"Favoriva i boss della ’ndrangheta":4 anni e mezzo all’ex giudice Giglio
 











Se due giorni fa era stata colpita l’ala militare della ’ndrangheta in Lombardia con una raffica di ergastoli, ben 15, è arrivata un’altra dura sentenza del tribunale di Milano e stavolta contro la cosiddetta ’zona grigia’: sono stati condannati un giudice, un politico e un finanziere che, secondo l’accusa, avrebbero favorito, ognuno nella propria attività istituzionale, la cosca dei Valle-Lampada. Un verdetto che però ha scatenato anche l’ accesa reazione dei difensori di alcuni presunti affiliati: "Abbiamo la sensazione - hanno spiegato ai cronisti - che qua ci sia ormai un clima di caccia allo ’ndranghetistà".
I giudici dell’ottava sezione penale di Milano (presidente del collegio Luisa Ponti) hanno accolto l’impianto accusatorio del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e del pm Paolo Storari e hanno condannato a quattro anni e sette mesi di carcere l’ex presidente
della sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria,Vincenzo Giuseppe Giglio. Il magistrato, accusato di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento aggravato dall’aver agevolato la cosca mafiosa, era stato arrestato nel novembre del 2011 (e poi sospeso dal Csm), assieme, fra gli altri, al consigliere regionale calabrese del Pdl Franco Morelli. Il politico, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, è stato condannato a otto anni e quattro mesi e a due anni di libertà vigilata. Oltre all’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici (interdizione che per Giglio è stata disposta invece per cinque anni).
La pena più alta, 16 anni, è stata inflitta a Giulio Lampada, presunto boss dell’omonima cosca ("non è mai esistito quel clan, non ce ne è traccia negli atti", hanno sostenuto gli avvocati Ivano Chiesa e Manlio Morcella), mentre l’ex maresciallo della guardia di finanza Luigi Mongelli - accusato di aver preso mazzette per aver chiuso un occhio nei controllialle macchinette videopoker e slot machine gestite da Lampada - è stato condannato a cinque anni e tre mesi. Altri tre finanzieri sono stati assolti, invece, e altri cinque imputati sono stati condannati. All’epoca degli arresti il gip Giuseppe Gennari l’aveva definita nell’ordinanza una "vera e propria ragnatela di relazioni inestricabili e connesse" in cui "tutti prendono e danno qualcosa: il giudice Giglio ci guadagna il posto per la moglie, Morelli il sostegno politico e gli affari comuni con i Lampada, Giusti viaggi e donnine".
Un altro magistrato, Giancarlo Giusti, ex gip del tribunale di Palmi , è stato condannato a quattro anni lo scorso settembre in abbreviato. E i Lampada, sempre secondo il gip, ottengono "le notizie sulle indagini che li riguardano e l’allargamento delle loro conoscenze politiche e istituzionali". In poche parole, una "zona grigia - la definì lo stesso giudice - che poi gli associati sfruttano". Secondo le indagini, inoltre, il magistrato Giglio sisarebbe rivolto al consigliere Morelli per far ottenere a sua moglie la nomina a commissario della Asl di Vibo Valentia e Morelli avrebbe invece chiesto e ottenuto dal giudice notizie riservate su indagini. Entrambi poi erano in rapporti con Giulio Lampada: quest’ultimo in un’intercettazione esultava anche per essere riuscito a incontrare il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in una manifestazione elettorale a Roma. Tanto che il ’primo cittadino’ è stato anche ascoltato come testimone nel processo. Un risarcimento di un milione 400mila euro, infine, è stato riconosciuto al Comune di Milano, parte civile per i danni causati dalla presenza della ’ndrangheta.

 


 









   
 



 
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