Agricoltura, le spese folli dei capi
 











Cosa c’entra l’acquisto di profumi o di giocattoli con la gestione dei servizi informatici per lo sviluppo dell’agricoltura? Per non parlare delle enoteche, dei ristoranti glamour, dei biglietti per traghetti e delle liste di nozze. Performance che richiamano le spese pazze con fondi pubblici che hanno tenuto banco negli ultimi mesi, dall’acquisto di diamanti dell’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito agli investimenti immobiliari del non meno celebre Franco Fiorito, esponente Pdl alla Regione Lazio, pagati con i rimborsi elettorali e i finanziamenti ai gruppi regionali. Non c’entrano nulla con la mission societaria eppure sono lì, nero su bianco, sugli estratti conto delle carte di credito aziendali di Paolo Gulinelli e Francesco Baldarelli, ex direttore generale ed ex presidente di Sin, Sistema informatico nazionale per lo sviluppo dell’agricoltura, società mista pubblico-privata facente capo attraverso l’Agea (51 per cento delle azioni) alministero delle Politiche agricole, che gestisce il sistema informatico (Sian) sul quale passano 6-7 miliardi di finanziamenti europei per le aziende agricole.
COPPIA CRITICA Davvero una brutta storia, l’ennesima per il ministero delle Politiche agricole, ancora sotto choc per la retata che un mese fa, insieme ad altri funzionari, ha portato in carcere per una lunga serie di comportamenti irregolari uno dei ras interni, Giuseppe Ambrosio, ex capo di dipartimento e capo di gabinetto del sottosegretario Franco Braga. Una storia che è già sbarcata in Parlamento con interpellanze e interrogazioni, ma soprattutto con le indagini avviate dalle commissioni Agricoltura di Camera e Senato. Baldarelli e Gulinelli (ex eurodeputato del Pds ed esponente del Pd marchigiano il primo, molto vicino al sindaco di Roma ed ex ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno il secondo) sono stati entrambi rimossi dagli incarichi, con Gulinelli che è tornato ad occuparsi a tempo pieno di quote lattepur rimanendo nei ranghi Sin e riscuotendo ancora, grazie a un contratto principesco, lo stipendio da direttore generale (circa 300 mila euro l’anno). Ma sul loro operato continuano a fioccare critiche e non solo. Almaviva spa, capofila del raggruppamento di imprese che detiene il 49 per cento di Sin, e il collegio sindacale della società, hanno spedito esposti alla Corte dei conti e alla procura della Repubblica denunciando non solo l’uso discutibile delle carte di credito, ma aprendo il fuoco anche sui contratti illegittimi e sulle assunzioni che hanno spalancato le porte a parenti e amici di Alemanno e dell’ex sottosegretario delle Politiche agricole (Pdl e poi Fli) Antonio Buonfiglio. Segnalazioni sulle spese allegre della coppia Baldarelli-Gulinelli sono state recapitate pure al ministro Mario Catania, che ha varato una commissione di indagine, mentre il nuovo presidente e ad di Sin Ernesto Carbone, candidato alla Camera dal Pd in Lombardia, è stato chiamato dal collegio sindacalea fronteggiare le «criticità» emerse e a prendere le misure necessarie per evitare il ripetersi delle «irregolarità e illegittimità riscontrate».
CARTE FALSE Ma veniamo all’utilizzo dei fondi aziendali. Nel caso di Gulinelli la documentazione visionata da "l’Espresso" va dal 2007 al 2011. Scorrendo l’elenco delle spese della sua carta di credito si scopre che l’ex dg tiene molto alla profumeria, come dimostrano le incursioni ai negozi Estivi e Più Bella; che ama molto il cinema: biglietti del Warner Village docet. Con i soldi dell’azienda compra poi occhiali, merce varia in grandi magazzini, come El Corte Inglés di Madrid (300 euro), vini presso enoteche come "I colori del vino" (conti fino a 1.155 euro a volta). E non basta: Gulinelli si paga anche i biglietti dei traghetti verso la Croazia e la Turchia e ristoranti di ogni genere e lusso, festivi compresi, a Roma (Tullio), Milano e persino in località sciistiche come Roccaraso. E non è finita: Gulinelli, che ha un autista e unamacchina a carico dell’azienda, riesce persino a pagarsi carburante, bolli auto e cartelle esattoriali (mille euro alla Gerit spa). Totale delle spese 42.398 euro, tanto, ma pur sempre poca cosa rispetto ai 105 mila caricati sulla carta aziendale da Baldarelli. Anche lui, come Gulinelli, mostra predilezione per profumerie, farmacie e articoli sportivi, enoteche, supermercati e grandi magazzini, ristoranti (oltre 34 mila euro) ed esercizi commerciali spesso della natìa Fano. Baldarelli è meticoloso e mette in carico all’azienda «importi in taluni casi risibili, anche inferiori a un euro per articoli per l’igiene personale». Ma dà il meglio di sé collezionando spese per orologeria, giocattoli, liste nozze, abbigliamento, hotel (Belgrado e Abu Dhabi), distributori di benzina (quasi 16 mila euro) e persino per prelievi di denaro contante (24.390 euro). E tutto ciò nonostante riscuotesse un compenso annuo di 130 mila euro e benefit di ogni tipo, dall’auto al cellulare al pcportatile.
MOLTO DI PERSONALE Altro capitolo scottante, quello delle assunzioni. Una prima tranche di miracolati riguarda il personale che già lavorava per Sin in qualità di dipendenti e consulenti del socio privato (Almaviva e altri). Gente che non costava niente, ma che Gulinelli assume trasferendone i costi su Sin, cioè sulle casse pubbliche. Perché lo faccia è un mistero, è chiaro invece che dopo pochi giorni aumenta i loro stipendi anche oltre il 70 per cento.
Poi ci sono gli amici e i parenti. Gulinelli assume Fabio Errico, nipote di Gianni Alemanno; Salvatore Calarco, Francesco Valerio Leonardis e Giuseppe Careri, che nei curriculum sembrano avere come principale referenza l’essere amici di infanzia del sottosegretario Buonfiglio; Simona Basili, figlia di Mario, che è stato membro del collegio sindacale di Agea e di Telaer, società controllata dalla stessa Sin; e una pattuglia di personaggi che in vari modi fanno capo allo stesso capo di gabinetto Ambrosio, ancora incarcere dopo l’ultimo scandalo: Enwere Ikedichi Obike Inn, marito della segretaria Daniela Pagnotta; Alessandra Principe, sorella di Claudia, collaboratrice di Stefania Ricciardi, dirigente del ministero ma soprattutto moglie di Ambrosio (anche lei arrestata a dicembre); per finire con Stefano Macrì, marito di Monica e nipote della stessa Stefania Ricciardi. Primo Di Nicola-l’espresso









   
 



 
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