea da semplice impiegata a dirigente dell’assessorato regionale alla sanità) e poi ha piazzato tutta una serie di fedelissimi nelle municipalizzate scaligere. Da ultimo, la nomina della sorella nel cda della Cassa di risparmio di San Miniato. E che dire dello "scambio di coppia" in Friuli? L’ex presidente del consiglio regionale Ballaman assunse la moglie dell’allora sottosegretario agli Interni Maurizio Balocchi, che per ricambiare il favore si prese in carico la fidanzata di Ballaman. Prima il Nord (come rivendica Maroni) o la famiglia? Paolo Fantauzzi-l’espresso









   
 



 
19-01-2016 - Diventa direttore Ilva,condannato per il rogo Thyssen
20-10-2015 - Foggia, contro i clan il Comune non va a processo
24-08-2015 - Divina Provvidenza, la beffa dopo il danno
14-05-2015 - Il giornalista licenziato su ordine del boss nella terra della camorra padrona in redazione
26-02-2015 - E Cantone bacchetta il Comune di Bari: "Troppi appalti senza gara"
25-02-2015 - Bari, si indaga su Ryanair. "Trenta milioni senza gara, ecco la prova della truffa"
23-02-2015 - Il grande inganno dell’antimafia siciliana: così l’eroe della legalità mette le mani sull’Expo
18-02-2015 - Tangenti su appalti militari, 4 arresti: coinvolti generale in pensione e vice prefetto di Roma
16-02-2015 - Ladri informatici rubano un miliardo da banche di tutto il mondo
13-02-2015 - Puglia, la Regione promette tagli alla burocrazia ma salva il 95% degli uffici
12-02-2015 - Truffa sui contributi per l’assistenza degli anziani, indaga la procura
11-02-2015 - Perquisizioni della Gdf in Ubi Banca e Compagnia delle Opere
09-02-2015 - "Mio figlio con l’influenza, morto per il freddo in ospedale": Napoli, dopo la denuncia scattano gli avvisi di garanzia
04-02-2015 - Bari, commissioni ogni giorno: record di presenze e gettoni per i consiglieri comunali
29-01-2015 - Le mani della ’Ndrangheta sull’Emilia, agli arresti 117 persone

Privacy e Cookies